14/02/2026
Guardatevi intorno: la ricerca spasmodica dell’oscurità, il feticismo per l'esoterico, l'estetica komplot studiata a tavolino, l'eterno sinistroide bisogno di nemici, di fascisti (terrestri o alieni che siano), le trovate più assurde e quel disprezzo per ciò che è evidente, sensato. Ma quali ribelli, quali risvegliati? Se mai, clienti di una nicchia di mercato molto profittevole.
L'industria culturale ha infatti addomesticato il dissenso e lasciato che si moltiplicassero le risposte più stupide dei profeti più improbabili: e chi la spara più grossa vince. Oggi essere "contro" è un brand. Il paradosso è totale: la vera trasgressione non risiede più nel rifiutare il centro, ma nell'avere il coraggio di ammettere che qualcosa di sensato possa essere di valore. Servono le sparate, quelle grosse. Soprattutto quelle indimostrabili, intriganti, affascinanti, inutili, ma che ti fanno sentire molto figo perchè sei tra quilli che la sanno lunga.
Essere capaci di Ragione - che non è né nella Scienzah venduta al profitto, ma né tantomeno nell'anti-mainstream della pseudo-spiritualità da baraccone - è l’ultima forma di resistenza rimasta.
L’anti-mainstream è morto, vittima del suo stesso successo. Quello che un tempo era un atto di ribellione estetica o intellettuale si è trasformato nella divisa più prevedibile del nostro tempo. Oggi, l’ossessione per l’“alternativo” è diventata il nuovo conformismo, con i suoi guru, i suoi intoccabili, i suoi messia: un mainstream di riflesso che segue algoritmi precisi quanto quelli del pop più becero.
Carlo Dorofatti