10/04/2019
Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) in Medicina Cinese e dal punto di vista olistico.
La Sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) è un vero e proprio disturbo, una patologia di origine celebrale, che dopo essersi diffusa in maniera esponenziale negli Stati Uniti e in America, sta iniziando a dilagare anche in Europa. Senza essere superficiali ne pronti ad incolpare i genitori di questi bambini, che già sono troppo esposti a giudizi e sentenze a mio parere davvero fuori luogo, la cosa più onesta da fare dal punto di vista terapeutico è quello di mettere a punto un sistema di reale e profondo aiuto sia per il bambino sia per la famiglia! Fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo e tenendo sempre ben presente che ognuno di noi fa quello che può dal proprio livello di Coscienza, non è utile per nessuno cercare le colpe, casomai quello che è davvero utile è trovare delle soluzioni!
Questo tipo di disturbo si manifesta generalmente entro i 6 o 7 anni, anche se ci sono casi nei quali viene alla luce più tardi, anche attorno ai 10. Ci sono dei parametri ben precisi entro i quali la sintomatologia deve rientrare e devono manifestarsi per un periodo di tempo prolungato, nonché la diagnosi deve essere fatta da uno specialista del settore, come uno psichiatra o un neurologo. L’insieme dei sintomi che accomunano l’insorgere di questa patologia sono elencati all’interno del DSM-IV; per una maggiore fruibilità sull’argomento li elencherò qui di seguito, facendo poi un paragone tra quello che la medicina ufficiale ha tutt’ora compreso di questo disturbo e quelle che sono le mie intuizioni in merito ad essa ed a come trattarla da un punto di vista olistico.
La disattenzione, l’impulsività e l’iperattività sono le parole chiave attorno alle quali ruota questo disturbo. I bambini affetti da ADHD hanno problemi a concentrarsi ed a mantenere l’attenzione con un focus determinato per lungo tempo o quanto meno per il tempo necessario a finire di svolgere il compito o l’azione intrapresa. Tendono a mancare anche di senso dell’organizzazione che è una componente necessaria per realizzare uno scopo o portare a termine qualunque compito gli venga assegnato. In questo caso quando si parla di iperattività, il termine potrebbe essere fuorviante, perchè la reale definizione di attività non ha nulla a che vedere con un forte sub strato di irrequietezza e di incapacità di stare fermi o magari seduti ai banchi di scuola durante le ore di lezione, (altre caratteristiche che rientrano nella definizione di questo disturbo). Bensì per attività caratteriologica s’intende: “La disponibilità congenita dell’energia vitale ad entrare in azione per impulso endogeno e non per stimoli esterni o motivazioni secondarie come il guadagno, il successo, la gloria. Possono anche esistere stimoli e motivazioni derivate dall’ambiente, ma anche allora la vera attività è frutto di una maggiore o minore carica energetica e di movimenti endogeni ad agire, soprattutto del piacere di uscire da sé, muoversi ed intraprendere a vantaggio proprio e della collettività (la libido progressiva di Jung). La differenza tra il soggetto attivo e quello non attivo sta nel fatto che il primo, stando a Ribot, è una macchina solida, munita di forza viva e ancor più di energia potenziale che coinvolge l’intelligenza e la volontà. In lui le rappresentazioni si traducono in realtà perchè sente di possedere forza sufficiente per lottare contro gli ostacoli e vincere. Il suo è un intimo bisogno di spendere energie, realizzare e realizzarsi; la sua è un’azione complessa, persistente e costante: non si arrende, è indipendente e generalmente ottimista e fiducioso in se stesso. Il non-attivo preferisce lo status-quo e, se deve agire, farà ciò che è strettamente necessario o che solo lo interessa, con tendenza a rimandare le cose, perchè non ne prova il piacere e quasi l’urgenza. L’attività favorisce l’intraprendenza, l’ottimismo, la capacità di crearsi nuove forme di azione, di ba***re vie mai prima percorse, come anche favorisce la decisione, lo spirito di indipendenza e il senso pratico. L’attività sembra essere soprattutto indice di benessere e di sanità mentale. Ha scritto J. Rivère che, se è stato detto che l’ozio è il padre di tutti i vizi, va anche detto che la non attività è la madre di tutte le malattie mentali”. ( L’indagine Grafologica e il metodo Morettiano – Nazzareno Palaferri pag 543, 544)
Quindi sottolineo che l’istanza con la quale questo disturbo viene definito e cioè di iperattività non è corretto, perchè questi bambini non hanno le caratteristiche dei soggetti protesi all’iper finalizzazione delle tendenze, bensì il contrario: non portano a termine i loro compiti e non hanno potere di concentrazione e di organizzazione, tutte caratteristiche che invece appartengono ai soggetti attivi. Andrebbero invece definiti degli iper emotivi, con tendenza alla distrazione, ad un esagerato ed incontrollato bisogno di movimento, ad una eccessiva ricerca di stimoli sempre diversi e quindi appunto ad una irrequietezza che li porta alla perenne deconcentrazione ed astrazione. L’altra parola chiave che racchiude l’insieme dei sintomi di questa sindrome è: impulsività. La definizione più adatta per questa caratteristica è sicuramente quella di un’azione che manca di orientamento, di controllo, di fattività e che diviene invadenza, tale da tramutarsi in un elemento di disturbo per l’ambiente. L’energia vitale in questo caso subisce un impulso eccitatore a livello dei ritmi ed essendo quasi del tutto di natura inconscia, manca dell’ovvio intervento moderatore e orientativo da parte della Coscienza. Questa serie di comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, in quella scolastica, nell’apprendimento e nel comportamento. Se ci soffermiamo ad analizzare i tratti di questa personalità disturbata, ci balzeranno agli occhi, immediatamente, dei tratti comuni con una costituzione che l’embriogenesi definisce Ectoblastica, cioè con prevalenza dello sviluppo del foglietto embriogenetico ectoblastico su gli altri due ( mesoblastico ed entoblastico), questo però non basta a porre le basi per una futura risoluzione del problema. Se così fosse dovremo attribuire alla genetica la piena responsabilità di questa patologia, mentre invece sappiamo bene che le cose sono assai più complesse, anche perchè la natura genotipica di ogni essere vivente si sviluppa sempre dopo l’imput fenotipico e non certo il contrario! Quindi l’insieme della comparsa di questa sintomatologia è più che altro da ricercarsi nell’ambiente nel quale vive il bambino e soprattutto negli imput ansiogeni ricevuti, i quali spesso trovano la radice già dai primi mesi di gravidanza, in fase cioè di gestazione. Considerato che il trattamento farmacologico al quale vengono sottoposti questi bambini è sempre a base di sostanze che eccitano nel cervello il rilascio e la produzione di dopamina, dovremmo soffermarci un attimo sul comprendere il ruolo che gioca questo neuro trasmettitore all’interno della nostra fisiologia. La dopammina sintetizzata nel citoplasma viene catturata e concentrata all’interno delle vescicole sinaptiche. L’immagazzinamento dentro queste vescicole ha lo scopo di proteggere la molecola dalla degradazione ad opera di alcuni enzimi rilasciati dal fegato e dalle piastrine (MAO-A e MAO-B), ed è indispensabile per il processo di liberazione del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico da parte dell’impulso nervoso. All’arrivo di questo, le vescicole per effetto dell’onda di depolarizzazione, fondono la loro membrana con quella del neurone e si aprono, liberando il loro contenuto nello spazio sinaptico. La dopammina presiede allo svolgimento regolare di molte funzioni nel cervello, svolge un ruolo importante a livello del comportamento, della cognizione, del movimento volontario, del senso di motivazione e punizione, nell’ inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nel meccanismo dell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale ), nel ciclo del sonno, dell’umore, dell’attenzione e nel ritmo dell’apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando stati di eccitazione della muscolatura liscia, del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione sanguigna. Gli studi sul cervello e quelli delle neuro scienze, hanno dimostrato che gli stimoli che coinvolgono lo stato inerente al meccanismo della motivazione e della ricompensa ( quali il sesso, il buon cibo e l’assunzione di acqua, oppure quelli di natura artificiale come le sostanze stupefacenti o più semplicemente quelli di natura elettrica, ma anche l’ascolto della musica e il praticare una forma d’arte congeniale e non per ultima, la pratica della meditazione), stimolano parallelamente il rilascio di dopammina.
Quanto sia importante ottimizzare la funzionalità di questo neuro trasmettitore endogeno, nei casi di disturbo da ADHD, sembra evidente. Quello che sembra un pò meno scontato è che bisognerebbe cambiare in todo l’ambiente nel quale vivono questi bambini, sia dal punto di vista degli stimoli, sia dal punto di vista alimentare. Vorrei ricordare che la dopamina gioca un ruolo di fondamentale importanza anche a livello intestinale; nello specifico si è visto che l’assunzione di alcuni farmaci contenenti una specifica molecola che serviva per la cura di gravi patologie cronico degenerative a carico di questo stesso organo, producevano dopo poco tempo dall’assunzione giornaliera del chimico, l’inizio di un’altra grave patologia cronico degenerativa a carico della zona dell’Ippocampo, con conseguente necrosi neuronale e inizio di Alzheimer. E’ quasi ovvio concludere come questi due organi siano strettamente interconnessi, considerando che quello che fa bene ad uno, fa bene anche all’altro. Memoria, emozioni, comportamento stato/dipendente, amigdala, ed intestino sono tutti amici che fanno parte dello stesso gruppo di gioco, lavorare su uno riequilibrandolo, aiuta direttamente ed indirettamente anche gli altri.
Nella Medicina Cinese il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è senz’altro riconducibile ad uno squilibrio della milza. Nel Lingshu è detto: “La milza tesaurizza il proposito: il pensiero e le attività della coscienza dipendono dalla nutrizione che parte dalla milza – magazzino e granaio – dell’essere. Ognuno riceve ciò che lo nutre: la cerne riceve i nutrimenti e i succhi nutritivi; il cuore riceve i succhi che ricostituiscono il sangue e gli elementi del proposito che nutrono la sua attitudine ad applicarsi. Più profondamente i cinque Zang, perdendo la loro alimentazione, vanno incontro ad una incapacità da parte delle essenze di relizzare un’armoniosa sinergia: è la lotta per la porzione congrua disponibile, è l’indebolimento, il disordine: i cinque Zang non conoscono più la pace. La milza, piattaforma girevole, centro distributore, crea l’armonia grazie alla sua attitudine a ricevere, trasformare e adattare tutto. Così il sapore dolce è di collegamento con tutti i sapori. Se la milza emblema dell’elemento Terra, capace di accogliere tutto e utile per tutti, non funziona più correttamente, si ha il più assoluto disordine”. (Lingshu pag. 160) Quando lo Yi della milza non è più nella corretta posizione che gli spetta, il soggetto non riesce a concentrarsi, diventa disorganizzato ed incapace di apprendere le nozioni correttamente e soprattutto non apprende dalle proprie esperienze tendendo a ripetere sempre gli stessi errori. La disarmonia fisica ed emotiva, la rigidità mentale e l’incapacità di essere mutevoli e adattabili sono tutti squilibri della milza. Il bisogno eccessivo del sapore dolce, il consumo di cibo spazzatura, ogni forma di squilibrio alimentare dall’anoressia all’obesità, ci parlano di uno squilibrio della milza e del rapporto con la Madre Terra e col materno. Un drastico cambiamento nell’alimentazione dei bambini affetti da ADHA è quantomeno fondamentale se si considera che lo zucchero fino ad un certo livello ha un effetto sedativo, dopodiché diviene un eccitante!
L’alimentazione gioca un ruolo di primaria importanza e non solo in questa patologia ma in tutte; come l’aiuto con sostanze naturali quali gemmoderivati, fitocomplessi e oligoelementi e non per ultimo, l’aggiunta di stimoli esterni che armonizzino il cervello di questi bambini attraverso una rieducazione e la ricerca di eventi piacevoli e rilassanti! L’arte è una componente essenziale così come lo è la meditazione, che se iniziata molto presto in età infantile, non solo può migliorare le prestazioni di questi bambini e di tutti i bambini in generale, ma aiuta a moderare i comportamenti eccessivi e ad indirizzare verso la scoperta di quello che saranno le future passioni di uomini e donne che crescendo in maniera più consapevole, diverranno degli adulti felici e realizzati.
Si può iniziare fin da piccoli, ma con l'esempio dei genitori. Perché leggere deve trasformarsi in un piacere