Studio medico dott.ssa maria letizia primo

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Kefir e fibre meglio degli omega 3 per combattere l'infiammazioneL'abbinamento di kefir fermentato con un mix di fibre p...
17/02/2026

Kefir e fibre meglio degli omega 3 per combattere l'infiammazione

L'abbinamento di kefir fermentato con un mix di fibre prebiotiche può fornire una potente spinta anti-infiammatoria, migliorando l'equilibrio immunitario generale e la salute metabolica I ricercatori dell'Università di Nottingham hanno scoperto che combinare il kefir (meglio se di capra) con un mix di fibre prebiotiche diversificato riduceva l'infiammazione del corpo intero in modo più efficace rispetto agli omega-3 o alle fibre da soli. Lo studio, ha confrontato tre integratori popolari. Il più efficace è stato un sinbiotico, definito come un mix di kefir fermentato naturalmente e una miscela di fibre prebiotiche. Questa combinazione ha prodotto il più grande calo di marcatori infiammatori tra le opzioni testate. Quando il kefir, che è ricco di microbi vivi, è abbinato a diverse fibre prebiotiche, il risultato è un effetto sinbiotico. La fibra serve come combustibile per i batteri benefici ( li alimenta), consentendo loro di crescere e generare composti utili come il butirrato. Il butirrato è noto per i suoi effetti anti-infiammatori e di regolazione immunitaria in tutto il corpo. Nel corso di sei settimane, gli adulti sani che hanno assunto il sinbiotico hanno sperimentato la maggiore riduzione delle proteine correlate all'infiammazione rispetto a quelli che hanno assunto omega 3 o fibre da soli. I risultati indicano che la combinazione di probiotici e prebiotici può supportare la salute immunitaria e metabolica in modo più efficace rispetto agli integratori di singoli ingredienti.

I marcatori infiammatori sistemici sono sostanze nel sangue che riflettono l'infiammazione che si verifica in tutto il corpo piuttosto che in una sola area, come l'intestino o nel sito di un'infezione. I partecipanti al gruppo sinbiotico hanno mostrato livelli complessivi più bassi di infiammazione, indicando un miglioramento dell'equilibrio immunitario e un rischio potenzialmente ridotto di condizioni correlate all'infiammazione cronica (come malattie cardiache o altre condizioni metaboliche).

Amrita Vijay, Liz Simpson, Melanie Tooley, Sarah Turley, Afroditi Kouraki, Anthony Kelly, Cristina Menni, Josh Armstrong, Shann Jones, Ana M Valdes. The anti-inflammatory effects of three different dietary supplement interventions. Journal of Translational Medicine, 2025; 23 (1) DOI: 10.1186/s12967-025-07167

University of Nottingham. "This kefir and fiber combo beat omega-3 in slashing inflammation." ScienceDaily. ScienceDaily, 11 February 2026.

La resistenza fisica? Prima che dal corpo dipende dal cervelloPensiamo che quando solleviamo pesi stiamo costruendo solo...
14/02/2026

La resistenza fisica? Prima che dal corpo dipende dal cervello
Pensiamo che quando solleviamo pesi stiamo costruendo solo muscoli.Ora si scopre che potremmo star costruendo anche il nostro cervello

L'allenamento riprogramma alcune zone cerebrali e queste supportano lo sforzo. La scoperta in uno studio della University of Pennsylvania La resistenza allo sforzo non è questione solo di muscoli ma dipende anche dal cervello che, durante l'allenamento, viene riprogrammato per sostenere l'attività intensa. Vai a correre, i polmoni si espandono, il cuore inizia a pompare meglio, i muscoli si scompongono e si ricostruiscono. Ed il cervello coordina tutto questo Molte persone dicono di sentirsi più lucide e di avere la mente più chiara dopo l'esercizio fisico .Perciò gli studiosi hanno voluto capire che cosa accade nel cervello dopo l'esercizio e in che modo questi cambiamenti influenzino gli effetti dell'attività fisica
L'esperimento
Per farlo, il team ha condotto esperimenti su topi di laboratorio scoprendo che, dopo aver corso su un tapis roulant, gli animali andavano incontro a un aumentato dell'attività cerebrale, specie in un'area nota come ipotalamo ventromediale, che svolge un ruolo importante nel modo in cui il corpo utilizza l'energia. In particolare, si osservava un'attivazione di alcuni neuroni che esprimono il fattore steroidogenico-1. Come era nelle attese, dopo due settimane questi topi hanno mostrato un miglioramento della resistenza. La sorpresa è giunta quando i ricercatori hanno voluto bloccare l'attività di questa popolazione di neuroni: gli animali tendevano a stancarsi rapidamente e non riuscivano a migliorare le loro performance nonostante l'allenamento. Per i ricercatori è la prova che questi neuroni sono decisivi nello sviluppo della capacità di resistenza allo sforzo.

Exercise rewires the brain — boosting the body’s endurance Kindel, M. et al. Neuron https://doi.org/10.1016/j.neuron.2025.12.033 (2026).

Bambini a tavola: mangiare senza aiuto contribuisce allo sviluppo del linguaggio Quando ero piccola mamma mi metteva dav...
05/02/2026

Bambini a tavola: mangiare senza aiuto contribuisce allo sviluppo del linguaggio

Quando ero piccola mamma mi metteva davanti il cibo ed io pasticciavo con le mani mangiavo ed esploravo: alla fine del pasto io e il tavolo sembravamo un campo di battaglia ma quanto era sana questa modalità. Ancora adesso mi irrita l’abitudine di sostituirsi al bimbo anche grandicello imboccandolo o correndo dietro a bimbi svogliati e capricciosi per il quali il cibo diventa fonte di ricatto e ansia. Quindi accolgo con gioia il seguente articolo
I bambini che più spesso mangiano da soli sono in grado, già ad un anno, di sviluppare competenze comunicative più avanzate. Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino. Generalmente è un’abilità che viene acquisita entro il secondo anno e mezzo di vita e il suo esordio si può osservare quando il bambino inizia a esprimere curiosità verso il cibo e comincia a voler mangiare da solo, con le mani o con le posate. Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che la partecipazione del bambino ai pasti in famiglia sin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, possa giocare un ruolo importante in un ambito dello sviluppo solo apparentemente distante, quello della comunicazione e del linguaggio. I bambini che, all’età di un anno, mangiano più frequentemente senza l’aiuto di un adulto, producono anche un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni e gesti durante il pasto e presentano una probabilità circa due volte maggiore di produrre frasi a 24 mesi

Child Development 2026 La ricerca è frutto della collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata, Sapienza Università di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr

Psilocibina a basse dosi: benefici metabolici senza effetti psichedelici Un nuovo studio preclinico guidato dalle Univer...
30/01/2026

Psilocibina a basse dosi: benefici metabolici senza effetti psichedelici
Un nuovo studio preclinico guidato dalle Università di Padova e Milano, apre nuove prospettive per la cura delle malattie metaboliche dimostrando che la somministrazione cronica di dosi molto basse e non psichedeliche di psilocibina – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi – produce significativi benefici metabolici in modelli di obesità, diabete di tipo 2 e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), senza coinvolgere i meccanismi cerebrali responsabili degli effetti psichedelici. (microdosaggio di psilocibina)
In un modello di malattia metabolica indotta dalla dieta, il trattamento a lungo termine con psilocibina ha determinato una riduzione dell’aumento ponderale, un marcato miglioramento della sensibilità insulinica, la normalizzazione della glicemia e una regressione della steatosi epatica. Tali benefici si sono verificati senza ridurre l’assunzione di cibo e senza effetti collaterali sul sistema nervoso centrale, suggerendo un meccanismo d’azione prevalentemente periferico, distinto da quello alla base degli effetti psichedelici. Lo studio ha mostrato una quasi completa normalizzazione del metabolismo epatico, riducendo i grassi “tossici” e riattivando i meccanismi che permettono all’insulina di funzionare correttamente; questi cambiamenti si riflettono anche in un miglioramento visibile della struttura del fegato e dei principali indicatori metabolici.
Strategie terapeutiche basate su psilocibina non psichedelica potrebbero rappresentare una nuova classe di farmaci metabolici, con potenziali applicazioni nel trattamento di MASLD, obesità, diabete di tipo 2 e delle complicanze muscolari associate.

Low, non-psychedelic doses of psilocybin as a novel treatment for MASLD, obesity and type 2 diabetes via 5-HT2B receptor-dependent mechanisms – «Pharmacological Research» – 2026

Lattoferrina, studio dimostra che riduce del 50% le infezioni respiratorie nei bambini in età prescolare La lattoferrina...
29/01/2026

Lattoferrina, studio dimostra che riduce del 50% le infezioni respiratorie nei bambini in età prescolare

La lattoferrina, abbondante nel colostro, il primo latte materno, offre una protezione cruciale ai neonati. Il composto protegge la mucosa intestinale dai microrganismi patogeni, agendo come barriera difensiva, cruciale nei primi giorni di vita. Man mano che il neonato cresce e sviluppa il proprio sistema immunitario, la produzione di lattoferrina diminuisce. Tuttavia, questa riduzione non è un problema, poiché il neonato ha ora gli strumenti per combattere le infezioni in modo autonomo.
Uno studio randomizzato controllato e condotto da un team di pediatri guidato dal Professor Eugenio Baraldi, del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino AOU di Padova, ha evidenziato che l’utilizzo di lattoferrina pura per via orale può ridurre del 50% il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti nei bambini di età compresa tra 3 e 6 anni. La ricerca ha coinvolto 50 bambini con anamnesi di infezioni respiratorie ricorrenti, metà dei quali trattati per 4 mesi con 400 mg al giorno di lattoferrina bovina mentre l'altra metà dei bambini non ha assunto lattoferrina. I risultati dimostrano che la supplementazione quotidiana con lattoferrina per 4 mesi all’inizio della stagione invernale dimezza gli episodi infettivi delle vie respiratorie e accorcia sensibilmente la durata dei sintomi nei bambini in età prescolare. Si tratta del primo studio randomizzato controllato che dimostra l'efficacia della lattoferrina in età prescolare, attualmente la fascia di età più colpita dalle infezioni respiratorie ricorrenti  Questo studio indipendente, ha quindi evidenziato come nel gruppo di bambini che assumevano la lattoferrina, gli episodi di infezione respiratoria sono stati mediamente dimezzati così come la durata dei sintomi che si è ridotta da 6 a 3 giorni.

Children (Basel). 2024 Feb 15;11(2):249. doi: 10.3390/children11020249. Lactoferrin in the Prevention of Recurrent Respiratory Infections in Preschool Children: A Prospective Randomized Study
Angela Pasinato 1, Mario Fama 1, Giovanni Tripepi 2, Colin Gerard Egan 3, Eugenio Baraldi 4; LIRAR Study Group

Oltre i batteri: lieviti, trained immunity e nuovi probiotici basati su SaccharomycesNuovi studi mettono in primo piano ...
22/01/2026

Oltre i batteri: lieviti, trained immunity e nuovi probiotici basati su Saccharomyces

Nuovi studi mettono in primo piano funghi e lieviti come componenti emergenti capaci di modulare in modo mirato il sistema immunitario, in particolare attraverso meccanismi di immunità innata “allenata” (trained immunity). Al centro della discussione c’è Saccharomyces cerevisiae, microrganismo noto da secoli per il suo ruolo nella fermentazione di pane, birra e vino, ma oggi rivalutato alla luce delle conoscenze accumulate negli ultimi vent’anni su genetica e struttura della parete cellulare. Il rapporto tra chitina e mannani nella parete potrebbe orientare l’attivazione di specifiche risposte immunitarie, aprendo la strada alla selezione razionale di ceppi con profili benefici e alla distinzione da ceppi potenzialmente rischiosi.
Un punto chiave riguarda la presunta incapacità di S. cerevisiae di colonizzare stabilmente l’intestino: la clinica suggerisce invece che la natura “passeggera” possa rappresentare un vantaggio ecologico, contribuendo a sostenere la crescita di lattobacilli rilevanti non solo per l’intestino ma anche per va**na e pelle, e a contrastare l’overgrowth di patobionti e patogeni enterici come Klebsiella, Escherichia coli e Shigella. In questa prospettiva, le comunità probiotiche del futuro potrebbero includere ceppi selezionati di Saccharomyces come parte integrante dell’ecosistema microbico. Infine, Saccharomyces boulardii—già noto per l’impiego nella diarrea del viaggiatore—viene presentato come “punta dell’iceberg” di una nuova generazione di probiotici a base di lieviti, più ampia e ancora da esplorare.

Congresso Probiotics, Prebiotics and New Foods settembre 2025 Roma

coinvolgimento del microbiota intestinale nell'ipertensione sensibile al sale. L'ipertensione da sensibilità al sale (SS...
18/01/2026

coinvolgimento del microbiota intestinale nell'ipertensione sensibile al sale.

L'ipertensione da sensibilità al sale (SSH) è un predittore indipendente di morte correlata a eventi cardiovascolari, con un controllo della pressione sanguigna sub-ottimale nei pazienti.
Un'assunzione elevata di sale a lungo termine può portare a disbiosi del microbiota intestinale (con una significativa riduzione delle abbondanze relative di batteri associati alla produzione di SCFA Bifidobacterium , Blautia e Lactobacillus ) e causare cambiamenti significativi nell'espressione dei metaboliti correlati al microbiota intestinale come LPS e TMO .Questi metaboliti possono contribuire all'incidenza e allo sviluppo di SSH tramite vie infiammatorie, immunitarie, vascolari e nervose
Protettivo invece il meccanismo inibitorio dell'istone deacetilasi degli SCFA (butirrato) e sugli effetti di riduzione della pressione sanguigna dell'H 2 S tramite attivazione vascolare Questi dati suggeriscono che diverse proteine e fattori nel percorso classico provocano i loro effetti attraverso molteplici percorsi non classici. La riduzione del sodio nella dieta aumenta gli SCFA circolanti, miglioramento sia della pressione sanguigna che della funzione arteriosa

Perspectives on the involvement of the gut microbiota in salt-sensitive hypertension Ya-Fan Mu, Zhong-Xiuzi Gao, Zi-Hui Mao, Shao-Kang Pan, Dong-Wei Liu, Zhang-Suo Liu & Peng Wu Hypertension Research volume 47, pages 2351–2362 (2024)

Cachessia da cancro, l’“ormone dell’amore” diventa alleato dei muscolil’ossitocina può contrastare la grave perdita di m...
16/01/2026

Cachessia da cancro, l’“ormone dell’amore” diventa alleato dei muscoli

l’ossitocina può contrastare la grave perdita di massa muscolare nei pazienti oncologici, aprendo la strada a un nuovo approccio terapeutico Nota per il suo ruolo nei legami affettivi, nel parto e nell’allattamento, l’ossitocina (OT)potrebbe avere un futuro inaspettato anche in oncologia. L'ossitocina (OT) è un peptide neuroipofisario la cui espressione diminuisce durante l'invecchiamento, essenziale per l'omeostasi del muscolo scheletrico e che contrasta la sarcopenia nei topi anziani. Un team multidisciplinare coordinato dalla Sapienza Università di Roma ha scoperto che questo ormone è in grado di contrastare la cachessia indotta da cancro, una delle complicanze più devastanti della malattia oncologica. In uno studio clinico pilota, l'ossitocina intranasale ha aumentato la massa corporea magra e abbassato il colesterolo LDL negli anziani con obesità sarcopenica, supportando ulteriormente il suo potenziale traslazionale nelle sindromi da deperimento muscolare La cachessia non è una semplice perdita di peso: è una sindrome complessa caratterizzata da un grave deperimento della massa muscolare, che colpisce fino all’80% dei pazienti oncologici ed è responsabile di circa il 25% dei decessi. Riduce drasticamente la qualità della vita, compromette la risposta alle terapie e accorcia l’aspettativa di vita, ma a oggi rimane una condizione difficile da trattare.Lo studio, ha messo in luce un dato chiave: i livelli di ossitocina risultano significativamente più bassi nei pazienti oncologici, sia in fase stabile sia in quelli affetti da cachessia. Un deficit che potrebbe contribuire alla progressione della sindrome.Partendo da questa osservazione, i ricercatori hanno testato l’effetto dell’ossitocina in modelli murini di cancro, dimostrando che il trattamento è in grado di ridurre la perdita di massa muscolare, migliorare la forza e favorire la rigenerazione dei muscoli danneggiati, anche in presenza del tumore. Un risultato cruciale è che l’ormone non influenza la crescita tumorale, ma agisce direttamente sul muscolo scheletrico, suggerendo un profilo di sicurezza potenzialmente elevato; l’ossitocina non e’ mai stata utilizzata direttamente come strategia terapeutica contro la cachessia da cancro. I dati ottenuti indicano invece che potrebbe rappresentare un’opzione efficace da affiancare alle terapie antitumorali tradizionali. Lo studio si distingue anche per l’approccio tecnologico avanzato. Grazie alla tecnica BONCAT (Bio-Orthogonal Non-Canonical Amino Acid Tagging), i ricercatori hanno potuto monitorare in tempo reale la sintesi proteica nei muscoli, rivelando per la prima volta come l’ossitocina stimoli la produzione di proteine essenziali per la rigenerazione muscolare e il mantenimento dell’equilibrio metabolico in condizioni di cancro. L’integrazione di dati di biologia molecolare, istologia, fisiologia muscolare e imaging 3D, insieme all’uso di modelli in vivo e in vitro, ha reso i risultati particolarmente solidi.
Questa ricerca apre la strada a quello che potrebbe diventare il primo trattamento ormonale contro la cachessia in Europa, offrendo una nuova speranza per migliorare la qualità di vita e la prognosi di milioni di pazienti oncologici. A ulteriore enfasi del ruolo dell'OT, il muscolo scheletrico produce questo peptide, come mostrato in diversi modelli di roditori e nei bovini trattati con ormone della crescita (GH) . Inoltre, l'esercizio fisico è un modo fisiologico per aumentare i livelli circolanti di OT e, cosa interessante, l'esercizio fisico aumenta l'espressione di OT e i livelli sierici di OT nei topi portatori di tumore mammario

Riferimenti:
Oxytocin treatment reduces cancer cachexia in a pre-clinical model Sviercovich A, Watanabe E, Fernandez ES, Renzini A, Liu C, Xie G, Cao J, Li Z, Agbulut O, Seelaender M, Otoch JP, De Meo D, Cera G, Moresi V, Palermo F, Adamo S, Conboy MJ, Conboy IM, Coletti D.Biomed Pharmacother. 2025 Nov 25;193:118825. DOI: 10.1016/j.biopha.2025.118825

E.M. de Matos-Neto, J.D.C.C. Lima, W.O. de Pereira, R.G. Figuerêdo, D.M.D.R. Riccardi, K. Radloff, R.X. das Neves, R.G. Camargo, L.F. Maximiano, F. Tokeshi, J.P. Otoch, R. Goldszmid, N.O.S. Câmara, G. Trinchieri, P.S.M. de Alcântara, M. Seelaender Systemic Inflammation in cachexia - is tumor cytokine expression profile the culprit?
Front Immunol., 6 (2015), p. 629, 10.3389/fimmu.2015.00629

attenzione alle false speranze e alle conseguenze drammatiche che ne possono derivare .Senza uno stile di vita che inclu...
10/01/2026

attenzione alle false speranze e alle conseguenze drammatiche che ne possono derivare .Senza uno stile di vita che includa dieta e attività fisica si ottiene molto poco.

Studio del British Medical Journal: in meno di due anni si torna ai chili iniziali

Omega 3 fondamentali per la longevitàGli acidi grassi Omega 3 sono tra i nutrienti chiave per la longevità, ma le ricerc...
11/12/2025

Omega 3 fondamentali per la longevità

Gli acidi grassi Omega 3 sono tra i nutrienti chiave per la longevità, ma le ricerche mostrano una diffusa carenza di questo elemento nella popolazione: in Italia i livelli medi raggiungono appena il 4%, contro l'8% raccomandato. Una regola d'oro è ridurre il quantitativo di calorie quotidiane: è un fattore che favorisce i meccanismi della salute e il mantenimento delle funzioni durante l'invecchiamento; una dieta prevalentemente vegetale, con un apporto equilibrato di proteine e grassi di qualità, rappresenta il modello alimentare più favorevole alla longevità. Questa plant-based diet prevede una quota di proteine anche animali (circa un quarto del totale), l'utilizzo di grassi buoni come l'olio extravergine d'oliva, un'adeguata idratazione e regolare attività fisica. Oltre agli acidi grassi Omega 3, fondamentali nel controllo dell'infiammazione, giocano un ruolo fondamentale anche i polifenoli, composti vegetali che favoriscono i processi biochimici legati alla giovinezza cellulare. Un'assunzione quotidiana di almeno 500 mg di polifenoli, presenti in frutti di bosco, cacao,mandorle soprattutto la mandorla di Avola e frutta secca in generale ,tè e frutta colorata, si associa infatti a un migliore invecchiamento. I modelli più virtuosi arrivano dalle 'zone blu' del mondo - Okinawa (Giappone), Nicoya (Costa Rica) e Ogliastra (Sardegna) - dove la popolazione vive più a lungo e meglio. Le diete di queste aree condividono una base vegetale, ricca di Omega 3 e polifenoli: tè verde e curcumina in Giappone, mango e caffè in Costa Rica, formaggi ovini in Sardegna, fonti naturali di acido linoleico coniugato, un nutriente simile agli Omega 3. Infine tra gli alimenti consigliati dagli esperti figurano mango e papaya, oggi coltivati anche in Italia: il mango, in particolare, riduce la glicemia e l'infiammazione ed è considerato un nuovo superfood della longevità.

abbiamo raggiunto i 2000 iscritti !! Per i ritardatari iscrivetevi comunque riceverete la registrazione di ogni lezione ...
03/12/2025

abbiamo raggiunto i 2000 iscritti !! Per i ritardatari iscrivetevi comunque riceverete la registrazione di ogni lezione e la possibilità di svolgere la FAD da 50 crediti ECM a titolo gratuito
Ci vediamo presto e grazie per la fiducia

L'impatto, per tutta la vita e intergenerazionale, degli alimenti ultra-processati (UPF) sulla salute e sullo sviluppo n...
30/11/2025

L'impatto, per tutta la vita e intergenerazionale, degli alimenti ultra-processati (UPF) sulla salute e sullo sviluppo neurologico

In ogni fase della vita, il consumo di UPF può contribuire a molteplici condizioni di salute, tra cui:
• Disturbi dello sviluppo neurologico (disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbo dello spettro autistico (ASD), deficit cognitivi).
• Disturbi della salute mentale (ansia, depressione, disturbi alimentari, comportamenti simili alla dipendenza).
• Malattie metaboliche e cardiovascolari (obesità, diabete, disturbi cardiovascolari).
• Malattie neurodegenerative (morbo di Alzheimer, demenza).

Periodo prenatale: il consumo materno di UPF altera lo sviluppo cerebrale fetale, in particolare nella corteccia prefrontale e nel sistema di ricompensa predisponendo la prole a deficit cognitivi, disturbi comportamentali, disfunzioni metaboliche e una maggiore suscettibilità a modelli alimentari edonistici. Queste interruzioni precoci gettano le basi per rischi per la salute a lungo termine.

Infanzia: una dieta ricca di UPF durante la prima infanzia interrompe ulteriormente lo sviluppo neurocognitivo, contribuendo a ADHD, dipendenza da cibo, disregolazione emotiva e squilibri metabolici. Questi effetti preparano il terreno per difficoltà di apprendimento, controllo degli impulsi e stabilità emotiva.

Adolescenza: questa fase critica della maturazione cerebrale è particolarmente vulnerabile alle proprietà addictive degli UPF, che rafforzano modelli alimentari malsani e compromettono il processo decisionale e il controllo degli impulsi. Disturbi mentali, declino cognitivo e condizioni metaboliche spesso emergono o peggiorano in questa fase.

Età adulta: l'esposizione prolungata agli UPF porta a infiammazione cronica, insulino-resistenza, malattie cardiovascolari e un aumento del rischio di malattie neurodegenerative. Questi effetti sono aggravati dalle precedenti esposizioni in diverse fasi della vita, rafforzando un circolo vizioso di effetti negativi sulla salute.

Vecchiaia: il danno cumulativo derivante dal consumo di UPF per tutta la vita accelera l'invecchiamento cerebrale, il declino cognitivo e la demenza, con una maggiore suscettibilità al morbo di Alzheimer e ad altre malattie neurodegenerative. Le malattie metaboliche e cardiovascolari aggravano ulteriormente il deterioramento legato all'età.

l'esposizione agli UPF in una fase amplifica i rischi per la salute nelle fasi successive, creando un ciclo continuo e rafforzante di esiti negativi per la salute.

Indirizzo

Via Pergolesi 21
Turin
10154

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:30
Martedì 09:30 - 19:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
Venerdì 11:00 - 19:30

Sito Web

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