Dott.ssa Emma Spinelli - Psicologa

Dott.ssa Emma Spinelli - Psicologa � Ogni cambiamento inizia da un passo

19/02/2026

𝐴𝑑𝑛𝑘𝑟𝑜𝑛𝑜𝑠 𝑆𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝑀𝑜𝑛𝑎𝑙𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑢𝑛 𝑡𝑟𝑎𝑝𝑖𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜. 𝑁𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑬𝒗𝒂 𝑷𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒊, 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝐹𝑟𝑖𝑢𝑙𝑖 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑧𝑖𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑙𝑖𝑎.👇

Quando un bambino affronta una condizione clinica gravissima come nel caso di Domenico, il piccolo di 2 anni ricoverato al Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore danneggiato, non sono coinvolti solo i medici e gli infermieri. Accanto alla cura clinica c'è un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale: quello dello psicologo. "È importante stare vicino alla famiglia, anche quando stare accanto al dolore è difficile. Essere presenti significa accogliere e sostenere il dolore dell'altro, senza sottrarsi. In situazioni come questa lo psicologo accetta la propria impotenza, non offre soluzioni, ma risponde con la relazione: una presenza competente e costante". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Eva Pascoli, presidente dell'Ordine degli psicologi del Friuli Venezia Giulia, consigliera nazionale del Cnop (Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi), psicoterapeuta familiare e dipendente del servizio pubblico. "Il primo compito - sottolinea l'esperta - è sostenere la famiglia, restare in ascolto e rispondere ai bisogni più concreti e immediati: aiutare i genitori, che hanno improvvisamente perso ogni certezza, a sentirsi ancora, per quanto possibile, in un contesto sicuro, in cui possono ricevere attenzione, cura e sentirsi legittimati nelle proprie emozioni. Noi psicologi siamo un 'ponte' tra famiglia ed équipe sanitaria". In ospedale la comunicazione può diventare difficile. "Le informazioni sono complesse, le emozioni travolgenti. Qui lo psicologo svolge un ruolo di mediazione", osserva Pascoli: "Aiuta la famiglia a dialogare con lo staff che ha in cura il piccolo Domenico, chiarisce dubbi, scioglie incomprensioni, accoglie e legittima le emozioni. È un lavoro delicato, che rafforza la relazione di cura e consente ai genitori di sentirsi parte attiva, non spettatori impotenti". Rabbia, senso di colpa, frustrazione. E una domanda che ritorna, ossessiva: 'Avrò fatto tutto il possibile per il mio bambino?'. "Lo psicologo aiuta a dare spazio e dignità a queste emozioni. Non si tratta di cancellarle, ma di riconoscerle come naturali. In questa fase - precisa Pascoli - non si lavora sull'accettazione o sul lutto, anche se questi temi emergono, ma si lavora sul tempo che resta". L'attenzione è sul presente: 'Io, mamma, come posso stare accanto al mio bambino in questo tempo che ci resta insieme?'. "È questa una domanda su cui si concentra il lavoro psicologico. Essere insieme nel modo più pieno e consapevole possibile: trovare parole, gesti, presenza. Costruire, anche nel dolore, uno spazio di relazione autentica. Il tempo dell'elaborazione del lutto arriverà, ma non adesso. Ora è il tempo della cura, della vicinanza e dell'accompagnamento, per custodire tutto quello che il piccolo Domenico è stato ed è ancora", conclude la psicologa.

18/02/2026

LA STORIA DI HANS ASPERGER

Il suo nome è sulla bocca di tutti: la sindrome che ha descritto, la “sindrome di Asperger”, è tra le forme di autismo più note e studiate, resa familiare da molteplici film e serie televisive.

Ma chi è stato Hans Asperger? Si tratta di una figura controversa, ricordata per un’importante conquista medica ma segnata da colpe terribili. Lo ricordiamo nel giorno della sua nascita, il 18 febbraio.

Hans Asperger (1906-1980) è stato un pediatra e ricercatore austriaco, noto soprattutto per aver descritto per primo, nel 1944, una forma particolare di disturbo dello sviluppo che oggi rientra nello spettro autistico.

Nacque il 18 febbraio 1906 a Vienna, in una famiglia cattolica di classe medio-alta. Asperger racconta di essere stato un bambino timido, amante della lettura e dello studio solitario, dotato di un vocabolario precocissimo e interessi intensi (soprattutto per la letteratura e la lingua tedesca).

Ammise in seguito di riconoscersi in alcuni dei profili che avrebbe descritto nei suoi pazienti. Studiò medicina all’Università di Vienna, laureandosi nel 1931. Si specializzò in pediatria e, a partire dal 1932, lavorò presso la Clinica Pediatrica Universitaria di Vienna.
Qui entrò in contatto con bambini che presentavano difficoltà evolutive atipiche, non spiegabili con le categorie psichiatriche dell’epoca (schizofrenia infantile, oligofrenia, ecc.).

Già nel 1938 tenne una conferenza pubblica in cui parlò per la prima volta di un gruppo di bambini con caratteristiche peculiari che definì “autistische Psychopathen” (psicopatici autistici).
Asperger descrisse quattro casi principali (ma ne osservò molti di più) di bambini maschi (prevalentemente) che presentavano:
Difficoltà marcate nelle relazioni sociali e nell’empatia reciproca; Linguaggio formalmente ricco e grammaticalmente corretto, ma spesso pedante, monotono, privo di prosodia emotiva o usato in modo egocentrico; Interessi ristretti, intensi e insoliti (spesso enciclopedici e astratti); Buone o eccellenti capacità cognitive in aree specifiche; Goffaggine motoria (clumsiness); Resistenza al cambiamento e rigidità comportamentale.

Asperger sottolineò alcuni aspetti funzionali dei suoi pazienti: molti di questi bambini mostravano originalità di pensiero, talento in campi intellettuali, una certa “maturità” estetica o filosofica.

Ai suoi occhi apparivano come “piccoli professori” o figure con un “aspetto quasi aristocratico”.

Riteneva che la condizione che aveva individuato fosse di origine congenita e con una forte componente ereditaria, e che migliorasse con l’età, soprattutto nelle abilità sociali.

A differenza di Leo Kanner (che nel 1943 descrisse l’autismo “classico” con grave ritardo del linguaggio e isolamento più marcato), Asperger mise in evidenza il polo “ad alto funzionamento” dello spettro, con intelligenza nella norma o superiore e linguaggio preservato.

Durante l’occupazione tedesca e gli anni della guerra, Asperger firmò documenti in cui lodava le politiche di igiene razziali e in alcuni casi inviò bambini con gravi disabilità o comportamenti “non educabili” alla clinica Am Spiegelgrund (dove operava il programma di eutanasia infantile).

Non risulta che abbia partecipato direttamente al programma di uccisione, ma la sua collaborazione con il regime (almeno passiva o opportunistica) è oggi considerata provata da documenti d’archivio.

Dopo la fine del conflitto continuò ad insegnare e nella pratica di pediatra.

Morì a Vienna il 21 ottobre 1980, senza sapere che il suo nome sarebbe diventato famoso a livello mondiale.

Il lavoro di Asperger rimase quasi sconosciuto fino agli anni ’80: nel 1981 Lorna Wing coniò il termine “Asperger’s syndrome” per descrivere un sottogruppo di persone autistiche “ad alto funzionamento”. Nel 1994 la sindrome entrò nel DSM-IV come diagnosi distinta. Dal 2013, la sindrome, intesa come categoria isolata, non esiste più, riunita ad altre tipologie di neurodivergenze, sotto il nome di disturbi dello spettro autistico.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Robison – “Siate diversi. Storie di una vita con l’Asperger”;
-Sheffer – “I bambini di Asperger: la scoperta dell’autismo nella Vienna na-zista”;
-Klin – “La sindrome di Asperger”.

18/02/2026
16/02/2026

🎗️ 𝟭𝟱 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 - 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗻𝗰𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶𝗹𝗲

Istituita dall'OMS nel 2002 e promossa dalla rete globale Childhood Cancer International, la 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗻𝗰𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶𝗹𝗲 mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sui tumori pediatrici per garantire a ogni bambino, ovunque nel mondo, accesso equo a diagnosi, cure e sostegno.

Ogni anno, nel mondo, oltre 400.000 bambini ricevono una diagnosi di tumore. La prognosi e la qualità della vita di questi piccoli pazienti dipendono in modo determinante dall'𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗼 a diagnosi accurate, trattamenti appropriati e un'assistenza multidisciplinare di qualità.

In questo contesto, il sostegno psicologico rappresenta un 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮. Il cancro infantile, infatti, non è solo una sfida medica: è un'esperienza che coinvolge profondamente la sfera emotiva, psicologica e relazionale del bambino e dell'intero nucleo familiare. L’intervento psicologico in oncologia e onco-ematologia pediatrica consente di elaborare il trauma della diagnosi, gestire lo stress legato ai trattamenti, preservare lo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino, sostenere l'intero sistema familiare e accompagnare i pazienti nell’affrontare le conseguenze psicologiche della malattia a lungo termine.

Come professioniste e professionisti della salute mentale, ribadiamo con fermezza che garantire questo supporto 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻'𝗼𝗽𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, ma una responsabilità professionale ed etica nei confronti dei piccoli pazienti e delle loro famiglie, indipendentemente dal contesto geografico, dalla condizione socioeconomica o da 𝗾𝘂𝗮𝗹𝘀𝗶𝗮𝘀𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀. L'integrazione della dimensione psicologica nelle cure oncologiche e onco-ematologiche pediatriche rappresenta uno dei fondamenti per garantire a ogni paziente un futuro possibile.

16/02/2026
13/02/2026

🚩 Giovani e amore... tossico.
Se ti senti soffocare, non sei l’unico. I dati shock sulle relazioni tra noi:

- 1 su 4 ha subito spintoni o schiaffi dal partner.
- 36% riceve insulti e urla (la violenza non è solo fisica!).
- 29% subisce pressioni per mandare foto intime.

Non è un film, è quello che sta succedendo ora.
Sappiamo che la gelosia NON è amore (solo il 23% ci crede ancora, meno male! 🙌), ma allora perché è così difficile dire basta?

E perché il 28% di noi finisce per avere rapporti di cui non ricorda nulla a causa dell’alcol? 🍷❌

Non farti geolocalizzare la vita. Non farti rubare la password (e la libertà).

Il 79% di noi chiede educazione affettiva a scuola. È ora di parlarne sul serio.
Se sei in difficoltà, non sei solo.
Facciamo girare la voce! 📢

Leggi di più al link nei commenti⬇

13/02/2026

Per un bambino, la perdita di un nonno è spesso il primo, traumatico confronto con il concetto di morte.

«Al giorno d'oggi si cerca in tutti i modi di evitare questo tema», spiega a 𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫, psicologa e psicoterapeuta, già referente del Gruppo di Lavoro Perinatalità, Infanzia e Adolescenza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

«Possiamo usare metafore e analogie proprio come le piante che, se non hanno più acqua o sono molto vecchie, appassiscono. È un modo per dire che il nostro corpo a un certo punto smette di funzionare. Quello del "si è addormentato" non è una buona immagine: il bambino potrebbe associare il dormire al morire e sviluppare il terrore di andare a letto», suggerisce la psicologa.

La partecipazione ai riti ha una funzione importante: «Il funerale è l'esperienza che le persone reggono meglio perché senti che non sei solo, condividi la sofferenza con gli altri. È un atto di consolazione collettiva che fa bene anche ai più piccoli, dai 7-8 anni in su», prosegue.

Se il nonno sta morendo, fingere che tutto vada bene non protegge davvero il bambino. È meglio prepararlo con gradualità: «Se sappiamo che è questione di mesi, dobbiamo prepararlo. Questo gli permette di fare un saluto particolare, di dire ai nonni cose belle che diventeranno un pensiero consolante dopo. Sapere di aver detto "ti voglio bene" nel momento giusto è un farmaco potente contro il senso di colpa e il vuoto».

Infine, la memoria si coltiva nella quotidianità. «Oggi che abbiamo fotografie ovunque, è importante ricordare i nonni nei fatti, nelle cose che abbiamo fatto insieme o in quello che loro dicevano dei nipoti. Raccontare storie li tiene in vita», conclude.

Per l’articolo completo 👇
https://www.leggo.it/italia/cronache/11_febbraio_2026_morte_nonni_bambini_come_spiegare_psicologa_roberta_bommassar-9339217.html?refresh_ce

C’è una frase in L’amore conta che dice: “È andata come doveva, come poteva.”E dentro queste parole c’è tutto il dolore ...
03/02/2026

C’è una frase in L’amore conta che dice: “È andata come doveva, come poteva.”
E dentro queste parole c’è tutto il dolore — e tutta la verità — delle relazioni che fanno fatica a finire.
Quando una storia si chiude, non perdiamo solo una persona.
Perdiamo anche ciò che avevamo immaginato.
La vita che pensavamo di costruire.
Le versioni future di noi che non esisteranno mai.
E allora restiamo lì, intrappolati nei “se…”, nei “magari…”, nei “se solo avessimo…”.
Ci sentiamo in colpa per questi pensieri, come se fossero un tradimento.
Ma in realtà sono parte del lutto.
Perché separarsi significa anche elaborare:
– ciò che siamo stati insieme
– la parte di noi che se ne va con quella relazione
– i sogni che non hanno trovato spazio nella realtà
È un vero lutto emotivo.
E come ogni lutto, fa male, confonde, rallenta.
Eppure, dentro questo dolore, spesso c’è anche una possibilità nuova:
la possibilità di tornare interi.
Di respirare.
Di ritrovarsi.
Non tutto ciò che finisce è una sconfitta.
A volte è una liberazione che arriva solo dopo aver pianto abbastanza.
Perché sì, l’amore conta.
Ma conta anche l’amore che impariamo a dare a noi stessi, quando scegliamo di lasciar andare.

24/01/2026

Oggi, 24 gennaio, si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, un’occasione per riconoscere l’importanza del rapporto educativo come strumento di crescita personale, sviluppo sociale e benessere psicologico.

A volte lo stress non si gestisce. Si rompe.Buongiorno
21/01/2026

A volte lo stress non si gestisce.
Si rompe.
Buongiorno

Quando una donna viene uccisa dal partner,non siamo di fronte a un fatto improvviso,né a una “tragedia familiare”.Siamo ...
19/01/2026

Quando una donna viene uccisa dal partner,
non siamo di fronte a un fatto improvviso,
né a una “tragedia familiare”.
Siamo di fronte all’esito estremo della violenza di genere.
La violenza non nasce il giorno dell’omicidio.
Cresce nel tempo:
nel controllo, nella svalutazione, nella paura,
nell’isolamento, nella normalizzazione del possesso.
Come professionisti della relazione e della salute mentale
abbiamo una responsabilità chiara:
👉 riconoscere i segnali
👉 nominarli senza ambiguità
👉 educare al rispetto e ai confini
👉 contrastare la cultura che giustifica, minimizza, colpevolizza
Ricordare Federica non significa solo commuoversi.
Significa agire sul piano culturale, educativo e preventivo.
Perché la violenza non è amore.
E non è mai un fatto privato.
📞 1522 – Numero nazionale antiviolenza e stalking
Gratuito, anonimo, attivo 24/7.






#1522

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Via Cappuccini 50, Torre Del Greco (NA)
Torre Del Greco
80059

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