08/02/2026
Che sia uomo o donna, dietro al banco c'è un professionista che mette la sua competenza al servizio del cliente!
#
SONO UNA DONNA AL BANCO. E OGGI VI RACCONTO QUELLO CHE ASCOLTO OGNI GIORNO
Ogni mattina indosso il camice, mi preparo mentalmente ad accogliere storie, paure, richieste, fragilità. Sto al banco, quel confine sottile tra la vita delle persone e la loro salute. Eppure, ogni giorno, qualcuno mi guarda come se io fossi “meno”. Meno di un dottore. Meno di un professionista. Quasi una commessa con una laurea appesa al muro.
Succede quando mi chiedono: “Posso parlare con il dottore?” mentre sono io ad aver appena risposto con competenza. Succede quando spiegano il problema guardando oltre la mia spalla, in attesa di una figura maschile che legittimi ciò che sto già facendo. Succede quando il mio consiglio viene messo in discussione, salvo poi essere accettato se ripetuto da un collega uomo, con le stesse identiche parole.
Eppure io ho studiato quanto lui. Ho superato gli stessi esami. Ho fatto gli stessi turni, le stesse notti, le stesse responsabilità. Ma in più, spesso, ho una vita che corre su più binari. Sono farmacista, ma anche madre. O figlia che accompagna genitori anziani tra visite, terapie e paure. Sono donna, e questo mi ha insegnato qualcosa che nessun manuale universitario insegna: leggere tra le righe, cogliere un silenzio, capire quando una richiesta di “qualcosa per dormire” è in realtà una richiesta di ascolto.
Al banco arrivano donne stanche, uomini spaventati, anziani soli, genitori in difficoltà. E molto spesso si fidano di me proprio per questo. Perché sentono che li capisco. Perché sanno che non sto solo vendendo un prodotto, ma sto prendendo in carico un pezzo della loro vita. Questa è la competenza invisibile delle donne al banco. Non scritta nei protocolli, ma vissuta ogni giorno.
E allora fa male quando questa competenza viene sminuita. Quando il ruolo viene confuso. Quando il camice non basta a farmi riconoscere come dottoressa, come professionista sanitaria, come punto di riferimento. Ma forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire. Dal raccontare cosa succede davvero al banco. Dal dare voce a chi ogni giorno regge la farmacia, spesso senza fare rumore.
Questo post è per tutte le donne farmaciste che si sono sentite dire “sei sicura?” anche quando lo erano più di chiunque altro. È per i farmacisti uomini che sanno riconoscere il valore delle loro colleghe e lo difendono. È per chi crede che la parità non sia uno slogan, ma una pratica quotidiana fatta di rispetto, ascolto e riconoscimento.
Perché al banco non ci sono “mezze commesse”. Ci sono professioniste. E molto spesso, sono proprio le donne a tenere in piedi il cuore della farmacia.