Dott. Pietro Izzo

Dott. Pietro Izzo Dott. Pietro Izzo, specialista nelle attività motorie preventive ed adattate per diverse patologie.

Istruttore Specialista nell'esercizio fisico finalizzato alla promozione della salute. Progetto ed attivo programmi di attività motoria e sportiva finalizzata alla prevenzione di malattie e alla qualità di vita; al recupero motorio post-riabilitativo finalizzato al mantenimento dell'efficienza fisica. Progetto e conduco attività motorie e sportive per persone ed atleti con disabilità fisica e/o sensoriale e/o intellettiva.

15/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi parliamo di veri specialisti del movimento fine, così piccoli da stare tra le ossa, ma così importanti da reggere l’intera funzionalità della mano: i muscoli interossei dorsali e palmari.

Sono sette in totale: 4 interossei dorsali, 3 interossei palmari.

Dettagli anatomici

Questi muscoli riempiono gli spazi tra i metacarpi, creando un sistema coordinato che permette movimenti precisi delle dita.

Gli interossei dorsali originano dai margini adiacenti dei metacarpi e si inseriscono sulla base delle falangi prossimali e aponeurosi dorsale delle dita 2, 3 e 4
Funzione: abduzione delle dita dal 3° dito (dito medio).

Gli interossei palmari originano dalla faccia mediale del 2° metacarpo e faccia laterale del 4° e 5° e si inseriscono sulle falangi prossimali e aponeurosi dorsale delle dita 2, 4 e 5
Funzione: adduzione delle dita verso il 3° dito

Innervazione comune: ramo profondo del nervo ulnare (C8–T1)

Tipi di dolore

Questi muscoli raramente sono fonte diretta di dolore, ma possono atrofizzarsi in caso di neuropatia ulnare (canale di Guyon, gomito del tennista, sindrome del tunnel cubitale), possono manifestare deficit motori come debolezza nella pinza tra pollice e indice. L’atrofia interossea è visibile nel segno di Wartenberg (5° dito abdotto) o nel test di Froment.

Sono quindi importanti indicatori di danno neurologico periferico!

Funzione quotidiana

Senza interossei, la mano non sarebbe funzionale, soprattutto nei movimenti fini come scrivere, digitare, suonare uno strumento, stringere una bustina o impugnare una forchetta, fare il segno dell’OK e stabilizzare le dita nella presa di precisione.

Sono fondamentali per ogni gesto che richiede coordinazione, stabilità e controllo fine.

Esercizio di allungamento (Stretching attivo in abduzione/adduzione)
1. Appoggia il palmo della mano su un tavolo
2. Spingi attivamente le dita l’una lontana dall’altra (abduzione)
3. Mantieni per 30 secondi
4. Ripeti in adduzione, portando le dita verso il 3° dito

Allunga e mobilizza le regioni intermetacarpali e stimola il controllo propriocettivo.

Esercizio di rinforzo (Schiacciamento delle dita con elastico)
1. Metti un piccolo elastico intorno a due dita (es. 2° e 3°)
2. Spingile l’una contro l’altra (per i palmari) o allontanale (per i dorsali)
3. Mantieni 3 secondi
4. Ripeti 12–15 volte per ogni coppia di dita

Attiva in modo selettivo interossei dorsali e palmari, migliorando la presa, la coordinazione e la forza intrinseca della mano.

Curiosità scientifica

Il dito medio ha due interossei dorsali, ma nessun palmare (non deve né abdurre né addurre rispetto a sé stesso). Un’EMG di precisione mostra che gli interossei dorsali si attivano prima dell’estensione o flessione delle falangi per stabilizzare l’articolazione MCP.

Conclusione

Gli interossei della mano sono il motore silenzioso della destrezza. Li alleni raramente ma li usi in ogni momento. Vuoi una mano che lavora meglio? Comincia proprio dai muscoli che stanno tra le ossa.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i più piccoli meritano la loro puntata! ☺️

15/02/2026

Ti hanno convinto che il bacino sia solo ossa, muscoli e articolazioni da “sbloccare”.

Questa immagine invece ti rovina la favola: qui sotto non c’è solo meccanica, c’è traffico. Un’autostrada di vasi che portano sangue, ossigeno, nutrimento. Vita. Ogni volta che parli di rigidità, dolore profondo, senso di peso o stanchezza nella zona lombare, glutea o all’anca, quasi nessuno pensa a questo.

Si guarda la postura, si cerca il muscolo corto, si dà la colpa al carico. Ma se una zona è compressa, poco mobile, sempre in tensione, non soffrono solo i muscoli: soffre anche ciò che passa in mezzo. E il sangue non ama gli ingorghi.

Qui non vedi “arterie da anatomia”. Vedi strutture che devono adattarsi a ogni tuo passo, a ogni ora seduto, a ogni respiro bloccato. Se il bacino perde movimento, se diventa rigido e prevedibile, la rete vascolare non collassa.. ma lavora peggio. Più lentamente. Più faticosamente. E il corpo lo sente, anche se tu non sai dargli un nome preciso.

E no, anche qui non esiste l’esercizio perfetto. Non c’è il movimento magico che “riapre i vasi”. Esiste solo un corpo che funziona bene quando si muove in modo vario, distribuito, non ossessivo.

Qualcuno dirà: “Stai esagerando, il dolore è muscolare”.
Certo. Può darsi.

Ma quando guardi solo i muscoli e ignori tutto il resto, stai scegliendo di vedere il corpo in bianco e nero.. quando è chiaramente a colori.
E sì, dà fastidio.

Perché significa che il problema non è un pezzo rotto come molti vogliono farti credere. È un sistema che da troppo tempo sta cercando di far passare la vita.. in uno spazio sempre più stretto.

15/02/2026

Questa immagine non mostra un esercizio. Mostra come il carico viene incanalato.

Durante l’estensione in carico, la colonna non si muove come un blocco. I segmenti non contribuiscono in modo uniforme: alcuni scorrono molto, altri quasi per nulla. Questo è documentato da studi di cinematica vertebrale e imaging dinamico: la colonna lavora per unità funzionali preferenziali, non per “movimento globale”.

Nel tratto lombare, l’estensione aumenta il contatto faccettale, la pressione posteriore sul disco e la tensione del legamento longitudinale anteriore. Nel tratto toracico, invece, il contributo è spesso minimo se non esiste una reale mobilità costale.

Risultato: stesso gesto, carico concentrato.

Qui sta il punto scientifico che dà fastidio: un movimento ripetuto non distribuisce il carico, lo specializza. Il sistema nervoso non “allena la schiena”. Allena la strategia più economica per ottenere quel gesto.

Se l’estensione avviene sempre tra L4–L5 e L5–S1, il corpo rinforza quella via, riduce la variabilità, aumenta la tolleranza locale.. finché la supera.

Non è teoria: è adattamento tissutale carico-dipendente.
Ecco perché due persone fanno lo stesso esercizio: una migliora, l’altra peggiora.
Non perché l’esercizio sia giusto o sbagliato.
Ma perché il carico cade in punti diversi.

La scienza del movimento oggi è chiara su un punto: il problema non è l’estensione, è la mancanza di variabilità segmentaria sotto carico. Quando un esercizio “funziona sempre”, spesso non sta curando. Sta allenando una compensazione estremamente efficiente.

Questa immagine non va spiegata.
Va capita.
Perché la schiena non si rompe quando si muove.
Si rompe quando si muove sempre allo stesso modo credendo di essere protetta.

Nota finale

Questo contenuto nasce come riflessione tecnica tra fisioterapisti e professionisti del movimento. È normale che alcuni passaggi risultino complessi o poco immediati: non tutto ciò che riguarda il corpo può essere sempre ridotto a slogan semplici senza perdere significato.

La divulgazione ha più livelli. A volte serve semplificare per il grande pubblico, altre volte serve mantenere profondità per chi lavora clinicamente ogni giorno con il dolore delle persone.

Questo contenuto non è rivolto solo ai fisioterapisti o a chi opera in ambito clinico, ma anche a chi, pur non occupandosi direttamente di dolore, entra in contatto con queste persone e propone movimento o esercizi. In questi casi il rischio è concentrarsi sulla forma del gesto, perdendo di vista il contenuto: carico, contesto, risposta individuale.

15/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!"🎉

Oggi scivoliamo nell’avambraccio per incontrare un piccolo muscolo profondo, ma essenziale nei movimenti di precisione: il muscolo supinatore!

Dettagli anatomici

Il supinatore è un muscolo corto, profondo e a spirale, situato nella parte posteriore e laterale dell’avambraccio. Lavora in coppia con il bicipite brachiale per uno specifico movimento: la supinazione.

Origina dall'epicondilo laterale dell’omero, legamento collaterale radiale, legamento anulare del radio e cresta del muscolo supinatore dell’ulna. Si inserisce sulla superficie laterale, posteriore e anteriore del terzo prossimale del radio.

Innervazione: ramo profondo del nervo radiale (C6–C7)

Funzione principale: supinazione dell’avambraccio (ruotare il palmo verso l’alto)

Tipi di dolore

Il supinatore può essere coinvolto in problematiche poco conosciute ma fastidiose, come la sindrome del tunnel del supinatore, il ramo profondo del nervo radiale può rimanere infatti intrappolato mentre attraversa il muscolo, causando dolore o parestesie nella parte dorsale dell’avambraccio. Ma anche in problematiche più conosciute come l'epicondilite laterale, essendo coinvolto nel sovraccarico cronico degli estensori, anche se meno frequentemente dell'estensore breve radiale del carpo
O rigidità da immobilizzazione: in pazienti con gomito ingessato, il supinatore può perdere elasticità

Funzione quotidiana

Il supinatore lavora (quasi sempre in silenzio) ogni volta che devi girare una chiave nella serratura, avvitare o svitare un tappo, ruotare il palmo della mano per raccogliere un oggetto e portare la forchetta alla bocca

È il re delle rotazioni fini, anche se il bicipite si prende spesso il merito!

Esercizio di allungamento (Stretching in pronazione passiva)
1. Tieni il braccio lungo il fianco con il gomito flesso a 90°
2. Con l’altra mano, afferra il polso e ruota lentamente l’avambraccio in pronazione (palmo in giù)
3. Mantieni la posizione per 30 secondi, sentendo un leggero allungamento nella parte alta dell’avambraccio
4. Evita di forzare: il supinatore è profondo e sottile!

Aiuta a prevenire tensioni nei movimenti ripetitivi, specialmente in chi usa molto le mani.

Esercizio di rinforzo (Supinazione contro resistenza)
1. Impugna un martello o un bastoncino con peso su un’estremità
2. Fissa il gomito al fianco, piegato a 90°
3. Ruota lentamente l’avambraccio per portare il palmo verso l’alto (supinazione), contro il peso
4. Torna in posizione iniziale (pronazione) in modo controllato
5. Ripeti 10–12 volte per lato

Rinforza il supinatore in modo funzionale, utile per sport, lavori manuali e prevenzione di sindromi compressive.

Curiosità scientifica

Studi di imaging dinamico (ecografia e risonanza funzionale) mostrano che il supinatore si attiva in anticipo rispetto al bicipite nei movimenti di supinazione “fini”, a bassa intensità, come ad esempio nel ruotare delicatamente un oggetto fragile.

Conclusione

Il supinatore è come un tecnico di precisione: lavora dietro le quinte, ma senza di lui le rotazioni sottili sarebbero goffe e imprecise. Vuoi afferrare bene? Allena il tuo supinatore!

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli più nascosti meritano un posto sotto i riflettori! 😜

15/02/2026

Il problema è che guardi questa immagine e pensi: “Ecco il muscolo, ecco il colpevole”. Fibre, tessuto, carne. Fine della storia.

È qui che nasce l’errore più comodo di tutti: credere che se fa male, allora quel tessuto è rovinato. Ma questo non è un pezzo di corda che si sfilaccia. È tessuto vivo, adattabile, progettato per cambiare in base a quello che gli chiedi ogni giorno. E se diventa rigido, dolente o “sensibile”, spesso non è perché si è rotto, ma perché è stato usato sempre allo stesso modo, troppo poco o troppo sotto stress.

Tu invece continui a cercare l’esercizio perfetto per “sistemarlo”, come se bastasse stimolarlo nel modo giusto.

Spoiler: non esiste.

Perché il muscolo non lavora mai da solo e non decide lui quando farti male. Risponde a segnali, contesto, carico, recupero, respiro, paura. E quindi? Significa che trattare il dolore muscolare come un difetto del tessuto è un modo elegante per non guardare il quadro più grande.

Qualcuno dirà “eh ma a me fa male proprio lì”.
Certo.

Ma sentire dolore in un punto non vuol dire che il problema sia quel punto. Vuol dire che quel muscolo sta parlando più forte degli altri. E se continui a zittirlo invece di ascoltare perché urla, continuerà a farlo. Sempre meglio.

20/01/2026

L’associazione tra un grande gluteo ipertrofico e un’accentuazione della lordosi lombare è una semplificazione biomeccanica che merita un’analisi più approfondita. Per comprendere il ruolo del grande gluteo nella postura, è necessario esaminare le sinergie muscolari del bacino, le compensazioni lombopelviche e il rapporto tra i principali gruppi muscolari coinvolti nel controllo della lordosi lombare.

Biomeccanica del grande gluteo e del complesso lombopelvico

Il grande gluteo, uno dei muscoli più voluminosi e potenti del corpo, ha una funzione primaria di estensione, rotazione esterna e abduzione dell’anca. Dal punto di vista biomeccanico, si inserisce sulla cresta iliaca posteriore, sulla superficie posteriore del sacro e del coccige, con le sue fibre che si dirigono lateralmente e inferiormente per inserirsi sulla tuberosità glutea del femore e sulla fascia lata (tramite il tratto ileotibiale).

La sua azione primaria è:

- estendere l’anca, contrastando l’azione dell’ileo-psoas e del retto femorale.

- ruotare esternamente il femore, opponendosi alla rotazione interna indotta dal tensore della fascia lata e dall’adduttore lungo.

- contribuire alla stabilità posteriore del bacino, grazie alla sua interazione con il sacro, il legamento sacrotuberoso e la fascia toracolombare.

Se il grande gluteo fosse dominante e iperattivo, la sua azione tenderebbe a retrovertere il bacino, riducendo la lordosi lombare.

Iperlordosi lombare: chi sono i veri responsabili?

L’iperlordosi lombare è spesso il risultato di una sinergia muscolare alterata e non direttamente correlata alla forza o al volume del grande gluteo. I principali fattori che favoriscono una lordosi lombare accentuata includono:

1. Antiversione del bacino

Dominanza dell’ileo-psoas e del retto femorale, che inclinano anteriormente il bacino.

Insufficiente attivazione del trasverso dell’addome e degli obliqui interni, che dovrebbero contrastare l’antiversione.

Maggiore tensione dei muscoli paravertebrali lombari (quadrato dei lombi, ileocostale lombare, lunghissimo del dorso), che aumentano la curva lombare.

2. Compensazioni muscolari

Un grande gluteo ipotonico o inefficace: se il gluteo non è sufficientemente attivo, viene meno la sua azione di stabilizzazione posteriore del bacino.

Hamstring in allungamento passivo: i muscoli ischiocrurali (bicipite femorale, semitendinoso, semimembranoso) vengono stirati e non possono contrastare l’antiversione.

Retto dell’addome debole: una scarsa attivazione del core anteriore contribuisce all’instabilità pelvica.

3. Predisposizione morfologica

Alcune popolazioni presentano un bacino più anteroverso per conformazione scheletrica, il che porta a un’iperlordosi naturale, indipendente dalla forza del grande gluteo.

Il rapporto tra lunghezza del femore, inclinazione del sacro e morfotipo spinale incide sulla lordosi lombare, creando varianti individuali.

L’errore di correlazione: grande gluteo e iperlordosi

Se il grande gluteo fosse il principale responsabile dell’iperlordosi, ci aspetteremmo che la sua ipertrofia e il suo aumento di tono causassero una retroversione del bacino, con conseguente riduzione della lordosi lombare. Tuttavia, nei casi di iperlordosi accentuata, il grande gluteo non è iperattivo, ma spesso inibito o inefficace, e il vero responsabile è l’ileo-psoas.

Inoltre, un gluteo voluminoso non è sinonimo di un gluteo biomeccanicamente efficiente. Molti atleti o individui con un’importante ipertrofia glutea possono presentare uno schema posturale di antiversione del bacino, non perché il gluteo sia troppo forte, ma perché è incapace di bilanciare la forza dell’ileo-psoas e dei muscoli lombari.

Strategie riabilitative e funzionali

Per correggere una lordosi lombare eccessiva, la strategia non consiste nel “rafforzare il gluteo” in modo generico, ma nel riequilibrare la funzione muscolare.

1. Rieducazione del bacino

Attivazione del trasverso dell’addome e degli obliqui interni, per stabilizzare la posizione del bacino.

Mobilizzazioni dell’ileo-psoas, per ridurre la tensione anteriore che favorisce l’antiversione.

2. Rinforzo funzionale del grande gluteo

Esercizi che enfatizzano la retroversione del bacino, come hip thrust, glute bridge e squat con focus sulla mobilità pelvica.

Progressione verso schemi motori che coinvolgano il core e la catena cinetica posteriore.

3. Lavoro sulla respirazione e il diaframma

Il diaframma ha un ruolo chiave nella stabilizzazione lombo-pelvica: una respirazione disfunzionale può favorire compensi posturali.

Tecniche di rieducazione respiratoria per migliorare il controllo del core.

Conclusione

L’idea che un grande gluteo forte causi iperlordosi lombare è un mito biomeccanico. Un gluteo realmente forte e funzionale, invece, favorisce una postura più stabile e un bacino più neutro, contrastando le alterazioni dovute a squilibri tra ileo-psoas, muscoli lombari e core.

Il focus clinico e riabilitativo non deve essere sulla dimensione o la forza assoluta del grande gluteo, ma sulla sua capacità di lavorare in sinergia con gli altri muscoli del bacino e del tronco, per garantire stabilità e controllo neuromotorio.

Per i curiosi un articolo che approfondisce alcuni esercizi per il gluteo:

https://educarefisio.com/2016/07/01/esercizi-medio-gluteo/

20/01/2026

IL MUSCOLO CHE COMANDA LA TUA POSTURA (E IL TUO DOLORE)!

Cosa collega la tua colonna vertebrale al bacino e alla gamba, influenza la postura, il respiro, la mobilità e può essere la radice di dolori inspiegabili? Il muscolo grande psoas! Ma attenzione: non è solo un semplice muscolo flessore dell’anca, è un vero e proprio regolatore centrale del tuo corpo!

IL MUSCOLO DELLA SOPRAVVIVENZA E DEL CONTROLLO POSTURALE

Il muscolo grande psoas origina dalla faccia laterale dei corpi vertebrali di T12-L5 e dei loro dischi intervertebrali, proseguendo fino al piccolo trocantere del femore.
Ma ciò che lo rende straordinario è il suo ruolo strategico nel corpo.

E' un muscolo posturale profondo: mantiene l’equilibrio tra la colonna lombare e il bacino. Uno psoas rigido inclina in antiversione il bacino e aumenta la lordosi lombare, creando compensazioni fino alle spalle e al diaframma.

Ha una diretta connessione al diaframma: attraverso il legamento arcuato mediale e le fasce miofasciali, lo psoas è un elemento chiave nella sinergia respiratoria. Uno psoas contratto può alterare la respirazione diaframmatica, riducendo la capacità di espansione polmonare e creando tensioni croniche nel torace.

Influenza il pavimento pelvico: la sua interconnessione con la catena muscolare anteriore profonda (incluso il trasverso dell’addome e il pavimento pelvico) lo rende un possibile attore in problemi di incontinenza o instabilità pelvica.

E' un regolatore della tensione fasciale: lo psoas interagisce con la fascia toraco-lombare e i muscoli adiacenti come il quadrato dei lombi e il diaframma. Se rigido, può causare dolori irradiati nella zona lombare, dorsale e anche addominale!

LO SAPEVI CHE..?

Psoas e falsa lombosciatalgia

Uno psoas iperattivo può creare sintomi di lombosciatalgia “falsa”, simulando una radicolopatia. Il muscolo contratto esercita una tensione che può irritare il nervo femorale o, attraverso il piriforme, lo stesso nervo sciatico. Risultato? Dolore che sembra discendere lungo la gamba… ma non è la vera sciatalgia!

Psoas e ernie lombari

Se lo psoas è accorciato, aumenta la compressione discale sulle vertebre lombari, favorendo degenerazioni, protrusioni ed ernie del disco. Uno psoas rigido equivale a più carico sulla schiena!

Psoas e sistema nervoso autonomo

Lo psoas è strettamente legato al sistema nervoso simpatico, il che significa che il suo stato di tensione è influenzato da stress, ansia e postura prolungata. Ecco perché una postura statica errata, uno stile di vita sedentario o eventi emotivi intensi possono alterarne la funzionalità, causando dolore cronico.

MA ALLORA.. CHE FARE? 🧐

Molti pensano che lo psoas vada solo allungato, ma questa è una visione riduttiva! Se è iperattivo, potrebbe aver bisogno di essere rilasciato prima di essere allungato.
Il vero segreto è rieducarlo a lavorare in sinergia con il diaframma e la muscolatura del core.

Quanti di voi si ammazzano di stretching per lo psoas senza risultati? O peggio, fanno squat e affondi senza sapere che il loro psoas è già rigido come una corda di violino?

E come sempre, per i curiosi che vogliono approfondire, un articolo sull'ileopsoas:

https://educarefisio.com/2024/09/26/il-muscolo-ileopsoas/

18/01/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

18/01/2026
18/01/2026

Immagina di alzarti dal divano dopo cena. Oppure di ti**re su una busta pesante dal bagagliaio. O di spingere qualcosa con forza, piegato in avanti.

Non stai “allenando la schiena”. Stai tenendo insieme il corpo.

Quella sensazione di “forza che parte da sotto” non viene dalle braccia. Viene da questo triangolo gigante che vedi nell’immagine.

Il grande dorsale.
E soprattutto la sua aponeurosi.

Guarda bene: parte dalla schiena alta, scende fino al bacino e al sacro e si collega all’omero.

Non è un muscolo delle braccia. È un ponte tra parte alta e parte bassa del corpo.

Quando funziona trasferisci forza, ti sollevi meglio, proteggi la zona lombare.

Quando non funziona compensi con schiena e spalle, perdi controllo, il dolore arriva “senza motivo”.

Il dorsale non serve a “fare schiena”.

Serve a tenerti intero mentre fai cose normali.

Se non lavora lui, qualcun altro lo farà al posto suo. E di solito.. non è progettato per farlo.

Succede a chi sta molto seduto, usa solo le braccia per spingere o ti**re, “incassa” la pancia quando fa sforzo e sente la schiena rigida ma non forte.

Il problema non è la postura.
È la catena che non trasmette più forza.

Il grande dorsale stabilizza il tronco, dialoga con il bacino, scarica carichi dalla colonna.

Ignorarlo significa chiedere alla lombare di fare il lavoro sporco.

Ora fermati un attimo e pensaci: quando ti alzi, spingi o tiri.. senti la forza partire dalla schiena oppure solo dalle spalle e dalle braccia?

Il corpo non mente mai. Il dorsale non ti rende forte. Ti rende coerente.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

18/01/2026

Il diaframma non vive nel vuoto.
Vive in un corpo che pensa, sente, reagisce.

Se è sempre in allerta, non sta rispondendo solo a un carico meccanico. Sta rispondendo anche a un contesto. A un sistema nervoso che non molla mai. A una soglia di sicurezza che si è abbassata. A uno stress che non fa rumore, ma occupa spazio.

Perché il respiro non è solo aria che entra ed esce.

È regolazione.
È percezione di sicurezza.
È dialogo continuo tra corpo e ambiente.

Quando una persona è stanca, preoccupata, sotto pressione, il diaframma non “si contrae per sbaglio”. Si organizza per proteggere.

E allora sì, possiamo lavorare sul muscolo. Ma se non consideriamo la persona che lo abita, stiamo intervenendo solo su una parte del problema. Il corpo non separa il biologico dal psicologico e dal sociale. Lo vivono già insieme.

Sempre.

E forse, più che chiedere al diaframma di rilassarsi, dovremmo chiederci se tutto il sistema.. carichi, aspettative, ritmo, paura del dolore.. glielo sta davvero permettendo.

Indirizzo

Telese
82037

Telefono

+393398376359

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott. Pietro Izzo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott. Pietro Izzo:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram