10/12/2025
Dopo aver chiarito cosa fanno gli ansiolitici, oggi parlo degli antidepressivi.
Il nome confonde: non servono solo alla depressione.
Agiscono su circuiti che regolano ansia, stress, sonno, ruminazione, panico, stabilità emotiva e sono utilizzati anche in altri disturbi, come fibromialgia, DOC, bulimia e diverse condizioni somatiche e psicologiche.
La differenza centrale è questa:
gli ansiolitici aiutano nel momento acuto;
gli antidepressivi, invece, modificano il terreno di base, un po’ come gli antibiotici: non sono sintomatici, ma lavorano sui meccanismi che mantengono ansia, depressione e altri sintomi nel tempo.
All’inizio possono dare un lieve aumento dei sintomi – nausea, attivazione, mal di testa, tensione, insonnia.
È un effetto transitorio, noto e gestibile.
Per questo si iniziano lentamente, con dosi graduali e monitorate.
Richiedono tempo per funzionare, perché aiutano il cervello a recuperare una stabilità più profonda e duratura.
E, come l’avvio, anche la sospensione deve essere molto lenta: mai bruscamente, perché il sistema nervoso deve riadattarsi con gradualità.
Questi aspetti – e come gestirli in modo sereno e consapevole – li approfondisco nel mio libro “Aperitivo con l’ansia”.