18/01/2026
Ma che tenerezza … quanto ancora è di più e’ arrivato dopo … 💜
La Fluorite
Descrivere cosa mi ha dato la fluorite a parole è una sfida.
Lei è stata il cristallo che più di tutti mi ha aiutato a tagliare il cordone ombelicale con le ferite che si attivavano nel rapporto con mia madre.
Rapporto burrascoso dai 12 ai 35 anni, amore e odio, lacrime e tante parole per spiegarsi senza capirsi, non banale.
Ferite simili ci accomunano, ci ho messo 35 anni a capire cosa attivasse questo meccanismo di sofferta malinconia e grande necessità di essere accettati, accolti, capiti, ascoltati.
35 anni e un matrimonio fallito.
Non banale!
Eppure, ho iniziato a capire, ma poi dovevo elaborare, guarire, perdonare.
Ho iniziato da dove forse si deve iniziare quando non si comprende il messaggio, ho iniziato dal fondo del barile. Da quella scelta che ti porta a dire: “o salto o affondo”.
E ho saltato. Per me, per mio figlio, e per la netta sensazione che il mio cuore era troppo grande per restare rotto e finire in fondo a un fiume di lacrime.
Ho iniziato a seguire corsi di Reiki, lezioni sul Karma, e sull’esistenza del piano astrale, a smuovere in me energie.
Ho letto libri, interiorizzato la consapevolezza che dovevo, volevo guarire.
Ma ancora non bastava, mi serviva un aiuto, uno strumento delicato e magico.
La prima fluorite che ho tenuto in mano mi ha dato la scossa, mi si è indolenzito tutto il braccio destro.
L’ho messa da parte per un po’.
Ho iniziato a seguire corsi di cristallogia, a fare tanta pratica, a usare le pietre, a portarle addosso, dormirci, farci meditazioni. Ho seguito l’istinto, e le dispense.
Sì, perché le pietre sono potenti, non si gioca con loro, cosi come non si gioca con nessun lavoro a livello energetico che si intraprenda. Stiamo parlando del nostro mondo interiore. Il nostro io più prezioso. E non è uno scherzo. È un viaggio dentro noi stessi. Che dura una vita, e prosegue oltre!
Ho fatto tanti test, li ho fatti su di me, mi sono messa alla prova, e ho ascoltato ciò che le pietre attivavano in me. Non li avrei fatti su altri. Non fintanto che non avessi avuto le competenze e conoscenze giuste, l’esperienza e la piena consapevolezza. Non mi bastava una laurea in ingegneria mineraria. Io cercavo di diventare me stessa, di ritrovarmi, di riscoprirmi. I cristalli mi avevano chiamato, e con rispetto volevo arrivare a comprenderli come loro capivano me.
Poi la fluorite è tornata.
L’ho indossata, ci ho meditato, l’ho ascoltata. Si, perché le pietre parlano. Mi riesce naturale ascoltarle. Le sogno, mi compaiono davanti agli occhi.
Lei si è divisa in due, nettamente, senza briciole, senza strascichi.
Ho capito che era un messaggio, la mia anima aveva accolto quella di mia mamma, e se ne era sganciata.
Guardandola da fuori, ho iniziato a lavorare sul perdono.
Bizzarro, no?
Dovevo prima perdonare me stessa, i sensi di colpa per quel che avevo fatto passare in oltre 20 anni a una donna che già aveva sofferto il giusto, ma che suo malgrado aveva fatto soffrire me.
Ci siamo scelte, questo è chiaro. Anzi io ho scelto lei.
Ho seguito il cuore, ho lavorato sulle mie ferite, ho usato l’Ho’oponopono.
Due anni intensissimi, dove ovviamente al contorno anche lavorativamente parlando ho richiamato situazioni durissime, difficili, perché non avevo ancora compreso il messaggio.
Poi, la svolta, l’anno dei 40, d’estate.
Alcuni sogni, tutto si è fatto chiaro, ho capito cosa avevo fatto nelle vite precedenti che dovevo perdonarmi, nel giro di tre giorni ho sganciato il lavoro, mi sono abbracciata, ho coccolato la bambina che ero, l’ho rivista e ho sanato le ferite nei chakra che si erano sviluppati nell’età in cui quella bambina aveva creato dei meccanismi di difesa, perché soffriva.
Ho pianto e riso, e saltato di gioia, e ho ringraziato la fluorite. La prima, divisa in due, che avevo donato al fiume perché tornasse alla natura che me l’aveva donata, e tutte le altre che avevo usato dopo, per continuare ciò che la prima aveva iniziato.
Ho ringraziato tutti gli altri sogni, che per anni erano stati solo immagini, pezzi di un puzzle che dovevo completare e che solo io potevo capire. I libri, tantissimi, che ho letto e riletto. Le meditazioni, il reiki tutto quello che mi aveva portato fin li.
Il fiume, a cui spesso nei due anni più intensi avevo chiesto di ascoltarmi e di placare la mia anima a quei tempi inquieta. La terra, che ci dona cosi tanto e i vulcani, che mi vibrano sotto i piedi quando si stanno attivando, anche se sono a chilometri di distanza!
Ho consolidato questa meravigliosa sensazione, che ora permane perché è diventata me, e io sono diventata lei, facendo un percorso di coaching dell’anima, perché la sensazione diventasse un progetto. Un progetto su me stessa.
Per la mia vita.
Per mettermi al servizio dei cristalli e di ciò che mi donano. Per fare conoscere la loro potenza a chi li cerca. A chi li vuole ascoltare.
Ora li posso fare conoscere, condividere con altri, posso aiutare gli altri a stare meglio.
Conosco bene i cristalli, so cosa fanno, come usarli per il massimo bene, con consapevolezza, senza giudizio ma con grande accoglienza, perché ognuno ha il suo percorso, e i suoi cristalli che possono aiutarlo.