Dott.ssa Veronica Rossi

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Sono la Dott.ssa Veronica Rossi una psicologa e Sessuologa

Specializzata in:
-Psicologia dell'Alimentazione e della Nutrizione,
-Psicologia sportiva,
-Tecniche psico-fisiche di gestione dello stress e dell'ansia
-Psicologia di Coppia

La fantasia erotica non è una sceneggiatura di ciò che davvero si vorrebbe realizzare (quello è un desiderio). È un ling...
25/04/2026

La fantasia erotica non è una sceneggiatura di ciò che davvero si vorrebbe realizzare (quello è un desiderio). È un linguaggio.
Che necessita di una traduzione.

Molte persone leggono le proprie fantasie in modo troppo letterale:
“se mi eccita, allora vuol dire che voglio davvero fare quella cosa.”

Ma psicologicamente non funziona così. la fantasia ses***e, è un pò come un sogno, va interpretata.

Spesso ciò che eccita non è la scena in sé, ma come quella scena quella scena fa sentire. Che tipo di bisogno soddisfa, o quale conflitto risolve.
Potere, controllo, abbandono, essere visti, sentirsi scelti, lasciarsi andare, sentirsi forti o finalmente liberi.

È per questo che due persone possono avere la stessa fantasia…
e viverla per motivi completamente diversi.

Il desiderio non è sempre coerente con i valori, né con le scelte che si farebbero nella realtà. Perché attinge a qualcosa di più profondo: memorie emotive, bisogni, identità, parti di sé che nella vita quotidiana trovano poco spazio.

Quindi, la questione non riguarda il fatto di avere fantasie “strane”, il problema emerge quando vengono lette male.

Perché quando si riduce tutto al contenuto esplicito, si perde la parte più interessante: la fantasia erotica è un ponte tra ciò che si desidera… e come ci si vuole sentire mentre lo desidera. Quale bisogno si vuole soddisfare desiderando.

Per una riflessione approfondita (ma non esaustiva eh) la domanda da porsi è:
“cosa mi fa sentire questa fantasia?”

Si può restare amici con l’ex?Questa domanda è in grado di scatenare risentimenti, più di quanto non la faccia una sconf...
21/04/2026

Si può restare amici con l’ex?

Questa domanda è in grado di scatenare risentimenti, più di quanto non la faccia una sconfitta alla tombola di Natale.

La risposta più onesta (e più scontata forse), è: dipende. A volte sì, ma non sempre subito e non sempre davvero.

Perché spesso non è una questione di maturità, come si sente dire in giro, eh. Non è che se non si riesce a diventare amici allora si è infantili, immaturi o “non si ha superato la cosa bene”. A volte la questione è semplice: non si può trasformare un legame mentre quel legame dentro di se è ancora acceso.

Molte persone dicono di voler restare amiche, ma in realtà stanno cercando un modo per non perdere del tutto l’altro. Un modo per tenere aperta una porta, per continuare a sentirlo vicino, per non affrontare davvero il vuoto della fine. E lì l’amicizia non è amicizia vera.

Restare amici può funzionare quando il rapporto sentimentale è davvero finito, quando non c’è più l’attesa nascosta, quando vedere l’altro non ti riapre continuamente una ferita, quando non usi quel legame come analgesico emotivo.
Altrimenti il rischio è chiamare “amicizia” una forma di sospensione: io resto qui, tu pure, e nessuno dei due chiude davvero.

E poi francamente, non tutti gli ex meritano un posto nuovo con un ruolo nuovo, nella nostra vita solo perché sono stati importanti prima.
A volte voler bene a qualcuno non significa tenerlo vicino per forza, ma riconoscere che, in quella forma, la presenza fa più male che bene.

Quindi sì, si può.
Ma solo quando non è un modo per restare mezzi innamorati con un'etichetta diversa.

Potrebbe essere utile quindi cambiare domanda, facendo un passaggio dalla classica: “Possiamo essere amici?” a
“Mi fa bene questa presenza, o sto solo cercando di perdere meno?”

19/04/2026

A volte il sesso non viene usato per creare intimità, ma per tenerla sotto controllo.
Il corpo si avvicina, ma il cuore resta in modalità aereo.

Succede quando il contatto fisico diventa più facile del contatto emotivo:
ti cerco, ti desidero, ti voglio vicino… ma senza davvero farmi vedere fino in fondo.

Perché sì, paradossalmente, per alcune persone spogliarsi è più semplice che esporsi.

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Non soffriamo mai solo per ciò che accade.Soffriamo anche — e a volte soprattutto — per il significato che quel fatto in...
16/04/2026

Non soffriamo mai solo per ciò che accade.
Soffriamo anche — e a volte soprattutto — per il significato che quel fatto incontra dentro di noi.

Una persona sparisce e non risponde più. Il fatto, in sé, è lo stesso.

Ma dentro qualcuno si attiva il pensiero:
“Non sono abbastanza interessante.”

Dentro qualcun altro:
“Ho fatto sicuramente qualcosa di sbagliato.”

Dentro un’altra persona ancora:
“Ecco, alla fine succede sempre. Vengo sempre lasciata indietro.”

L’evento è uno. La lettura emotiva cambia completamente da persona a persona.

Ed è qui che possiamo fare un passaggio fondamentale: non fermarci a cosa è successo, ma chiederci anche che cosa questa situazione ha toccato dentro di me (portandoci a dare quella lettura che gli abbiamo dato).

Perché spesso non reagiamo ai fatti in modo neutro, ma attraverso i nostri schemi, le ferite passate, i bisogni affettivi, le paure che si riattivano.

E allora il dolore non nasce solo dal gesto dell’altro, ma dal modo in cui quel gesto si appoggia sulle nostre insicurezze, sui bisogni affettivi, sulle esperienze passate.

Capirlo non serve a trovare scuse all’altro, ma a smettere di credere che ogni emozione racconti per forza la realtà dei fatti.

A volte racconta soprattutto la realtà di quello che quel fatto ha smosso dentro di noi.

Non vorrei sbagliarmi, ma penso di aver sentito questa frase nel fil "Closer".C’è una differenza enorme tra:“ti amo perc...
14/04/2026

Non vorrei sbagliarmi, ma penso di aver sentito questa frase nel fil "Closer".

C’è una differenza enorme tra:
“ti amo perché ho bisogno di te” e “ti amo anche se non ho bisogno di te.”

La prima frase, a volte, somiglia più a una richiesta di salvataggio che a un legame.
L’altra, invece, parla di desiderio vero.

Perché una relazione sana non nasce dal fatto che l’Altro ti “serve”.
Non è una cosa del tipo: “senza di te non so chi sono”, “sta con me così mi sento abbastanza”.

È più qualcosa del tipo: “sto bene anche da solo, ma con te sto meglio.”

Ed è tutta qui la differenza tra bisogno e desiderio.
Il bisogno si basa sulla dipendenza. Il desiderio si basa su una scelta non vincolata.
Il bisogno cerca qualcuno che riempia un vuoto.
Il desiderio incontra una persona, non una funzione.

La relazione matura, non ha bisogno di chi completa.
Ha bisogno di chi sa stare nel rapporto senza dipenderne.
L’amore più maturo non dice:
“non posso vivere senza di te", ma dice: “potrei vivere senza di te, ma ti voglio nella mia vita.”

E questo, è un modo di amare pulito, libero, vero.

12/04/2026

A volte non chiediamo. Testiamo.

Diventiamo più freddi, rispondiamo meno, spariamo per qualche ora, lanciamo frecciatine o frasi ambigue… con la speranza che l’altro capisca da solo.

Il pensiero sotto spesso è questo:
“Se ci tiene, lo capisce.”

Psicologicamente questi piccoli test raramente nascono da manipolazione consapevole.
Molto più spesso nascono da paura del rifiuto.

Perché chiedere apertamente è rischioso.
Dire “mi manchi”, “ho bisogno di rassicurazione”, “mi ha ferito questa cosa” espone alla possibilità di ricevere una risposta chiara.

E a volte la chiarezza spaventa più del dubbio. Quindi si testa.
Per proteggere l’ego, per non sembrare troppo bisognosi, per non sentirsi vulnerabili.

Il problema è che il test non crea intimità.
Crea confusione.

L’altro non si sente coinvolto: si sente sotto esame.
E una relazione in cui l’amore va dimostrato continuamente diventa facilmente una relazione in cui nessuno si sente davvero al sicuro.

Il coraggio però non è far capire all’altro senza parlare, ma chiedere in modo chiaro ciò di cui hai bisogno.

Ti è mai capitato di testare qualcuno… o di sentirti testato/a?

Ci sono situazioni in cui i fatti parlano chiarissimo, ma il cuore decide comunque di  fare editing creativo.Tipo:“Non c...
09/04/2026

Ci sono situazioni in cui i fatti parlano chiarissimo, ma il cuore decide comunque di fare editing creativo.

Tipo:
“Non cerco nulla di serio” e parte subito la traduzione:
“Sì, ma forse con me…”

Ecco, in questi casi non sei ingenua/o.
Sei umanamente dentro una dinamica molto comune: la dissonanza cognitiva.
Cioè quel momento in cui una parte di te ha capito benissimo cosa sta succedendo e l’altra, per non soffrire troppo, trasforma i dati in narrativa.

Così si iniziano a scambiare: i messaggi quotidiani per investimento emotivo
l’ambiguità per profondità, l’evitamento per fragilità, il “non scelgo” per “ha solo paura”

Spoiler: a volte il significato non è così profondo.

In questo carosello ho messo a confronto i due grandi protagonisti delle nostre relazioni interne: il cuore, che spera, giustifica, proietta e il cervello, che ogni tanto prova a dire: “Guarda che non è un enigma, è un’informazione.”

E no, il punto non è diventare cinici o aromantici, non serve spegnere il cuore.
ma occorre smettere di usarlo in combinazione con la parte razionale.

Perché una buona salute relazionale nasce quando non ti difendi emotivamente ma leggi bene ciò che accade.

Il cuore ti dice cosa desideri.
Il cervello ti ricorda che desiderare qualcuno non obbliga l’altro a costruire qualcosa con te.

Dimmi nei commenti: dove ti sei incastrata/o di più?
Nel “cambierà”, nel “mi scrive quindi ci tiene” o nel “ha paura della chiarezza”?

Il corpo a volte desidera ciò che la mente rifiuta. E anche se potrebbe sembrare in coerenza, ti posso assicurare che no...
06/04/2026

Il corpo a volte desidera ciò che la mente rifiuta. E anche se potrebbe sembrare in coerenza, ti posso assicurare che non lo è.

E poi, di fatto, questa è una cosa che spesso crea vergogna.
Ad esempio, si può provare eccitazione per qualcosa che, a livello razionale, non sceglieremmo, non approviamo o non sentiamo in linea con i nostri valori.

E allora scatta subito il pensiero:
“Ma se mi eccita, allora vuol dire che lo voglio davvero?”
Non necessariamente.

Il desiderio non segue sempre la logica con cui costruiamo le nostre scelte consapevoli.

Può attivarsi attraverso simboli, memorie emotive, immagini interne, dinamiche di potere, bisogni identitari, associazioni inconsce che non coincidono con ciò che nella realtà desideriamo vivere.

È il motivo per cui una fantasia può accendere il corpo e, allo stesso tempo, non rappresentare qualcosa che vorremmo agire nella vita reale. Oppure, questo spiega anche perchè a volte ci attrae tanto ses***ente qualcuno con cui non andremmo mai a mangiare da Cracco nemmeno se la cena fosse offerta. Quindi "non lo vorresti mai" sta per situazioni o persone.

Quindi: non c'è da spaventarsi della discrepanza.
Più che altro può essere utile capirla.

Perché il problema non è il fatto che corpo e mente, a volte (spesso), parlino linguaggi diversi. Di fatto non è che vadano poi tanto d'accordo, eh.
Il problema nasce infatti quando traduciamo automaticamente l’eccitazione in:
“allora questo dice chi sono” oppure “allora c’è qualcosa di sbagliato in me.”

L'eccitazione non sta necessariamente a comunicare: “voglio questo”, ma piuttosto: “questa scena, per qualche motivo, tocca un codice emotivo profondo.”

E quel codice può parlare di potere, sicurezza, resa, controllo, essere visti, essere scelti, trasgressione, memoria… non necessariamente della scena in sé.

Ti era mai capitato di pensare che eccitazione e scelta consapevole dovessero coincidere per forza?

04/04/2026

Di solito questi sogni parlano di sensazioni.

Cadere spesso mette in scena una cosa molto semplice: perdita di controllo.
Un periodo in cui ti senti instabile, sotto pressione, o con la sensazione che “se mollo un attimo, crolla tutto”.

Non riuscire a scappare (gambe pesanti, corsa lenta, blocco) invece è spesso il modo in cui il sogno racconta:
“mi sento senza strumenti / senza via d’uscita / sto evitando qualcosa ma mi rincorre.”

E sì: più nel sogno ti sforzi di correre, più ti senti bloccato/a. È il classico circolo ansia → sforzo → più ansia.

Questi sogni aumentano facilmente quando sei stanco/a, stressato/a, dormi male o hai la testa piena.

Non sono una diagnosi, ma un indizio: il tuo sistema nervoso sta dicendo “sono in allerta”.

👉 Ti capita più spesso di sognare cadere o scappare senza riuscirci? Scrivilo nei commenti.

Il video che mi ha preso talmente tanto in parola, da sparire la prima volta che l’ho registrato 😂😂😂GHOSTING: perchè sce...
30/03/2026

Il video che mi ha preso talmente tanto in parola, da sparire la prima volta che l’ho registrato 😂😂😂

GHOSTING: perchè scegliere di sparire?

Il GHOSTING è ad oggi una dinamica molto frequente: ma che significato cela?Iscriviti al canale: https://bit.ly/2WmWVxi​_____________________________________...

Siamo onesti, a volte preferiremmo scalare l’Everest in infradito piuttosto che ammettere che qualcosa ci ha ferito o ch...
29/03/2026

Siamo onesti, a volte preferiremmo scalare l’Everest in infradito piuttosto che ammettere che qualcosa ci ha ferito o che abbiamo bisogno di un abbraccio. Ma perché mostrarci vulnerabili ci spaventa così tanto?

La vulnerabilità viene percepita come un'esposizione al rischio. Abbiamo paura che, una volta tolta la maschera della persona forte, ciò che rimane non sia "abbastanza". Così costruiamo corazze pesantissime, convinti che l'invulnerabilità sia sinonimo di forza.

In più, ricordiamoci che viviamo in un mondo che premia chi non si ferma mai e chi sembra avere sempre tutto sotto controllo. C'è un pò l'idea che chiedere aiuto sia un segno di cedimento e che sbagliare sia un fallimento dell'identità, non un semplice incidente di percorso. Risultato? Facciamo finta che vada sempre tutto bene e che riusciamo a cavarcela da soli, sempre e comunque, faticando a chiedere aiuto.

Diventa quindi difficile scrivere un: "Mi manchi". Si preferisce fissare lo schermo per ore piuttosto che scriverlo per primi.

La vulnerabilità però non è debolezza, è il coraggio di lasciarsi vedere. Ci innamoriamo della vulnerabilità degli altri perché ci fa sentire umani e vicini, ma scappiamo dalla nostra perché ci fa sentire nudi.

Ma ricordati chele connessioni autentiche nascono dal mostrare le crepe, non dalle corazze.

26/03/2026

Sognare di tradire può in alcuni casi suonare come un sogno premonitore, in realtà, nella maggior parte dei casi non è un segnale e non sono nemmeno prove che arrivano dall’inconscio.

Spesso infatti, questi sogni parlano di sicurezza, non di s**o: paura di perdere l’altro, confronto, momenti di distanza, bisogno di conferme, vulnerabilità del periodo.

E se sei tu a tradire nel sogno? Non significa che vuoi farlo davvero.

A volte racconta altro: desiderio di sentirti desiderato/a, bisogno di spazio, novità, o una parte di te che chiede aria (anche fuori dalla relazione).

Insomma: più che sul partner, spesso è un sogno che parla di fiducia (in te, nell’altro, nel legame).

Ti capita più spesso di sognare di essere tradito/a o di tradire?

Indirizzo

Via Antonio Pacinotti 20/B
Terni
05100

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