25/01/2026
Una grande storia di Vinadio
“𝗠𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗴𝗶𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗼: 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗿𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗮”.
Così titolava il New York Times il 24 aprile 1916, aprendo senza saperlo una finestra poetica e tragica sulla storia dei 𝗚𝗶𝗴𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗔𝗹𝗽𝗶, i fratelli Battista e Paolo Ugo.
Nati a Vinadio, nella Valle Stura di Demonte, alla fine dell’Ottocento, i due crebbero in una famiglia povera ma laboriosa. Erano contadini, pastori, boscaioli. Ma soprattutto erano giganti: Battista superava i 2 metri e 65, Paolo poco meno. Una statura che li rese celebri e, allo stesso tempo, prigionieri del loro stesso corpo.
Vestiti sempre con cilindro, bastone e paletò, vennero trasformati in attrazioni da fiera. Le cartoline dell’epoca li mostrano accanto a nani, bambini o oggetti quotidiani deformati dalla sproporzione: un lampione diventa accendino, una scala mezzo di dialogo, un pantalone rifugio per due uomini normali. È la Belle Époque, affascinata dal diverso e incapace di vederne l’umanità.
Nel 1891 Battista varcò le Alpi per lavorare in Francia. Qui un impresario lo notò e lo trasformò in Baptiste Hugo, “fenomeno” da circo. Nel 1905 anche Paolo si unì a lui: insieme, come 𝗚𝗲́𝗮𝗻𝘁𝘀 𝗱𝗲𝘀 𝗔𝗹𝗽𝗲𝘀, conquistarono Europa e salotti borghesi. I guadagni erano enormi, ma non per loro: agli impresari restava quasi tutto.
Paolo morì nel 1914, a soli 26 anni. Battista, distrutto, continuò da solo fino all’America, entrando nel Circo Barnum & Bailey di New York. Costretto a costumi grotteschi, lontano dalle sue montagne, si spense nel 1916. Ufficialmente di malattia. In realtà, di nostalgia.
Oggi resta solo una tomba in America, i libri, le fotografie. E a Vinadio, due sculture colorate di David March: giganti piemontesi che ricordano come dietro lo stupore ci fossero due uomini veri. Enormi nel corpo, fragilissimi nell’anima.