Elvis Di Ponto - La via dell'inconscio

Elvis Di Ponto - La via dell'inconscio Regressioni alle vite precedenti, meditazioni, benessere spirituale

C’è una notte, una sola, in cui il tempo sembra rallentare davvero.Una notte in cui anche chi corre sempre sente il biso...
24/12/2025

C’è una notte, una sola, in cui il tempo sembra rallentare davvero.
Una notte in cui anche chi corre sempre sente il bisogno di fermarsi.

La Vigilia di Natale non è solo attesa di un giorno speciale.
È un varco sottile tra ciò che è stato e ciò che può rinascere.
In questa notte l’aria è diversa.
È come se il mondo trattenesse il respiro.
Come se le anime si avvicinassero un po’ di più alla loro verità.
La Vigilia parla di luce che nasce nel buio,
di speranza che non fa rumore,
di amore che non chiede nulla in cambio.

È la notte in cui puoi appoggiare a terra i pesi dell’anno,
le delusioni, le paure, le parole non dette.
La notte in cui puoi dire dentro di te:
“Va bene così. Ora posso ricominciare.”
Accendi una candela, anche solo nel cuore.
Ringrazia per ciò che hai imparato,
per ciò che ti ha ferito ma ti ha reso più consapevole,
per ciò che è rimasto e per ciò che se n’è andato.

La magia della Vigilia non è fuori.
È in quel silenzio intimo in cui l’anima ricorda chi è.
È nel perdono che scegli di fare.
È nell’amore che decidi di essere, anche quando non è facile.
Stanotte, ovunque tu sia,
che la luce ti trovi.
Che ti abbracci.
Che ti riporti a casa, dentro di te.

Buona Vigilia di Natale

Sincronicità: quando la vita smette di essere “casuale”Ti è mai capitato di guardare l’orologio sempre alla stessa ora?D...
22/12/2025

Sincronicità: quando la vita smette di essere “casuale”

Ti è mai capitato di guardare l’orologio sempre alla stessa ora?
Di pensare a una persona e ricevere un suo messaggio pochi istanti dopo?
Di trovare una piuma, una parola, una canzone… proprio nel momento giusto?
Nel linguaggio spirituale queste non sono semplici coincidenze.
Si chiamano sincronicità.
La sincronicità è il modo in cui l’invisibile comunica con il visibile.
Non forza gli eventi, li allinea.
Non urla, suggerisce.
Accade soprattutto quando sei in una fase di cambiamento, di scelta, di risveglio.
È come se la vita ti dicesse:
“Stai guardando nella direzione giusta. Continua.”
Ma attenzione:
il segno non è mai più importante di ciò che senti.
Due persone possono vedere lo stesso numero, la stessa piuma, lo stesso simbolo…
ma il messaggio è sempre personale.

Le sincronicità aumentano quando:
ascolti di più il tuo corpo
rallenti la mente
smetti di controllare tutto
ti fidi un po’ di più del tuo sentire
Non chiederti ossessivamente “cosa significa?”.

Chiediti invece:
Cosa stavo pensando o sentendo in quel momento?

La risposta è quasi sempre lì.
Le sincronicità non guidano la tua vita.
Ti ricordano solo che non sei scollegato da essa.
E quando iniziano ad apparire…
qualcosa dentro di te ha già iniziato a muoversi.

𝗩𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗲, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗲 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗲: 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗳𝗶𝗹𝗼, 𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶Quando si parla di vite passate e vite future, spesso...
20/12/2025

𝗩𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗲, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗲 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗲: 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗳𝗶𝗹𝗼, 𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Quando si parla di vite passate e vite future, spesso si immagina qualcosa di lontano, quasi irreale. Come se si trattasse di mondi separati dal qui e ora. In realtà, nel lavoro interiore e ipnotico, passato e futuro non sono mai il centro.

Il centro è sempre il presente.

Le vite passate non vengono esplorate per curiosità o per sapere “chi siamo stati”. Emergerebbero anche se le chiamassimo in altro modo, perché ciò che davvero guida l’esperienza è un tema attivo oggi: una paura che non si spiega, un dolore che ritorna, uno schema che si ripete, una sensazione di blocco. La regressione permette di vedere da dove nasce quel tema, dove il corpo ha imparato a reagire in un certo modo. Che l’immagine sia simbolica, archetipica o vissuta come una vera vita precedente, per l’inconscio cambia poco: se l’emozione è reale, la risposta del corpo lo è altrettanto. Quando quell’esperienza viene osservata fino alla fine, l’allarme interno può finalmente spegnersi, perché il corpo riceve l’informazione che ciò che teme non sta più accadendo.

Ed è qui che il presente entra davvero in gioco.

Il presente è il punto in cui qualcosa si integra, si comprende, si trasforma. Le vite passate non dicono chi siamo, ma spiegano perché oggi reagiamo così. E solo nel presente possiamo scegliere di fare qualcosa di diverso.

A questo punto il lavoro può andare anche in un’altra direzione, quella delle vite future. La progressione non serve a predire un destino o a dire cosa accadrà con certezza. Serve a mostrare una possibile direzione. È come guardare avanti lungo lo stesso filo: se continuo così, dove mi porta? E se cambio qualcosa, cosa può emergere? A volte il futuro che si mostra è vicino, altre volte lontano, altre ancora prende la forma di un’altra vita. Non conta quanto si va avanti nel tempo, conta il messaggio che arriva per l’oggi. La progressione non impone, non decide, non scrive nulla. Mostra una possibilità, una traiettoria.

Vite passate, presente e vite future non sono quindi mondi separati, ma lo stesso percorso visto da tre prospettive. Le vite passate mostrano da dove arriva il filo, il presente è il punto in cui possiamo prenderlo in mano, le vite future mostrano dove porta. Tutto ruota attorno all’adesso.

E forse il senso più profondo di questo lavoro sta proprio qui: non siamo prigionieri di ciò che è stato, né obbligati a un futuro già scritto. Il passato può essere compreso, il futuro può essere orientato, ma è sempre il presente il luogo in cui avviene il vero cambiamento.






Sciogliere il karmaSciogliere il karma non significa cancellare il passato.Significa cambiare il modo in cui il passato ...
19/12/2025

Sciogliere il karma

Sciogliere il karma non significa cancellare il passato.
Significa cambiare il modo in cui il passato continua ad agire nel presente.
Dal punto di vista dell’anima, il karma non è un peso immutabile, ma una memoria attiva.
Finché una memoria non viene riconosciuta, compresa e integrata, continua a influenzare pensieri, emozioni, scelte e relazioni, spesso in modo inconsapevole.
È per questo che alcune persone sentono di “ripetere sempre le stesse storie”, anche quando cercano consapevolmente di cambiare.

Ogni esperienza intensa vissuta in una vita passata — soprattutto quelle cariche di paura, dolore, colpa, tradimento, perdita o sacrificio — lascia un’impronta nell’anima.
Quell’impronta non è un ricordo mentale, ma una traccia energetica ed emotiva.
Quando l’anima si reincarna, non porta con sé i dettagli della storia, ma l’emozione irrisolta.
Ed è proprio quell’emozione a cercare, nel presente, situazioni simili per poter essere finalmente compresa.
Sciogliere il karma significa quindi andare alla radice di quell’emozione, là dove è nata, e darle un nuovo significato.

La regressione alle vite precedenti permette all’anima di tornare al punto di origine del nodo karmico.
Non per rivivere il dolore, ma per osservarlo con uno sguardo nuovo, più maturo e consapevole.
Nel momento in cui una persona:
• riconosce l’origine di una paura
• comprende il ruolo che ha avuto in una dinamica passata
• vede la scena con distacco e lucidità
l’energia cambia.

Non perché la storia venga “riscritta”, ma perché l’anima smette di identificarvisi.
È questo il momento in cui il karma inizia a sciogliersi.

Il vero scioglimento karmico non avviene attraverso lo sforzo o la volontà, ma attraverso la comprensione profonda.
Quando l’anima comprende:
• perché ha vissuto una certa esperienza
• cosa doveva imparare
• quale emozione è rimasta bloccata
allora quella lezione non ha più bisogno di ripetersi.

La comprensione porta con sé:
• accettazione
• perdono (verso sé stessi e verso gli altri)
• integrazione

E ciò che viene integrato non torna più come ripetizione.
Uno dei segnali più chiari che un karma si è sciolto è il cambiamento spontaneo nella vita presente.
Le stesse situazioni non attirano più.
Le stesse persone non hanno più lo stesso potere emotivo.
Le stesse paure perdono intensità.
Non perché la persona “si sforza di essere diversa”, ma perché l’anima ha chiuso quel cerchio.
Da quel momento, la vita non è più guidata da una memoria antica, ma da una scelta consapevole.

Spesso si pensa che sciogliere il karma significhi rinunciare a legami, storie o parti di sé.

In realtà è l’opposto.
Quando un karma si scioglie:
• l’anima recupera energia
• il presente diventa più leggero
• il cammino si apre

Sciogliere il karma significa togliere il peso del passato dal passo di oggi.
Significa smettere di vivere per reazione e iniziare a vivere per presenza.

In ultima analisi, il karma non esiste per legarci, ma per portarci alla consapevolezza.
Ogni nodo sciolto è un frammento di anima che torna libero.
La regressione alle vite precedenti non serve a restare ancorati a ciò che è stato, ma a liberare ciò che non serve più, affinché l’anima possa proseguire il suo cammino con maggiore luce, libertà e responsabilità.
Sciogliere il karma non è dimenticare il passato.
È trasformarlo in saggezza.

Quando un cane ti lecca non è “solo perché è carino”.È un gesto antico, profondo, che parla una lingua che precede le pa...
19/12/2025

Quando un cane ti lecca non è “solo perché è carino”.
È un gesto antico, profondo, che parla una lingua che precede le parole.
C’è qualcosa di incredibilmente intimo in quella lingua calda sul dorso della mano, sul viso, sulle lacrime. È come se dicesse: ti sento, sei qui, sei mio.
E in parte è davvero così.

Dal punto di vista emotivo ed energetico, il cane lecca per creare legame. È un comportamento che nasce da cucciolo: la madre lecca i piccoli per rassicurarli, pulirli, regolarne il respiro e il battito. Quel gesto resta impresso come memoria primaria di amore e sicurezza. Quando il tuo cane ti lecca, spesso sta riproducendo quel linguaggio affettivo: è cura, appartenenza, connessione.
Molti cani leccano di più quando percepiscono un’emozione intensa: tristezza, agitazione, stanchezza. È come se volessero riportarti qui, calmarti, riequilibrare il campo emotivo. Chi vive con un cane lo sa: a volte ti lecca proprio quando ne hai più bisogno.

Dal punto di vista scientifico, il leccamento ha diverse spiegazioni:
È una forma di comunicazione sociale: serve a rafforzare il legame con il “branco”.
Stimola il rilascio di endorfine nel cane, aiutandolo a calmarsi.
Può essere un modo per esplorare: la bocca del cane è uno strumento sensoriale potentissimo.

In alcuni casi è un segnale di sottomissione o di rispetto, soprattutto verso chi considera una figura di riferimento.
In più, studi sul comportamento animale mostrano che il contatto fisico con il proprietario abbassa i livelli di cortisolo (ormone dello stress) sia nel cane che nell’essere umano. In pratica: quando il tuo cane ti lecca, state regolando insieme il vostro sistema emotivo.

E poi c’è una verità che non troverai nei manuali:
i cani sentono ciò che spesso noi non ascoltiamo.
Leccano dove “qualcosa vibra”, dove l’emozione è più forte, dove il corpo chiede attenzione. Non a caso molti scelgono sempre lo stesso punto, lo stesso momento.
Forse non è solo un gesto istintivo.
Forse è un modo silenzioso per dirti:
sono con te, anche quando tu non sai esserlo con te stesso.

E se imparassimo, ogni tanto, a ricevere quel gesto senza fretta…
come si riceve un messaggio d’amore puro, semplice, animale e vero.

17/12/2025

Piccola meditazione sotto la pioggia

Grazie di cuore a tutte le anime che ieri sera hanno partecipato al corso di apertura del Terzo OcchioÈ stata una serata...
12/12/2025

Grazie di cuore a tutte le anime che ieri sera hanno partecipato al corso di apertura del Terzo Occhio
È stata una serata intensa, profonda, vibrante.
Abbiamo lavorato sulla consapevolezza, sull’ascolto sottile, sull’apertura della percezione interiore… e l’energia che si è creata nel gruppo è stata qualcosa di davvero speciale.
Ognuno di voi ha portato presenza, coraggio e disponibilità a guardare oltre — ed è proprio questo che rende un percorso come questo così potente.

Il Terzo Occhio non è solo “vedere di più”, ma sentire meglio, comprendere più a fondo, fidarsi delle proprie percezioni.
I feedback, le sensazioni condivise e ciò che è emerso durante gli esercizi e la meditazione ci confermano che il lavoro è andato esattamente dove doveva andare.

Per chi non è riuscito a partecipare:
tranquilli, riproporremo il corso più avanti, perché questo viaggio merita tempo e il giusto spazio per tutti.

Per chi invece ha già partecipato:
stiamo preparando una lezione avanzata, pensata proprio per chi ha già aperto questa porta e vuole spingersi oltre:
più profondità, esercizi nuovi, maggiore connessione e un lavoro ancora più sottile sulla visione interiore.

Grazie ancora per la fiducia, per l’energia e per il cammino che stiamo facendo insieme.

Il viaggio è appena iniziato 👁️

3 DICEMBRE – LA NOTTE DELLA BONA DEALa notte in cui il sacro femminile respira più forteIl 3 dicembre appartiene alla Bo...
03/12/2025

3 DICEMBRE – LA NOTTE DELLA BONA DEA
La notte in cui il sacro femminile respira più forte
Il 3 dicembre appartiene alla Bona Dea, la Grande Madre velata, la dea che protegge ciò che cresce nel silenzio: il corpo, l’intuizione, la guarigione, i misteri che non vogliono essere spiegati ma sentiti.
Nell’antica Roma, questa era una notte rituale proibita agli uomini, dedicata solo alle donne e alle sacerdotesse, un momento in cui il femminile si risvegliava con tutta la sua potenza primordiale.

È una notte in cui:
• l’energia guaritiva sale, soprattutto per chi porta ferite emotive o stanchezze antiche
• si amplificano i doni intuitivi, le visioni, i sogni rivelatori
• si sciolgono i blocchi legati al corpo, alla sensualità, all’autostima
• si purifica il ventre energetico, sede della creatività e del potere personale
• si invocano protezione e abbondanza, perché Bona Dea era anche custode delle ricchezze della Terra

Oggi puoi onorare questa energia accendendo una candela chiara, lasciando un’offerta simbolica (fiori, latte, miele o acqua), o semplicemente posando una mano sul ventre e una sul cuore, chiedendo alla Dea di mostrarti cosa desidera guarire in te.
Questa notte, più che mai, il femminile dentro ognuno di noi — indipendentemente dal genere — chiede spazio, ascolto, libertà e verità.

E se ti senti chiamato… non è un caso.
La Bona Dea parla solo a chi sa riconoscere il suo silenzio.

Come interpretare i messaggi dei defunti nei sogniQuando sogniamo una persona cara che non c’è più, non è mai un caso. I...
02/12/2025

Come interpretare i messaggi dei defunti nei sogni

Quando sogniamo una persona cara che non c’è più, non è mai un caso. I sogni non sono semplici immagini casuali: sono ponti. Porte sottili attraverso cui l’anima può comunicare quando la mente è finalmente silenziosa.

I defunti arrivano nei sogni quando abbiamo bisogno di loro o quando loro hanno qualcosa da dirci. Non gridano, non fanno rumore: parlano attraverso simboli, sensazioni, dettagli che risuonano più del linguaggio. Quando li incontriamo, è importante chiedersi prima di tutto come ci siamo sentiti durante il sogno. La sensazione è la chiave. Se ci siamo svegliati con pace, con un sorriso, con un senso di sollievo, quel sogno è stato una visita, un abbraccio, una conferma che non siamo soli. Se invece il sogno era agitato, confuso, doloroso, spesso porta un messaggio di guarigione: stanno cercando di farci vedere qualcosa che evitavamo, una ferita che chiede di essere chiusa.

Nei messaggi dei defunti i dettagli sono fondamentali: una frase ripetuta, un oggetto, un luogo, un colore, lo sguardo, il semplice tocco di una mano. Nulla è casuale. A volte parlano per simboli perché il linguaggio dell’anima non è logico, è intuitivo. Se nel sogno ti dicono poche parole, ascoltale. Se non parlano ma ti guardano, osserva l’espressione. Se ti consegnano un oggetto, chiediti cosa rappresenta nella tua vita. Se ti fanno vedere un posto, forse lì c’è qualcosa che va chiuso o ritrovato.

Spesso arrivano quando siamo pronti ad ascoltare, non quando li cerchiamo. Non per farci soffrire, ma per accompagnarci. Non per restare, ma per ricordarci che non sono mai davvero andati. E la prova è proprio quel sogno che si sente più reale della realtà.

Per interpretare i loro messaggi chiediti:
• Come mi sono sentito?
• Cosa mi ha colpito di più?
• Cosa sto affrontando nella mia vita ora?
• Cosa avrei voluto chiedere o dire a quella persona?

Le risposte non arrivano dalla testa. Arrivano dal cuore, quando smette di difendersi.
Quando qualcuno che ami ti appare in sogno, non è nostalgia.
È presenza.
È amore che supera i confini del mondo fisico.
È la conferma che la morte non interrompe i legami, li trasforma.
Ascolta. Ricorda. Ringrazia.
Loro sono ancora con te.
Sempre.

𝗜𝗹 𝗴𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 (𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘇𝗲𝗻)Un giovane monaco viveva in un tempio di montagna, dove ogni giorno s...
13/11/2025

𝗜𝗹 𝗴𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 (𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘇𝗲𝗻)
Un giovane monaco viveva in un tempio di montagna, dove ogni giorno si prendeva cura del giardino dei fiori di loto.
Gli altri monaci ammiravano la sua dedizione: al mattino annaffiava, al pomeriggio potava, alla sera meditava accanto allo stagno.
Sorridente, silenzioso, sembrava in pace.

Un giorno però, un temporale si abbatté sul tempio e distrusse parte del giardino. Il giovane monaco, il mattino seguente, trovò i fiori piegati e il terreno fangoso.

Da allora, continuò a ve**re ogni giorno, ma non si chinava più a curare i fiori.
Restava seduto accanto allo stagno, guardando il riflesso dell’acqua senza muoversi.

Gli altri monaci, passando, gli dicevano:
— Perché non sistemi il giardino? Non vedi che si sta rovinando?
Lui rispondeva solo:
— Lo sto ascoltando.
Passarono giorni, settimane. I fiori marcivano, e qualcuno cominciò a mormorare che il giovane si fosse arreso.

Ma un vecchio maestro, che lo osservava da lontano, un giorno gli si avvicinò e gli chiese con voce calma:
— Cosa stai ascoltando, figlio mio?
Il giovane rispose:
— Quando il giardino era pieno di fiori, tutti lo ammiravano. Ma ora che è spoglio, solo io posso sentirne il respiro. Ho scoperto che anche il silenzio del terreno parla, anche se nessuno lo ascolta. Io stesso mi sento come questa terra: stanco, ma ancora vivo sotto la superficie.
Il maestro annuì.
— Allora continua ad ascoltare — disse —, perché un giorno, quando il sole tornerà, saprai come rinascere insieme a lui.

E così fece.
Non cercò di far rifiorire il giardino subito. Ogni giorno restava lì, seduto, accanto al fango, finché una mattina vide spuntare un piccolo germoglio.
Non lo mostrò a nessuno. Non serviva.
Sapeva che, anche se invisibile agli altri, il fiore stava tornando.

𝗠𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲 𝘇𝗲𝗻:
Chi vive la depressione non ha smesso di amare la vita: sta solo seduto accanto al proprio giardino, imparando ad ascoltare il terreno da cui, un giorno, torneranno a nascere i fiori.

𝗦𝗮𝗺𝗵𝗮𝗶𝗻 – 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗖𝗲𝗹𝘁𝗶𝗰𝗼, 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗦𝘁𝗿𝗲𝗴𝗵𝗲Tra il 31 ottobre e il 1° novembre si celebra Samhain, l’antic...
31/10/2025

𝗦𝗮𝗺𝗵𝗮𝗶𝗻 – 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗖𝗲𝗹𝘁𝗶𝗰𝗼, 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗦𝘁𝗿𝗲𝗴𝗵𝗲
Tra il 31 ottobre e il 1° novembre si celebra Samhain, l’antico Capodanno Celtico, conosciuto anche come il Capodanno delle Streghe.

È la notte in cui la Ruota dell’Anno si chiude e subito ricomincia a girare, aprendo il ciclo dell’Oscurità, del silenzio e della rinascita.
Samhain segna il confine tra la fine e l’inizio, tra la vita e la morte, tra ciò che è visibile e ciò che appartiene al mondo sottile.
È il tempo in cui il velo tra i mondi si fa sottile, e gli spiriti degli antenati tornano a camminare accanto a noi.

Per questo, un tempo, le famiglie lasciavano un posto in più a tavola, affinché le anime dei propri cari potessero unirsi al banchetto e ricevere onore e amore.
È una notte di introspezione e trasformazione, in cui la Natura si ritira in sé stessa e invita anche noi a fare lo stesso.
Samhain ci insegna che nulla muore davvero: tutto si trasforma, tutto si rinnova.

Il buio non è da temere, ma da attraversare, perché solo nel grembo dell’Ombra può nascere una nuova luce.
In questo tempo sospeso, ascolta…
Le voci del vento che portano antichi segreti,
il battito della Terra che si fa lento,
e il richiamo dell’Anima che ricorda chi è, da dove viene, e dove sta andando.

Buon Samhain.
Che la tua Luce interiore continui a brillare anche nella notte più lunga.

𝗜𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗲𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗲𝘀𝘁𝗮 (𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘇𝗲𝗻)Un giovane discepolo bussò alla porta del vecchio maestro, il volto ...
29/10/2025

𝗜𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗲𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗲𝘀𝘁𝗮 (𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝘇𝗲𝗻)

Un giovane discepolo bussò alla porta del vecchio maestro, il volto teso come il cielo prima di un temporale.
«Maestro», disse, «ho perso tutto ciò per cui ho lavorato. I miei sforzi, le mie speranze, i miei sogni. Nulla cresce più nella mia vita».
Il maestro lo ascoltò in silenzio, poi lo invitò nel suo giardino. Era un luogo sereno, ma quel giorno le nuvole lo coprivano e il vento scuoteva le piante.

«Guarda quel ciliegio», disse il maestro indicando un albero dal tronco nodoso. «Anni fa, una tempesta come questa lo piegò fino a spezzarne un ramo. Pensai che non avrebbe più fiorito. Ma la primavera successiva, proprio dal punto dove si era spezzato, nacque un nuovo ramo, e i fiori furono più abbondanti che mai».
Il discepolo lo fissò, confuso. «Vuoi dire che devo aspettare la primavera?».

Il maestro sorrise. «Voglio dire che la vita non smette di crescere solo perché è stata ferita. Sei tu che devi smettere di credere che una ferita sia la fine. Il vento non distrugge: insegna a piegarsi. La pioggia non punisce: insegna a radicarsi più a fondo».
Il giovane chinò lo sguardo, e solo allora si accorse che, nonostante la tempesta, alcune gocce di pioggia si erano fermate sui petali di un fiore. Brillavano come piccole stelle.

«La tempesta non ti ha tolto la strada», concluse il maestro. «Ha solo spazzato via ciò che ti impediva di vederla».

Da quel giorno, ogni volta che la vita lo metteva alla prova, il discepolo ricordava il giardino del maestro. E invece di chiedersi “Perché proprio a me?”, imparò a chiedersi “Cosa vuole crescere da questa ferita?”.

Indirizzo

Turin
10156

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