Dottoressa Sara Larice

Dottoressa Sara Larice Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dottoressa Sara Larice, Servizio di salute mentale, Turin.

NON SAPERE COME (pp. 155-157)
24/01/2026

NON SAPERE COME
(pp. 155-157)

03/01/2026
>(pp. 15-16)
20/12/2025

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(pp. 15-16)

< In conseguenza alla rilevanza statistica che vede la donna vittima di violenza agita dall’uomo, la letteratura vigente...
25/11/2025

< In conseguenza alla rilevanza statistica che vede la donna vittima di violenza agita dall’uomo, la letteratura vigente ha ipotizzato che alla base di questi drammatici fenomeni potesse esserci qualcosa di legato al genere: il genere femmina contrapposto al genere maschio.
Questa interpretazione viene solitamente intesa (purtroppo non solo dai profani..) come “il maschio che nasce con una sorta di innata tendenza alla dominanza e all’aggressività e la femmina che nasce, invece, con una sorta di innata tendenza alla sottomissione e alla dolcezza“.> (p. 4)
In occasione della ricorrenza del 25 novembre, condivido le parole della Dott.sa Baiocchi, tratte dal suo libro su un tema sempre attuale ma delicato da comprendere e interpretare, quello dei rapporti di potere e di violenza sul più debole.
< Sulla scia di queste riflessioni, diventa una coerente conseguenza intendere la Violenza e la Prevaricazione, un fenomeno che miete vittime tra gli Esseri Viventi che si trovano in una situazione di Debolezza, indipendentemente dal genere, dalla razza, dall’età, dalla natura: il comun denominatore di tutte le Vittime è quello di essersi trovate in un ruolo di Debolezza rispetto ai loro Interlocutori-Carnefici.> (pp. 18-19)
Quindi, subire violenza si lega alla posizione di fragilità e debolezza in cui ci si viene a trovare nel contesto di relazione, su base psicologica, ambientale, culturale, sociale e infine anche biologica.
< A causa dell’Analfabetismo Psicologico, chiunque, trovandosi nella posizione di poterlo fare (ruolo del più forte) tende a prevaricare l’Interlocutore Debole: notoriamente gli Uomini, ma anche le Donne, ogniqualvolta vengono a trovarsi in una qualche posizione di dominanza nei confronti delle altre donne, di uomini gentili, di bambini, anziani e animali.> (p. 19)
Sarebbe quindi “l’Analfabetismo Psicologico”, con cui si intende una “non sufficiente conoscenza della Psiche” umana (p.5), che va ben oltre il sesso e il genere, a produrre credenze e atteggiamenti violenti.
Un buon uso della psicologia consiste nella diffusione di conoscenze valide e chiare a servizio dell’essere umano, atte a prevenire ogni forma di violenza.

‘A mio avviso, questo “rischio” non esiste, perché l’odio legittimo che è stato vissuto e compreso si dissolve e lascia ...
17/11/2025



‘A mio avviso, questo “rischio” non esiste, perché l’odio legittimo che è stato vissuto e compreso si dissolve e lascia in noi lo spazio per altre emozioni, a meno che ci si costringa a coltivare relazioni non gradite. In tal caso si ricade in una dipendenza che riproduce l’impotenza del bambino maltrattato. E proprio questa impotenza è stata all’origine dell’odio.
(..) L’animo del bambino aveva bisogno dell’amore dei suoi genitori per sopravvivere e aveva anche necessità di illudersi di essere amato per non rendersi conto di crescere in un deserto emotivo. L’adulto però può vivere con la sua verità, e il suo corpo gliene è riconoscente. In realtà, non è solo possibile, ma in certi casi è assolutamente necessario perdere quest’ “amore” o rinunciarvi deliberatamente, perché una persona che alla fine è in grado di capire il bambino che era non può amare il suo aguzzino senza mentire a se stesso. L’idea di essere legati mani e piedi a quell’amore corrisponde a una visione infantile. L’adulto è libero di investire il suo amore là dove egli possa vivere ed esprimere i suoi veri sentimenti senza doverne soffrire.
(..) La compassione del bambino non cambierà nulla nella depressione della madre, finché quest’ultima negherà la sofferenza che ha provato nella propria infanzia. (..) ma un figlio che continua a dedicarsi ai propri genitori può distruggersi la vita. La premessa per una vera compassione verso l’altro è solo provare empatia verso il proprio destino, un sentimento che il bambino maltrattato non ha mai potuto sviluppare. Egli era invece costretto a non avvertire la propria sofferenza. Se un bambino deve imparare a reprimere le proprie emozioni perde ogni capacità di provare empatia verso se stesso e di conseguenza verso gli altri.’

(pp. 88-90)

“Lo scopo della terapia è raggiunto quando il paziente ha riacquistato la sua vitalità, grazie all’elaborazione sul pian...
27/10/2025

“Lo scopo della terapia è raggiunto quando il paziente ha riacquistato la sua vitalità, grazie all’elaborazione sul piano emotivo della sua storia infantile. Per quanto riguarda poi le decisioni del singolo (..) esse restano affar suo.
(..) Ma colui che abbia ripetutamente vissuto a livello cosciente le manipolazioni e i danni subiti da bambino e il desiderio di rivalsa che essi hanno lasciato in lui, sarà in grado di smascherare più rapidamente le manipolazioni e avrà egli stesso molto meno bisogno di manipolare a sua volta gli altri. (..)
Un simile individuo, cresciuto sulla base di esperienze vissute, non si lascerà più abbindolare da parole seducenti e incomprensibili. E infine chi ha sofferto consciamente il proprio destino in tutta la sua tragicità, sarà molto più attento e pronto a cogliere la sofferenza nell’altro, quand’anche questi sia ancora costretto a ignorarla. Chi è in grado di prendere sul serio i propri sentimenti, non potrà prendersi gioco di quelli altrui, quale che sia la loro natura. Spezzerà finalmente il circolo vizioso del disprezzo.
Le conseguenze di tale evoluzione non sono soltanto personali e familiari, ma anche politiche. Coloro che hanno riscoperto il loro passato, che hanno appreso nella terapia a chiarire i loro sentimenti e a cercarne le cause reali, non si trovano costretti a spostare la loro collera su persone innocenti, al fine di risparmiare quelli che tale collera hanno davvero meritato, ma sono in condizione di odiare ciò che è odioso e amare ciò che è degno di essere amato. Poiché osano conoscere chi ha meritato il loro odio, si possono trovare a proprio agio nella realtà, senza essere vittime della cecità del bambino maltrattato che deve risparmiare i suoi genitori e necessita perciò di capri espiatori.
(..) Vivere intensamente le emozioni è un’esperienza liberante non solo perché può “scaricare” il corpo che si presenta contratto sin dall’infanzia, bensì soprattutto perché ci apre gli occhi di fronte ai fatti reali, ci libera dalle illusioni, ci restituisce ricordi rimossi e spesso fa scomparire i nostri sintomi. Si tratta perciò di un’esperienza anche fortificante e di crescita.”
(pp.112-114)

“La questione riguarda la condizione della donna, come pure quelle dell’uomo e del loro rapporto con le ormai numerose i...
17/05/2025

“La questione riguarda la condizione della donna, come pure quelle dell’uomo e del loro rapporto con le ormai numerose identità e orientamenti di genere che si stanno delineando nei profili dell’umano. È verso il riconoscimento del diritto di essere se stessi e della libertà di procedere lungo un cammino che porta alla piena auto-realizzazione che si dirige questo nostro viaggio che mira alla definizione di un aspetto estremamente critico nei rapporti di genere: l’uso culturale che viene fatto delle dimensioni del “naturale” e dello “spirituale” e di come esse vengano assolutizzate, spacciandole per necessarie le connotazioni e le relazioni, quando invece si tratta solo di banali categorie retoriche funzionali al mero mantenimento dei vantaggi di una minoranza privilegiata, che se lasciata fare porta il mondo alla rovina con guerre e indifferenza verso gli equilibri del pianeta.”

(Ibi, p. 37)





“La psicoanalisi ha rinunciato alla pretesa di poter apprendere come la persona è “davvero”, anzi l’idea stessa di una v...
25/04/2025

“La psicoanalisi ha rinunciato alla pretesa di poter apprendere come la persona è “davvero”, anzi l’idea stessa di una verità da svelare, come un archeologo in cerca di una città sepolta, non appartiene più al nostro paradigma scientifico. Questa può apparire come una ferita non di poco conto per il nostro narcisismo, che si nutre della sensazione di essere competenti, ma per fortuna c’è dell’altro.
(…) quasi tutti siamo abituati a basare la nostra vita su certezze che ci guidino. (…) l’altra faccia della medaglia è che ci stiamo disabituando all’incertezza.
(…) che cosa ha a che fare tutto ciò con il sogno?
Prestare attenzione ai sogni è un primo passo verso il fidarsi di sé, ascoltare i messaggi che vengono dal proprio mondo interiore non come se fossero inutili fantasticherie, ma come rappresentazioni vive di noi e della vita che stiamo portando avanti. Proprio a causa dell’incertezza di ogni interpretazione, siamo costretti ad accettare di non comprendere subito, o fino in fondo, quel che si muove dentro di noi.”
(pp. 103-104)

“Uno dei paradossi della vita psichica degli esseri umani riguarda il fatto che, nonostante comprendersi sia così diffic...
30/12/2024

“Uno dei paradossi della vita psichica degli esseri umani riguarda il fatto che, nonostante comprendersi sia così difficile, dentro di noi esiste una motivazione, la motivazione intersoggettiva, a incontrare l’altro mentalmente, a raggiungere un’intimità psicologica. La motivazione intersoggettiva permette la creazione di stati di connessione mentale (wemode) che consentono di sperimentare una sensazione di comprensione e di sicurezza. La motivazione intersoggettiva, a differenza di altre motivazioni interpersonali come l’attaccamento, è però sempre presente - magari con gradienti differenti. Da ciò consegue che, anche nei momenti di rottura relazionale, quando la possibilità di comunicare e comprendersi è ridotta al minimo, ogni percezione diventa conscia al fine di poter essere comunicata e compresa da un’altra mente.
La motivazione intersoggettiva per poter attuarsi e raggiungere la sua meta, la vicinanza mentale con l’altro, ha però bisogno di una funzione psicologica, la mentalizzazione, che rappresenta la capacità mentale di interpretare il proprio e altrui comportamento in termini di stati mentali intenzionali.
La mentalizzazione si caratterizza tanto per una componente di tratto, come caratteristica stabile del funzionamento di un individuo, quanto per una componente di stato.
La mentalizzazione, infatti, dipende in parte anche dalla mentalizzazione dell’altro con il quale stiamo interagendo. Questa caratteristica dell’altro conduce a due conseguenze. La prima è che possiamo influenzare la mentalizzazione dell’altro con il quale stiamo interagendo, per esempio un paziente, incrementando la sua mentalizzazione. La seconda è che possiamo essere influenzati negativamente da una mentalizzazione deficitaria da parte dell’altro o viceversa noi stessi possiamo influenzare negativamente la sua capacità mentalizzante.”

(pp. 14-15)

19/11/2024

Sabato 5 ottobre 10:30-12:00Corso Sebastopoli 286, TorinoPresentazione del libro:“Menti che si svelano: caratteristiche ...
02/10/2024

Sabato 5 ottobre 10:30-12:00
Corso Sebastopoli 286, Torino

Presentazione del libro:

“Menti che si svelano: caratteristiche e funzioni della self-disclosure dell’analista” in videoconferenza con il Dott. Giuseppe Craparo, Psicologo e Psicoanalista, Docente Universitario.
Moderano l’incontro il Dott. Filippo Bellavia e la Dott.ssa Sara Larice

Ingresso gratuito, prenotazioni via mail info@istitutoforbas.it o telefonando al +393791013164

Menti che si svelano Autore Sara Larice on 01 October 24 "Menti che si svelano: Caratteristiche e funzioni della self-disclosure dell’analista" di Giuseppe Craparo, edito da Franco Angeli, è un libro diviso in due parti.Nella prima l’autore da spazio ad una rassegna approfondita sulla relazione...

08/09/2024

Indirizzo

Turin
10138

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