13/02/2026
Dopo una perdita di gravidanza successiva a un transfer embrionale, una delle paure più frequenti è che lo stesso evento possa ripetersi nel ciclo successivo.
Uno studio recente di Barrett et al., presentato al congresso ESHRE e pubblicato come abstract su Human Reproduction (2025), ha valutato se una perdita biochimica o clinica dopo il primo trasferimento di embrione congelato singolo (FET) aumenti il rischio di perdita nel transfer successivo.
Lo studio ha incluso donne sottoposte a un secondo FET senza modifiche sostanziali del protocollo, utilizzando sia embrioni euploidi testati con PGT-A sia embrioni non testati. Non era disponibile l’anamnesi di eventuali aborti spontanei da concepimento naturale prima della PMA.
I risultati sono rassicuranti:
gli esiti del secondo FET sono risultati sovrapponibili, indipendentemente dall’esito del primo. La probabilità di gravidanza evolutiva e di nato vivo nel secondo transfer non differiva in modo significativo tra chi aveva avuto una perdita precoce e chi non aveva ottenuto una gravidanza al primo tentativo. Questo dato è risultato coerente sia per embrioni euploidi sia per embrioni non testati.
Gli Autori sottolineano che studi precedenti avevano fornito risultati discordanti, spesso per l’inclusione di stadi embrionali differenti o per l’assenza di PGT-A.
Il messaggio clinico è chiaro: una perdita precoce dopo il primo FET non sembra aumentare il rischio nel transfer successivo. Un’informazione importante per il counseling delle coppie e per evitare decisioni affrettate o cambiamenti di protocollo non supportati da evidenze.
📚 Fonte:
Barrett F et al. Biochemical or clinical pregnancy loss following the first frozen embryo transfer does not increase the risk of pregnancy loss in the subsequent transfer. Human Reproduction, Suppl. ESHRE 2025.