Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula

Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula Ti aiuto a cambiare lo sguardo con cui vedi le cose, per farle funzionare. www.francescadalbalcon.it

Conosci te stessa attraverso la relazione con i figli, il partner e le persone importanti della tua vita.

Condivido pienamente. Fa male, ma libera.Buon cammino a tutti noi genitori 💞
12/03/2026

Condivido pienamente.
Fa male, ma libera.

Buon cammino a tutti noi genitori 💞

Se i figli sono chiusi e non dialogano, vuol dire che noi siamo chiuse e non capaci di dialogare.
Se i figli non si prendono la responsabilità della scuola, vuol dire che noi non ci prendiamo una qualche responsabilità importante per noi stesse.
I figli copiano e manifestano i nostri atteggiamenti interiori, più profondi, le nostre scelte esistenziali, di vita, i nostri modi di fare etici, emotivi, energetici, le nostre paure, le nostre ombre auto-limitanti.
Quindi qualunque difetto rinfacciamo a loro, è nostro.
E non possiamo cambiare il figlio, ma dobbiamo cambiare noi perché il figlio cambi.
C'è un gioco a specchio tra genitori e figli e non possiamo fare finta che sia tutta colpa loro.
Non è neanche colpa nostra, in realtà, perché se introduciamo il concetto di colpe, non ne usciamo più, restiamo nell’ego.
Noi siamo fatte in un certo modo a livello karmico e loro diventano come noi.
Noi abbiamo fatto scelte energetiche d’ombra nel campo morfico e loro ce le mostrano, ci riflettono ciò che non è in linea con la luce.
Funziona così.
Quindi, se non ci piace qualcosa in loro, è nostro, è qualcosa che siamo noi, che ci appartiene e dobbiamo cambiarlo in noi.
Energeticamente il cambiamento arriverà sul figlio e quindi cambierà anche lui.
Ma ogni intervento solo sul figlio sarà vano e frustrante e ci allontanerà ancora di più dalla soluzione del problema.

09/03/2026

SESSUALITÀ E PSICOSOMATICA

Oggi entrerò in un discorso un po’ delicato.

Non perché sia scandaloso.
Ma perché è vero.

La sessualità è il punto in cui crollano le maschere.
È il luogo dove il corpo non mente.
Dove l’anima non può fingere.

Possiamo essere brillanti, forti, competenti nel mondo.
Ma quando siamo nudi emotivamente, il sistema nervoso parla per noi.

La sessualità non è solo desiderio.
È memoria.
È paura.
È bisogno di essere visti senza essere feriti.

È psicosomatica pura.

LA DONNA

Il ventre sente prima della mente

Nel corpo femminile la sessualità è profondamente legata alla fiducia.

Se il cuore non si sente accolto, il bacino non si apre.
Se lo sguardo è giudicante, il ventre si contrae.
Se c’è pressione, il desiderio si ritira.

Molte donne non hanno un problema di eccitazione.
Hanno un sistema nervoso che ha imparato a proteggersi.

Il dolore durante l’intimità spesso è memoria trattenuta.
La difficoltà a lasciarsi andare spesso è un controllo nato per sopravvivere.
La mancanza di desiderio spesso è difesa emotiva.

Il pavimento pelvico conserva storie.
Di volte in cui non si è potuto dire basta.
Di volte in cui il corpo ha detto no ma la voce è rimasta in silenzio.

Quando il diaframma si ammorbidisce
quando il respiro scende nel ventre
quando la donna si sente vista e non invasa

il corpo cambia.

L’apertura non è erotismo.
È sicurezza incarnata.

L’UOMO

La pressione invisibile

Nel corpo maschile la sessualità è spesso intrecciata all’identità.

Molti uomini crescono con un messaggio silenzioso:
devi funzionare.
devi essere forte.
devi dimostrare.

Questa pressione attiva il sistema di allarme.

L’erezione richiede rilassamento profondo.
Ma l’ansia blocca il rilassamento.

E allora arrivano difficoltà.
Non perché il corpo sia rotto.
Ma perché la mente è in difesa.

Dietro molte fragilità maschili c’è paura.

Paura di non essere abbastanza.
Paura di fallire.
Paura di mostrarsi vulnerabili.

Il perineo si contrae.
Il respiro resta alto.
La schiena si irrigidisce.

Quando un uomo riesce a respirare nel basso ventre
quando può restare nel cuore senza vergogna
quando non ha fretta di arrivare

la sessualità cambia.

Diventa presenza.
Non dimostrazione.

L’EFFETTO DEL NERVO VAGO

La chiave biologica dell’intimità

Il nervo vago regola la sicurezza interna.

Quando è attivo:

Il battito è stabile.
Il respiro è profondo.
Il diaframma è morbido.
Il bacino è rilassato.
Il sangue fluisce con naturalezza.

Il piacere può espandersi senza fretta.

Quando invece il sistema è in allarme cronico:

Il corpo si difende.
Il bacino si chiude.
Il desiderio cala.
La connessione si interrompe.

Non è mancanza di amore.
È mancanza di sicurezza.

La sessualità matura è equilibrio tra fuoco e calma.
Tra attivazione e fiducia.

Il nervo vago permette di sentire intensamente senza perdersi.

TRATTAMENTO OSTEOPATICO

Restituire sicurezza al corpo

Il lavoro parte dall’ascolto.

Base del cranio
Si libera la tensione occipitale.
Si permette al sistema nervoso di abbassare l’allarme.

Diaframma
Si accompagna il respiro fino a renderlo tridimensionale.
Un diaframma libero collega cuore e bacino.

Addome
Si lavora dolcemente sui visceri.
Un addome morbido favorisce il parasimpatico.

Sacro e bacino
Si restituisce mobilità.
Il bacino deve respirare, non trattenere.

Quando il corpo sente sicurezza nel tocco,
l’intimità non è più minaccia.

AUTOTRATTAMENTO

Sdraiato.

Mani sotto l’occipite.
Respira lento, espirazione più lunga dell’inspirazione.

Mani sulle costole inferiori.
Respira nel ventre basso.

Una mano sul cuore, una sul bacino.
Collega i due centri.

Rimani dieci minuti.

Insegni al sistema nervoso che può fidarsi.

MEDITAZIONE 15 MINUTI

Ritrovare il proprio centro

Minuti 1-5
Respira lento.
Senti il peso del bacino.

Minuti 6-10
Porta attenzione al cuore.
Accogli eventuali emozioni.

Minuti 11-13
Respira nel basso ventre.
Immagina che si espanda ad ogni espirazione.

Minuti 14-15
Ripeti interiormente:
Sono al sicuro nel mio corpo.
Posso sentire.
Posso restare.

Silenzio.

La sessualità è un terreno delicato.
Ma è anche il luogo più potente di integrazione.

Quando il sistema nervoso smette di combattere,
quando il cuore non ha più paura,
quando il bacino non trattiene,

l’intimità non è più un campo di battaglia.

Diventa casa.

MANTRA

Respiro nel mio ventre e mi sento al sicuro.
Il mio cuore e il mio bacino parlano la stessa lingua.
Non ho fretta. Non devo dimostrare.
Posso sentire senza difendermi.
Il mio piacere nasce dalla presenza.
Resto. Mi apro. Mi fido.

Ripetilo lento.
Non con la voce.
Con il corpo.

POESIA

C’è un luogo dentro di me
che non si vede
ma pulsa.

Non è mente.
Non è pensiero.
È terra calda sotto la pelle.

Lì ho nascosto paure antiche,
carezze mancate,
parole non dette.

Lì ho imparato a trattenermi
per non essere troppo
per non essere fragile
per non essere vero.

Ma quando respiro
profondo
lento
senza scappare,

quel luogo si scioglie.

Il cuore scende nel ventre.
Il ventre sale al cuore.

E tra questi due mondi
accade qualcosa di sacro.

Non è desiderio che brucia.
È presenza che illumina.

Non è conquista.
È incontro.

Non è bisogno.
È scelta.

E nel silenzio che resta
tra un battito e l’altro
capisco che la mia intimità
non è una battaglia.

È casa.

E finalmente
mi abito.

🍎
Giuseppe Totaro Osteopata

Se durante una seduta vi capitasse di  sperimentare lo shaking corporeo insieme (io li chiamo anche i "balletti")... Ecc...
09/03/2026

Se durante una seduta vi capitasse di sperimentare lo shaking corporeo insieme (io li chiamo anche i "balletti")... Ecco qui a cosa mi riferisco! 😉

SCUOTI VIA IL TRAUMA.

Osserva la natura. Dopo qualsiasi evento traumatico o ad alta adrenalina (una lite, un inseguimento, uno spavento), i mammiferi tremano. Non è freddo. È un meccanismo biologico chiamato Scarica Neurogenica.
L’animale sta “bruciando” l’eccesso di cortisolo e adrenalina generati per la sopravvivenza ma che ormai non servono più. Dopo essersi scosso, torna a brucare come se nulla fosse successo. Senza PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico).

Gli esseri umani sono gli unici animali che hanno “dimenticato” come farlo. La nostra corteccia prefrontale (l’ego) ci dice:
“Non tremare, mantieni la compostezza, non farti vedere debole.”
Reprimiamo il tremore. Il risultato? Quell’enorme energia chimica non si dissipa. Si immagazzina nella fascia, nei muscoli e nelle viscere. Si trasforma in tensione cronica, dolore e insonnia.

La terapia TRE (Tension & Trauma Releasing Exercises) e il Qigong insegnano la stessa cosa: per guarire, devi scuoterti.

Il nostro consiglio (Il Rituale del Cane Bagnato):

“Shaking Medicine”: fallo quando rientri a casa dopo una giornata terribile o una discussione.
• Mettiti in piedi, piedi divaricati.
• Inizia a rimbalzare sui talloni.
• Lascia le ginocchia morbide.
• Scuoti le mani come se fossero bagnate.
• Scuoti le spalle. Rilassa la mandibola (fai rumori se vuoi).
• Fallo per 2 minuti. Senti la vibrazione salire nel corpo.
• Fermati di colpo e percepisci il “formicolio” (Chi/Energia) che scorre nelle vene.
Hai appena resettato il tuo sistema.

Fonti: David Berceli (fondatore TRE) / Peter Levine, Waking the Tiger / Journal of Traumatic Stress.

Fonte: Limitless Mind

09/03/2026

LA FISICA QUANTISTICA RIVELA CHE CIÒ CHE VIENE OSSERVATO È INFLUENZATO DALL’OSSERVATORE.

NON SI TRATTA DI FILOSOFIA, MA DI UNA REALTÀ DIMOSTRATA SPERIMENTALMENTE.

L’effetto osservatore mostra che le particelle esistono in sovrapposizione (cioè in tutti gli stati possibili simultaneamente) fino al momento della misurazione. L’atto stesso dell’osservazione provoca il collasso della funzione d’onda, costringendo la particella ad assumere uno stato definito. Non si tratta di un semplice disturbo causato da strumenti imprecisi: è un aspetto fondamentale della realtà.

L’esperimento della doppia fenditura lo ha dimostrato. Se si sparano elettroni uno alla volta attraverso due fenditure senza osservare quale fenditura attraversano, compare una figura di interferenza, a indicare che si sono comportati come onde passando simultaneamente attraverso entrambe. Se invece si colloca un rivelatore per osservare il percorso seguito, la figura di interferenza scompare e gli elettroni si comportano come particelle, attraversando una sola fenditura.

La misurazione ha cambiato la realtà osservata.

L’entanglement quantistico estende ulteriormente questo principio: osservando una delle due particelle entangled, l’altra modifica istantaneamente il proprio stato, anche a distanze cosmiche. Albert Einstein definì questo fenomeno “azione spettrale a distanza” e lo considerò problematico. Tuttavia, gli esperimenti ne confermano l’esistenza.

Le implicazioni sono profonde: la coscienza potrebbe avere un ruolo fondamentale nel collasso degli stati quantistici. La realtà non sarebbe oggettiva e indipendente, ma partecipativa. Non siamo osservatori passivi dell’universo: attraverso l’osservazione, partecipiamo attivamente alla sua configurazione.

Osservatore e osservato sono inseparabili.

🍎
Fonte: Qantyoum

09/03/2026

IL CORPO TIENE IL CONTO.

Vai in terapia. Parli dei tuoi problemi. Capisci perché ti senti così.
Ma continui a sentire il nodo allo stomaco e la pressione al petto. Perché?
Perché il trauma non è solo un ricordo cognitivo: è una impronta fisiologica.

La fascia è la rete di tessuto connettivo che avvolge ogni muscolo, organo e nervo. È un vero e proprio organo sensoriale, con più terminazioni nervose della pelle o degli occhi.
Quando vivi uno stress acuto o un trauma e non puoi “combattere o fuggire” (ti blocchi), quell’enorme energia cinetica rimane intrappolata. La fascia si contrae per proteggerti (armatura corporea). Con il tempo, si disidrata e si irrigidisce.

Nel 2026, la neuroscienza somatica conferma ciò che gli osteopati sapevano da tempo: la fascia ha memoria.

• La paura si immagazzina nel psoas (il muscolo dell’anima).

• Il carico di responsabilità si accumula nei trapezi.

• La rabbia non espressa si trattiene nella mandibola.

Finché questa tensione fisica persiste, il cervello riceve un segnale costante di “PERICOLO” dal corpo (interocezione).
Non puoi calmare la mente se il corpo sta urlando.

È qui che entrano in gioco la liberazione miofasciale e le terapie somatiche (come TRE o Somatic Experiencing). Manipolando fisicamente i tessuti o inducendo il tremore neurogeno, “rompi” il quiste energetico.
È comune che durante un massaggio profondo o una sessione di yoga le persone inizino a piangere senza un motivo apparente. Non è una tristezza nuova: è una tristezza vecchia che sta uscendo dal tessuto.

Per guarire la mente, a volte devi smettere di parlare e iniziare a muovere il tessuto connettivo.

Il nostro consiglio (Liberazione dello psoas):

“Lo psoas è il bidone emotivo del corpo.
Esercizio quotidiano: sdraiati sulla schiena. Metti un blocco da yoga o un cuscino rigido sotto il sacro (glutei). Stendi una gamba e porta l’altro ginocchio al petto. Respira profondamente verso il basso addome. Se senti una f***a o un’emozione, è normale. Mantieni 2 minuti per lato.”

Fonte:
Libro: “Il corpo accusa il colpo” (Bessel van der Kolk).
Journal of Bodywork and Movement Therapies: “La fascia come organo sensoriale”.

Grazie alla pagina “Purosangue”

27/11/2025

𝐀𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎𝐃𝐈𝐍𝐀𝐌𝐈𝐂𝐀, 𝐀𝐋𝐂𝐇𝐄𝐌𝐈𝐂𝐀 𝐄 𝐌𝐈𝐓𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 “𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎”

Cari "FOLLIWER" in molti mi hanno chiesto di analizzare la vicenda della famiglia (Catherine Birmingham e Nathan Trevallion) che vive nel bosco.
Ho osservato con attenzione la pioggia di contenuti che, quasi in automatico, ha preso le parti dei genitori. Un’occasione ghiotta per ottenere visibilità, cavalcando il grande cliché contemporaneo: “ognuno è libero di vivere come vuole”.

La realtà è che questo mantra, svuotato di profondità, non è un atto di libertà, ma una delle più efficaci applicazioni del divide et impera psichico.

Come ricordava la scuola ermetica: VOCATUS ATQUE NON VOCATUS DEUS ADERIT — Che tu lo voglia o no, la Legge opera, e opera sempre così come la legge di attrazione delle tue soglie evolutive.
---

⭕1. Le persone non leggono le tappe evolutive perché temono la Selva Oscura

La quasi totalità delle persone non conosce — e spesso non vuole conoscere — le tappe evolutive che il loro Sé (Anima/inconscio) richiede.
Preferiscono la diritta via dell’abitudine, evitando di entrare nella selva oscura di cui parlava Dante: lo spazio psichico dove l’Io (mente/conscio) si confronta con la sua ombra e inizia il vero viaggio.

Solo chi accetta di scendere nel bosco interiore può risalire trasformato.
---

⭕2. I film da integrare per capire la dinamica della famiglia nel bosco.

Per comprendere questa tappa evolutiva suggerisco tre film fondamentali:

° Captain Fantastic

° L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

° Hildegart – La vergine rossa

Tre opere che, come tre gradi dell’Opera alchemica, mostrano l’attrazione e il rischio della fuga idealistica.
---

⭕3. Il viaggio dell’eroe: l’errore segreto della famiglia

Nel libro L’eroe dai mille volti, Campbell chiarisce che lo scopo ultimo del viaggio è diventare Eroe dei Due Mondi:

Mondo Ordinario →accettazione della materia, delle regole, dei limiti, il corpo.

Mondo Straordinario → la capacità di gestire il sentire dello spirito, l’immaginazione, il ritiro, la fuga.

Lo straordinario non deve essere mai un rifugio permanente.
È una tenda, non una casa.

Quando la fuga diventa stile di vita, l’eroe smette di essere eroe e diventa un anacoreta dell’ombra, un eremita disilluso e deluso dalla materia perché incapace a gestirla e prigioniero del proprio ideale.

Campbell lo spiega:
> “L’eroe porta l’elisir indietro nel mondo degli uomini.”
Non rimane nella foresta!
---

⭕4. La posologia alchemica: il Distruttore come alleato o come nemico

In alchimia esiste un principio: il Distruttore è l’ombra dell’eccesso di una escalation di attaccamento.

- Se fuggo per rigenerarmi → il Distruttore è alleato (Nigredo sacra).
- Se fuggo per evitare la materia → il Distruttore diventa nemico (Nigredo cieca).

Tutto dipende dalla posologia dell’ideale:
un ideale può essere medicina, ma al dosaggio sbagliato diventa veleno.

Come diceva Paracelso: “È la dose che fa il veleno. Farmaco significa infatti veleno e cura”.
---

⭕5. Il nodo psicodinamico: imporre ai figli il proprio viaggio

Il vero errore della famiglia non è andare nel bosco: è portare i figli nel proprio bosco.

Condurli non nel loro viaggio, ma nel viaggio che i genitori avrebbero voluto compiere.
Questo è uno dei peccati psichici più gravi:
la proiezione del percorso interrotto del genitore sul figlio.
“Se un cieco guida un altro cieco, entrambi cadranno nella fossa.” Sacre scritture.

E nella psicodinamica junghiana è chiaro:
i figli che crescono in un ambiente iperprotettivo sviluppano inizialmente odio verso il mondo, e successivamente odio verso i genitori quando scoprono quel mondo che gli è stato tolto e che è stato presentato male!

Questa dinamica è perfettamente illustrata nel film: Mia - con Edoardo Leo,
dove il pendolo psicologico oscilla dall’eccesso di protezione al suo contrario:
la trasgressione detonante che diventa su1c1d1o.
---

⭕6. La Legge del Contrappasso Psichico

L’universo, o se preferisci il Sé, lavora per omeostasi simbolica.
Quando una famiglia fugge nel mondo straordinario e lo idealizza:

1. Prima fase → idealismo, euforia di purezza, utopia.

2. Seconda fase → rigidità, attaccamento, fanatismo all'idealismo che diventa religione.

3. Terza fase → collasso simmetrico: il mondo ordinario ritorna come “distruttore” esattamente di energia uguale e contraria alla prima fase.

Non è punizione.
È legge alchemica universale del contrappasso: ogni cosa si trasforma nel suo opposto per fare fare esperienza all'anima di agire e subire una esperienza di saturazione di attaccamento bramoso.

L’alchimia lo chiama solve et coagula:
se ti fissi nel “solve” (dissoluzione, fuga), il “coagula” (ritorno alla materia) arriva violentemente.
---

⭕7. Il vero rischio per questi figli

I figli cresciuti lontani dal mondo ordinario, convinti che sia marcio, repressivo o inutile:
prima odiano la società, poi, entrando in contatto con essa, la amano in modo compulsivo e infine provano un risentimento feroce verso chi li ha tenuti lontani.

È un pattern psicodinamico antico quanto il mito di Prometeo:
la proibizione accende il desiderio.
---

⭕8. Il segnale dell’universo: la Soglia del Ritorno

Quello che sta accadendo oggi a questa famiglia non è “ingiustizia”, ma soglia.
Gli ignavi danteschi e i puer la vedono come ingiustizia.
È l’invito del guardiano del ritorno, la figura che Campbell descrive come:
“Colui che verifica se l’eroe è pronto a tornare nel mondo degli uomini.”
Anche Odisseo (colui che è odiato) ce lo insegna: si deve tornare sempre potenziati da dove si è fuggiti altrimenti il viaggio non ha senso, non ha scopo e quindi si creerà una coazione a ripetere di carattere demoniaca (Freud).

Se rifiutano la soglia, la materia userà il Distruttore.
Se la attraversano, nascerà l’integrazione.
---

⭕9. I due insegnamenti fondamentali per ogni genitore

1) Equilibrio tra i due mondi

Chi si fissa nel materialismo soffrirà.
Chi si fissa nello spiritualismo soffrirà.
La felicità nasce dall’integrazione, come lo Hieros Gamos: il matrimonio tra Cielo e Terra.

2) I figli non sono appendici del proprio ego e voglia di riscatto

Non sono estensioni, non sono proiezioni, non sono esperimenti spirituali.
I figli non devono essere trasformati in custodi degli ideali dei genitori.
Il loro viaggio è loro, non nostro.
---

⭕10. La possibile salvezza: il modello Captain Fantastic

Se questi genitori sapranno fare come il protagonista di Captain Fantastic —
che abbandona il fanatismo della fuga per integrare i due mondi — allora il loro viaggio diventerà Aurum:
oro alchemico, maturità, riconciliazione.

Se invece continueranno nell’attaccamento idealistico,
arriverà un Distruttore più forte,
perché più forte è la fuga, più violento sarà il ritorno che tuo voglia o meno DEUS ADERIT.
---

È un richiamo a ognuno di noi:
non fuggire dal mondo, ma trasformarlo.
Non imporre il viaggio, ma incarnarlo.

Buon allenamento,
Gabriel Darn 🔥

_______________
🔥IL METODO ALCHIMIA EPICA SI BASA SU: ALCHIMIA TRANSPERSONALE, ARCHETIPI JUNGHIANI E VIAGGIO DELL'EROE.
Vuoi Saperne di più?
👉www.alchimiaepica.com/contatti/

Segui i miei social o effettua una donazione
👉https://linktr.ee/GabrielDarn


26/11/2025

(LA FAMIGLIA IN ABRUZZO)

BOSCO O DESERTO?

Ogni volta che emerge un caso in cui una famiglia vive in modo diverso dalla media della popolazione — in un bosco, in una casa isolata, fuori dai parametri che consideriamo “normali”, nutrendosi in modi “alternativi” o curandosi in forma “alternativa” — l’opinione pubblica si divide: qualcuno grida allo scandalo, smanioso di ricondurre qualsiasi briciola di differenza al proprio concetto di “normalità”, qualcun altro romanticizza alcuni aspetti della vita off-grid, soffermandosi però ancora sull’aspetto periferico e non su quello centrale.

Perché la domanda essenziale non è dove si cresce.
La domanda vera è: qual è la qualità del campo relazionale in cui si cresce?

Un bambino non cresce grazie ai soli requisiti materiali — un tetto, l’acqua, l’elettricità, il gas, il cibo.
Quelli garantiscono la base, non l’evoluzione.

Ciò che plasma davvero lo sviluppo sono dimensioni più sottili:
una presenza che orienta,
una mente che regola,
una relazione che contiene,
un ambiente prevedibile,
non conflittuale, armonioso, dove ci si senta “visti” e non solo “mantenuti”.

Sono soprattutto questi gli elementi che costruiscono l’identità, la capacità di stare nel mondo, di amare, di pensare, di rielaborare la realtà.
Non i metri quadri di casa, non il quartiere, non gli oggetti.

Allora la domanda scomoda diventa: quante case “a norma” ospitano relazioni profondamente patologiche e disfunzionali che non fanno notizia?
Che non escono dal grigio della media nazionale a meno che non accada la tragedia che mette in crisi la parvenza di normalità?

Gli studi sullo sviluppo infantile (Tronick, 2007; Schore, 2012) mostrano che ciò che costruisce un sistema nervoso sano non è il luogo in cui si vive, ma la qualità dei legami.
Non è l’arredamento, ma la sintonizzazione.
Non è la modernità dell’ambiente, ma la qualità del contatto emotivo.

Ciò che regola il bambino non sono i servizi esterni, bensì il sistema nervoso degli adulti che ha accanto.
Iniziate a intravedere la natura del problema — e non che il problema sia “vivere in natura”?

In famiglie perfettamente integrate, con tutti i comfort, può esserci un livello profondo di assenza relazionale.

I figli non stanno nel bosco.
Stanno davanti allo schermo.
Parcheggiati, soli, non visti, spesso circondati da adulti analfabeti emotivamente ma dotati di ogni tipo di comfort.

Siamo rapidissimi a scandalizzarci per chi vive “fuori dal mondo”,
ma lentissimi a interrogarci su ciò che accade a chi appare perfettamente integrato in questo sistema.

I molti figli di famiglie “normali” vivono un’infanzia scandita da spazi chiusi, alimenti ultraprocessati, zuccheri precoci, medicine in eccesso, ritmi irregolari, corpi fermi e menti che non respirano.
L’alimentazione è scompensata, la natura non esiste, il movimento è abolito, la lentezza è un lusso e la connessione umana è un evento raro.

Un’ecologia psico-fisica compromessa, ma socialmente invisibile perché culturalmente condivisa.

E qui sorge l’inganno percettivo:
la mente umana tende a condannare ciò che è “diverso dal consueto” e a normalizzare ciò che è “diffuso”, anche quando è evidentemente disfunzionale.

È il meccanismo psicologico del bias di conformità: tutto ciò che esce dal campo condiviso viene percepito come minaccioso; tutto ciò che lo abita — anche se nocivo — appare sicuro.

A questo punto, occorre nominare l’indicibile:
non è “scomodo” dormire senza luce.
È scomodo restare svegli a guardare in faccia la propria ombra.

Perché accompagnare un bambino nelle sue emozioni significa inevitabilmente imbattersi nelle nostre.

Regolare la sua paura costringe a sentire la nostra.

Accogliere la sua fragilità costringe a guardare le nostre ferite.

Offrire presenza impone di contattare le parti di noi che fuggono dalla presenza.

Vi sembra meno scomodo della casetta nel bosco?

Ecco perché molti adulti non riescono a essere regolatori emotivi dei propri figli:
non perché “vivono nel bosco”, ma perché non hanno mai attraversato il proprio bosco interiore.
Il vero spavento non è la natura: è la vulnerabilità.
È l’intimità.
È la debolezza che ci abita e che evitano da una vita.
E ogni figlio, inevitabilmente, ne è lo specchio.

Cosa spaventa di più: il bosco fuori, o il deserto affettivo e sensoriale dentro case perfettamente arredate?

Le famiglie davvero disfunzionali non sono necessariamente quelle che vivono isolate, “alternative”, “strane”.
Spesso sono quelle che vivono frammentate, dove si urla, ci si ignora, ci si punisce con il silenzio, dove lo smartphone, gli zuccheri, le mille attività diventano babysitter, sedativi, paracadute e prigioni che evitano agli adulti l’incombenza più ardua:
stare in contatto con ciò che è vivo, vulnerabile, imperfetto — dentro di sé e nel proprio figlio.

Adulti presenti, con confini e calore; emozioni regolate, non negate e non scaricate su di lui; uno spazio per essere se stessi, non solo funzionali alle aspettative; un ambiente in cui i conflitti si affrontano, non si congelano né esplodono; dei riferimenti stabili, non perfetti ma adulti: questo è necessario alla crescita, quella vera, che non è solo fisica e biologica.

Quanti bambini, oggi, crescono in deserti emotivi e sensoriali fitti di solitudine, pur vivendo in città piene di luci e connessioni?

E allora la domanda finale non è:
quanto sono “strani” gli altri, ma quanto siamo disposti a interrogarci sui deserti che abitiamo dentro di noi, sulle ombre che ammantano le nostre famiglie, su quanto sia scomodo ESSERE piuttosto che comprare qualcosa che sostituisca il deserto emotivo?

Claudia Crispolti

08/11/2025

Dai un ordine a tuo figlio/a.
Lui non obbedisce.
Urli e lo insulti.
Lui continua a non obbedire.
Passi alle mani.
Forse ottieni il risultato, forse no.
Di tutta questa vicenda è sbagliato il presupposto: ordinare.
Se questa è la tua modalità genitoriale, ti sei messo su un piedistallo che il figlio non riconoscerà mai, salvo che per paura.
Non si ordina ad un figlio.
Energeticamente gli stai passando il messaggio che lui deve essere un dipendente servitore e tu il capo.
E la comunicazione conseguente è tutta impostata su questa relazione di potere.
Ma la relazione genitori-figli non è una relazione di potere.
È un accompagnamento, è un indurre il figlio a comportarsi in modo funzionale e positivo per se stesso, è dargli strumenti per essere responsabile, capace di auto-gestirsi, di distinguere il bene dal male anche da solo.
Accompagnare significa farlo ragionare, rispettarlo come essere umano, amarlo nel suo sperimentare anche la disobbedienza, essere aperti al dialogo e al reciproco confronto.
Altrimenti sarà un braccio di ferro doloroso e frustrante per entrambi e ne uscirete perdenti tutti e due, perché avrete perso entrambi la vostra umanità: tu vivendo una genitorialità opprimente, lui poi diventando un oppresso a vita.

🅻🆄🅲🅸🅰 🅶🅾🅻🅳🅾🅽🅸

23/10/2025

Ballare può essere più potente di un antidepressivo.
Non è solo una metafora poetica, ma una conclusione sostenuta dalla scienza.
Secondo una meta-analisi pubblicata su The Arts in Psychotherapy che ha coinvolto oltre 14.000 persone, la danza è risultata una delle attività più efficaci nel ridurre i sintomi della depressione, più ancora della camminata, dello yoga, degli esercizi di forza o della meditazione.

Il motivo non è solo fisico, ma profondamente umano. Quando danzi, il corpo si muove ma è l’intero sistema nervoso a riorganizzarsi. La musica stimola il rilascio di dopamina, il cosiddetto “ormone della motivazione”, mentre il movimento libera endorfine, che riducono la percezione del dolore e favoriscono una sensazione di leggerezza. Se poi si danza in gruppo, entra in gioco anche l’ossitocina, l’ormone della connessione e dell’empatia, che rafforza il senso di appartenenza e di legame con gli altri.

Ma il potere terapeutico della danza va oltre la chimica cerebrale. Si tratta di una forma di linguaggio universale che permette di ricollegare corpo e mente, spesso separati dalle tensioni emotive, dallo stress o dall’apatia. Attraverso il movimento, il corpo racconta ciò che le parole non riescono a dire, scioglie rigidità interiori e restituisce presenza. Per questo la danza è oggi utilizzata anche come strumento terapeutico nelle cliniche e nei percorsi di psicoterapia, per migliorare il tono dell’umore, la consapevolezza corporea e la fiducia in sé stessi.

Ballare significa riconnettersi alla vita: respirare, sentire, lasciar fluire ciò che dentro di noi chiede solo di essere espresso. Non servono passi perfetti né coreografie complesse. Basta una canzone, un respiro profondo e il coraggio di muoversi.
Perché, come dimostra la scienza, il movimento è una delle medicine più potenti che abbiamo e danzare è il modo più naturale e antico che conosciamo per guarire, dentro e fuori.

🍎
Fonte: Koth et al, The art in Psychotherapy, 2014

12/10/2025

La relazione con nostra madre decide il nostro “dover essere”.
Noi ci adeguiamo (o ribelliamo ma è la stessa cosa) alle sue richieste esplicite e sottili.
È per lei che facciamo il patto di fedeltà, perché ci sentiamo in debito, diventiamo sue fedeli servitrici e protettrici, madri e tutrici, e assumiamo il suo lato oscuro, scendendo in terza dimensione per lei.
Prendiamo su di noi il suo corpo di dolore (karma).
Dobbiamo guardare i nostri sentimenti più profondi nei suoi confronti, quelli che abbiamo provato da bambine: di empatia, di pena, di dispiacere perché non era felice, conoscevamo la sua storia familiare triste, nostro padre non la trattava bene, e via dicendo.
Quei sentimenti hanno determinato in noi delle scelte sul piano sottile che ci coinvolgono ancora da adulte, facendoci reiterare il suo karma.
Tutto si è fermato lì, ai nostri primi 12 anni.
Tiratevi fuori da lì, dove vi siete fermate, e riprendete il cammino.
Le sofferenze di vostra madre non possono essere risolte da voi, ma fanno parte del percorso animico che vostra madre sta facendo su una linea dimensionale parallela.
Aiutatevi ad entrare nella vostra presenza vera, a vivere la vita attuale, di oggi, e a lasciar andare energeticamente la madre perché altrimenti la tenete legata alla linea karmica.
Entrambe restate bloccate dentro al karma.
Adesso dovete occuparvi di voi e della vostra vita, dovete riprendere a vivere per uscire dalla matrix artificiale.
Liberatevi da quegli obblighi di infelicità, è l’ora di vivere libere, di gioire, di giocare, di essere spensierate e leggere come non avete mai potuto fare.
Solo così scioglierete quelle catene che vi ha passato.
Ricollegatevi con la verità di voi.
Uscite da quel passato non passato, foriero solo di ombre e tenebre.
Cambiate dimensione.
Create una nuova linea spazio-temporale dove non c'è più il karma...
Con l'amore farete grandi trasformazioni...

ℒ𝓊𝒸𝒾𝒶 𝒢ℴ𝓁𝒹ℴ𝓃𝒾

Indirizzo

Thiene

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 17:00
Martedì 08:30 - 17:00
Mercoledì 08:30 - 17:00
Giovedì 08:30 - 17:00
Venerdì 08:30 - 17:00

Telefono

+393880401646

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare