Studio Venturino Gabriele

Studio Venturino Gabriele CENTRO OLISTICO DEL BENESSERE Yoga e tecniche di rilassamento. Medico in sede su appuntamento per VISITE ORTOPEDICHE

siamo un centro olistico per il benessere dove si effettuano : massaggi terapeutici, trattamenti osteopatici, ginnastica medica e posturale, recupero funzionale post trauma e intervento, programmi specifici con un personal trainer, applicazioni kinesio taping, sedute di pilates clinico, valutazione postulare e sedute con Panca Fit.

27/04/2026

This is what nerve pain actually looks like at its source.

What you’re seeing is a herniated disc pressing directly on a spinal nerve.
The soft inner portion of the disc has pushed outward and is now compressing the nerve root.

Normally, intervertebral discs act as cushions between the bones of the spine.
They absorb shock and allow flexibility while keeping the spinal nerves protected.

When the outer layer weakens or tears, the inner material can protrude outward.
This herniation reduces the space around nearby nerves and begins to apply direct pressure.

That pressure disrupts normal nerve signaling.
It can cause pain, numbness, tingling, or weakness that travels down the arm or leg.

The symptoms aren’t random—they follow the exact path of the compressed nerve.

This is why pain that radiates down the leg or arm should never be ignored.
It may not just be muscle strain—it may be a nerve being physically compressed.

25/04/2026

FASCIA e SISTEMA LINFATICO: la rete invisibile sotto la tua pelle che dipende interamente dai tuoi MUSCOLI (ecco perché la rigidità blocca tutto)

Sotto la tua pelle c'è un'intera rete di strutture organizzate in strati che lavorano insieme, e che quasi nessuno conosce nel dettaglio.

Pelle, grasso sottocutaneo, fascia superficiale, fascia profonda, muscoli, e tra tutti questi strati una rete di vasi linfatici che funzionano come canali di pulizia e di difesa.

Ogni strato comunica con quello sotto e con quello sopra, e quando tutto scorre liberamente il sistema funziona in silenzio: i liquidi circolano, le scorie vengono portate via, i tessuti restano "puliti" e ossigenati.

Quando qualcosa si blocca, le conseguenze si sentono a tutti i livelli.

E il pezzo che più di tutti determina se il sistema scorre o si blocca è la fascia.

La fascia è un tessuto connettivo continuo che avvolge e collega ogni struttura del corpo: muscoli, organi, nervi, vasi.

Non è un rivestimento passivo: è una rete tridimensionale che fornisce supporto, elasticità e comunicazione tra tutti i sistemi.

Quando la fascia è sana ed elastica, permette uno scivolamento fluido tra gli strati.

I muscoli si muovono liberamente sotto la pelle, i vasi linfatici non vengono compressi, e i liquidi circolano senza ostacoli.

Quando la fascia si irrigidisce (e la sedentarietà, lo stress e l'infiammazione cronica la irrigidiscono progressivamente), gli strati si "incollano".

I muscoli scivolano meno, i vasi linfatici vengono compressi tra strati che non si muovono più, e la circolazione linfatica rallenta.

Ed è qui che il collegamento con il sistema linfatico diventa cruciale.

Il sistema linfatico, come abbiamo visto tante volte, non ha una p***a propria.

La linfa si muove solo grazie a due forze: la contrazione dei muscoli e il movimento del diaframma.

Ma c'è un terzo elemento che quasi nessuno considera: la fascia.

I vasi linfatici scorrono dentro la fascia.

Non accanto, non vicino: dentro.

Sono immersi nel tessuto fasciale, e il loro funzionamento dipende direttamente dall'elasticità di quel tessuto.

Quando la fascia è elastica e i muscoli si contraggono e si rilassano ritmicamente, i vasi linfatici vengono compressi e rilasciati in modo naturale, e la linfa scorre.

Quando la fascia è rigida, i vasi linfatici sono "intrappolati" in un tessuto che non si muove, e anche se i muscoli si contraggono, la compressione non si trasmette in modo efficiente ai vasi.

È come avere un tubo incastrato in un blocco di cemento: anche se provi a spremerlo, il cemento non cede.

Ecco perché la rigidità muscolare e fasciale produce stagnazione linfatica in modo così diretto.

Non è solo che "i muscoli non p***ano": è che l'intera struttura in cui i vasi linfatici sono immersi è diventata rigida e non permette lo scorrimento.

E le conseguenze si sentono a diversi livelli.

La ritenzione di liquidi, soprattutto nella parte bassa del corpo (gambe pesanti, caviglie gonfie, sensazione di "impastamento").

L'infiammazione locale che aumenta, perché la linfa che dovrebbe portare via le scorie infiammatorie non le porta via.

La sensazione di gonfiore generalizzato che non sembra dipendere dall'alimentazione.

E anche la qualità della pelle ne risente: tessuti meno ossigenati e meno drenati perdono tono e compattezza nel tempo.

Ora, il collegamento con quello che abbiamo visto tante volte sui muscoli specifici diventa ancora più chiaro.

Il diaframma rigido non è solo una "p***a che si ferma": è un muscolo la cui fascia si irrigidisce e trascina con sé tutta la fascia del tronco, compresa quella che avvolge i vasi linfatici toracici e addominali.

Lo psoas rigido non è solo un muscolo che "comprime" i vasi pelvici: è un muscolo la cui fascia si è indurita e ha intrappolato i vasi linfatici della zona pelvica.

La fascia è il collegamento nascosto che spiega perché la rigidità muscolare ha effetti così profondi sulla circolazione linfatica: non è solo una questione di compressione meccanica, è una questione di tessuto connettivo che ha perso la sua capacità di scorrere.

E come sempre, la soluzione parte dal movimento.

Non dal linfodrenaggio esterno (che può aiutare come supporto, ma non cambia la rigidità della fascia), e non dagli integratori.

La fascia risponde allo stretching e al movimento in modo potente.

Quando allunghi un muscolo, non stai allungando solo le fibre muscolari: stai allungando la fascia che lo avvolge, e stai ridando elasticità al tessuto in cui i vasi linfatici sono immersi.

Ogni sessione di stretching è un intervento diretto sulla fascia: la reidrata, la rende più elastica, e restituisce ai vasi linfatici la libertà di essere compressi e rilasciati ritmicamente.

Il muscolo torna a p***are, la fascia torna a scorrere, e la linfa ricomincia a circolare.

Non serve un trattamento speciale: serve rimettere in movimento quello che si era fermato 💪

Se vuoi lavorare sulla mobilità di tutto il corpo (dalla fascia ai muscoli profondi alle catene che li collegano), puoi accedere GRATUITAMENTE alle nuove lezioni di "Stretch and Move".

Link nel primo commento!

23/04/2026
17/04/2026

LE STATlNE NON SONO CARAMELLE

(Di Patrizia Coffaro)

Le statine sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Vengono date con grande facilità a chi ha il colesterolo alto, con l’idea di abbassare il cosiddetto colesterolo cattivo e ridurre il rischio di lnfarto, lctus e maIattie cardiovascolari. E già qui bisognerebbe fermarsi e porsi una domanda semplice, davvero tutta questa storia è così lineare come ci è stata raccontata?

Perché nella pratica succede questo, una persona fa le analisi, trova il colesterolo fuori range, si spaventa, il medico prescrive una statina, e da quel momento in poi si entra in un binario che spesso viene presentato come inevitabile. Quasi come se il colesterolo fosse il nemico assoluto e le statine il salvatore di turno.

Il colesterolo non è una sostanza inutile né tantomeno una specie di veleno da spegnere. Il colesterolo serve... serve al cervello, serve al sistema nervoso, serve agli ormoni, serve alle membrane cellulari, serve alla digestione, serve al trasporto di nutrienti liposolubili. In parole povere, il corpo non produce colesterolo per farti del male. Lo produce perché ne ha bisogno, il problema, semmai, è capire in quale contesto quel colesterolo si muove, che tipo di infiammazione c’è, che tipo di metabolismo c’è dietro, che assetto insulinico, epatico, tiroideo e mitocondriale c’è sotto. Perché il colesterolo da solo non racconta tutta la storia.

Le statine agiscono bloccando un enzima epatico, la HMG-CoA reduttasi, coinvolto nella produzione di colesterolo. Quindi sì, abbassano le LDL, ma abbassare un numero non significa automaticamente risolvere una causa e soprattutto non significa che quell’intervento sia neutro. Perché ogni volta che tocchi una via metabolica importante, il corpo paga un prezzo, a volte piccolo, a volte no.

Uno degli aspetti di cui si parla troppo poco è proprio questo: le statine non sono prive di effetti collaterali e non si parla solo del classico dolore muscolare, che è probabilmente il più noto. C’è chi sviluppa debolezza, crampi, stanchezza profonda, difficoltà nel recupero, insonnia, vertigini, problemi digestivi, nausea, gonfiore, stitichezza o diarrea. Alcune persone riferiscono annebbiamento mentale, problemi di memoria, formicolii, neuropatie, calo della libido, alterazioni della pelle, e nei casi più seri anche infiammazione muscolare vera e propria, aumento della CPK e danno muscolare importante. Non è terr0rismo, è realtà clinica e documentata e ignorarlo perché... tanto lo prendono tutti è una leggerezza che non ci possiamo più permettere.

Un altro punto che trovo fondamentale è questo, i benefici vengono spesso raccontati in modo molto più impressionante di quanto siano nella realtà. Quando senti dire che un farmaco riduce il rischio del ventotto per cento o del cinquanta per cento, sembra una rivoluzione. Ma bisogna sempre distinguere tra rischio relativo e rischio assoluto, perché sono due cose molto diverse. Il rischio relativo fa scena, il rischio assoluto racconta la sostanza e spesso la sostanza è molto meno eclatante di come viene venduta.

In molte analisi, il vantaggio reale in termini assoluti è modesto, soprattutto nella prevenzione primaria, cioè nelle persone che non hanno mai avuto un evento cardiovascolare. Il beneficio appare più evidente in uomini di mezza età già ad alto rischio o con precedente infarto. Ma trasformare questo dato in una prescrizione di massa generalizzata è un’altra storia. Nelle donne, per esempio, o negli uomini senza malattia cardiovascolare già nota, i dati sono molto meno solidi di quanto la narrativa comune lasci intendere.

E poi c’è un altro nodo che raramente viene spiegato bene, non tutte le LDL sono uguali. Esistono particelle più grandi e più stabili e particelle più piccole, dense e facilmente ossidabili. Sono queste ultime a essere più problematiche. Quindi non basta dire LDL alto. Bisogna chiedersi, in che contesto? Con quali trigliceridi? Con quale HDL? Con quale glicemia? Con quale insulina? Con quale infiammazione? Con quale funzione tiroidea? Perché una persona con trigliceridi alti, HDL bassi, insulino-resistenza e fegato affaticato non ha lo stesso profilo di rischio di una persona con LDL alto ma trigliceridi bassi, HDL buoni e metabolismo stabile.

Il vero elefante nella stanza, molto spesso, non è il colesterolo in sé. È l’infiammazione cronica, è l’ossidazione, la resistenza insulinica, il fegato congestionato, una dieta pro-infiammatoria, una vita sedentari, uno stato di stress cronico che altera tutto... glicemia, pressione, sonno, fame, cortisolo, tessuto adiposo, perfino la qualità delle lipoproteine e l’ipotiroidismo non riconosciuto a causa di range troppo ampi, quanti ipotiroidei ci sono in Italia a causa di questi range ancora obsoleti, nonostante le nuove direttive dell'American Endocrinoligist, non ancora applicate (a pensare male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca).

E qui arriviamo a un aspetto ancora più interessante, le statine possono interferire con la funzione mitocondriale e questo non è un dettaglio, i mitocondri sono le centrali energetiche delle cellule, sono quelli che permettono di produrre ATP, cioè energia vera. Se i mitocondri soffrono, soffre il muscolo, soffre il cervello, soffre il cuore, soffre la capacità di recupero, soffre la vitalità della persona. Non è un caso che tanti effetti collaterali delle statine ruotino proprio attorno a fatica, debolezza, intolleranza muscolare, calo energetico. Una delle ipotesi più forti è che questo avvenga anche per la riduzione del CoQ10, una molecola cruciale proprio per la catena respiratoria mitocondriale.

Ecco perché alcune persone, dopo mesi o anni di statine, iniziano a dire frasi come: “Mi sento svuotata”, “Non ho più forza nelle gambe”, “Mi fanno male i muscoli senza motivo”, “Non sono più io”. E magari si sentono pure rispondere che è l’età, che è lo stress, che è suggestione... no, non sempre è suggestione, a volte è un corpo che sta cercando di dire con grande chiarezza che qualcosa non gli sta facendo bene.

Questo significa che nessuno dovrebbe mai prenderle? No. Significa che bisogna smettere di ragionare in modo automatico. Ci sono casi in cui il medico può valutarle come utili, soprattutto in contesti precisi e ad alto rischio. Ma significa anche che il paziente ha il diritto di sapere che non si tratta di caramelle, che esistono possibili effetti collaterali, che esistono fattori di rischio che li aumentano e che esistono strategie di supporto che andrebbero considerate molto prima di lasciare una persona sola con un farmaco e una pacca sulla spalla.

Per esempio, una carenza di vitamina D sembra aumentare il rischio di dolori muscolari da statine, eppure quante persone iniziano una statina senza aver mai controllato seriamente la vitamina D? Poche. Lo stesso vale per il magnesio, per la salute mitocondriale, per il CoQ10, per la qualità del sonno, per l’infiammazione di base, per la funzione tiroidea. Tutto questo dovrebbe essere parte della valutazione, non un’aggiunta facoltativa buttata lì dopo.

E poi c’è la parte che a me interessa di più, la prevenzione vera. Alimentazione antinfiammatoria, riduzione di zuccheri raffinati e oli industriali, controllo dell’insulina, movimento regolare, sonno decente, gestione dello stress, esposizione alla luce solare, sostegno al fegato, miglioramento del flusso biliare, attenzione alla tiroide e al microbiota. Perché se il terreno rimane infiammato, insulino-resistente e ossidato, puoi anche abbassare un numero, ma il problema di fondo continua a covare sotto.

Ci sono anche nutrienti e composti che meritano attenzione, sempre con buon senso e personalizzazione, CoQ10, magnesio, vitamina D, curcumina, resveratrolo, creatina, supporti mitocondriali. Non perché siano la mia bacchetta magica con la candela accesa sul tavolo, ma perché hanno una logica biologica quando si parla di muscolo, energia, infiammazione e stress ossidativo.

Il punto vero è questo, la salute cardiovascolare non si gioca solo sul colesterolo. Si gioca sul metabolismo, sull’infiammazione, sulla glicazione, sulla qualità della vita quotidiana, sul fatto che una persona dorma male da anni, viva in allerta, mangi di corsa, abbia fegato grasso, vitamina D a terra, insulina alta e zero massa muscolare. Ma queste cose non si sistemano con una pillola e basta e forse è proprio questo che dà fastidio, perché richiede un cambio di paradigma, richiede partecipazione, responsabilità, richiede di smettere di pensare che basti abbassare.

Io non sto dicendo di sospendere farmaci da soli, e qui bisogna essere chiari. Chi prende una statina non deve decidere da un giorno all’altro di buttarla nel cestino senza confrontarsi con un professionista che conosca bene il suo quadro. Però sto dicendo una cosa altrettanto chiara... avete il diritto di farvi domande, il diritto di capire i numeri, di chiedere se il rischio è stato spiegato in termini assoluti o relativi. Avete il diritto di chiedere se si è guardato il quadro metabolico completo, il diritto di sapere se i vostri sintomi possono essere collegati al farmaco.

Perché un corpo non va zittito, va ascoltato e la medicina migliore non è quella che ti fa paura con un parametro fuori posto, è quella che ti aiuta a leggere quel parametro dentro la storia intera del tuo organismo.

Le statine non sono il diavoIo, ma non sono nemmeno la soluzione semplice che ci hanno raccontato e soprattutto non sostituiscono il lavoro vero sul terreno biologico. Quello che richiede pazienza, profondità e onestà, tutto il resto, francamente, è solo scorciatoia travestita da cura.

XO - Patrizia Coffaro

12/04/2026

GUARIRE .... O "ESSERE GUARITI"?

La celebre frase attribuita a Ippocrate "Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare" sottolinea un concetto importante.

La differenza tra l'essere ATTIVI o l'essere PASSIVI.

E ci parla, a distanza di 2500 anni, dell'importanza della responsabilità personale ... della volontà di cambiare abitudini nocive ... del coinvolgimento attivo del paziente nel proprio processo di guarigione.

Perché nessuno ti può "guarire" se non te stesso. Nessuno può importi un processo di guarigione..... soprattutto quando ciò che viene proposto lavora solo a livello di sintomo e se ne frega delle cause.

Qual è il "Significato Profondo"?
Non bastano le cure mediche: la guarigione richiede frequentemente un cambiamento profondo nello stile di vita e l'eliminazione delle cause del malessere.

Come dicono TUTTE LE LINEE GUIDA su reflusso gastro-esofageo, pressione, diabete, dislipidemia eccetera.

Inutili in quanto disattese sia da parte dei medici che dei pazienti nella stragrande maggioranza dei casi.

Ippocrate, padre della medicina, credeva nella "vis medicatrix naturae" (la capacità naturale di autoriparazione) al centro l'equilibrio del corpo e la "prevenzione" delle malattie attraverso cambio della dieta e dele abitudini.

Se stai prendendo dei farmaci non è più prevenzione ....

Spesso le persone desiderano guarire ma non vogliono rinunciare alle cause (dieta errata, stress, stili di vita insalubri, credere a specialisti corrotti dal sistema...) che hanno generato la malattia.

Adesso ti rivolgo nuovamente la domanda...

SEI DISPONIBILE ATTIVAMENTE A RINUNCIARE A CIÒ CHE TI HA FATTO AMMALARE?

Aentiti libero/a di commentare e condividere il tuo pensiero.

Perché la tua salute vale

T.me/dottgabrieleprinzi

10/04/2026

L'immagine mostra una rappresentazione schematica della scapola e delle principali strutture muscolari che la circondano. Questa illustrazione evidenzia le direzioni delle forze esercitate dai muscoli sulla scapola, fondamentali per il movimento e la stabilità dell'articolazione della spalla. Ecco una descrizione dettagliata dei muscoli rappresentati:
1. Trapezio
- Funzione: questo muscolo è coinvolto nell'elevazione, nella retrazione (adduzione) e nella rotazione verso l'alto della scapola. Le fibre del trapezio sono orientate in più direzioni, permettendo movimenti diversi della scapola.
- Posizione: le frecce indicano la direzione delle fibre muscolari e la trazione che esercitano sulla scapola.
2. Levantador da escápula (Elevatore della scapola)
- Funzione: solleva la scapola e la inclina medialmente. È fondamentale per i movimenti di elevazione della spalla.
- Posizione: le frecce indicano come questo muscolo tira la scapola verso l'alto.
3. Romboide
- Funzione: il muscolo romboide retrae la scapola (la tira verso la colonna vertebrale) e la ruota verso il basso.
- Posizione: la freccia mostra il movimento di trazione verso l'interno e leggermente verso l'alto della scapola.
4. Serrátil anterior (Dentato anteriore)
- Funzione: questo muscolo ha un ruolo chiave nella stabilizzazione della scapola contro la parete toracica e nella rotazione verso l'alto della scapola durante i movimenti del braccio.
- Posizione: le frecce indicano come le diverse porzioni del muscolo dentato anteriore tirano la scapola lateralmente e verso l'alto (fascio superiore) o verso il basso (fascio inferiore).
5. Manguito rotador (Cuffia dei rotatori)
- Funzione: comprende un gruppo di muscoli (sottoscapolare, sovraspinato, infraspinato, piccolo rotondo) che stabilizzano l'articolazione della spalla e permettono i movimenti di rotazione del braccio.
- Posizione: la freccia indica la direzione delle forze esercitate dai muscoli della cuffia dei rotatori sulla scapola.
6. Deltoide
- Funzione: il deltoide è il principale muscolo responsabile dell'abduzione del braccio, ma contribuisce anche alla flessione e all'estensione dell'articolazione della spalla.
- Posizione: la freccia mostra come il deltoide tira verso l'alto la scapola durante l'abduzione del braccio.
Questa immagine illustra quindi l'interazione tra i vari muscoli nella gestione del movimento e della stabilità della scapola, enfatizzando come ogni muscolo contribuisca a determinati movimenti della spalla. Comprendere questa dinamica è cruciale per il trattamento di patologie della spalla e per migliorare la performance in attività che coinvolgono questa articolazione.
Bisogna tenere presente infatti che i muscoli della scapola e della spalla lavorano in sinergia per permettere una vasta gamma di movimenti. Ecco come alcuni di questi muscoli collaborano per specifici movimenti della scapola e della spalla:
1. Elevazione della scapola
- Muscoli coinvolti: trapezio (parte superiore), elevatore della scapola, romboide.
- Descrizione: questi muscoli lavorano insieme per sollevare la scapola verso l'alto. Questo movimento avviene, ad esempio, quando si alzano le spalle.
2. Depressione della scapola
- Muscoli coinvolti: trapezio (parte inferiore), piccolo pettorale (non indicato nell'immagine), dentato anteriore (parte inferiore)
- Descrizione: questi muscoli tirano la scapola verso il basso, un movimento che avviene quando si abbassano le spalle dopo averle sollevate.
3. Protrazione della scapola (abduzione della scapola)
- Muscoli coinvolti: dentato anteriore, piccolo pettorale (non indicato nell'immagine)
- Descrizione: questi muscoli tirano la scapola in avanti e intorno alla gabbia toracica, un movimento utilizzato quando si allunga il braccio in avanti, come per spingere qualcosa.
4. Retrazione della scapola (adduzione della scapola)
- Muscoli coinvolti: trapezio (parte mediale), romboide
- Descrizione: questi muscoli lavorano insieme per ti**re la scapola verso la colonna vertebrale, avvicinando le scapole tra loro, come quando si stringono le scapole.
5. Rotazione verso l'alto della scapola
- Muscoli coinvolti: trapezio (parte superiore e inferiore), dentato anteriore
- Descrizione: questo movimento è cruciale durante l'abduzione del braccio oltre i 90 gradi, come quando si solleva il braccio sopra la testa. Questi muscoli ruotano la scapola verso l'alto e lateralmente.
6. Rotazione verso il basso della scapola
- Muscoli coinvolti: romboide, elevatore della scapola, trapezio (parte inferiore)
- Descrizione: questi muscoli ruotano la scapola verso il basso, come quando si abbassa il braccio dopo averlo sollevato.
7. Abduzione del braccio
- Muscoli coinvolti: deltoide, sovraspinato (parte della cuffia dei rotatori)
- Descrizione: il deltoide e il sovraspinato lavorano insieme per sollevare il braccio lateralmente.
8. Rotazione interna ed esterna del braccio
- Muscoli coinvolti nella rotazione interna: sottoscapolare (parte della cuffia dei rotatori), grande pettorale (non indicato nell'immagine), grande dorsale (non indicato nell'immagine)
- Muscoli coinvolti nella rotazione esterna: infraspinato e piccolo rotondo (entrambi parte della cuffia dei rotatori)
- Descrizione: questi muscoli controllano la rotazione del braccio all'interno e all'esterno, permettendo movimenti come avvitare una vite o lanciare una palla.
9. Stabilizzazione della scapola
- Muscoli coinvolti: dentato anteriore, trapezio, romboide
- Descrizione: questi muscoli lavorano costantemente per mantenere la scapola aderente alla parete toracica durante i movimenti del braccio, evitando instabilità.
10. Rotazione del braccio (cuffia dei rotatori)
- Muscoli coinvolti: sovraspinato, infraspinato, piccolo rotondo, sottoscapolare
- Descrizione: questi muscoli stabilizzano l'articolazione della spalla e permettono la rotazione del braccio, oltre a prevenire la dislocazione dell'articolazione durante i movimenti.
Capire come questi muscoli lavorano insieme è essenziale per diagnosi corrette e trattamenti mirati, oltre che per migliorare le prestazioni atletiche e prevenire infortuni.
Grazie per aver letto l’articolo fino in fondo!

Un po’ di relax per ricominciare carichi a settembre! 💪🏻
25/07/2025

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Pizzata del miglior gruppo di pilates del venerdì alle 18 😂
13/06/2025

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Indirizzo

Via Nicola Porpora 29/6/b
Turin
10155

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 16:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 13:00

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