Dott. Raffaele Biccari - Fisioterapista

Dott. Raffaele Biccari - Fisioterapista dott. Raffaele Biccari -fisioterapista specializzato in rieducazione posturale (metodo Bertelè), ri

23/12/2025
11/12/2025

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

30/11/2025

L’attività fisica non è solo un pilastro per la salute del cuore, il metabolismo e la prevenzione dei tumori: è anche uno dei più potenti stimolatori natural...

14/11/2025

Hai mai visto qualcuno che vive come se tenesse tutto dentro? Pancia tesa, petto alto, respiro corto. Come se volesse sembrare forte.. mentre dentro trattiene il mondo.

Ecco, il corpo fa lo stesso.

L’addome si trasforma in una corazza.
Il retto tira, gli obliqui stringono, il trasverso silenziosamente blocca l’aria. Fuori sembri solido. Dentro, non passa più nulla.

Non è “core stability”.
È autoprotezione.

Per chi non è del mestiere, la pancia che non si muove quando respiri non è “addome tonico”. È un corpo che non si fida più del rilascio. Quando impari a lasciarla andare, scopri che il respiro non entra nei polmoni..
entra nella vita.

Per i colleghi clinici, rigidità tonico-fasciale da over-recruitment del retto, obliqui e trasverso dell’addome; ridotta dinamica diaframmatica e ipertono addominale funzionale.

Rieducare la parete addominale non significa “rinforzare”, ma ridare elasticità a un tessuto che ha imparato solo a contenere.

E quindi?

La forza non è trattenere il respiro.
È permettersi di respirare anche quando fa male.

L’addome non serve a farti sembrare forte.
Serve a ricordarti che puoi abbassare la guardia.

Prova ora: metti una mano sul petto e una sulla pancia. Inspira. Quale si muove di più?

Gli addominali non mentono. A volte.. raccontano solo quanto a lungo hai trattenuto.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione fisioterapica personalizzata.

14/11/2025

Rachialgia è il termine medico che indica il mal di schiena, si tratta di un disturbo molto comune sia nelle donne che negli uomini. Spesso le ragioni che vengono prese in considerazione come origine del dolore sono: i legamenti, i dischi, i corpi vertebrali, le articolazioni posteriori, ecc. Per contrastare il dolore si fa ricorso prima a farmaci, per poi aggiungere terapie fisiche e arrivare infine alla chirurgia.

Per molto tempo la medicina ha cercato di risolvere il problema in modo riduttivo e semplicistico, focalizzandosi solo sull’aspetto fisico di un problema molto più complesso. Infatti, l’uomo non è solo corpo, ma è costituito da: corpo, mente, psiche ed emozioni. Per queste ragioni i mal di schiena sono uno diverso dall’altro, l’unica cosa chiara è che questo disturbo ha origini multifattoriali ed è necessario capirne la causa che sia fisica o psichica.

L’unica causa fisica che accomuna le persone è la rigidità muscolare, in particolare dei muscoli dorsali.
Dolori profondi e persistenti possono essere dovuti anche a problemi viscerali, come patologie che riguardano il fegato, l’intestino, le ovaie, l’utero, la prostata, il pancreas, …

Testo tratto dal libro di Laura Bertelè: "Ascolta e guarisci il tuo corpo. Scopri il tuo percorso di guarigione".

14/11/2025
08/10/2025

Non era una tecnica.
Era un modo nuovo di vedere il corpo.
Laura Bertelè lo imparò da Françoise Mézières: non bastava osservare una postura, bisognava capire come il corpo compensava, come si piegava, si irrigidiva, per non sentire il dolore che cercava di proteggere.

Ogni contrazione è una storia che il corpo racconta a modo suo.
Ogni tensione è un tentativo di equilibrio, una corazza nata per difendersi.
Risalire a quel dolore nascosto significa riconnettersi con ciò che siamo davvero, sciogliere ciò che pesa, lasciare spazio a ciò che può rinascere.

Il Metodo Bertelè nasce da questa visione:
📖 leggere il corpo come un linguaggio,
🫱 accompagnarlo con rispetto,
💫 restituirgli libertà, presenza, consapevolezza.

Perché dietro ogni postura c’è una persona che, semplicemente, ha imparato a resistere.

07/10/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Ci sono nervi che controllano muscoli potenti.. e poi ci sono quelli che osservano tutto e non dicono niente, finché non li tocchi. Il nervo surale è uno di questi: silenzioso, ma presente. Sensibile, ma resistente. E quando lo pizzichi.. lo senti eccome.

Dove sta?

Il nervo surale è un nervo puramente sensitivo, che nasce dalla fusione di due rami: il ramo comunicante del nervo tibiale (ramo surale mediale) e il ramo comunicante del nervo peroniero comune (ramo surale laterale).

Dopo la loro unione (spesso a livello del terzo distale di gamba), il nervo surale decorre lungo il versante posteriore-laterale del polpaccio, attraversa il tendine di Achille e si dirige verso la regione laterale del piede, terminando vicino al malleolo laterale.

Che cosa fa?

Il nervo surale è un nervo cutaneo sensitivo, che si occupa della sensibilità tattile e termica della regione postero-laterale della gamba, della sensibilità della caviglia laterale e della parte esterna del piede, contribuendo al riconoscimento di stimoli nocicettivi e termici in queste zone.

Non controlla alcun muscolo, ma è essenziale per dare feedback sensoriale su pressione, dolore, freddo, calore e contatto.

Come si lamenta?

Quando il nervo surale è irritato, intrappolato o leso, può causare sintomi come formicolio, bruciore o dolore urente nella parte posteriore o laterale del polpaccio, parestesie attorno al malleolo esterno e al margine esterno del piede, ipoestesia o anestesia parziale lungo il suo territorio, e fastidio che peggiora con scarpe strette, appoggio prolungato o compressione diretta.

Un dolore al margine esterno del piede non sempre è un problema di appoggio plantare: a volte è una voce sensitiva inascoltata.

Ruolo nella vita quotidiana

Ogni volta che cammini a piedi nudi su ghiaia, indossi calzature strette o rigide, allacci scarpe da trekking o da calcio, hai crampi o tensioni al polpaccio, o fai un massaggio profondo sul tricipite surale.. il nervo surale potrebbe intervenire, protestare o segnalare qualcosa.

È spesso coinvolto in sport di endurance (running, ciclismo, calcio), e viene anche usato come nervo donatore in alcuni interventi di microchirurgia nervosa.

Patologie e disfunzioni

Ce ne sono diverse, come l'intrappolamento o compressione del nervo surale (es. da aderenze fasciali, cicatrici o tendiniti), sindrome compartimentale della gamba posteriore, neuroma del surale (trauma o lesioni iatrogene), neurite sensitiva idiopatica o post-infettiva, conseguenze chirurgiche (sutura del tendine d’Achille, prelievi nervosi, fratture perone distale), e disordini sensitivi post-allenamento (DOMS con componente nervosa associata).

🔬 Curiosità neurologica

Il nervo surale è spesso usato come punto di riferimento per studi di conduzione nervosa (ENG). Viene anche usato come nervo donatore in chirurgia ricostruttiva per innervare altre aree. In anatomia, la sua origine può variare molto: a volte la fusione dei due rami avviene molto prossimalmente, altre volte non avviene affatto!

Approccio fisioterapico

Il trattamento fisioterapico per disturbi legati al nervo surale può includere mobilizzazioni neurodinamiche (nervo surale glide/sliders), tecniche fasciali e miofasciali mirate alla zona gastrocnemio-laterale e regione peronea.

Importante eseguire una valutazione biomeccanica del piede e della scarpa (es. drop troppo alto o basso), lavoro di decompressone posturale del polpaccio, educazione al carico, al recupero e all’uso di calzature ergonomiche, rinforzo e stretching del tricipite surale solo se non irritativo.

Conclusione

Il nervo surale è il testimone sensitivo silenzioso della tua camminata. Non si muove, ma sente tutto. Non comanda muscoli, ma ti avverte quando qualcosa non va.
Trattalo bene, liberalo da pressioni inutili, e lui ti ricambierà con una percezione chiara, sicura e funzionale.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

27/08/2025

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04/08/2025

Dal “FILO DEL DOLORE” alla “RETE DEL DOLORE”: come è cambiato il nostro modo di pensarlo.

Nel XVI secolo, secondo il modello cartesiano, il dolore era un “filo diretto” tra la zona lesa e il cervello. Un po’ come una campanella che suona quando qualcosa tocca un filo sotto pelle: lo stimolo parte dal piede e arriva su, in alto, al cervello.

Fine.

Oggi, però, la scienza del dolore ci dice che non è affatto così semplice.

Nel 21° secolo, sappiamo che il dolore è un’esperienza soggettiva, modulata, amplificata o ridotta da molti fattori che “entrano in scena” nel cervello e nel midollo spinale.

Cosa succede oggi, nel cervello che prova dolore?

Quando tocchiamo qualcosa di nocivo (una fiamma, come nella figura), l’informazione sale attraverso la linea rossa (via ascendente), ma a differenza del passato, la visione è meno semplice.

Il cervello non è un ricevitore passivo, ma un interprete attivo. Influisce attivamente attraverso la linea verde (modulazione discendente), influenzata da esperienze pregresse (il tuo passato conta, nel senso che un dolore provato anni fa può cambiare come interpreti quello attuale), da aspettative e attenzione (più ti concentri sul dolore, più lo amplifichi), dalla genetica e neurochimica (ci sono cervelli più sensibili, predisposti), dall'umore e dai pensieri (ansia, depressione, preoccupazioni.. sono benzina sul fuoco) e dalla sensibilizzazione (il sistema nervoso può diventare più “reattivo”, sia a livello periferico che centrale).

Il dolore non è solo un sintomo, è un’esperienza. Il dolore è reale anche in assenza di danno tissutale. E si può ridurre anche senza eliminare del tutto il problema fisico. È qui che la fisioterapia moderna, l’educazione al dolore e gli approcci multidisciplinari fanno la differenza: non trattiamo solo i tessuti, ma anche il sistema che li interpreta.

Il punto è proprio questo: il dolore non viaggia solo dal corpo al cervello. Il cervello lo crea e lo regola, momento per momento, come un filtro. Conoscere il dolore cambia il dolore: educare, spiegare, ascoltare.. è già parte della terapia. 😌

24/07/2025

Il dietro le quinte della tua nuca: dove nascono i movimenti e si nasconde la tensione!

Hai mai sentito quel fastidioso dolore dietro la testa dopo ore di computer o di stress? O la sensazione che qualcuno ti stia tirando un filo invisibile dalla nuca verso il cranio? Beh, non è magia: è opera di questo formidabile ensemble muscolare. Oggi ti porto a esplorare con la lente d’ingrandimento i protagonisti di questa sinfonia posturale.

FOCUS ANATOMICO – I maestri del movimento cervicale

Trapezio: la superstar più superficiale: avvolge collo e spalle, tira le scapole verso l’alto e indietro. È come un mantello che stabilizza e muove.

Splenio del capo e del collo: i tuoi muscoli “svolta testa”. Ti permettono di ruotare la testa elegantemente a destra e sinistra. Quando si irrigidiscono, ecco quel blocco da giraffa ferma.

Semispinale del capo e del collo: profondi e potenti: estendono la testa e la stabilizzano quando la fissi su un oggetto. Pensali come i “freni a disco” del collo.

Retti posteriori piccolo e grande: due piccole gemme che collegano l’occipite alle prime vertebre cervicali. Sono più importanti di quanto pensi: contribuiscono anche alla percezione del movimento (propriocezione).

Obliqui inferiore e superiore: formano il triangolo suboccipitale, un piccolo spazio da cui passa il nervo di Arnold. Se qui si crea tensione, puoi sentire cefalee cervico-geniche.

Sternocleidomastoideo: un muscolo imponente che gira e inclina la testa. Il suo tendine si annida lateralmente, mentre dietro si muovono i più fini stabilizzatori profondi.

TEST PRATICO

Vuoi capire chi si attiva quando ruoti la testa? Prova questo.

Ruota lentamente la testa a destra. Senti il lato sinistro che tira? Sono gli spleni e i semispinali che si allungano mentre i controlaterali si contraggono.

Ora inclina l’orecchio verso la spalla. Noti la tensione che cambia? Qui il trapezio e lo sternocleidomastoideo entrano in gioco.

Momento curioso

Lo sapevi che molti problemi cervicali non derivano solo dai muscoli superficiali, ma dalla tensione cronica dei piccoli suboccipitali? Sono loro che spesso mandano segnali di dolore riferito dietro l’occhio o la nuca.

Consiglio tecnico

Per migliorare la mobilità e ridurre la tensione, mobilizza dolcemente la colonna cervicale con movimenti lenti di flessione e rotazione. Rilassa i suboccipitali con un automassaggio (per esempio con una pallina morbida sotto la nuca). Allenati a distinguere le contrazioni superficiali (trapezio) da quelle profonde (retti e semispinali).

Riflessione finale, vi propongo due sfide.

La sfida del controllo fino. Riesci a muovere la testa senza sentire tutto il collo che si irrigidisce come un blocco unico? Questa è la vera prova di consapevolezza corporea.

Sfida del giorno. Siediti, appoggia le mani sulle spalle e ruota la testa lentamente. Riesci a percepire solo i muscoli profondi che lavorano, lasciando trapezio e sternocleidomastoideo rilassati? Se sì, stai diventando un artista del movimento!

Ora che conosci ogni attore dietro le tue vertebre cervicali, ricorda: la postura nasce anche da questi dettagli. Trattali con rispetto, concediti pause e piccoli esercizi di mobilità. La tua testa ti ringrazierà con leggerezza e chiarezza mentale.

Indirizzo

Via Malcangi 115
Trani
76125

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