Liebeldoula

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Quattro ali di libellula 🧚🏼‍♀️ per sostenerti con amore (Liebe) nel viaggio della vita ... e oltre!
💖Doula💖 ⭐Operatore E.C.E.L ⭐
♡Rebozo♡REIKI I♡Rimedi placentari♡

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16/12/2025

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Esistono madri selvatiche che non riescono a separarsi dal proprio cucciolo.

Nonostante sia carne morta, un organismo che non risponde a nessun tipo di stimolo esterno, queste madri continuano a prendersi cura di un pupazzo che continua a marcire e a restituire all’ambiente tutta l’energia chimica che ha immagazzinato nel corso di una vita molto breve.

Noi bruciamo o sotterriamo i nostri defunti, li ricopriamo di terra o li diamo in pasto agli avvoltoi: quel corpo non funziona più, non si muoverà, non parlerà, non pronuncerà mai più il nostro nome.

Organizziamo cerimonie, riti religiosi, ci portiamo le mani al volto e piangiamo; poi arriva la parte più complicata: elaborare una perdita definitiva.

Ci sono madri selvatiche che affrontano il lutto in maniera diversa o trovano un espediente per non abbandonare un cucciolo in putrefazione.

Lo coccolano, lo baciano, lo trasportano sul dorso, provano a nutrirlo, nonostante le esalazioni, lo sfacelo dei tessuti, la perdita di liquidi e il rammollimento degli organi interni.

Kuhirwa è una giovane femmina di gorilla di montagna che ha assistito alla morte del suo primo cucciolo, nato in un periodo troppo freddo perché riuscisse a sopravvivere, nonostante il calore offerto dalla madre.

Si è preso cura di lui, in una foresta dell’Uganda; lo teneva in braccio, lo sollevava, cercava di allattarlo.

Poi lo ha mangiato.

Ci sono madri selvatiche che soffrono e si disperano, precipitano in una profonda depressione e a volte smettono di nutrirsi, si isolano per stare da sole.

Possiamo osservare tanti modi per esprimere il dolore, ma il dolore c’è, esiste, è un linguaggio universale, non solo nella nostra specie, ma anche nel petto di un gorilla, di uno scimpanzé o nei comportamenti depressivi di un cetaceo.

“Le vibrazioni della tristezza non sono appannaggio di nessuno, e ogni animale ha il suo canto di dolore”.

🌻

14/12/2025

🕯️ La TERZA CANDELA dell’Avvento si illumina per gli ANIMALI. Essi portano con sé un dono prezioso: l’anima che si manifesta in mille forme di coraggio e dolcezza.
Il mondo animale trasforma l’impulso in gesto, dà corpo alle sensazioni attraverso il movimento. Nel loro moto incessante si risveglia l’anima del mondo: il sentimento prende forma, l’invisibile si fa vivo. In tutto questo respira l’elemento dell’aria, rapido e vibrante, che accende l’immaginazione e sostiene la volontà.
Così come le creature si destano al ritmo della vita, anche dentro di noi si muove un flusso: emozioni che salgono e scendono, trasformandosi in azioni. Nell’Antroposofia queste sono peculiarità del corpo astrale, la sfera del desiderio e della coscienza che colora i nostri giorni. La disciplina dell’anima è guidare la volontà, trasformando l’istinto in intenzione e l’impulso in gesti d’amore, affinché il caos diventi armonia.
Gli animali ci accompagnano e ci insegnano: a vivere e agire con coraggio, a muoverci in accordo con la vita.

✨In questa settimana il Presepe si arricchisce con figure di animali: i bambini osservano con meraviglia come esso si popola, fino a diventare un piccolo mondo vivo che attende la nascita della luce.
In tempi antichi, nelle campagne, era anche il momento di benedire gli animali della fattoria, riconoscendo la gratitudine per il calore, il latte e la lana che sostenevano la vita durante l’inverno.
✨Suggerimenti per creare tradizioni per la terza settimana di Avvento:
• creare piccoli animali di lana cardata, feltro o cera d’api,
• casette per gli uccelli da posizionare o costruire
• sfere di semi e mangiatoie naturali per nutrire gli uccelli in inverno
✨Scopo: risvegliare nei bambini la gratitudine per le creature che condividono la Terra con noi, ognuna portatrice di qualità dell’anima che si manifestano in forme e gesti diversi.

Quanti padri smarriti incontro nel mio lavoro di doula. Ma, sempre più spesso, incontro anche padri sicuri, centrati, co...
15/11/2025

Quanti padri smarriti incontro nel mio lavoro di doula. Ma, sempre più spesso, incontro anche padri sicuri, centrati, con il desiderio autentico di condividere, imparare e crescere nel proprio ruolo.
Questo cambiamento sta aprendo nuove possibilità: anche le madri possono trasformarsi insieme ai padri, imparando a essere genitori insieme, alla pari, in un percorso comune di presenza e responsabilità.

L’immagine del padre nella nostra società è passata da figura autoritaria, distante e temuta… a peluche.

Un cambiamento epocale che ha lasciato molti uomini smarriti in un ruolo genitoriale confuso, a volte percepito come inutile. Ma è possibile oggi restituire dignità al ruolo del padre senza scivolare di nuovo nella rigidità del passato?

Presente, disponibile, ma spesso senza un chiaro ruolo educativo. Non perché manchi, ma perché il suo ruolo si è confuso, sovrapposto, ma nel percorso di crescita di un figlio o di una figlia, il padre non può essere un doppione, né una figura accessoria.

Non più padre-padrone, non più padre-amico, ma un padre educativo, saldo e autorevole senza essere autoritario. Un padre capace di fare squadra nella crescita dei figli, capace di esercitare la propria funzione con metodo, coraggio e affetto.

Perché è dall’incontro tra le due funzioni, materna e paterna, che nasce l’equilibrio di cui i figli hanno bisogno.

12/11/2025
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07/11/2025

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What happens when male statues become fathers for a day? A creative campaign in Sweden is challenging traditional norms about parenting roles.

Imagine a bronze statue of a stoic leader, now wearing a bright pink baby sling with a doll nestled inside. On International Men’s Day...

29/10/2025
28/10/2025

👻Con le paure dei bambini non si gioca: ad Halloween bisogna stare attenti.🎃

I bambini, soprattutto quelli sotto i sei anni, non hanno ben chiaro il confine tra realtà e fantasia, e faticano a riconoscere le paure che provengono dal mondo esterno da quelle che nascono nel loro mondo interiore.

Vi ricordate quando eravate piccoli come percepivate i rumori della notte? Amplificati, indefiniti, sospetti. Vi ricordate quanta protezione vi dava una coperta rimboccata e quanta inquietudine generava tenere un piede fuori dalle lenzuola? Certe sensazioni forse ce le siamo dimenticate ora che siamo adulti.

Le paure dei bambini possono essere innescate da una voce sconosciuta, da un suono, da una maschera che copre un volto.
Aggiungiamoci la simbologia, che nel periodo dell’infanzia è un aspetto di enorme portata. I simboli di Halloween sono molto forti e in tenera età i bambini sono estremamente permeabili alla simbologia che gli tocca direttamente e profondamente le corde dell’anima. E stiamo parlando di scheletri, fantasmi, zombie, parti del corpo mutilate, vampiri…

Per un bambino a volte tutto questo non è divertente e, soprattutto, non ne ha bisogno. In tantissime scuole in occasione di Halloween si “lavora” sulle paure. Mi chiedo perché e soprattutto come.

Non si smuovono le paure dei bambini a fine ottobre ma li si accompagna a trasformare la paura in coraggio quotidianamente a partire dalle loro piccole fatiche: c’è chi ha paura davanti ad un foglio bianco, c’è chi ha paura di versare l’acqua, c’è chi ha paura di dire il suo nome ad alta voce o di andare dall’insegnante dell’aula accanto a chiedere un pennarello. Questi sono i timori dei bambini che abbiamo la responsabilità di accompagnare a questa età, dimostrandogli che dentro di loro ci sono le risorse per fare piccole conquiste e rafforzare così la loro autostima. Aiutarli a consapevolizzare le emozioni è una responsabilità e un impegno delicato.

La paura del buio o dei mostri probabilmente la vivono già naturalmente la sera quando chiedono a mamma e papà di tenere accesa una piccola lucina nella stanza, non hanno bisogno che vengano enfatizzate esponendoli gratuitamente a temi per loro indecifrabili. Perché poi, una volta che qualcosa si è smosso dentro di loro, non li possiamo liquidare dicendo loro: “tanto i mostri non esistono”, perché si è vero che non esistono ma è la loro paura che, a questo punto, esiste davvero. E quella paura, reale, resta lì, incastrata dentro.

Quindi quando diciamo: “Un po’ di leggerezza, ma cosa c’è di male?” proviamo a domandarci invece: “Ma cosa c’è di bene?”

Laura Mazzarelli

⚜️per approfondire “Le paure dei bambini: accoglierle e superarle” https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/le-paure-dei-bambini-accoglierle-e-superarle-2/

📚Letture per bambini “Leprottino Tino e le ombre della paura” https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/leprottino-tino-e-le-ombre-della-paura/

28/10/2025

“Ma lei è contro Halloween?
Ma cosa c’è di male a fare dolcetto o scherzetto?”

Nulla. Non sto dicendo di vietare ai bambini di travestirsi da fantasmi e di andare in giro a divertirsi per le strade chiedendo cioccolatini, ma di affiancare a tutto ciò il valore e la verità sul significato di questa ricorrenza. E’ per questo che a scuola abbiamo scelto di celebrare in classe la Festa degli Antenati.

La commemorazione dei Defunti è ormai qualcosa di divertente, il Natale con l’elfo sulla mensola è divertente, il Carnevale è scherzoso e divertente, la Pasqua con la caccia alle uova è divertente, la fine della scuola è divertente con i palloncini i fumogeni (!!!!!), l’estate è divertente, i compleanni sono divertenti (con affitti di locali e animatori sin dalla più tenera età perché bisogna far divertire i bambini)…

Educare non è divertire.
Educare non è intrattenere.
Educare non è fare il “lavoretto” a tema.
Le scuole si stanno sempre più tragicamente uniformando a tutte queste richieste perchè “i genitori se lo aspettano” (quante volte mi sento dire questa frase!), ma questo è solo un alibi. Il genitore si aspetta solo una cosa: professionalità e competenza, e quando le trova inizia a fare un percorso di crescita grazie al proprio figlio e a guardare sempre di più il bambino come una PERSONA.

Chiedere ai genitori un ricordo della loro famiglia che vogliono trasmettere come eredità ai propri figli, o chiedere di riflettere sulla qualità che il proprio bambino porta nel mondo, o di trovare le parole per raccontare al loro bambino il valore e il significato del nome che hanno scelto per lui, è impegnativo per un’insegnante.
Perché c’è il genitore che sfugge, quello che non sa cosa deve scrivere, quello che non legge neanche la lettera con la richiesta, quello che non capisce l’italiano, quello che si dimentica, quello che non ha voglia… e potrei andare avanti all’infinito. Oggi dei genitori bisogna prendersi cura.

Poi in classe accendi una piccola candela per ringraziare tutti coloro che ci hanno preceduto e grazie ai quali siamo qua oggi, i nostri antenati. I bambini in cerchio attendono il momento in cui le maestre leggeranno il ricordo che ciascuna famiglia ha voluto donargli scritto sulla foglia dell’albero dei ricordi. Poi ricevono una piccola chiave come simbolo dello scrigno dei ricordi più preziosi che ognuno tiene gelosamente nel proprio cuore.
Sono attimi di sorrisi, di condivisione, di commozione, di abbracci.
Ed è nutrimento per l’anima.

Educare è saggezza, è valore, è fatica, è ascolto, è consapevolezza, è responsabilità.
È anche andare contro corrente.
Se poi tutto ciò si riesce a fare con la gioia nel cuore, in questo momento storico, allora si riesce a fare davvero la differenza.

Laura Mazzarelli

⚜️www.ilcamminopedagogico.it

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