08/03/2026
L'evoluzione del legittimo impedimento tra riforme processuali e diritto alla cura
Il dibattito parlamentare intorno al testo unificato C. 2050 e C. 2053 in materia di legittimo impedimento del difensore rappresenta un passaggio cruciale per l'ammodernamento delle garanzie professionali in Italia. La proposta in esame presso la Commissione Giustizia della Camera, mira a introdurre nei codici di rito civile e penale una disciplina organica che consenta il rinvio delle udienze o la rimessione in termini in presenza di gravi ragioni di salute, maternità o doveri di assistenza. Tale intervento legislativo appare oggi indispensabile per colmare un distacco normativo che ha a lungo ignorato la dimensione umana e sociale dell'avvocato, spesso costretto a scegliere tra l'adempimento del mandato e i propri inderogabili doveri di solidarietà familiare.
L'attuale impianto dei codici di procedura necessita, tuttavia, di un allineamento con il diritto vivente e con le recenti conquiste in tema di disabilità, superando una visione del professionista come soggetto privo di carichi assistenziali. Ad avviso di chi scrive risulta fondamentale integrare nel testo il paradigma dell'accomodamento ragionevole previsto dall'articolo 5-bis della Legge 104 del 1992, come introdotto dal Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62. Tale principio conseguentemente impone di considerare l'impedimento professionale non come una mera concessione discrezionale del magistrato, ma come la rimozione di una barriera che ostacola l'esercizio di un diritto costituzionale. In questo contesto, la figura del Caregiver Familiare, definita dall'articolo 1, comma 255, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, deve trovare pieno riconoscimento anche nelle aule di giustizia.
L'esigenza di una tutela estesa trova solido fondamento nella giurisprudenza costituzionale e sovranazionale. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 232 del 2017, ha sancito la necessità di una protezione sussidiaria che valorizzi la funzione di cura prestata nelle formazioni sociali, anche oltre il nucleo familiare ristretto. Parallelamente, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha recentemente ribadito l'obbligo di prevenire forme di discriminazione indiretta nei confronti dei lavoratori che assistono persone con disabilità. Tale orientamento è stato ampiamente recepito dalla prassi amministrativa dell'Inps attraverso le circolari n. 38 del 2017, n. 36 del 2022 e n. 39 del 2023, le quali hanno esteso i benefici assistenziali alle parti delle unioni civili e ai parenti o affini entro il terzo grado qualora i familiari prioritari siano mancanti o impossibilitati.
Il Parlamento è ora chiamato a una riflessione che sappia tradurre queste evidenze in norme processuali certe. Integrare la disciplina del legittimo impedimento con i riferimenti alle unioni civili e alla parentela sussidiaria significa dare attuazione concreta all'articolo 3 della Costituzione. Senza un adeguamento che contempli le diverse realtà familiari e i vincoli di solidarietà reciproca, il difensore-caregiver continuerebbe a subire uno svantaggio strutturale nell'esercizio della professione. Una riforma che includa esplicitamente il diritto alla cura familiare per le professioni forensi qualificherebbe l'efficienza della giurisdizione come un valore compatibile con la dignità della persona, allineando finalmente il processo alle tutele sociali già vigenti per il resto della cittadinanza.
Francesco Alberto Comellini
Componente del Comitato Tecnico Scientifico
Osservatorio Permanente sulla Disabilità - OSPERDI ETS
Daniela Dondi
ANMIC Presidenza Nazionale
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