Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di In Forma Mentis, Sito Web di salute e benessere, Trento.
In Forma Mentis è uno Studio Professionale dove collaborano professionisti esperti in varie discipline e tecniche della salute e del benessere: psicoterapia, dietetica, fisioterapia, osteopatia, terapia del dolore e agopuntura, coaching.
22/02/2026
Lo Studio Trento e l’
propongono una Serata di sensibilizzazione, informazione ed interscambio sullo stato dell’arte delle tra le persone, aperta a tutti in diretta
Zoom il 4 MARZO 2026 ore 21, previa iscrizione che trovate sui social.
Perché interrogarci sulle Relazioni ? Perché sono state ma soprattutto sono diventate rare, sporadiche, spesso improntate alla , all’utilizzo strumentale se non all’assenza totale.
Se parliamo di Relazioni pensiamo alla loro base: il di e alla , sia nell’ che nell’ .
Esistono relazioni sane e funzionale espresse in modalità differenti, così come sono di esperienza di tutti relazioni complesse, che ci mettono in crisi, che sviluppano , , , , fino alla e .
- "Le relazione tossica è quella che si diffonde lentamente, avvelenando la nostra autostima e la nostra fiducia in noi stessi."
- Criticismo e disprezzo
- Manipolazione e controllo
- Abusi emotivi o fisici
- Mancanza di rispetto e di comunicazione
- Senso di colpa o di vergogna
- Isolamento sociale
Vi aspettiamo !!
02/02/2026
“Lo psicologo a scuola non è solo lo sportello.”
Lo Studio condivide ed appoggia un approccio più rigoroso e scientifico alla complessità della realtà scolastica, oggi, anche trentina📒📕
📘Finalmente se ne parla ed in modo chiaro e corretto. Troppe figure si sono aggirate e si aggirano nel mondo della Scuola, senza competenze e preparazione specifiche… eppure il compito è molto delicato: supportare menti in formazione, genitori, insegnanti, classi.
📕È il messaggio forte che emerge dall’intervista a Katia Castellini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Trentino: la psicologia scolastica funziona davvero quando non resta un intervento “a chiamata”, ma diventa una presenza strutturata, continua e integrata nella vita quotidiana della comunità educativa.
📘L’idea è un modello diffuso di assistenza psicologica a scuola, basato su evidenze e costruito su tre livelli di intervento:
1. Prevenzione e promozione del benessere per tutta la comunità scolastica
(ascolto dei bisogni, incontri, eventi, attività, lavoro sul clima e sulle competenze).
2. Interventi mirati su gruppi o persone in situazioni di rischio potenziale.
3. Risposta diretta a criticità specifiche (singoli casi o gruppi classe), quando serve.
📗Il progetto punta a partire con una sperimentazione attenta, senza “modelli calati dall’alto”: dialogo tra le funzioni della scuola, raccolta dati, valutazione e correzioni in itinere. Un elemento importante: gli psicologi coinvolti sarebbero supervisionati da colleghi esperti.
📔Perché investire adesso? Perché intercettare il disagio prima che diventi patologia significa tutela, benessere e anche risparmio sociale (costi sanitari, assenze, ricadute). E perché oggi scuole e istituzioni mostrano una sensibilità crescente nel costruire risposte più solide e continuative.
📙Se vogliamo una scuola che educa davvero, non basta “riparare” quando qualcosa si rompe: serve una cura preventiva, quotidiana, di comunità.
27/01/2026
Lo Studio Trento e l’ Trento, Vi invitano a partecipare alla Serata online del MERCOLEDÌ 4 MARZO 2026 ORE 21, sulla piattaforma Zoom previa Iscrizione,
💕per riflettere insieme e confrontarci in diretta, sul tema delle , amicali e sentimentali: quali i confini tra Relazioni cosiddette “Tossiche” e Relazioni cosiddette “Sane” ?
💕Non TUTTE LE DIPENDENZE RELAZIONALI SONO PATOLOGICHE e NON tutte le Relazioni che paiono Sane, lo sono…un esempio di …
💕Il 15 gennaio 2018 ci lasciava Dolores O’Riordan, voce e anima dei Cranberries. La sua storia personale, segnata da traumi infantili, fragilità psicologiche e una fama difficile da sostenere, è il ritratto di una Donna Persefone: una figura che conosce gli abissi e tenta, a volte disperatamente, di risalire alla luce.
💕In Linger Dolores canta una relazione fondata sulla dipendenza patologica, quella che ci trattiene anche quando sappiamo che non c’è fiducia, né rispetto. Quella che ci spinge a stringere un filo che invece andrebbe reciso.
💕Eppure, come ricorda Matteo Lancini, stiamo costruendo una cultura che demonizza qualsiasi forma di legame: conta solo il sé, e la dipendenza dall’altro viene trattata come una malattia.
💕Abbiamo iniziato a chiamare “tossico” tutto ciò che implica bisogno, vulnerabilità, interdipendenza. Anche perché un certo tipo di comunicazione – spesso guidata più dal marketing che dalla psicologia – ha trasformato parole complesse in slogan da vendere.
💕Il risultato è sotto gli occhi di tutti: celebriamo l’autonomia assoluta, ma viviamo relazioni sempre più fragili. Giovani e adulti che si lasciano al primo inciampo, che temono l’intimità, che vivono l’amore come un rischio invece che come un’esperienza umana essenziale.
💕Forse è il momento di smettere di usare parole come “tossico” e “narcisista” tanto alla moda come etichette universali. Perché:
- esiste una dipendenza sana e una patologica;
- esiste un narcisismo sano e uno patologico;
💕Come ricorda la pagina scienzesocialipuntocom:
"l’essere umano nasce dipendente. Ha bisogno dell’altro per diventare sé stesso. Negare questa origine non ci rende più forti. Ci rende più soli".
💕E infatti la paura della dipendenza ci sta spingendo verso un isolamento crescente, che si manifesta in ansia, depressione, abuso di sostanze, iperconnessione digitale, pornografia compulsiva.
Tutti modi per riempire un vuoto affettivo che non riguarda solo i giovani ma attraversa le diverse generazioni.
💕”Dove si è rotto il filo?” si chiede Elisa in una famosa canzone, per tornare alla musica. È la domanda che ci facciamo quando un legame precipita negli abissi interiori. Ma senza distinguere tra una dipendenza sana e una dipendenza patologica continueremo a temere le relazioni, a evitare l’intimità, a fuggire proprio da ciò che potrebbe salvarci.
💕Perché per ritrovare la nostra anima, a volte, dobbiamo avere il coraggio di scendere negli abissi a cercare quel filo. Non di evitarli.
20/01/2026
che fa davvero davvero pensare…
Buona dallo Studio Trento 😊
🎈Nel 1973, otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici e scoprirono qualcosa di terrificante. Una volta che sei etichettato come pazzo, non c'è quasi via d'uscita.
🎈L'esperimento fu condotto dallo psicologo David Rosenhan e iniziò con una semplice domanda che la medicina non aveva mai seriamente messo alla prova: i professionisti formati possono distinguere in modo affidabile la sanità mentale dalla malattia mentale?
🎈Per scoprirlo, Rosenhan reclutò otto "pseudopazienti". Erano persone comuni: uno studente laureato, un pediatra, uno psichiatra, un pittore, una casalinga. Tutti mentalmente sani. Ognuno si offrì volontario per fare una cosa — e una sola — per essere ricoverato.
🎈Dovevano entrare in un ospedale psichiatrico e dire di sentire delle voci. Tutto qui. Nessuna crisi drammatica. Nessuna delirio bizzarro. Nessun comportamento violento. Solo una calma descrizione di parole udite come "vuoto", "cavo" e "tonfo". Ognuno di loro fu ricoverato.
🎈Immediatamente dopo il ricovero, i volontari smisero di fingere. Si comportarono normalmente. Parlarono chiaramente. Collaborarono. Socializzarono. Dissero al personale che le voci erano cessate. Non importava.
🎈I dottori e gli infermieri ora vedevano tutto attraverso un'unica lente: la malattia mentale.
Prendere appunti? → "Comportamento di scrittura compulsivo". Stare vicino alla postazione delle infermiere? → "Ricerca patologica di attenzione". Aspettare il pranzo? → "Ansia legata alla fissazione orale". Essere educato e calmo? → "Affetto appropriato nell'ambito del quadro patologico".
🎈La diagnosi arrivò rapidamente — e rimase fissa. Sette furono etichettati con schizofrenia. Uno con psicosi maniaco-depressiva. Nessuno fu riconsiderato. La degenza media durò 19 giorni. Un volontario rimase ricoverato per 52 giorni. Non perché fosse malato. Ma perché l'istituzione aveva già deciso che lo fosse.
🎈Ecco la parte più inquietante. I dottori non misero mai in discussione il loro giudizio. Gli infermieri non riconsiderarono mai nulla. Le cartelle si riempirono di un linguaggio tecnico e sicuro che faceva sembrare il normale comportamento umano come un sintomo.
🎈Eppure, qualcun altro se ne accorse immediatamente. I pazienti. Nel giro di pochi giorni, veri pazienti psichiatrici presero in disparte i volontari e sussurrarono cose come: "Tu non sei pazzo", "Sei un giornalista, vero?", "Tu non dovresti stare qui".
🎈Su centinaia di interazioni, nemmeno un singolo pseudopaziente fu identificato come sano dal personale ospedaliero. Ma dozzine di pazienti reali riconobbero la verità.
🎈L'esperimento rivelò qualcosa di profondamente scomodo. La diagnosi non si basava sul comportamento. Si basava sul contesto. Una volta che una persona aveva varcato la soglia istituzionale, ogni sua azione veniva reinterpretata per adattarsi all'etichetta già assegnata. Le prove non contavano più. La normalità stessa diventava invisibile.
🎈Quando Rosenhan pubblicò lo studio — "On Being Sane in Insane Places" (Essere sani in luoghi folli) — il mondo della psichiatria esplose. Gli ospedali protestarono. I medici erano furiosi. Alcuni sostennero che lo studio fosse poco etico. Un ospedale sfidò direttamente Rosenhan: "Mandaci i tuoi falsi pazienti", dissero. "Li smaschereremo". Rosenhan accettò.
🎈Nei tre mesi successivi, l'ospedale identificò 41 pazienti in arrivo come impostori. Erano orgogliosi della loro vigilanza. Rosenhan non aveva mandato nessuno. Il danno era fatto.
Lo studio dimostrò quanto potentemente le etichette distorcano la percezione, come le istituzioni possano diventare cieche di fronte agli individui, e quanto facilmente la certezza sostituisca la curiosità una volta che l'autorità prende il sopravvento. Contribuì ad innescare riforme radicali nella diagnosi psichiatrica, diede un contributo allo sviluppo di criteri diagnostici più rigorosi e ridefinì la valutazione della malattia mentale.
🎈Ma la lezione più profonda andò ben oltre la psichiatria. Mostrò come i sistemi possano intrappolare le persone in narrazioni che non hanno scelto. Come l'essere percepiti in un certo modo possa contare più di ciò che si è realmente. E come la cosa più difficile da far credere a un'istituzione… sia che potrebbe sbagliarsi.
🎈Otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici nel 1973. Ne uscirono con una verità che cambiò per sempre la medicina. A volte l'illusione più pericolosa non è quella dei pazienti. È di coloro che credono di non poter mai sbagliare.
̀
Helibova
12/01/2026
…spunti riflessivi e… di Risveglio individuale, sociale e di comunità tutta.
Lo Studio TRENTO desidera condividere alcune chiave pronunciate dal giornalista, saggista ed intellettuale italiano, .
versus .
🧩Quanto è vitale, essenziale per i giovani ma anche per noi tutti, studiare, mantenersi informati, , stimolare la nostra ̀ cognitiva ed emotiva, viaggiare, , nutrirsi ?
🧩Quanta importanza assume nella e sociale e del nostro futuro l’aver avuto la possibilità di istruirsi ?
🧩Quanto il genera e amplia gli orizzonti del nostro ed nella realtà?
Diamoci da fare ! 😊
“Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo: A che serve studiare? Chi sa rispondere?
Qualcuno osò rispostine educate: a crescer bene, a diventare brave persone…
Niente, scuoteva la testa.
Finché disse: Ad evadere dal carcere.
Ci guardammo stupiti.
L’ignoranza è un carcere. Perché là dentro non capisci e non sai che fare.
In questi anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?
Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile, leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza.
Uno Stato democratico deve salvarli perché è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.” Corrado Augias
23/12/2025
🌲A noi pare un Dono …
🌲Spazio di per sensibilizzare all’ della , per avvicinare alla , riducendone forse e .
🌲Per il bisogno di e , merce sempre più rara e che alimenta e .
🌲Si fanno chiamare “Les écouteurs de rues”, letteralmente “Gli ascoltatori di strada”: sono una decina tra psicologi, psicoterapeuti che, una volta al mese, scendono nelle strade del quartiere popolare Goutte d'Or di Parigi per ascoltare i residenti che hanno bisogno di confidarsi ma non possono permettersi di pagare un consulto.
🌲Non c'è un divano su cui sdraiarsi, ma sedie pieghevoli sparse per la strada e professionisti che interpellano i passanti con domande come: «Scusi, quand’è l’ultima volta che qualcuno l’ha ascoltata?». Spiazzante, ma efficace, perché nella maggior parte dei casi le persone si fermano, segno che il bisogno di essere ascoltati esiste davvero.
«In un anno abbiamo accolto circa 150 persone», racconta Marie Sylvie Rushton, psicoterapeuta e psicologa clinica. «Ci parlano di tutto: della loro quotidianità, dei loro dubbi e delle loro sofferenze».
«L'idea alla base di questo progetto è rendere la salute mentale più accessibile», spiega Séverine Bourguignon, artista e psicoterapeuta fondatrice dell'associazione. L’obiettivo, infatti, è offrire un primo spazio di ascolto e di avvicinamento alla psicoterapia. E quando emerge la necessità di un supporto più strutturato, le persone vengono indirizzate verso centri e servizi specializzati.
🌲”Ci sono persone che non possono permettersi un percorso di terapia e che, nella maggior parte dei casi, non oserebbero neanche farla. La nostra ambizione è quindi allargare il sistema ed estenderlo a diversi distretti di Parigi», conclude Séverine Bourguignon.
Foto: sito Web "Écouteurs de rues".
Lasciamo ad alcuni Colleghi, le loro deontologiche valutazioni, sul setting, la privacy, ecc, ecc 🌟
16/12/2025
Diritto a stare bene (Gruppo in Fb)
Lo Studio Trento, sostiene ed appoggia quanto evidenziato e scritto in questo interessante Gruppo presente su Fb.
💫E lo fa, oltre che Condividendone il , anche con i :
💫siamo un Centro dedicato al ed alla cura delle differenti forme di e siamo con il , quindi con tariffe calmierate e con massima apertura verso qualsiasi forma di .
💫Se ne sussistono le condizioni economiche, garantiamo psicologica in forma “pro bono” ovvero gratuita ad un certo numero di persone.
💫Ora vi lasciamo alle sul … che è , e luci, ma al contempo , ed .
💫Dicembre è il mese dei ricordi. Per qualcuno è nostalgia: le tavole di una volta, chi non c’è più o i Natali passati che non tornano.
💫Per altri è tensione: famiglie che si ritrovano e ferite che si riaprono, cose mai dette che tornano a galla tra un brindisi e l’altro.
💫Per molte persone, però, il Natale è anche il momento in cui si sente più forte la propria diversità: se non rientri negli schemi, se la tua identità non è accolta, se vivi una condizione di marginalità, se devi “scegliere” ogni anno quanto di te puoi mostrare e quanto no.
💫E poi c’è la questione che tutti fingono di non vedere: il denaro. I regali che non puoi permetterti, le spese che pesano più del dovuto, le bollette che arrivano anche a dicembre, le cene che diventano un conto economico.
💫Intanto i social raccontano un’altra storia: viaggi, pacchi sotto l’albero, famiglie perfette, tavole infinite. E il confronto diventa crudele.
Perché quando non hai ciò che vedi, pensi che il problema sei tu.
💫Il risultato è che dicembre amplifica tutto quello che durante l’anno riusciamo a tenere sotto controllo: ansia, tristezza, frustrazione, solitudine e senso di inadeguatezza. Non c’è niente di sbagliato in questo. È una risposta umana a una pressione enorme.
💫Ma c’è qualcosa di sbagliato in un Paese che lascia le persone sole proprio quando fanno più fatica. È per questo che Pubblica continua a chiedere una cosa semplice: psicologi pubblici e gratuiti, accessibili a tutte e tutti, dove e quando servono.
💫Nei territori, nelle scuole, nelle famiglie, nelle comunità. Perché le feste possono essere difficili, ma non dovrebbero mai essere affrontate in silenzio. E nemmeno da soli.
09/12/2025
Storie di vita che evocano , , passioni, il saper non mollare per evolversi e superare ciascuno di noi i propri limiti 🌈
⭐️Non tagliò mai per primo il traguardo.
Ma seppe spingersi più in alto di chiunque altro.
🌟Michael Edwards — per il mondo intero, Eddie the Eagle — non era destinato a essere un campione.
Miope, impacciato, con un'andatura buffa, tutto in lui sembrava gridare "non ce la farai".
🌟Eppure, dentro di sé, custodiva un sogno: partecipare alle Olimpiadi.
Non per diventare famoso, ma per sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Desiderava solo appartenere a quel regno fatto di neve, sfide e cuore.
🌟Nessuno lo prese sul serio.
Tentò la via dello sci alpino, ma fu respinto. Le porte si chiudevano una dopo l’altra.
Nessuna federazione lo accolse, nessun coach credette in lui.
Così fece una scelta f***e: cambiare direzione.
🌟”Salto con gli sci,” si disse. “In Inghilterra non lo fa nessuno. Forse, proprio lì dove non c’è nessuno, ci sarà posto anche per me.”
🌟Non aveva soldi, né appoggi.
Dormiva nella macchina, mangiava poco, si allenava con attrezzature di seconda mano.
Usava sci prestati e occhiali così spessi che durante il volo si appannavano.
Cadde. Si ferì. Si rialzò. Ricadde ancora.
🌟Ma non smise mai di provarci.
Perché chi ha un sogno vero non ha bisogno di applausi. Gli basta credere.
🌟Nel 1988, il miracolo: le Olimpiadi invernali di Calgary.
Contro ogni aspettativa, Eddie si qualificò come unico saltatore con gli sci del Regno Unito.
Lo stadio era gremito, il cielo blu tagliente, il silenzio teso prima del salto.
E lui saltò.
Arrivò ultimo.
🌟Ma quando atterrò, esplose un’ovazione che non parlava di posizioni, ma di ammirazione.
🌟Non aveva superato nessuno, ma aveva conquistato tutti.
Perché non serve arrivare primi per diventare un’icona.
A volte basta restare fedeli a se stessi e saltare, anche quando il mondo ti guarda con sufficienza.
⭐️Il pubblico lo adorò.
I media lo battezzarono “The Eagle”, l’Aquila.
E il Comitato Olimpico Internazionale scrisse di lui:
“Lo spirito olimpico ha un nuovo volto: Eddie Edwards.”
🌟Non vinse ori né coppe.
Ma guadagnò qualcosa di più raro: il rispetto del mondo.
Perché certe storie non parlano di vittorie, ma di resistenza.
E ci insegnano che il vero trionfo non è salire sul podio.
È osare il salto, anche quando tutti ti dicono che cadrai.
Osate !! 🌕🌈
02/12/2025
Lo Studio Trento, vi propone un , una per i momenti bui, difficili, complessi.
Il ed il necessari per nutrire in sè e nel proprio …soprattutto se sulla nostra strada incontriamo e vediamo un o qualcuno che intravveda in noi un ed una pulsanti.
Ecco un della vita di ed il suo con .
🦋Nel 1974, Nina Simone si sedette in silenzio all'Hippopotamus Club di New York, stremata da uno dei capitoli più oscuri della sua vita.
Le battaglie legali, i problemi personali e un lungo allontanamento dall'industria musicale l'avevano condotta a un silenzio profondo, sia creativo che emotivo.
🦋Quella sera era andata a vedere un concerto di David Bowie — forse per curiosità, forse cercando una scintilla di cui ancora non sapeva di aver bisogno.
🦋Quello che non si aspettava era di incontrare l'artista in persona poche ore dopo.
Bowie la vide nel club, si avvicinò con una calma sicura, si presentò e le chiese il suo numero di telefono.
🦋Era una connessione improbabile: lei, la voce feroce e irremovibile della protesta nera; lui, l'androgino rocker britannico che ridefiniva la fama e l'identità.
Tuttavia, tra loro accadde qualcosa di invisibile e silenzioso.
Alle tre del mattino, il telefono di Nina squillò.
🦋Dall'altro capo, Bowie parlò con una sincerità disarmante:
"La prima cosa che voglio che tu sappia è che non sei pazza."
Per Nina — che per anni era stata etichettata come instabile, lunatica, persino pericolosa — quelle parole attraversarono la nebbia di giudizi che l'avevano perseguitata.
Bowie le disse che lei proveniva da un luogo che pochi potevano capire, e che non era sola.
🦋Nelle settimane successive, continuò a chiamarla.
Trascorrevano tempo parlando, suonando musica, o semplicemente condividendo silenzi.
Per Nina, Bowie fu più di un fan o un collega: fu qualcuno che la vedeva davvero.
"Non è umano", disse una volta. "David non è di questo mondo."
🦋Fu il suo costante supporto a riportarla alla musica.
Non perché lo dovesse all'industria, né al pubblico, e nemmeno a sé stessa,
ma perché qualcuno le aveva ricordato che la sua voce contava ancora.
Con lui, riscoprì una connessione spirituale e creativa che non sentiva da anni.
🦋Il ricordo di quelle conversazioni notturne e dei duetti al pianoforte la accompagnò per il resto della sua vita.
In un momento in cui il mondo le aveva voltato le spalle, David Bowie le offrì qualcosa di più duraturo della fama —
le offrì fede.
19/11/2025
e suggerite dallo studio …..
Quanto ascoltiamo, ci lasciamo andare e ci facciamo scorrere dall’Angst ??
A voi tutti la propria risposta 😊
A voi tutto questo dono da assaporarvi, come un buon cibo, leggendolo 🥞
🍕Le lacrime di Nietzsche nasce da un’ipotesi affascinante: immaginare un incontro mai avvenuto tra Friedrich Nietzsche, il filosofo dell’eterno ritorno, e Josef Breuer, il medico che con Freud gettò le basi della psicoanalisi.
🥨Yalom intreccia verità storica e finzione, dando vita a un romanzo che non racconta soltanto, ma scava.
“Smettila di pensare! Apri gli occhi! Guarda! Lasciati penetrare dal mondo!”
🥐Questa esortazione è il cuore pulsante del libro. Ambientato nella Vienna del 1882, si apre su un Breuer stanco e in crisi, che Lou Salomé conduce all’incontro con Nietzsche, afflitto da dolori fisici e da un’angoscia esistenziale radicale: l’Angst, cioè quel senso di smarrimento che non nasce da una paura concreta, ma dalla consapevolezza del limite e della fragilità della vita.
🧀Breuer propone una terapia fondata sul dialogo, embrione della psicoanalisi. Ma presto scopre che Nietzsche non è un paziente qualsiasi: ogni parola incrina le sue certezze, ogni silenzio è un abisso. Il romanzo diventa un duello filosofico, un confronto tra due solitudini che si riconoscono nell’Angst come condizione originaria dell’esistenza.
🧇Breuer, convinto di essere il terapeuta, si scopre malato. Nietzsche, rifiutando la pietà, diventa catalizzatore di una rinascita. I dialoghi sono densi e taglienti, ogni frase una lama, ogni pausa una vertigine. L’Angst emerge come disvelamento del nulla, esperienza del limite, apertura al mistero dell’essere.
“Quanta vita ho perso... per non essere stato capace di guardare? O di avere guardato senza vedere?”
🍖Questa domanda attraversa Breuer come una ferita e diventa il filo rosso del romanzo. La scrittura di Yalom è limpida e colta, capace di accarezzare e ferire nello stesso gesto.
“Mi è sempre piaciuto riscaldarmi alla presenza delle grandi menti...”
🍞Qui si riflette il bisogno umano di orientamento. Ma Yalom ricorda che ogni grande mente è anche una ferita: non basta collezionare pensieri, bisogna attraversarli e lasciarsene trasformare. L’Angst non è un nemico, ma un compagno da ascoltare.
🍟Le lacrime di Nietzsche è un romanzo che cura e inquieta, un viaggio nella mente e nell’ombra, dove la verità non è mai comoda. È un invito a smettere di pensare per iniziare a vedere, a sostare nella domanda senza pretendere risposte.
“Il dolore non è una malattia da estirpare, ma una verità da ascoltare.”
🍳Il senso ultimo del romanzo è convivere con l’Angst, riconoscerla come premessa della felicità: solo chi ha guardato nel buio può riconoscere la luce.
Personalmente, l’ho trovato affascinante: per la scrittura elegante, per la trama stimolante, e per la capacità di avvicinare al pensiero nietzscheano. È un libro che continua a lavorare dentro, come un pensiero che non smette di interrogare.
Alla fine, la frase di Nietzsche a Breuer sigilla tutto: “noi sperimentiamo unicamente noi stessi nell’attimo presente”. È il richiamo a tornare a noi stessi, non nel passato o nel futuro, ma nell’unico tempo che ci è dato: il presente.
11/11/2025
Spunti importanti, ideali, ma meravigliosi per la nostra di tutti i giorni: ovvero come ciascuno possa o abbia la di lanciare un , di un denso di che siano per la , per tutti ed ognuno di noi.
Lo Studio di Trento, desidera donarvi il simbolico ma potentissimo di una .
Buon “spargimento” di gesti semplici ma rivoluzionari a Voi 😊
Sinéad O'Connor 🌈
L'Artista che Rifiutò un Grammy per Principio
🎵Un atto di protesta che ha segnato la storia della musica.
🎵Nel 1991, la cantante irlandese Sinéad O'Connor divenne la prima artista nella storia a rifiutare pubblicamente un Premio Grammy, inclusa la statuetta per la Migliore Interpretazione di Musica Alternativa.
🎹L'occasione fu la 33ª edizione dei Grammy Awards, celebrata dopo il successo mondiale del suo acclamato album del 1990, I Do Not Want What I Haven't Got, che includeva l'iconico singolo "Nothing Compares 2 U".
🎵Nonostante fosse stata candidata in quattro categorie, l'artista decise di non partecipare alla cerimonia.
O'Connor non solo si assentò, ma rese anche pubblica una toccante lettera aperta alla National Academy of Recording Arts and Sciences.
🎵In essa, spiegò che il suo rifiuto si basava sulla percezione che i Grammy riflettessero e promuovessero "valori materialistici falsi e distruttivi" e non riconoscessero veramente l'arte e il servizio che, a suo avviso, la musica avrebbe dovuto rappresentare.
🎶”La mia preoccupazione principale non è offendere nessuno, ma piuttosto rimanere fedele a quello che considero essere lo scopo della musica. Credo che il nostro scopo sia ispirare e, in qualche modo, guidare e guarire la razza umana, della quale siamo tutti membri alla pari", scrisse O'Connor.
🌈Questo gesto audace fu totalmente coerente con la sua carriera, costellata di attivismo e da una costante posizione critica nei confronti dell'industria. Rifiutandosi di partecipare alla macchina delle grandi cerimonie di premiazione, Sinéad O'Connor ha lasciato un'eredità di integrità artistica che rimane un punto di riferimento nella storia della musica.
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È uno Studio multi professionale dove approfondite competenze di vari professionisti si incontrano per fornire ad ogni persona un individuale e specifico percorso al fine di arrivare a trasformarsi nel responsabile artefice del proprio benessere. Riportare al centro del concetto di guarigione le abilità e risorse dell’individuo rende ognuno di noi maestro della propria salute, fisica e mentale.
Ogni professionista mette quindi a disposizione le proprie capacità ed esperienza, con il valore aggiunto di un possibile confronto con gli altri specialisti presenti, per una totale e completa presa in carico del percorso di cura.
“In Forma”
Attraverso il lavoro sul fisico, affrontando sintomatologie dei diversi distretti corporei (dolore muscolo scheletrico, articolare, miglioramento della perfomance, patologie e sintomi “funzionali”) con un’azione volta inizialmente al contenimento della sintomatologia, ma in seguito anche a trattare gli aspetti che possono essere all’origine di tali sintomi. Valutazioni posturali e di riequilibrio dei sistemi neurovegetativi vengono affrontati da esperti fisioterapisti, osteopati ed esperti in scienze motorie. La presenza di un medico specialista in anestesia e rianimazione con anni di esperienza nella terapia del dolore affrontata mediante agopuntura e tecniche riflesso terapiche complementari (mesoterapia, laserterapia terapia neurale) consente di integrare la più tradizionale terapia farmacologica alle potenziali risorse evocabili dal nostro sistemi neurologico e neurovegetativo. L’attenzione verso un fondamentale e potente strumento di salute quale una dieta sana ed adeguata alle singole caratteristiche di ogni individuo è garantita dalla presenza di una competente biologa nutrizionista in grado di fornire indicazioni personalizzate. Non esiste una ricetta valida per tutti indistintamente, così non esiste una dieta che risolva problemi diversi in persone diverse.
“Forma Mentis”
Perché il modo in cui pensiamo può essere fonte di problematiche se basato su modalità disfunzionali, ma allo stesso tempo può trasformarsi in potente strumento di cambiamento e realizzazione di sé, quando strategicamente utilizzato per liberarci dalle trappole mentali di cui spesso siamo gli unici responsabili. Professionali ed efficienti psicoterapeute, con anni di esperienza nelle diverse forme di palesarsi del malessere emotivo, psicologico, relazionale e del comportamento, lavorano nella nostra struttura garantendo efficaci percorsi secondo il modello della terapia breve strategica.
“In Forma”
Come informa. La sinergia di professionalità si concretizza inoltre attraverso l’azione dell’Associazione di Promozione Sociale ReACT come promotore di iniziative di informazione alla popolazione sulle tematiche della salute e del benessere attraverso l’organizzazione di serate informative gratuite aperte alla cittadinanza e mediante divulgazione sui social network di interventi e articoli finalizzati all’obiettivo comune: informare le persone che un altro modo di percorrere la via del benessere esiste. Un modo più attento a valorizzare tutte le risorse di cui ogni individuo è ricco.
Perché se molte delle cose che ci fanno ammalare o vivere male dipendono da abitudini, stili di vita o trappole mentali di cui noi stessi siamo il più delle volte artefici, la soluzione non si trova al di fuori di noi, in una pillola o in ricette preformate universali che ci possano “salvare”, ma in un viaggio di riscoperta che ci metta a contatto con i nostri punti di forza per un cambiamento salutare.