10/03/2026
Mi è successo proprio oggi, e adesso vi racconto com’è andata.
Una madre, con tutta l’umiltà che può avere un genitore ma anche con tanta forza, viene da me in studio. Conferisce poche parole, se non le risposte a ciò che le chiedo, a ciò che le domando. È molto dettagliata e molto precisa, mi aiuta davvero bene nell’anamnesi.
Poi valuto il ragazzino e la sentenza diagnostica è chiara e palese: dislessia, di livello medio.
“Ma com’è possibile che nessuno si sia accorto di nulla?”
Questo è quello che gira intorno alla mia mente. Pongo questo stesso quesito alla madre. A un certo punto, con le lacrime agli occhi e anche con tanta rabbia dietro, mi dice:
“La vuole sapere una cosa, Dottore? Io ho detto alle persone che seguono mio figlio quello che vedevo, e loro mi hanno risposto che ero troppo ansiosa, che adesso questi disturbi sono stati inventati solo per fregare soldi, che loro non vogliono etichettare nulla. Io che devo fare?”
Ovviamente è stata tranquillizzata: sarà seguita in ogni singolo passo. E chiunque stia dall’altra parte e debba avere a che fare con me deve rispettare al millimetro ogni singola legge dello Stato italiano nei confronti dei Disturbi Specifici di Apprendimento. Perché, altrimenti, prima di prendersela con il bambino devono passare su di Me.
E ricordate: quando vi dicono che siete troppo ansiose, rispondete così:
“Me lo metta per iscritto. Scriva che sono troppo ansiosa e scriva anche che questi disturbi non esistono.”
Così vediamo se hanno ancora il coraggio di dire quello che pensano.
Ed in 16 anni di professione, di parole ne ho sentite tante, ma di fatti scritti, di "quelle" parole, non ne ho mai letto neppure una virgola.
Buongiorno ❤️