13/12/2025
Attenti a sostituire il dottor Freud con l’algoritmo
C’è un punto sottile, ma decisivo, che questo articolo di Vittorio Lingiardi mette a fuoco con grande lucidità: la differenza tra intelligenza e psiche, tra risposta e relazione, tra comfort immediato e cura.
In un tempo segnato da solitudine diffusa, sistemi sanitari in affanno e una domanda di ascolto che cresce – soprattutto tra adolescenti – le chatbot “terapeutiche” promettono presenza, comprensione, compagnia. Ma che tipo di presenza è quella che non può sostenere il silenzio, non può dire di no, non può tollerare il dolore senza trasformarlo subito in testo?
L’American Psychological Association lancia un avvertimento importante: nessuna app, nessun modello generativo può sostituire il gesto umano della cura psicologica. Perché la psicoterapia non è solo contenuto, ma corpo, tempo, storia condivisa, frustrazione feconda, incontro reale. L’IA non ha inconscio, non ha memoria emotiva, non riconosce i non-detti. E soprattutto non può “tenere” il dolore di un altro essere umano.
Il rischio più grande non è tecnico, ma simbolico: la falsa relazione. L’illusione di essere visti e compresi senza che ci sia davvero un altro. Con conseguenze particolarmente delicate nelle fragilità adolescenziali, nelle emergenze, nei luoghi dove serve responsabilità clinica e non compiacimento algoritmico.
Come ricorda Allen Frances, la tecnologia può essere un supporto per il benessere, ma la psicoterapia resta un legame, una traversata, un mestiere ancora profondamente umano.
La salute mentale non è una solitudine ottimizzata: è relazione.
Un articolo che vale la pena leggere con attenzione — soprattutto oggi.