Studio medico dott.ssa maria letizia primo

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Malattie infiammatorie intestinali: nuove prospettive dalla ricerca sul microbiota. Un confronto istituzionale per raffo...
07/03/2026

Malattie infiammatorie intestinali: nuove prospettive dalla ricerca sul microbiota. Un confronto istituzionale per rafforzare diagnosi e cure

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), che comprendono principalmente colite ulcerosa e malattia di Crohn, rappresentano patologie immuno-mediate caratterizzate da un’infiammazione persistente del tratto gastrointestinale e da un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è concentrata sempre più sul ruolo del microbiota intestinale e sulla possibilità di sviluppare approcci terapeutici innovativi basati sulla modulazione dell’ecosistema microbico. Le terapie oggi disponibili – tra cui aminosalicilati, corticosteroidi, immunosoppressori e farmaci biologici – sono finalizzate principalmente al controllo dell’infiammazione e al mantenimento della remissione clinica, ma non risultano risolutive e possono essere associate a risposta variabile o effetti indesiderati. Per questo motivo la comunità scientifica sta esplorando nuovi bersagli terapeutici, con particolare attenzione alle interazioni tra sistema immunitario e microbiota intestinale. Tra i microrganismi più studiati emerge Akkermansia muciniphila, batterio commensale coinvolto nel mantenimento dell’integrità della barriera mucosale e nella regolazione della risposta immunitaria. Evidenze sperimentali suggeriscono che una ridotta presenza di questa specie possa contribuire allo sviluppo di disbiosi e alla progressione dell’infiammazione intestinale. Studi preclinici indicano inoltre che la sua integrazione o la modulazione della sua attività metabolica potrebbe migliorare la funzione della barriera intestinale e ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, contribuendo al controllo dei processi infiammatori tipici delle MICI. In particolare, alcuni lavori hanno dimostrato che metaboliti prodotti da questo batterio ,i cosiddetti post biotici , favoriscono la differenziazione di cellule T regolatorie (T Reg) che producono citochine antiinfiammatorie come IL 10 limitando la risposta immunitaria pro-infiammatoria, oltre a rafforzare la struttura della mucosa intestinale attraverso il potenziamento dello strato di muco e delle giunzioni cellulari. Queste osservazioni aprono la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche basate sulla modulazione mirata del microbiota, attraverso probiotici, interventi nutrizionali o molecole di origine microbica.

Front. Microbiol., 22 September 2017 Sec. Food Microbiology Volume 8 - 2017 | https://doi.org/10.3389/fmicb.2017.01765
Next-Generation Beneficial Microbes: The Case of Akkermansia muciniphila Patrice D. Cani Willem M. de Vos

Botulismo: le neurotossine botuliniche possono favorire infezioni intestinaliDosi molto basse di tossina botulinica, ins...
06/03/2026

Botulismo: le neurotossine botuliniche possono favorire infezioni intestinali

Dosi molto basse di tossina botulinica, insufficienti a causare il botulismo, possono però interferire con i meccanismi di difesa dell’intestino. Il botulismo è una malattia rara ma potenzialmente letale, causata da tossine prodotte da batteri del genere Clostridium, che bloccano il rilascio dei neurotrasmettitori e provocano paralisi muscolare. Queste tossine sono tra le sostanze biologiche più potenti conosciute e agiscono bloccando il rilascio dei neurotrasmettitori a livello delle terminazioni nervose, provocando una paralisi flaccida che nei casi più gravi può richiedere il ricovero in terapia intensiva. Per la loro estrema tossicità le tossine botuliniche sono incluse nelle liste degli agenti a potenziale uso bioterroristico.
Lo studio dimostra che, nel corso di un’intossicazione alimentare, le tossine botuliniche sono in grado di entrare nei neuroni del sistema nervoso enterico, costituito prevalentemente da neuroni colinergici, e di agire direttamente al loro interno bloccando il rilascio di acetilcolina e quindi alterando funzioni fondamentali per la difesa della mucosa intestinale L’inibizione dei neuroni colinergici enterici determina un’alterazione della peristalsi intestinale e riduce il rilascio di muco protettivo favorendo così le infezioni da batteri patogeni quali Salmonella e Shigella. Il gruppo da «bassa tossina» è generalmente considerato clinicamente irrilevante.: è stato invece dimostrato che dosi bassissime di tossina botulinica ingerita con cibi contaminati possano favorire infezioni intestinali dovute a batteri patogeni presenti nell'intestino in quantità così basse, da non provocare normalmente alcuna malattia. Questo risultato evidenzia l’importanza di monitorare attentamente i pazienti con botulismo dopo la dimissione dalla terapia intensiva, così come coloro che hanno ingerito dosi molto basse di tossina, insufficienti a causare botulismo, valutando l’adozione di opportune terapie antibiotiche per preve**re l'insorgenza di infezioni intestinali causate da batteri intestinali patogeni od opportunisti L’alterazione della peristalsi fornisce inoltre una spiegazione meccanicistica a un sintomo clinico frequentemente osservato (ma poco considerato) nei pazienti con intossicazione botulinica: la costipazione. Questo disturbo, spesso presente già nelle fasi iniziali prima della comparsa della paralisi sistemica, alla luce di questo studio può ora essere interpretato come conseguenza diretta dell’azione della tossina sul sistema nervoso enterico (i neuroni presenti nelle pareti del tratto gastrointestinale, noti per costituire il nostro “secondo cervello”) e sul blocco della trasmissione colinergica intestinale. Questi risultati portano anche a una revisione importante del modello tradizionale della patogenesi del botulismo.Finora infatti l’intestino era considerato principalmente come una porta d’ingresso della tossina nel circolo sanguigno, necessaria a raggiungere il sistema nervoso periferico. Lo studio dimostra invece che l’intestino, e in particolare il sistema nervoso enterico (SNE) , rappresenta il primo sito d’azione funzionale della tossina. L’effetto locale sul SNE precede e contribuisce a determinare alterazioni fisiologiche significative, modificando la suscettibilità alle infezioni.

MICROBIOLOGY Enteric botulinum neurotoxins facilitate infection by Salmonella and Shigella Federico Fabris Paola Brun , Aram Megighian , Giulia Bernabè Ignazio Castagliuolo, Ilenia Drigo https://orcid.org/0000-0002-2373-1549, Luca Bano, Florigio Lista, Maria Lina Bernardini , , and Ornella Rossetto
Science Advances 25 Feb 2026 Vol 12, Issue 9

Che ruolo ha l’asse intestino-cervello nella regolazione del sonno e nei disturbi come l’insonnia?Le cellule enterocroma...
05/03/2026

Che ruolo ha l’asse intestino-cervello nella regolazione del sonno e nei disturbi come l’insonnia?

Le cellule enterocromaffini (cellule EC), situate nell'epitelio del tratto gastrointestinale, sono una delle principali fonti extrapineali di melatonina nel corpo umano. Mentre la ghiandola pineale nel cervello produce melatonina per regolare il ciclo sonno-veglia, le cellule enterocromaffini producono melatonina localmente, agendo come potente antiossidante e regolatore delle funzioni intestinali.
Le cellule EC rappresentano circa l'1% delle cellule dell'epitelio gastrointestinale e contengono alti livelli di serotonina, il precursore diretto della melatonina. Esse sono in grado di sintetizzare melatonina (a partire dal triptofano) in quantità significative.
Funzione Locale: La melatonina prodotta dalle cellule EC agisce principalmente localmente (effetto paracrino) per proteggere la mucosa intestinale, regolare la motilità gastrointestinale e ridurre l'infiammazione.
Ruolo nelle patologie: Un numero alterato di cellule enterocromaffini è associato a disturbi gastrointestinali funzionali e infiammatori, come l'IBS (sindrome dell'intestino irritabile) e la colite ulcerosa. La melatonina intestinale aiuta a ridurre il dolore addominale e migliorare la qualità della vita in pazienti con sindrome dell'intestino irritabile (IBS), agendo come miorilassante sulla muscolatura liscia. Ripristina i valori urinari di 6 sulfatossimelatonina usualmente molto ridotta nei casi di IBS D e IBS C
Asse Intestino-Cervello: La melatonina prodotta dall'intestino interagisce anche con il microbiota e può influenzare la salute generale, collegando l'equilibrio intestinale con i ritmi circadiani.
In sintesi, le cellule enterocromaffini producono melatonina per mantenere l'omeostasi gastrointestinale, fungendo da "guardiani" antiossidanti dell'intestino

IL RITMO NON E’ UNA PREROGATIVA DEGLI ESSERI UMANIUna ricerca condotta dall’Università di Torino, dall’Università di War...
04/03/2026

IL RITMO NON E’ UNA PREROGATIVA DEGLI ESSERI UMANI

Una ricerca condotta dall’Università di Torino, dall’Università di Warwick e dall’Istituto di Ricerca Forestale in Polonia, pubblicata su Annals of the New York Academy of Sciences, dimostra come il ritmo svolga un ruolo chiave nei sistemi di comunicazione tra formiche e bruchi di farfalla.
Alcune specie di farfalle dipendono strettamente dalle formiche durante le prime fasi della loro vita. I bruchi vengono trasportati nei nidi, protetti dai predatori e talvolta nutriti, ricevendo un trattamento simile a quello riservato ai membri della colonia. In cambio, offrono secrezioni zuccherine o adottano strategie di mimetismo comportamentale e chimico per integrarsi tra le formiche. Finora si riteneva che il mimetismo chimico (strategia evolutiva in cui un organismo imita i segnali chimici come odori, feromoni, idrocarburi cuticolari di un'altra specie o del proprio ambiente per trarne vantaggio) fosse il principale meccanismo alla base di queste relazioni. Il nuovo studio rivela invece un ulteriore livello di complessità: i bruchi hanno evoluto segnali vibroacustici ritmicamente organizzati, capaci di attirare e placare le formiche ospiti.
I ricercatori hanno analizzato segnali vibroacustici — minuscole vibrazioni che si propagano attraverso piante, suolo o pareti del nido — provenienti da due specie di formiche e nove specie di bruchi, caratterizzate da diversi livelli di mirmecofilia (il grado di dipendenza ecologica dalle formiche). L’analisi si è concentrata su parametri quali velocità delle vibrazioni, organizzazione degli intervalli di silenzio e regolarità dei pattern temporali. I risultati mostrano che i bruchi con il più alto grado di mirmecofilia producono segnali con una temporizzazione altamente regolare e pattern ritmici sorprendentemente complessi, paragonabili a strutture musicali con alternanza di battiti forti e deboli. Questi ritmi risultano molto simili a quelli utilizzati dalle formiche stesse. Al contrario, le specie con associazioni più deboli o assenti generano segnali più semplici e irregolari. I risultati mettono in discussione l’idea che il ritmo sia una capacità limitata agli esseri umani, alla musica o agli animali con cervelli di grandi dimensioni. Al contrario, lo studio indica che il ritmo potrebbe rappresentare una proprietà fondamentale della comunicazione animale, capace di modellare relazioni complesse anche tra minuscoli insetti la cui sopravvivenza dipende dalla cooperazione tra specie.

LA PEA DIALOGA CON IL SISTEMA IMMUNITARIO : NUOVA FRONTIERA PER IL MORBO DI ALZHEIMER La PEA (palmitoiletanolamide) è un...
02/03/2026

LA PEA DIALOGA CON IL SISTEMA IMMUNITARIO : NUOVA FRONTIERA PER IL MORBO DI ALZHEIMER

La PEA (palmitoiletanolamide) è una molecola prodotta naturalmente dal nostro organismo, studiata da tempo per le sue proprietà neuroprotettive e per la capacità di modulare infiammazione e dolore. la PEA non si limiterebbe a un’azione antinfiammatoria “diretta”, ma interverrebbe in modo più mirato su specifiche funzioni del sistema immunitario, con possibili ricadute anche nelle patologie neurodegenerative. Lo studio, condotto su cellule di soggetti sani e di pazienti con malattia di Alzheimer, identifica per la prima volta un bersaglio diretto della PEA nelle cellule dendritiche favorendone il passaggio verso uno stato più funzionale ed efficiente e maggiore comunicazione tra le cellule del sistema immunitario. Importante ampliare lo sguardo oltre i modelli più tradizionali della malattia, centrati prevalentemente su neuroni e glia e che hanno spesso orientato lo sviluppo di farmaci verso la sola rimozione della sostanza amiloide, con benefici limitati nei pazienti già diagnosticati.

Studi come questo, contribuiscono a considerare l’Alzheimer come un fenomeno che coinvolge l’intero “ecosistema” biologico responsabile delle funzioni cerebrali, compresi i meccanismi del sistema immunitario

Piccolino I., Iannuzzi F. et al. The immunomodulating effect of palmitoylethanolamide on human myeloid dendritic cells and its possible impact on Alzheimer’s disease. Frontiers in Immunology, 16:1664164. DOI: 10.3389/fimmu.2025.1664164

l''ansia legata all'invecchiamento costituisce un fattore psicologico fondamentale, misurabile e modificabile, che sembr...
26/02/2026

l''ansia legata all'invecchiamento costituisce un fattore psicologico fondamentale, misurabile e modificabile, che sembra plasmare la biologia dell'invecchiamento

Il timore e la preoccupazione legati agli effetti che il passare degli anni può avere sulla salute, con conseguente perdita di autonomia e di qualità della vita, non è solo un problema psicologico, può contribuire all'invecchiamento biologico attraverso cambiamenti epigenetici, ovvero con alterazioni nel modo in cui i geni vengono espressi. E a questo rischio sono esposte soprattutto le donne.Ansia, depressione e salute mentale in generale sono associate a una serie di conseguenze sulla salute fisica, ma finora i ricercatori non si erano mai concentrati sulla possibile correlazione tra la preoccupazione per l'invecchiamento e il processo di invecchiamento stesso. Sono le donne di mezza età a essere più esposte al timore di invecchiare, date che le consuetudini culturali sulla giovinezza e la bellezza si concentrano in particolare sull'aspetto femminile: nelle donne quindi, alla preoccupazione per le trasformazioni del loro aspetto fisico si aggiungono le ansie legate al calo della fertilità e alle sensazioni che questo comporta. Inoltre, dato che sono soprattutto le donne a prendersi cura dei genitori anziani, quando vedono i familiari invecchiare e ammalarsi, possono preoccuparsi che la stessa cosa possa accadere anche a loro.
Per comprendere meglio la relazione tra l'ansia legata all'invecchiamento e l'invecchiamento stesso, i ricercatori hanno analizzato i dati di 726 donne che hanno partecipato allo studio” Midlife in the United States” (MIDUS). Alle donne è stato chiesto quanto si preoccupassero di diventare meno attraenti con l'età, della possibilità di avere più problemi di salute e di essere troppo anziane per avere figli. Lo studio ha anche raccolto campioni di sangue delle donne partecipanti, per misurare l'invecchiamento reale di ciascuna, utilizzando due "orologi epigenetici": uno prende in considerazione il ritmo dell'invecchiamento biologico (DunedinPACE) e l’altro stima il danno biologico cumulativo (GrimAge2). I risultati della ricerca hanno evidenziato che nei soggetti che nutrivano una maggiore ansia legata all'invecchiamento era associato un invecchiamento epigenetico accelerato, come misurato dall'orologio epigenetico rilevato dai due fattori. I cambiamenti biologici rilevati potrebbero contribuire al declino fisico e a una maggiore vulnerabilità alle malattie legate all'invecchiamento. In particolare, è stata la preoccupazione per il declino della salute a risultare maggiormente associata all'invecchiamento epigenetico; al contrario, l'ansia per il declino dell'attrattiva e della fertilità non è risultata significativamente associata all'invecchiamento epigenetico, anche perché le preoccupazioni per la bellezza e la salute riproduttiva tendono ad affievolirsi man mano che l'età aumenta.

Oggi vi consiglio questo libro delizioso che non puo’ mancare nella vostra biblioteca personale Solitudine e stress: Qua...
26/02/2026

Oggi vi consiglio questo libro delizioso che non puo’ mancare nella vostra biblioteca personale

Solitudine e stress: Quanto il cortisolo rovina la vita: i suoi effetti sul microbioma e il sonno
Giovanni Francesco Di Paolo

La solitudine non è più solo un sentimento personale: è diventata un fatto sociale con significative conseguenze sanitarie, economiche e politiche. La solitudine è un problema complesso e diffuso che colpisce persone di tutte le età e provenienze. È considerata un fattore di rischio per la salute mentale e fisica ed è associata a un aumento della morbilità e della mortalità. La solitudine infatti è un fenomeno sociale pervasivo che aggrava le disuguaglianze e che comporta sempre di più, attraverso l’autoisolamento, condizioni cliniche che possono condurre a stati patologici cronici e talvolta irreversibili, come il diabete o malattie cardiovascolari.Essa inoltre, produce effetti significativi sulla salute che, a loro volta, incidono sulle prospettive di empowerment degli individui. Infatti, è fonte di sofferenza, in particolare fisica, contribuendo allo sviluppo di malattie e aumentando il rischio di morte per malattie cardiovascolari.
La Federazione Francese di Cardiologia suggerisce addirittura che gli effetti della solitudine a lungo termine siano equivalenti alle conseguenze negative del fumo di quindici si*****te al giorno.
In termini di salute mentale, le condizioni di solitudine aumentano il rischio di patologie depressive e ansiose, influiscono sulla qualità del sonno e può portare a comportamenti autodistruttivi (dipendenze, disturbi alimentari, ecc.). L'isolamento sociale si accompagna anche a un aumento del rischio di suicidio, declino cognitivo e demenza, e indebolisce l'autostima, inducendo percezioni distorte (ostilità, pessimismo, ecc.) che degradano le relazioni sociali.
In questo testo si illustrano le strette connessioni tra la sensazione di solitudine, l’innesco di un’alterazione PNEI che conduce allo stress e di conseguenza le anomalie che essa determina a livello fisico, sull’intestino e sul sonno con le relative soluzioni che una corretta alimentazione, uno stile di vita equilibrato, la fitoterapia o la medicina integrata possono determinare.

ELOGIO DELLA TIMIDEZZAChe ne è dei timidi nell'epoca dell'esposizione a ogni costo?In un mondo “sgarbato” un elogio ai t...
24/02/2026

ELOGIO DELLA TIMIDEZZA
Che ne è dei timidi nell'epoca dell'esposizione a ogni costo?

In un mondo “sgarbato” un elogio ai timidi, alle persone che per loro natura temono il mondo e soffrono per questo, perché sanno che saranno derisi, offesi, provocati senza ragioni oggettive, senza aver commesso crimini, ma neanche una banale sgarberia. La timidezza sembra essere un fardello sempre più ingombrante e parlarne diventa un “gesto militante”: una ricchezza per l’umanità, questo sono i timidi, perché riflettono e attendono prima di agire; il comportamento modesto e incerto li rende più facilmente avvicinabili; sanno immedesimarsi e mostrano empatia e per questo eccellono nei servizi sociali e nelle professioni di cura per la loro affidabilità; hanno pochi amici, ma li hanno fin dai primi anni di vita; non si fanno sedurre dalla società dello spettacolo Non è solo un'epoca di esposizione ad ogni costo, ma anche un tempo in cui diventa quasi necessario specificare che soffrire non è né l'esito di un errore né una colpa. La forma distorta della sofferenza è quella che tende a patologizzarla, a leggerla come disfunzione dell’individuo, quasi come fosse una sua colpa, mentre chi soffre – se non ha spiccate spinte masochistiche – non è sbagliato ma semplicemente incappato in qualcosa che lo ha ferito e del quale non riesce a ve**re a capo, quanto meno non immediatamente. In contesti dove la comunità data da un sottofondo di vissuto condiviso non c'è, la si cerca in codici di riferimenti comuni severissimi. Le frequentazioni scelte per intonarsi alla scena non lasciano spazio alla conoscenza delle loro radici ed il diverso da sé non puo’ che essere deriso e mortificato ma resta comunque unico meraviglioso ed irripetibile .Riflettiamoci.

IL MERAVIGLIOSO MONDO DEI FUNGHI MEDICINALIIl grande amore per i funghi medicinali mi ha ispirato a scrivere questo libr...
22/02/2026

IL MERAVIGLIOSO MONDO DEI FUNGHI MEDICINALI

Il grande amore per i funghi medicinali mi ha ispirato a scrivere questo libro dove trovare indicazioni cliniche ma anche curiosità di questi straordinari organismi .Ringrazio il collega e caro amico Stefano Gervasi grande cultore di Micomedicina oncologica per la prefazione
Secondo la micomedicina, i funghi sono in grado di provvedere al sostentamento e al mantenimento di un buono stato di salute e a migliorare la resistenza fisica. La micomedicina non dà all’organismo alcuno stress, consente un migliore adattamento all’inquinamento ambientale e ha un effetto di immunomodulazione, cioè previene sia una ridotta che una eccessiva reazione del sistema immunitario. Ogni fungo ha la sua specificità terapeutica, ma tutti agiscono in generale sulla detossificazione e protezione epatica, sulla rimozione dei metalli pesanti accumulati nell’organismo e ottimizzano le terapie farmacologiche. Questo libro permette di iniziare a conoscere e approfondire lo straordinario mondo della micomedicina, oggetto di recenti studi internazionali.
Buona lettura!!!

Kefir e fibre meglio degli omega 3 per combattere l'infiammazioneL'abbinamento di kefir fermentato con un mix di fibre p...
17/02/2026

Kefir e fibre meglio degli omega 3 per combattere l'infiammazione

L'abbinamento di kefir fermentato con un mix di fibre prebiotiche può fornire una potente spinta anti-infiammatoria, migliorando l'equilibrio immunitario generale e la salute metabolica I ricercatori dell'Università di Nottingham hanno scoperto che combinare il kefir (meglio se di capra) con un mix di fibre prebiotiche diversificato riduceva l'infiammazione del corpo intero in modo più efficace rispetto agli omega-3 o alle fibre da soli. Lo studio, ha confrontato tre integratori popolari. Il più efficace è stato un sinbiotico, definito come un mix di kefir fermentato naturalmente e una miscela di fibre prebiotiche. Questa combinazione ha prodotto il più grande calo di marcatori infiammatori tra le opzioni testate. Quando il kefir, che è ricco di microbi vivi, è abbinato a diverse fibre prebiotiche, il risultato è un effetto sinbiotico. La fibra serve come combustibile per i batteri benefici ( li alimenta), consentendo loro di crescere e generare composti utili come il butirrato. Il butirrato è noto per i suoi effetti anti-infiammatori e di regolazione immunitaria in tutto il corpo. Nel corso di sei settimane, gli adulti sani che hanno assunto il sinbiotico hanno sperimentato la maggiore riduzione delle proteine correlate all'infiammazione rispetto a quelli che hanno assunto omega 3 o fibre da soli. I risultati indicano che la combinazione di probiotici e prebiotici può supportare la salute immunitaria e metabolica in modo più efficace rispetto agli integratori di singoli ingredienti.

I marcatori infiammatori sistemici sono sostanze nel sangue che riflettono l'infiammazione che si verifica in tutto il corpo piuttosto che in una sola area, come l'intestino o nel sito di un'infezione. I partecipanti al gruppo sinbiotico hanno mostrato livelli complessivi più bassi di infiammazione, indicando un miglioramento dell'equilibrio immunitario e un rischio potenzialmente ridotto di condizioni correlate all'infiammazione cronica (come malattie cardiache o altre condizioni metaboliche).

Amrita Vijay, Liz Simpson, Melanie Tooley, Sarah Turley, Afroditi Kouraki, Anthony Kelly, Cristina Menni, Josh Armstrong, Shann Jones, Ana M Valdes. The anti-inflammatory effects of three different dietary supplement interventions. Journal of Translational Medicine, 2025; 23 (1) DOI: 10.1186/s12967-025-07167

University of Nottingham. "This kefir and fiber combo beat omega-3 in slashing inflammation." ScienceDaily. ScienceDaily, 11 February 2026.

La resistenza fisica? Prima che dal corpo dipende dal cervelloPensiamo che quando solleviamo pesi stiamo costruendo solo...
14/02/2026

La resistenza fisica? Prima che dal corpo dipende dal cervello
Pensiamo che quando solleviamo pesi stiamo costruendo solo muscoli.Ora si scopre che potremmo star costruendo anche il nostro cervello

L'allenamento riprogramma alcune zone cerebrali e queste supportano lo sforzo. La scoperta in uno studio della University of Pennsylvania La resistenza allo sforzo non è questione solo di muscoli ma dipende anche dal cervello che, durante l'allenamento, viene riprogrammato per sostenere l'attività intensa. Vai a correre, i polmoni si espandono, il cuore inizia a pompare meglio, i muscoli si scompongono e si ricostruiscono. Ed il cervello coordina tutto questo Molte persone dicono di sentirsi più lucide e di avere la mente più chiara dopo l'esercizio fisico .Perciò gli studiosi hanno voluto capire che cosa accade nel cervello dopo l'esercizio e in che modo questi cambiamenti influenzino gli effetti dell'attività fisica
L'esperimento
Per farlo, il team ha condotto esperimenti su topi di laboratorio scoprendo che, dopo aver corso su un tapis roulant, gli animali andavano incontro a un aumentato dell'attività cerebrale, specie in un'area nota come ipotalamo ventromediale, che svolge un ruolo importante nel modo in cui il corpo utilizza l'energia. In particolare, si osservava un'attivazione di alcuni neuroni che esprimono il fattore steroidogenico-1. Come era nelle attese, dopo due settimane questi topi hanno mostrato un miglioramento della resistenza. La sorpresa è giunta quando i ricercatori hanno voluto bloccare l'attività di questa popolazione di neuroni: gli animali tendevano a stancarsi rapidamente e non riuscivano a migliorare le loro performance nonostante l'allenamento. Per i ricercatori è la prova che questi neuroni sono decisivi nello sviluppo della capacità di resistenza allo sforzo.

Exercise rewires the brain — boosting the body’s endurance Kindel, M. et al. Neuron https://doi.org/10.1016/j.neuron.2025.12.033 (2026).

Bambini a tavola: mangiare senza aiuto contribuisce allo sviluppo del linguaggio Quando ero piccola mamma mi metteva dav...
05/02/2026

Bambini a tavola: mangiare senza aiuto contribuisce allo sviluppo del linguaggio

Quando ero piccola mamma mi metteva davanti il cibo ed io pasticciavo con le mani mangiavo ed esploravo: alla fine del pasto io e il tavolo sembravamo un campo di battaglia ma quanto era sana questa modalità. Ancora adesso mi irrita l’abitudine di sostituirsi al bimbo anche grandicello imboccandolo o correndo dietro a bimbi svogliati e capricciosi per il quali il cibo diventa fonte di ricatto e ansia. Quindi accolgo con gioia il seguente articolo
I bambini che più spesso mangiano da soli sono in grado, già ad un anno, di sviluppare competenze comunicative più avanzate. Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino. Generalmente è un’abilità che viene acquisita entro il secondo anno e mezzo di vita e il suo esordio si può osservare quando il bambino inizia a esprimere curiosità verso il cibo e comincia a voler mangiare da solo, con le mani o con le posate. Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che la partecipazione del bambino ai pasti in famiglia sin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, possa giocare un ruolo importante in un ambito dello sviluppo solo apparentemente distante, quello della comunicazione e del linguaggio. I bambini che, all’età di un anno, mangiano più frequentemente senza l’aiuto di un adulto, producono anche un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni e gesti durante il pasto e presentano una probabilità circa due volte maggiore di produrre frasi a 24 mesi

Child Development 2026 La ricerca è frutto della collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata, Sapienza Università di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr

Indirizzo

Via Pergolesi 21
Turin
10154

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:30
Martedì 09:30 - 19:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
Venerdì 11:00 - 19:30

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