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15/07/2020

Quante volte avete provato a cambiare abitudini?
Quante volte ci siete riusciti?
Forse avete commesso uno di questi errori!

1. Fare affidamento solo sulla "forza di volontà". Non è infinita.
2. Cercare il grande cambiamento, invece di puntare a piccoli, continui successi.
3. Ignorare come l'ambiente influisca sul comportamento.
Se cambi l'ambiente in cui vivi, cambi abitudini.
4. Cercare di modificare vecchie routine, invece di crearne di nuove. Meglio concentrarsi sull'azione che sull'evitamento.
5. Pensare che il fallimento derivi da una mancanza di motivazione.
Rendi l'abitudine più facile da implementare.
6. Sottostimare il potere degli stimoli.
Ogni comportamento viene innescato da qualcosa.
7. Credere che basti sapere qualcosa per passare all'azione.
Non è così facile!
8. Puntare a obiettivi astratti invece che comportamenti concreti. "Tornare in forma" versus "Camminare 15 minuti al giorno".
9. Cercare di cambiare un comportamento "per sempre".
Un periodo prefissato è più facile da gestire rispetto ad un periodo indefinito.
10. Pensare che cambiare abitudini sia difficile.
Non più di altre cose; è facile se hai il metodo giusto. 😉
(da BJ Fogg "Top ten mistakes in behaviour change-2010)



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dott.ssa Mara Pavanel
piazza Roma 5, Tortona (AL)
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13/07/2020

PECCATO #5
ESSERE TROPPO DIFFIDENTI
✔Il peccato contro la felicità d questa settimana consiste nel non fidarsi degli altri e pensare che gli altri non siano degni di fiducia finchè non provano il contrario.
E' un aspetto molto importante pr la felicità, le ricerche mostrano che il benessere delle nazioni correla fortemente con il tasso di fiducia reciproca percepita tra i loro cittadini.
✔Dobbiamo dire che siamo stati programmati nel corso dell'evoluzione per essere più diffidenti che fiduciosi: in termini di sopravvivenza costa di più sottovalutare un rischio che sopravvalutare un vantaggio.
✔Essere fiduciosi però ha due ricadute positive che vale la pena considerare: crea fiducia nel contesto in cui viviamo; più mostriamo fiducia verso gli altri, più gli altri tendono a ripagarla, creando un circolo virtuoso che migliora la vita di tutti.
Inoltre, ci fa sentire bene con noi stessi.

Certo, nessuno vuole essere fregato (anche questo ha dei costi psicologici non indifferenti) e quindi il segreto è imparare a esercitare una fiducia"smart".
😉Settimana prossima vedremo come!



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😉✔

10/07/2020

✔I bambini hanno un rapporto con il cibo e il corpo spontaneo e istintivo e possiedono una capacità naturale di regolare la propria alimentazione. Molti perdono questa naturale connessione alle proprie esigenze in seguito al bombardamento di informazioni su ciò che è giusto o sbagliato mangiare e qual è il corpo che dovremmo avere; a questo aggiungiamo il fatto che crescendo ci viene spesso insegnato quali emozioni è lecito provare e quali no, con la conseguenza di confondere i segnali del corpo con i segnali del cuore.
✔Come genitori abbiamo però la possibilità di aiutare nostri figli a coltivare le proprie capacità e mantenere un rapporto gioioso con il cibo e il corpo.

1. Diamo il buon esempio, coltivando la Mindful Eating e l'accettazione del corpo.
Non importa quello che diciamo, conta quello che facciamo: i bambini imparano con l'esempio e mostrare di considerare ogni tipo di corpo, incuso il nostro, con gentilezza e compassione è un messaggio molto potente, così come dedicare la giusta attenzione a mangiare regolarmente e con soddisfazione. Se abbiamo delle questioni irrisolte con il cibo e il corpo, adesso è il momento di sistemarle.

2. Lasciamo i giudizi fuori dall'equazione.
Mangiare le carote o il dolce non ci rende buoni o cattivi e i cibi non sono giusti o sbagliati. Ci sono cibi adatti ad essere consumati più spesso o meno spesso. Tutto qui. Lasciare fuori il giudizio sposta l'attenzione a ciò che ci fa stare bene e a come stiamo con il nostro corpo dopo aver mangiato, recuperando un'intima connessione con esso.

3. Ridimensioniamo la fame emotiva.
Mangiare serve anche a placare le emozioni, non c'è niente di strano. Può essere molto utile cercare di capire se e quando mangiamo per nutrire il corpo o invece lo facciamo per lenire le sofferenze del cuore. Poter parlare delle emozioni, di tutte le emozioni, senza giudicarle, è il primo passo per poterle gestire, Prestiamo attenzione a come noi affrontiamo le emozioni e se ci permettiamo di provarle. I bambini devono sentire che ogni emozione ha diritto di esistere per poter poi imparare a gestirle in maniera funzionale al loro benessere.




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09/07/2020

SEGNALE #9
NON CERCHI LA PERFEZIONE

✔Per ultimo ma non ultimo, questo segnale è uno dei più importanti.
E' un aspetto forse sottinteso in tutti i segnali visti finora ma merita di essere sottolineato perchè è una caratteristica molto presente nelle persone con un rapporto conflittuale, se non patologico, con il cibo e il corpo.

➡Le persone che si fidano del loro corpo e di se stessi vicino al cibo sanno che mangiare "bene" non significa mangiare sempre e solo in un certo modo; che la loro fame può cambiare da un giorno all'altro; che il loro corpo può avere esigenze diverse; che succederà di mangiare "male" (cioè non in accordo alle proprie esigenze) perchè è umano ma che il corpo è in grado da solo di compensare gli eccessi, se lo ascoltiamo.

➡Accettare l'imperfezione significa essere flessibili ed imparare ad ascoltarsi laddove pretendere di essere perfetti vuol dire cercare di esercitare un controllo che alla lunga diventa insostenibile ed espone ad un costante senso di frustrazione che peggiora invece di migliorare il rapporto con il cibo e se stessi.



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08/07/2020

Qualche tempo fa parlavo con una persona che ho ricominciato a vedere dopo il lockdown.
Mi diceva che, dopo tutti i mesi chiusa in casa, aveva preso un po' di peso, come è successo a molti. Abbiamo analizzato insieme le cause di questo aumento e abbiamo osservato che ciò che è successo è che questa persona, lavorando da casa, semplicemente si muoveva meno: non poteva uscire per prendere i mezzi per andare al lavoro, non poteva camminare fino al negozio, non poteva uscire per fare le commissioni o svolgere i propri hobby. Tutto questo ha causato un cambiamento nel suo stile di vita e quindi nel suo corpo.

➡Questo mi ha portato a riflettere sull'importanza di quella che in inglese viene chiamata NEAT: non-exercise activity thermogenesis, cioè il consumo di energie derivante dalle attività quotidiane e che spesso sottovalutiamo come "strumento" per aumentare il nostro livello di fitness.

➡Ciò che a volte ci frena dal cominciare a fare attività fisica è l'idea che dobbiamo farla in un certo modo se non non serve a niente; o andiamo in palestra tutti i giorni o è inutile anche solo provarci. Questo è un modo di pensare perfezionistico che è solo di ostacolo al nostro benessere e, come dimostrato da quanto detto sopra, è semplicemente falso: anche solo ridurre la nostra sedentarietà, aumentando la NEAT è un modo per sostenere salute e benessere.

💪Per esempio, prendiamo l'abitudine di alzarci e camminare un po' dopo che siamo stati un'ora al computer a lavorare; camminiamo per andare a fare commissioni invece che usare la macchina; facciamo qualche esercizio quando c'è la pubblicità durante un film...
Pensiamo a una nostra giornata tipica: come posso renderla meno sedentaria? Dove posso inserire un po' di movimento? 😉Il nostro corpo se ne accorgerà e ci ringrazierà, facendoci sentire meglio!



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06/07/2020

PECCATO #4
ESSERE TROPPO CONTROLLANTI: COME EVITARLO
La scorsa settimana abbiamo visto che la tendenza ad avere il controllo sugli altri o sulle circostanze, quando è eccessiva, è decisamente un modo per rendersi infelici.
➡La soluzione? Prendersi la responsabilità della propria felicità, senza incolpare gli altri o le circostanze per ciò che si prova.
Significa non cercare di controllare l'ambiente esterno ma quello interno. Nel primo caso, cediamo le chiavi della nostra felicità a ciò che è fuori di noi; non possiamo essere felici a meno che la vita o gli altri cooperino. Nel secondo, cerchiamo di prendere in mano la nostra felicità in prima persona.
Come fare?
➡Una strategia ha a che fare con la capacità di gestire e regolare le proprie emozioni. Ci sono diversi modi per farlo, ve ne propongo uno: etichettare le emozioni. Si è visto che semplicemente dare un nome a ciò che si prova aiuta ad abbassare il livello di attivazione perchè sembra aumentare il senso di controllo verso ciò che proviamo.
➡Un'altra strategia che possiamo usare vi suonerà familiare perchè argomento frequente nei miei post: mantenere uno stile di vita sano! Mangiare bene, fare sport e dormire un sufficiente numero di ore.
Perchè è utile, nell'ottica che stiamo trattando? Perchè si è visto che, seppure ci piaccia sentire di avere il controllo delle cose, un certo grado di incertezza e imprevedibilità rende la vita più interessante ed eccitante.
Perchè possiamo apprezzare l'imprevedibilità però dobbiamo partire da una base sicura, dobbiamo sentire di avere un certo grado di controllo in generale sulla nostra vita. Se no saremo solo molto stressati e di conseguenza poco felici.




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03/07/2020

Spesso diamo il cibo per scontato e non gli diamo molta attenzione.
Questo può far sì che, laddove ci sia un rapporto conflittuale con il cibo, questo rapporto continui a perpetuarsi, in modalità disfunzionali di alimentarsi.
Il primo passo per cambiare è fermarsi un momento e interrogarsi su come viviamo questo rapporto e la qualità della nostra attenzione nei confronti del cibo.
➡Per cominciare, possiamo porci alcune domande che ci aiutano a "portare il mangiare fuori dal regno del pilota automatico, dell'inconsapevolezza e della scarsa o nessuna pianificazione verso un approccio ponderato così che le nostre menti, corpi e spiriti possano essere nutriti dal nostro cibo"( A. Lieberstein, 2017-trad. mia).

➡Chiediamoci:
-generalmente assaporo e mi godo il cibo?
-in genere mangio quando ho fame e mi fermo quqando sono confortevolmente pieno?
-so come mangiare per sentirmi bene?
-mi abbuffo regolarmente?
-mangio per evitare o sopprimere delle emozioni o perchè c'è del cibo presente?
-mangio frequentemente mentre faccio altro (guardare la tv, leggere, cucinare ecc) senza prestare attenzione alla quantità, gusto o lsoddisfazione?
-mi sento spesso fiacco dopo mangiato?
-mi giudico per quale/quanto cibo mangio?
-mi giudico per come il mio corpo appare o per come si sente dopo aver mangiato?
-mi sento in colpa per aver mangiato dolci o altri cibi?
(da A. Lieberstein, 2017-trad. mia).

➡Se avete risposto sì ad alcune di queste domande (tranne le prime tre), c'è spazio di miglioramento e avete già cominciato, accettando di riflettere su di voi e le vostre abitudini.



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02/07/2020

SEGNALE #8
SAI CHE IL CIBO E' SOLO UNO DEI PIACERI DELLA VITA
➡Pensi al cibo quando hai fame o quando mangi, il resto del tempo lo impegni pensando a tutte le altre cose che fanno parte della tua vita, figli, famiglia, amici, hobby, lavoro ecc.

Una delle cose che è maggiormente indicativa di una sana relazione con il cibo è proprio il fatto che quest'ultimo non occupa tutti i miei pensieri e non mi sembra che la mia giornata ruoti intorno a"cosa mangerò" oppure a "cosa ho mangiato".

Purtroppo, spesso, una delle conseguenze delle diete è proprio il fatto che ci fanno pensare costantemente al cibo, facendoci perdere di vista il resto della nostra vita. Sembra che tutto dipenda da come o cosa mangiamo e le giornate sono belle o brutte in base a questo andamento.
Ciò si associa ovviamente a uno stress più elevato, se non a veri e propri disturbi psicologici.

➡Una sana relazione con il cibo significa interessarsi a ciò che mangiamo, informarsi su ciò che è più adeguato per noi e il nostro stile di vita, gustando ciò che mangio ma poi lasciare andare e usare le energie e il nutrimento che il cibo ci dà per vivere la vita che vogliamo.



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01/07/2020

Un sano rapporto con il corpo non è una cosa facile da sviluppare, specie in una cultura come la nostra ossessionata dall'immagine e da certi standard estetici francamente difficili da raggiungere per la maggior parte degli esseri umani, se non a scapito di sacrifici e fatica enormi e insostenibili a lungo (per non parlare di disturbi psicologici).
Spesso anche le persone che sembrano "perfette" non sono felici del proprio aspetto, a riprova del fatto che la nostra società tende a farci sentire perennemente insoddisfatti, indipendentemente da come siamo o dal peso che abbiamo.

👉Accettare il proprio corpo è il primo passo per cambiare le cose.
Non significa necessariamente amarlo (può non essere semplice all'inizio).
Ma possiamo imparare a dichiarare una tregua nei suoi confronti. Possiamo cominciare una relazione con il corpo che non sia per forza una guerra continua tra noi e lui.
Diventerà più facile poi rispettarlo e prendersene cura; se gli diamo le attenzioni che merita più probabilmente ci ritroveremo a considerarlo con maggior gentilezza e comprensione.
👉Accettare non significa neppure non fare nulla, accontentarsi o non cercare di migliorarsi.
Significa però farlo partendo dal dato di realtà e non lottando contro di esso. Lavorare con quello che ho, nel bene e nel male, esaltando la mia individualità, non cercando di annullarmi per degli standard irrealizzabili.
Se piove, passiamo il tempo a maledire il cielo o cerchiamo un ombrello?



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30/06/2020

"Perdere peso" è quello che spesso mi sento chiedere dalle persone che si rivolgono a me per un aiuto. Niente di strano, nella nostra società essere magri è uno status symbol ed è quindi comprensibile che le persone si pongano questa meta. Poi ci sono persone per le quali perdere peso può comunque essere importante per migliorare le proprie condizioni di salute.

➡Ma è davvero utile porsi come la perdita di peso come obiettivo?

Focalizzarsi sui kg, sul numero indicato dalla bilancia ci fa immediatamente entrare nel circolo vizioso della privazione; ci fa sentire meno liberi; ci fa concentrare su "ciò che non posso più fare", mangiare certe cose, uscire con gli amici a cena., ecc.
Ci fa sentire come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi, se no perché dovremmo togliere qualcosa?
Ci fa intraprendere un percorso a partire da sentimenti negativi nei nostri confronti e nei confronti del percorso stesso
Espone al rischio di frustrazione e rabbia nei momenti in cui le cose non vanno come vorremmo (e succederà, è inevitabile).
Difficile che le cose possano finire bene.

➡Può essere più utile allora rovesciare la prospettiva e giocarsela non su "cosa devo togliere, di cosa devo privarmi", ma su "cosa posso mettere, cosa posso aggiungere alla mia vita"?
L’obiettivo più utile cioè è la salute e il benessere. Se abbiamo comportamenti scorretti, il calo di peso sarà scontato e naturale.
Allora proviamo a chiederci: "quali comportamenti salutari posso potenziare", non quali cattive abitudini devo eliminare?"
Come posso fare per mangiare più frutta e verdura, piuttosto che quanta pasta devo togliere?
Come posso rendere la mia colazione più salutare e gratificante, non quante brioche devo eliminare?
Come posso fare per essere più attivo? Come posso rendere l'attività fisica più attraente?
Questa prospettiva ha il vantaggio di spostare l’attenzione sulle mie risorse, su ciò che posso fare, non sulle mie mancanze e di farmi in controllo delle cose.

➡L'obiettivo del benessere può richiedere più tempo e pazienza, perché può essere necessario sperimentare per trovare la strada giusta e non promette un cambiamento dal giorno alla notte ma è più facile che duri di più e che sia più soddisfacente, perchè è tagliato su di me..
Il peso giusto riflette le sane abitudini non le giustifica.
Il vero obiettivo deve essere il processo di creazione di uno stile di vita, non perdere tot kg.



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