29/12/2025
Quest’anno non mi ha chiesto di diventare più forte.
Mi ha chiesto di diventare più vera.
Mi ha messa davanti alla morte, al limite, alla paura che arriva quando capisci che nulla è garantito.
Ma, nello stesso tempo, mi ha ricordato quanto la vita sappia essere ostinata, generosa, presente.
Nel lavoro ho sentito fatica, sì, ma anche senso.
La soddisfazione di fare un mestiere che non riempie solo le giornate, ma dà direzione.
Di esserci per gli altri senza smettere di interrogarmi, di crescere, di sentire.
Nella mia coppia ho ritrovato il valore del camminare insieme, anche quando non tutto è semplice, anche quando il tempo è poco, anche quando la stanchezza si fa sentire.
Non la perfezione, ma la scelta quotidiana.
Mio figlio è stato il mio punto fermo.
La misura delle cose importanti.
Lo sguardo che ti riporta al presente quando la mente corre avanti.
E poi c’è una luce nuova.
La nascita di mia nipote.
Un inizio che non fa rumore, ma rimette ordine dentro.
Un promemoria silenzioso che la vita, nonostante tutto, continua a fiorire.
Accanto a tutto questo, la mia famiglia di origine.
Presente, solida, costante.
Quelle radici che non trattengono, ma sostengono.
E poche amicizie, ma vere.
Di quelle che non chiedono spiegazioni, che restano anche nel silenzio, che sanno esserci senza occupare spazio.
Chiudo l’anno così:
con la consapevolezza che dolore e pienezza possono stare nello stesso spazio.
Che si può avere paura e gratitudine insieme.
Che non serve scegliere tra ombra e luce: fanno parte dello stesso cammino.
E oggi posso dirlo con calma:
non è stato un anno facile,
ma è stato un anno pieno di senso.
Avevo pensato di usare due versioni diverse, una per la pagina personale e una per quella professionale.
Poi ho scelto di usare la stessa identica versione, perché Emma psicologa, mamma, moglie, figlia, zia, amica sono le mille sfaccettature della stessa persona.