Federica Michelazzo Coaching

Federica Michelazzo Coaching Ti aiuta nell’aumentare la tua autostima e la consapevolezza interiore.

Federica è una terapeuta certificata LNT per il riequilibrio energetico fisico e psichico, ti supporta e ti da gli strumenti necessari per la tua crescita personale.

22/02/2026

Ho chiesto ai miei studenti di scrivere il loro segreto più buio. L’ultimo foglietto che ho letto ha fatto piangere persino il capitano della nostra squadra.

Lo zaino di tela ha colpito la cattedra con un tonfo. Un suono secco, e la classe si è zittita all’istante.

Ho tirato la zip. Un rumore ruvido, quasi un graffio.

«Chiudete i libri», ho detto. «Oggi niente storia.»

Ventisei occhi addosso a me. L’aria aveva quella densità che si sente solo a scuola: una spavalderia di facciata e, sotto, un’ansia che non trova mai il coraggio di mostrarsi.

In fondo c’era Marco, spalle larghe, risata pronta, sempre il primo a fare il duro.

In seconda fila, Giulia, perfetta, capelli in ordine, sguardo da “va tutto bene” anche quando non va.

Vicino alla porta, Luca, felpa col cappuccio, silenzioso, sempre un po’ di lato, come se dovesse scappare prima degli altri.

Recitano tutti.

Fanno finta di essere invincibili.

Fanno finta di non tremare.

Io ho alzato una pila di cartoncini bianchi.

«Tre regole», ho detto. «Uno: niente nome. Due: sincerità totale. Tre: scrivete la cosa che vi pesa così tanto da togliervi il respiro.»

Una mano si è alzata, con un mezzo sorriso. «Tipo… “non ho studiato”?»

«No», ho risposto. «Intendo quello che vi si siede sul petto alle tre di notte. Il segreto che vi vergognate persino di pensare. Il motivo per cui siete stanchi.»

Ho appoggiato il palmo sullo zaino aperto.

«Lo chiameremo “Lo Scarico”. E quello che scrivete qui… resta qui.»

Le risatine sono morte.

Il sarcasmo si è sciolto.

Per dieci minuti si è sentito solo il fruscio delle penne e il termosifone che borbottava. Fuori, il corridoio. Dentro, una cosa rara: ragazzi che smettono di fare scena.

Marco ha accartocciato il suo cartoncino nel pugno, nocche bianche, poi l’ha steso e ha scritto.

Giulia fissava il soffitto e sbatteva le palpebre in fretta, come se stesse negoziando con le lacrime.

Luca scriveva piano. Come se ogni parola costasse.

Quando hanno finito, sono venuti uno alla volta alla cattedra, senza dire niente, e hanno lasciato il cartoncino piegato nello zaino.

Un piccolo pellegrinaggio silenzioso.

Ho chiuso la zip. Lo zaino sembrava uguale. Ma noi sapevamo che non lo era più.

Mi sono seduto sul bordo della cattedra.

«Leggo io», ho detto. «Ad alta voce. Niente commenti. Niente giudizi. Si ascolta.»

Mi tremavano le mani quando ho preso il primo.

«A casa è sempre teso. Mi metto le cuffie e faccio finta di non esserci.»

Silenzio pieno.

Secondo foglietto.

«Dico che non ho fame. Non voglio quel loro sguardo lì.»

Terzo.

«Tutti pensano che io sia circondato. In realtà non ho nessuno con cui posso essere vero.»

Quarto.

«Quando c’è un annuncio, mi parte il cuore. Mi sono già immaginato cose che non voglio immaginare.»

Leggevo senza insistere, senza spettacolarizzare. Ma ogni frase toglieva un pezzetto di armatura.

«Mi vergogno della mia casa. Non invito nessuno.»

«Quando vedo la posta sul mobile dell’ingresso, so che a casa peggiora tutto.»

«Mio fratello c’è, ma non c’è. Non so più come parlargli.»

Poi un foglietto mi ha stretto la gola.

«Mi innamoro in un modo che mio padre non accetterebbe. Vivo con la paura di essere scoperto.»

Ho alzato lo sguardo. Qualcuno si asciugava l’angolo dell’occhio come se fosse polvere.

E poi… l’ultimo foglietto.

Era piegato e ripiegato, come se chi l’aveva scritto avesse provato a rendere la frase più piccola.

L’ho aperto.

E l’ho capito subito: quello non lo avrei letto come gli altri.

Non perché volessi nascondere.

Perché ci sono parole che non si lanciano nella stanza. Si tengono. Si proteggono.

Ho preso fiato.

«Qui», ho detto piano, «c’è qualcuno che scrive che non sa più come continuare a portare tutto questo.»

Nessuno si è mosso.

«Che a volte è troppo rumore nella testa. Troppo peso nel corpo.»

Ho appoggiato il foglietto sul ginocchio.

«Non leggo il resto. Però dico una cosa chiarissima: se ti riconosci, non sei solo. E se oggi non riesci a uscire da qui come se niente fosse, resti. Resto anch’io. E facciamo le cose nel modo giusto, subito, da adulti.»

Niente prediche.

Solo una porta che si apre.

E in quel momento Alessandro — il capitano della squadra, quello che “regge sempre”, quello che tutti chiamano forte — si è spezzato.

Si è piegato in avanti, la faccia tra le mani.

Le spalle gli tremavano.

Piangeva in silenzio, ma era un pianto intero, un pianto che dice: “non ce la faccio più”.

Nessuno ha riso.

Nessuno ha fatto battute.

Giulia ha spostato la sedia. Si è avvicinata a Luca vicino alla porta e gli ha posato la mano sull’avambraccio.

Non per fare scena.

Non per farsi vedere.

Solo perché era l’unica frase possibile, senza parole.

Luca non si è tirato indietro.

In quel momento le etichette sono sparite.

Niente “popolari”, niente “strani”.

Niente “sportivi”, niente “silenziosi”.

Solo ragazzi. Quasi bambini. Con montagne addosso.

Mi sono alzato e ho appeso lo zaino al gancio vicino alla porta.

«Resta qui», ho detto. «Come segno. Non dovete portarvelo addosso da soli. Non in questa classe.»

Quando è suonata la campanella, nessuno si è precipitato.

Sono usciti piano.

E passando hanno fatto un gesto che mi ha rotto.

Uno ha toccato lo zaino con due dita, appena.

Un altro gli ha dato un pugnetto leggero, come a un amico.

Giulia ha lasciato la mano sulla tracolla per un secondo.

Alessandro si è fermato, ha fatto un respiro lungo e ha annuito appena.

Non hanno “risolto” la vita.

Non hanno detto tutto.

Ma hanno riconosciuto il peso. Insieme.

La sera mi è arrivato un messaggio di un genitore.

«Non so cosa sia successo oggi. Ma mio figlio è tornato a casa e ha pianto tra le mie braccia. E ha parlato. Per la prima volta da tanto. Grazie.»

Lo zaino è ancora lì.

È pesante.

Non per la carta.

Per quello che contiene.

Eppure… quando guardo i miei studenti adesso, li vedo un po’ più leggeri.

Parliamo di verifiche.

Parliamo di interrogazioni.

Parliamo di futuro, di pressione, di aspettative.

Ma dovremmo parlare più spesso di quello che si nasconde.

Perché tutti portano qualcosa.

Nella fila al supermercato.

Nel collega in videochiamata.

Nel ragazzo che fissa il telefono come se fosse l’unico posto dove si può stare zitti.

Non vedi i loro zaini.

Ma ci sono.

Sii gentile.

Sii attento.

E non avere paura di chiedere, piano:

«Che cosa stai portando, oggi?»

Scopri altre belle storie con Cose Che Ti Fanno Pensare.

11/12/2025

L'ACCORDATORE INVISIBILE...

A volte senti che “qualcosa” dentro di te è fuori posto,
ma non sai dargli un nome.
È come quando un pianoforte suona… quasi bene.
Quasi in armonia.
Quasi te.

La LNT non ti aggiusta: ti riaccorda.
Rimette in equilibrio ciò che ha assorbito troppo,
rilascia ciò che non ti appartiene più,
riporta la tua frequenza alla sua linea originaria.

E quando succede, non serve capirlo.
Lo senti.

👉🏻 Ti è mai capitato di percepire che ti stavi “scordando” senza motivo?


www.energyrebalancecoach.it

15/11/2025

Ah, che felicità vivere da sola!
Ascolta, non voglio più il principe azzurro. Io voglio solo il mio caffè caldo, la mia fetta di pane imburrata e la libertà di grattarmi la pancia in santa pace… senza che nessuno mi chieda cosa cucinerò!
Stamattina mi sono svegliata senza sveglia, senza agenda, senza un marito che russa, senza figli che urlano “Mammaaa”… Tutto questo è passato, e me lo sono gustato appieno. E soprattutto, senza sensi di colpa! So di aver fatto bene il mio lavoro di mamma… Ora, l’unica che mi dà ordini, sono io. E se ho voglia di passare la giornata in vestaglia, lo faccio!
La vestaglia non giudica.
A volte parlo con me stessa: — “Allora, Elena, cosa facciamo oggi?”
— “Niente, Elena. Assolutamente niente.”
E sai una cosa? Siamo perfettamente d’accordo. Una relazione matura, stabile… con ciascuna il proprio spazio personale.
Ho una poltrona che ormai ha preso la forma del mio sedere, una tazza che mi fa l’occhiolino ogni volta che la riempio di caffè, e una playlist piena di bolero, trova e un po’ di rock… per i giorni in cui mi prende la pazzia.
A volte ballo la cumbia in cucina. E se cado? Beh, non c’è nessuno a ridere. Mi rialzo, mi scrollo di dosso tutto, rido… e rifaccio un passo.
Ma sai cos’è la cosa più bella?
Ogni silenzio di questa casa è mio.
Non devo fingere un sorriso, né sopportare conversazioni vuote. L’unico obbligo qui è stare bene con me stessa.
E credimi: lo sono.
Perché dopo anni ad amare, a crescere, a esserci per tutti… ora tocca a me.
La solitudine? Ah no, cara! Si chiama libertà, con candele profumate.
Allora sì… Ballo da sola.
Rido da sola.
E a volte mi verso un bicchiere di vino come se fosse venerdì sera… anche se è martedì mattina.
Perché… chi mi può dire qualcosa? Il microonde?
Questa è la mia festa, la mia casa, il mio regno.
E in questo regno… la regina dorme con i calzini a righe e fa colazione con biscotti al cocco alle tre del pomeriggio, se le va.
E aspetta con amore il fine settimana…
Quando arrivano i suoi figli, i suoi nipoti,
che sanno che questa vecchietta un po’ matta ama la sua solitudine…
Ma ancora di più, la loro presenza.

09/11/2025

Federica è una terapeuta certificata LNT per il riequilibrio energetico fisico e psichico, ti supporta e ti da gli strumenti necessari per la tua crescita personale. Ti aiuta nell’aumentare la tua autostima e la consapevolezza interiore.

08/11/2025
30/10/2025

C’è un preciso momento nella vita, un momento che non ha un’età precisa, può arrivare a 28 come a 49, in un martedì pomeriggio qualsiasi o dopo una cena con uno che ha detto "sei troppo intensa" in cui smetti di essere Pollon.
Così, di colpo.
Smetti di scivolare tra i casini con la risata da ragazzetta furba.
Smetti di aspettare il miracolo, il lieto fine, la pillolina che sistema tutto.
Smetti di fare la simpatica.

E poco dopo, perché è una catena, mica uno schiocco di dita, smetti anche di essere Lamù.
Smetti di lottare per l’amore con lo sguardo da cerbiatta armata.
Smetti di fulminare l’uomo che ami nella speranza che migliori.
Smetti di credere che l’amore, se ci metti abbastanza elettricità, possa funzionare.

Quel giorno, quella sera, per i postumi da Tinder o per un premestruo fatale,
diventi Fujiko.

Non è un crollo.
È un’ascensione.

Non lo annunci su Instagram. Non fai un reel motivazionale. Non lo racconti nemmeno all’amica del cuore.
Lo sai. Punto.

Diventi Fujiko quando capisci che non devi spiegare niente a nessuno.
Non chi sei. Non cosa vuoi. Non perché te ne vai. Non perché sei arrivata solo per venti minuti. Non perché eri dolce e ora sei sparita.

Diventi Fujiko quando smetti di chiederti “piacerò abbastanza?” e inizi a pensare “ma io, mi piaccio abbastanza?”
Quando cominci a parlare lentamente.
A ridere piano.
A fare selezione come una portiera del Billionaire in ferie.

Fujiko non piange.
Fujiko non educa.
Fujiko non salva gli uomini emotivamente disabili.
Non si siede al tavolo della mediazione.
Non cerca l’equilibrio: lei è l’altalena.
Se vuoi salirci, devi tenerti forte.

Fujiko sa essere bellissima, spietata, affettuosa e irraggiungibile nella stessa inquadratura.
Ti fa credere che sta per restare. Poi sparisce. Ma con grazia.
Con un profumo. Una sigaretta accesa a metà. Una carta di credito mancante. Un ricordo che ti scava per cinque anni.
Non lascia traumi.
Lascia standard.
Dopo di lei, tutto è downgrade.

Diventare Fujiko è una grazia conquistata.
È lo stadio finale della maturazione sentimentale.
La laurea in autodifesa emotiva.
Il punto di non ritorno dove non ti salverà più nessuno, ma va bene così.
Perché ora sei tu quella che si salva.
E se proprio ti va, salvi anche gli altri.
Ma solo se se lo meritano.

Perché il ciclo è chiaro:
prima sei Candy, e ti innamori di chiunque ti porga un fazzoletto.
Poi sei Georgie, e ti inguai con tuo fratello.
Poi sei Pollyanna, e ti convinci che la felicità sia un dovere morale.
Che la sfiga vada ringraziata.
Che se non riesci a sorridere mentre tutto brucia, allora sei tu che sbagli.
(Pollyanna è la fase in cui ti dici “sono io il problema” e nessuno ti smentisce.)
Poi, con un moto d’orgoglio o un cocktail fatto bene, ti svegli.
E diventi Pollon, e ridi.
Ridi per non piangere.
Ridi per incasinarti con stile.
Ridi perché sei ancora viva e hai smesso di chiedere permesso.
Poi sei Lamù e speri.
Poi ti rompi i co****ni.
E diventi Fujiko.

Ed è bellissimo.
Eterno.
E soprattutto, irreversibile.

17/07/2025
✨ Ti senti bloccato, anche se razionalmente “va tutto bene”?Hai mai provato quella sensazione sottile — ma persistente —...
27/06/2025

✨ Ti senti bloccato, anche se razionalmente “va tutto bene”?

Hai mai provato quella sensazione sottile — ma persistente — che qualcosa dentro di te ti trattiene?

Forse ti capita di ripetere gli stessi schemi.
Di attrarre situazioni simili, persone che risvegliano vecchie ferite.
O magari vivi un’ansia “senza motivo”, un peso sul petto, un nodo allo stomaco… anche se fuori, nella tua vita, tutto sembra apparentemente in ordine.

👉 Ti dico una cosa: non sei tu il problema.
Ma è possibile che ci sia un blocco energetico o emozionale non ancora visto, non ancora accolto.

🔮 In qualità di Life Coach specializzata in riequilibrio energetico e ipnosi profonda e relazionale, aiuto le persone a scendere sotto la superficie.
A dialogare con il corpo, con il subconscio e con l’energia vitale che ci abita — per liberare ciò che è rimasto incastrato.

🌿 Quando lavoriamo in profondità, succede qualcosa di meraviglioso:

emozioni antiche si sciolgono

il corpo si alleggerisce

i pensieri diventano più chiari

e la vita inizia a fluire con più naturalezza

💫 È un percorso di consapevolezza e trasformazione.
Non una bacchetta magica, ma uno spazio sacro dove ritrovare la tua verità interiore.

📩 Se senti che questo messaggio parla a te, o anche solo una parte di te si è “attivata” leggendo queste parole, scrivimi in privato.
Ti spiegherò come posso accompagnarti, con rispetto, professionalità e presenza profonda.
Il primo passo è sempre un atto di amore verso te stessə. ❤️

Indirizzo

Via Vittorio Veneto 108
Treviso
31022

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00

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