04/04/2026
"Non è stato facile per me ammettere di non poter stare vicino ad una persona che soffre. Ma io ci sono già stata in questa posizione. Ma io mi sono già sacrificata, quasi annullata per un'altra persona. So perfettamente cosa significa cercare di restare in piedi mentre si tiene in piedi un altro.
Non posso farlo più. Non perché non le voglia bene, ma perché è giusto così.
E lei sicuramente si è arrabbiata, era disperata, ma io per questo, per togliermi da quel buio, da quell'allarme costante ho lavorato tanto, faticosamente.
Ho proprio sentito che in quella decisione, nel dirle che no non potevo starle più accanto, c'era proprio la vita, c'era tutta la mia vita."
Quanto coraggio in queste parole di G., mi hanno profondamente emozionato in seduta. Scegliere tra sacrificare e annullare se stessa, sperimentare di nuovo la paura, l'allarme quotidiano, i sensi di colpa, oppure mettere un confine gentile, dire di no, proteggersi di fronte a quel pericolo per poi eventualmente, in un futuro, ricostruire un rapporto in modo sano.
Che forza, che consapevolezza, cara G! Quando dobbiamo riconoscere di non poter aiutare? Quando dire di no non è un atto di egoismo ma di grande consapevolezza? Come accorgersi che siamo in un rapporto tossico e come imparare a proteggersi?
Tanto ci abbiamo lavorato, abbiamo costruito, pianto, buttato giù, ristrutturato, gioito! Sono contenta di aver avuto il privilegio di accompagnarti in questo cammino.