13/01/2026
Rivalutazione pensioni 2026: cosa cambia e perché non basta
𝗖𝗼𝘀’𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?
La rivalutazione è un adeguamento tecnico con cui ogni anno le pensioni vengono aggiornate in base all’inflazione, a seconda dei dati forniti allo Stato dall’Istat.
A partire dal 1° gennaio 2026, le pensioni subiranno 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼𝗿𝗶𝗼 dell'1,4%, salvo conguaglio che verrà effettuato l'anno successivo.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼?
La rivalutazione è riconosciuta in misura piena, pari al 100% dell’inflazione, per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo INPS (603,4 euro il valore 2025, nel 2026 il valore sarà 611,85 euro mensili).
IN MODO PIU’ CHIARO:
• 100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 4 volte il minimo (1,4%);
• 90% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo (1,26%);
• 75% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso oltre 5 volte il minimo (1,05%)
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮?
La rivalutazione è un meccanismo tecnico stabilito per legge.
Per tanti pensionati, soprattutto per chi vive con assegni bassi, questo incremento resta un segnale troppo debole: pochi euro in più al mese che non riescono a compensare l’aumento reale del costo della vita, tra bollette, spesa, farmaci e servizi sempre più cari.
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀.
È per questo che come FNP CISL stiamo pressando il Governo perché si apra subito un confronto permanente sulle pensioni.
Serve una riforma vera, strutturale, che non si limiti a inseguire l’inflazione con piccoli ritocchi, ma che costruisca risposte complete e di qualità per tutti: per chi ha pensioni basse, per chi ha lavorato una vita con carriere discontinue, per chi oggi rischia di scivolare nella povertà pur avendo fatto il proprio dovere.
La nostra battaglia continua perché nessuno debba sentirsi invisibile dopo una vita di lavoro.