Centro Salute Torino

Centro Salute Torino IL CENTRO SALUTE nasce per la risoluzione delle problematiche muscolo scheletriche e non solo.

31/12/2025

Indicazioni per il Nuovo Anno

♦️Corsa,camminata, cardio e HIIT: quale scegliere per i tuoi obiettivi?
Quando il movimento giusto fa differenza tra risultati e illusioni

Corsa, camminata, cardio steady-state, HIIT e corsi aerobici sono tutti protagonisti della scena fitness, ma ognuno recita un copione metabolico completamente diverso.
La verità è che viviamo in un’epoca di confusione. Tutti corrono per dimagrire, molti fanno HIIT convinti di bruciare grassi a valanghe, altri camminano pensando di non fare abbastanza. Ma il corpo umano non funziona per slogan o mode del momento. Funziona attraverso meccanismi metabolici precisi, orchestrati dalla frequenza cardiaca e dall’intensità dell’esercizio. E quando scegliamo l’attività sbagliata per il nostro obiettivo, non solo non raggiungiamo i risultati sperati, ma spesso creiamo problemi collaterali che ci allontanano ancora di più dalla meta.

📍Prendiamo la corsa, per esempio. È probabilmente l’attività cardiovascolare più praticata al mondo, spesso vista come la soluzione universale per perdere peso e migliorare la salute. In realtà, quando corriamo a un’intensità significativa, superiore al 75-80% della nostra frequenza cardiaca massima, il corpo attiva prevalentemente il metabolismo glucidico. In parole semplici, brucia carboidrati, non grassi. Gli studi lo confermano da decenni: più corriamo intensamente, più il nostro organismo attinge alle riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Questo ha delle conseguenze precise. Durante la corsa consumiamo calorie, certo, ma dopo l’allenamento il corpo richiede di ripristinare quelle riserve di carboidrati, stimolando l’appetito in modo significativo. Non è raro vedere corridori che mangiano di più e, paradossalmente, non perdono peso o addirittura ne prendono.

📍Ma c’è di più. La corsa continua e intensa, soprattutto se protratta nel tempo e combinata con una restrizione calorica, può favorire il catabolismo muscolare. Il corpo, sottoposto a uno stress prolungato e privo di energia sufficiente, inizia a smontare le proteine muscolari per ricavarne substrati energetici. Per chi frequenta la palestra con l’obiettivo di costruire massa muscolare, questo è un problema serio. La corsa non solo non aiuta l’ipertrofia, ma può attivamente ostacolarne i progressi, interferendo con gli adattamenti della forza. Gli atleti intermedi e avanzati lo sanno bene: correre troppo significa rubare risorse al recupero muscolare, compromettere le performance in sala pesi e rallentare i guadagni. Questo non significa che la corsa sia un nemico, significa semplicemente che va usata per quello che sa fare meglio: migliorare la capacità aerobica, l’efficienza cardiorespiratoria, la densità mitocondriale e la resistenza. Ma dimagrire? No, non è il suo ruolo principale.

📍Completamente diverso è il discorso della camminata. Sottovalutata, considerata troppo blanda, quasi noiosa. Eppure la camminata è uno degli strumenti più potenti per il dimagrimento e la salute metabolica. Quando camminiamo a un’intensità moderata, tra il 50 e il 65% della frequenza cardiaca massima, il nostro organismo privilegia l’ ossidazione dei grassi, in questo contesto l’80% dell’energia utilizzata proviene dai grassi. Questo significa che ogni passo che facciamo contribuisce direttamente al deficit calorico attingendo alle riserve adipose, senza stressare il sistema nervoso centrale, senza compromettere il recupero muscolare, senza impatti articolari significativi.

La camminata è sostenibile. Può essere praticata tutti i giorni, anche due volte al giorno, senza alcun problema. Non stimola eccessivamente l’appetito, non interferisce con l’allenamento della forza, non crea infiammazione sistemica. La camminata non è glamour, non fa sudare spettacolarmente, non ti fa sentire un atleta. Ma funziona. Funziona per il dimagrimento, funziona per la salute cardiovascolare, funziona per chi ha obiettivi di composizione corporea seri.

📍Il cardio steady-state, ovvero mantenere un’intensità moderata-bassa per periodi prolungati, tra 30 numero e 60 minuti alla frequenza cardiaca di 60-65% si inserisce in questo stesso filone. Che sia una bike, vogatore, ellittica o semplicemente camminando in salita, il principio è lo stesso: ottimizzare l’utilizzo dei grassi come substrato energetico migliorando al contempo l’efficienza cardiovascolare senza compromettere il sistema nervoso. È un’attività ripetibile, sostenibile nel tempo, che non crea debito di recupero eccessivo. Per chi si allena in palestra con pesi e ha obiettivi di composizione corporea, rappresenta la scelta più intelligente. Può essere fatto nei giorni di riposo dai pesi o anche lo stesso giorno, purché lontano dalla sessione di forza. Il corpo lo tollera bene, non crea interferenze e, soprattutto, aiuta davvero a dimagrire.

📍Poi c’è l’HIIT, l’High Intensity Interval Training, l’allenamento ad alta intensità che alterna picchi massimali a brevi recuperi. L’HIIT è esploso negli ultimi anni come la panacea del fitness moderno. Fa sudare, fa sentire produttivi, dura poco. Ma va capito per quello che è. L’HIIT non è un metodo per bruciare grassi durante l’allenamento. Durante gli intervalli ad alta intensità, il corpo brucia prevalentemente carboidrati, esattamente come nella corsa intensa. Il valore dell’HIIT sta altrove: negli adattamenti metabolici che produce. Studi dimostrano che l’HIIT aumenta il consumo di ossigeno post-esercizio, il cosiddetto EPOC, estendendo il dispendio calorico nelle ore successive all’allenamento. Migliora la sensibilità insulinica, aumenta la capacità del corpo di gestire il glucosio, sviluppa la potenza aerobica. Ma attenzione: è estremamente tassante per il sistema nervoso centrale. Fare HIIT ogni giorno o più volte a settimana significa andare incontro a overtraining, affaticamento cronico, calo delle performance, aumento del cortisolo e, ironicamente, difficoltà a perdere peso. L’HIIT va dosato con intelligenza, inserito strategicamente in un programma di allenamento equilibrato, non usato come sostituto di tutto il resto. E va capito che non è la strada principale per dimagrire.

📍I corsi aerobici, poi, hanno una collocazione particolare. Zumba, step, aerobica classica: hanno un’anima prevalentemente ludica. L’intensità è variabile, spesso non controllata attraverso la frequenza cardiaca, e dipende molto dal ritmo della lezione, dalla musica, dall’istruttore. Non sono strumenti di precisione per obiettivi metabolici specifici, ma hanno un valore enorme per la socializzazione, per la coordinazione motoria e, soprattutto, per l’aderenza psicologica. Molte persone non riuscirebbero mai a camminare da sole per un’ora, ma adorano ballare in gruppo per lo stesso tempo. E se questo significa muoversi regolarmente invece di rimanere seduti, allora i corsi aerobici hanno assolto perfettamente al loro compito. L’importante è non attribuire loro proprietà magiche che non hanno.

📍Il filo conduttore di tutto questo discorso è la frequenza cardiaca. È il regista invisibile che determina quale substrato energetico viene utilizzato, quale adattamento viene stimolato, quale impatto avrà l’allenamento sul nostro metabolismo. Allenarsi al 50% della frequenza cardiaca massima è metabolicamente diverso dall’allenarsi all’ 85%. Non è una sfumatura, è un cambio completo di copione. Nelle zone basse, tra il cinquanta e il 60% predomina l’ossidazione lipidica: bruciamo grassi. Nella zona intermedia, tra il settanta e l’ottanta percento, ci troviamo in una situazione mista, utile per migliorare la capacità aerobica generale. Nelle zone alte, sopra l’ottanta percento, il corpo brucia quasi esclusivamente carboidrati e sviluppa la potenza aerobica. Monitorare la frequenza cardiaca non è un vezzo da atleta professionista, è la chiave per scegliere consapevolmente quale strada percorrere verso i propri obiettivi. Senza questo controllo, ci si muove al buio, sperando che l’attività scelta funzioni, senza sapere se davvero lo sta facendo.

📍E poi c’è l’aspetto che spesso viene dimenticato, ma che diventa sempre più rilevante con l’avanzare dell’età: l’anti-aging. Diversi studi, tra cui quelli pubblicati su Cell Metabolism, dimostrano che l’esercizio aerobico moderato stimola la biogenesi mitocondriale, ovvero la produzione di nuovi mitocondri nelle cellule. I mitocondri sono le centrali energetiche del nostro organismo e mantenerli efficienti e numerosi significa rallentare l’invecchiamento cellulare. L’HIIT, in dosi controllate, migliora marcatori metabolici legati alla longevità e alla salute metabolica. Ma c’è un rovescio della medaglia: l’eccesso di corsa ad alta intensità può aumentare lo stress ossidativo e l’infiammazione sistemica, accelerando paradossalmente i processi di invecchiamento. Troppo cortisolo, troppo stress, troppa infiammazione: il corpo invecchia più rapidamente. La camminata e il cardio moderato, invece, offrono tutti i benefici anti-age senza le controindicazioni. Proteggono le articolazioni, preservano i muscoli, mantengono attivo il sistema immunitario senza sovraccaricarlo. Per chi guarda alla salute a lungo termine, non solo alla performance immediata, questo è un fattore decisivo.

Quindi, cosa scegliere? La risposta dipende interamente dall’obiettivo. Se l’obiettivo è dimagrire, camminata e cardio steady-state sono gli alleati principali. Creano un deficit calorico sostenibile, attingono direttamente ai grassi, non compromettono il recupero muscolare. Se l’obiettivo è migliorare la salute cardiovascolare, tutti gli approcci funzionano, ma il cardio moderato è il più sostenibile nel lungo periodo. Se l’obiettivo è costruire massa muscolare, correre e fare HIIT in eccesso diventano ostacoli, non aiuti. Meglio limitarsi a camminate e mantenere il focus sui pesi. Se l’obiettivo è migliorare la performance metabolica, la capacità di gestire il glucosio e la potenza aerobica, l’HIIT ha senso, ma va dosato con precisione e inserito lontano dalle sessioni di forza. Se l’obiettivo è la longevità e l’anti-aging, il movimento moderato e costante, con picchi occasionali, rappresenta la strada maestra.

Il Centro Salute augura ad amici e pazienti un fantastico ultimo dell’anno foriero di uno strepitoso Anno Nuovo
31/12/2025

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31/12/2025

Il CENTRO SALUTE AUGURA A TUTTI GLI AMICI E PAZIENTI UN BELLISSIMO ULTIMO DELL’ANNO VIATICO PER UN FANTASTICO 2026

24/12/2025

Lo staff del Centro Salute augura a tutti un Felice Natale

♦️La grande questione del cardio: HIIT vs LISS, quando scegliere l’uno o l’altra per la salute cardiovascolareNel ns mon...
18/11/2025

♦️La grande questione del cardio: HIIT vs LISS, quando scegliere l’uno o l’altra per la salute cardiovascolare

Nel ns mondo si è creata una polarizzazione quasi ideologica tra chi sostiene il cardio ad alta intensità e chi difende il cardio a bassa intensità. La verità è che entrambi gli approcci sono straordinariamente benefici per la salute cardiovascolare, ma funzionano attraverso meccanismi diversi e sono appropriati per persone diverse in momenti diversi del loro percorso di salute. Non si tratta di decidere quale sia migliore in assoluto, ma di capire quale sia la migliore soluzione in base alle esigenze specifiche

📍Studi recenti hanno dimostrato che l’allenamento ad intervalli ad alta intensità migliora significativamente la funzione vascolare, con riduzioni della pressione sistolica e diastolica e un miglioramento della dilatazione mediata dal flusso .

Ma cosa succede davvero quando fai HIIT? La combinazione di accelerazione della frequenza cardiaca e contrattilità miocardica potenziata, risultato dell’ipertrofia cardiaca indotta dagli adattamenti cardiovascolari dell’HIIT, non solo migliora la funzione cardiaca durante lo sforzo massimale ma influenza anche la risposta della pressione sistolica in modo tempo-dipendente durante l’esercizio ad alta intensità . In parole povere, il cuore diventa letteralmente più grande e più forte, capace di p***are più sangue con ogni battito. Questo è un cuore da atleta, un cuore che funziona in modo più efficiente anche a riposo. Inoltre, l’HIIT migliora significativamente la resistenza all’insulina rispetto all’allenamento continuo o alle condizioni di controllo, e porta a modeste riduzioni dei livelli di glucosio a digiuno e maggiore perdita di peso rispetto a chi non pratica attività fisica .

📍Ma c’è un altro aspetto fondamentale dell’HIIT che spesso viene sottovalutato: l’effetto sui vasi sanguigni. Studi hanno dimostrato che l’HIIT è efficace nel ridurre peso corporeo, grasso viscerale, indice di massa corporea e tessuto adiposo sottocutaneo in persone sovrappeso e obese, e questo riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie che portano all’infiammazione e al deterioramento della rigidità arteriosa . Il tessuto adiposo in eccesso non è solo un peso morto: è un organo endocrino attivo che produce sostanze infiammatorie che danneggiano i vasi sanguigni. Riducendolo con l’HIIT, non stai solo perdendo peso, stai letteralmente spegnendo focolai infiammatori che stavano lentamente distruggendo il tuo sistema cardiovascolare.

📍L’HIIT è stato applicato in modo sicuro ed efficace a popolazioni ad alto rischio, individui con obesità, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e sopravvissuti al cancro, con bassa incidenza di effetti avversi . Questo è un punto cruciale perché per anni si è pensato che l’esercizio ad alta intensità fosse troppo rischioso per persone con condizioni preesistenti. Uno studio di un gruppo di ricerca norvegese Smartex ha riportato un basso rischio nell’eseguire entrambi i tipi di esercizio Hiit e Liss

📍Ma ora arriviamo a chi davvero deve fare attenzione: le persone in sovrappeso significativo o obese che non sono allenate. Per queste persone, iniziare con l’HIIT può essere non solo difficile ma potenzialmente controproducente. E qui entra in gioco il cardio a bassa intensità costante, o LISS. Una network meta-analisi recente ha dimostrato che l’esercizio a intensità moderata ha modulato significativamente i livelli di TNF-alfa, proteina C-reattiva, IL-6, leptina e adiponectina, e l’analisi di ranking ha mostrato che l’esercizio a intensità moderata era il tipo di intensità più raccomandato per ridurre questi marcatori infiammatori in donne sovrappeso e obese.

📍Questo è un punto fondamentale che viene spesso frainteso. L’HIIT produce picchi di citochine infiammatorie acuti durante e immediatamente dopo l’esercizio, che poi vengono risolti e producono adattamenti anti-infiammatori a lungo termine. Ma in una persona obesa che ha già livelli elevati di infiammazione cronica, questi picchi acuti possono essere mal gestiti. Studi hanno dimostrato che l’esercizio con intensità da bassa a moderata e durata superiore a 8 settimane può meglio regolare “l’attivazione dell’inflammasoma” (pochi sanno il vero significato) con l’effetto regolatorio dell’esercizio più significativo nelle popolazioni obese e nelle femmine . L’inflammasoma è un complesso proteico che media la risposta infiammatoria, e quando è cronicamente attivato nell’obesità, diventa parte del problema. L’esercizio moderato spegne questo fuoco lentamente e in modo sostenibile.

📍Uno studio randomizzato controllato su donne postmenopausali obese ha dimostrato che dodici settimane di esercizio di camminata a intensità moderata hanno ridotto significativamente peso corporeo, indice di massa corporea, percentuale di grasso corporeo, proteina C-reattiva ad alta sensibilità, interleuchina-6 e fattore di necrosi tumorale alfa . Camminare. Semplicemente camminare a passo sostenuto per 12 settimane ha prodotto riduzioni misurabili e significative di tutti i principali marcatori infiammatori. Non serviva correre fino allo sfinimento o fare sprint massimali. Serviva consistenza, volume e intensità gestibile.

📍Il LISS attiva il sistema nervoso parasimpatico, responsabile della risposta di riposo e digestione, mentre l’HIIT può attivare il sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta di lotta o fuga . Per persone che vivono già in uno stato di stress cronico, che hanno ritmi circadiani disturbati, che dormono male, aggiungere ulteriore stimolazione simpatica attraverso l’HIIT frequente può essere la goccia che fa traboccare il vaso. Il LISS, al contrario, offre un modo per muoversi, bruciare calorie, migliorare la funzione cardiovascolare senza aggiungere ulteriore stress sistemico. Diventa quasi una forma di terapia attiva.

📍La ricerca suggerisce che l’esercizio aerobico può aumentare l’attività del nervo vago, riducendo così l’infiammazione, e questo meccanismo può essere ottenuto attraverso la regolazione neuro-immunitaria tra il nervo vago e la risposta infiammatoria. Il nervo vago è il principale attore del sistema parasimpatico, e un tono vagale più alto è associato a migliore salute metabolica, minore infiammazione e maggiore resilienza allo stress. L’esercizio aerobico moderato stimola il nervo vago in modo da promuovere questi effetti benefici, creando un ciclo virtuoso di recupero e rigenerazione.

📍Studi hanno dimostrato che l’esercizio continuo a bassa intensità può incoraggiare il corpo a usare grassi per energia invece del glicogeno nei muscoli, e una ricerca ha trovato che l’esercizio in steady-state può ridurre il grasso corporeo totale meglio dell’HIIT in adulti sovrappeso. Questo perché durante il LISS, il corpo opera primariamente attraverso il metabolismo aerobico ossidativo, bruciando grassi in modo efficiente per periodi prolungati. Mentre l’HIIT brucia più calorie al minuto, il LISS permette durate molto più lunghe, e il totale calorico su sessioni di quarantacinque sessanta minuti può essere comparabile o superiore.

📍Ma la questione vera non è quale sia migliore, è quale sia appropriato per te adesso. Se sei una persona sedentaria in sovrappeso con marcatori infiammatori elevati, ipertensione, scarsa forma cardiovascolare, iniziare con LISS è non solo più sicuro ma probabilmente più efficace. Il LISS è ampiamente accessibile per tutti i livelli di fitness e tutte le età, è ottimo per principianti, per chi si sta riprendendo da infortuni, o per chiunque cerchi un modo meno intenso di rimanere attivo . Puoi camminare, andare in bicicletta, nuotare, usare l’ellittica a ritmo sostenibile. Puoi farlo ogni giorno se vuoi, perché il recupero richiesto è minimo. E nel corso di settimane e mesi, vedrai riduzioni sostanziali di peso, grasso viscerale, marcatori infiammatori, pressione sanguigna e miglioramenti nella funzione cardiovascolare di base.

♦️ Il sistema parasimpatico: la chiave dimenticata della longevità📍Negli ultimi anni, mentre ci siamo concentrati ossess...
17/11/2025

♦️ Il sistema parasimpatico: la chiave dimenticata della longevità

📍Negli ultimi anni, mentre ci siamo concentrati ossessivamente su alimentazioni ottimali, integrazione e protocolli anti-aging sempre più sofisticati, la ricerca scientifica ha iniziato a convergere verso una scoperta tanto semplice quanto rivoluzionaria: potremmo aver trascurato il meccanismo più fondamentale che governa la nostra capacità di rigenerarci e vivere a lungo. Non si tratta di un nuovo superfood o di una terapia genica avveniristica, ma di qualcosa che portiamo con noi dalla notte dei tempi e che stiamo lentamente perdendo: il nostro sistema nervoso parasimpatico.

📍Le ricerche più recenti stanno documentando un fenomeno allarmante: la finestra temporale in cui il nostro corpo entra in modalità parasimpatica, quella fase in cui avviene la vera rigenerazione cellulare, si sta drammaticamente riducendo nelle popolazioni moderne.
Ci sono evidenze crescenti che lo stress cronico, i disturbi del sonno e gli stili di vita moderni possano compromettere l’attivazione del sistema parasimpatico e i processi di rigenerazione cellulare.
Quello che i nostri nonni sperimentavano naturalmente per diverse ore al giorno, oggi molti di noi riescono a raggiungerlo a malapena per pochi minuti. È come se il nostro orologio biologico interno fosse stato riprogrammato, accorciando sistematicamente quei momenti preziosi in cui il corpo si ripara, si rigenera e si rinnova.

📍Il dottor Elissa Epel della University of California San Francisco, ha pubblicato uno studio pioneristico che dimostra come la dominanza simpatica cronica non sia semplicemente una conseguenza dello stress moderno, ma un vero e proprio acceleratore dell’invecchiamento biologico. I loro dati mostrano che individui con una ridotta variabilità della frequenza cardiaca, un indicatore chiave di un parasimpatico compromesso, presentano telomeri più corti e marcatori epigenetici di invecchiamento accelerato, indipendentemente dalla loro dieta, esercizio fisico o supplementazione. In altre parole, puoi mangiare come un monaco tibetano e allenarti come un atleta olimpico, ma se il tuo sistema nervoso autonomo è costantemente sbilanciato verso il simpatico, stai comunque correndo verso l’invecchiamento a velocità sostenuta.

📍Questa comprensione sta rivoluzionando il campo della longevità perché offre una spiegazione elegante a un paradosso che ha confuso i ricercatori per anni: perché alcune persone che non seguono protocolli ottimali di salute vivono comunque a lungo e in salute, mentre altre che fanno tutto “giusto” invecchiano prematuramente? La risposta sembra risiedere nella loro capacità di mantenere una robusta funzione parasimpatica. Gli studi condotti nelle zone blu, quelle regioni del mondo dove si concentrano i centenari, hanno rivelato che queste popolazioni non solo hanno abitudini alimentari e sociali particolari, ma soprattutto mantengono ritmi circadiani e pattern di attivazione parasimpatica che noi abbiamo completamente perduto.

📍Le ricerche mostrano che l’attivazione parasimpatica notturna non è semplicemente un momento di riposo passivo, ma una fase attiva di pulizia cellulare, riparazione del DNA e ottimizzazione metabolica. Quando questa finestra si accorcia o viene interrotta, i processi di autofagia e di clearance delle proteine mal ripiegate rallentano drammaticamente, creando le premesse per malattie neurodegenerative e disfunzioni metaboliche.

📍Ma c’è un aspetto ancora più importante emerso dalla ricerca più recente: il sistema parasimpatico non governa solo la riparazione fisica, ma orchestra l’intera cascata ormonale che determina come invecchiamo. Studi hanno dimostrato che la produzione di ormone della crescita, testosterone, estrogeni e persino la sensibilità all’insulina sono intimamente legati ai cicli di attivazione parasimpatica. Quando il nervo vago, il principale attore del sistema parasimpatico, funziona ottimalmente, invia segnali che sincronizzano la produzione ormonale con i ritmi circadiani naturali. Quando invece è cronicamente soppresso dalla dominanza simpatica, questa orchestra endocrina va in tilt, producendo squilibri che vanno ben oltre quello che qualsiasi terapia ormonale sostitutiva potrebbe correggere.

📍Le pubblicazioni degli ultimi anni dimostrano che il nervo vago non è solo un cavo che trasmette segnali, ma un vero e proprio modulatore dell’infiammazione sistemica. Un parasimpatico robusto letteralmente spegne i focolai infiammatori cronici che sono alla base di praticamente tutte le malattie dell’invecchiamento, dal cancro alle malattie cardiovascolari, dal diabete all’Alzheimer. Questo spiega perché le persone con alta variabilità della frequenza cardiaca, segno di un parasimpatico attivo, hanno livelli significativamente più bassi di proteina C-reattiva e altre citochine infiammatorie.

📍La neuroscienziata Wendy Suzuki ha recentemente esposto i dati che collegano l’attivazione parasimpatica alla neuroplasticità e alla produzione di fattore neurotrofico cerebrale. In sostanza, quando il parasimpatico domina, il cervello entra in una modalità di crescita e riparazione che facilita la formazione di nuove sinapsi e la pulizia delle proteine tossiche associate alla demenza. Al contrario, una dominanza simpatica cronica mantiene il cervello in uno stato di allerta che, se protratto, diventa neurotossico.

📍Quello che emerge da questa convergenza di ricerche è un quadro chiaro e in un certo senso liberatorio: non importa quanto sia perfetto il tuo protocollo di integratori, quanto biologicamente puro sia il tuo cibo, o quanto avanzate siano le tue terapie anti-aging. Se il tuo sistema nervoso autonomo è cronicamente sbilanciato, stai costruando un castello di carta. Il parasimpatico non è un lusso o un’aggiunta opzionale alla salute, è il terreno stesso su cui cresce ogni altra strategia di longevità. È il maestro che dirige l’orchestra, e senza la sua guida, gli strumenti suonano in disarmonia.

📍La buona notizia è che, a differenza di molti altri aspetti della biologia dell’invecchiamento, il sistema parasimpatico è straordinariamente sensibile agli interventi comportamentali. Le ricerche più recenti mostrano che pratiche come la respirazione diaframmatica controllata, l’esposizione al freddo, certi tipi di meditazione, il canto, persino la qualità dei rapporti sociali, possono letteralmente riprogrammare il tono vagale e ripristinare quella finestra rigenerativa che stiamo perdendo. Non serve una pillola o una terapia genica: serve riconnettersi con ritmi e pratiche che i nostri antenati conoscevano intuitivamente e che noi, nella nostra frenesia moderna, abbiamo dimenticato.

📍La scienza della longevità sta finalmente tornando a casa, riconoscendo che prima di manipolare geni o molecole, dobbiamo ripristinare l’equilibrio fondamentale del sistema nervoso autonomo. Perché tutto il resto, per quanto sofisticato, rimane vanificato se non riconquistiamo il parasimpatico.

12/11/2025

♦️Acqua dentro, acqua fuori: il segreto del benessere che scorre

Il nostro corpo fatta per il 60% di acqua, e questa acqua scorre continuamente tra le cellule, porta nutrienti, raccoglie tutto quello che non serve più e poi deve uscire. Quando questo flusso rallenta, i liquidi ristagnano negli spazi tra le cellule, portandosi dietro tossine e scarti metabolici che dovrebbero essere già stati eliminati. Ed ecco che ti svegli con le caviglie gonfie, le palpebre pesanti, quella sensazione di essere appesantita.

📍I drenanti servono esattamente a questo: rimettere in moto il flusso. Sono semplicemente un aiuto per far funzionare meglio gli organi emuntori che sono i nostri depuratori naturali. Quando bevi un drenante, stai dando una spinta al tuo sistema di eliminazione, aiutandolo a portare via tutto quello che ristagna negli spazi extracellulari, quegli interstizi dove si accumulano liquidi carichi di sostanze di scarto.

📍 Ci sono due modi per aiutare questo processo. Dall’esterno puoi usare creme e oli con un massaggio drenante che spinge meccanicamente i liquidi verso le stazioni linfatiche. Dall’interno invece lavori direttamente sul sistema renale, aumentando la diuresi in modo naturale.

📍Sinergia tra i due approcci: combinare stimolazione meccanica e supporto nutrizionale/metabolico può amplificare i risultati, soprattutto se integrato in un protocollo che include movimento, idratazione adeguata e supervisione specialistica.

📍La verità è che il miglior drenante ce l’hai già in casa: l’acqua. Bere tanto è la base di tutto. Poi ci sono le piante utili proprio per questo scopo, erbe che hanno la capacità di stimolare i reni senza stressarli, di favorire l’eliminazione senza squilibrare l’organismo. Betulla, tarassaco, ortica, gramigna, pilosella: ognuna ha il suo modo di lavorare, e quando le metti insieme in sinergia l’effetto si moltiplica.

📍Anche quello che mangi fa la differenza. Cetrioli, anguria, asparagi, finocchi: sono tutti cibi ricchissimi di acqua che aiutano naturalmente il drenaggio. Non è solo questione di estetica o di sentirsi meno gonfi, è proprio una pulizia profonda che fa stare meglio tutto l’organismo.
Quando dreni correttamente, non stai solo eliminando acqua. Stai facendo uscire tossine, metaboliti, tutto quello che il corpo ha già processato e vuole buttare fuori. E la differenza si sente: più energia, meno gonfiore, una leggerezza che parte da dentro.

Il corpo sa già cosa fare, a volte ha solo bisogno di un piccolo aiuto per farlo meglio.

09/11/2025

♦️Genetica e performance: perché un maratoneta non diventerà mai un atleta di Potenza e perché un body builder non potrà mai vincere una gara di fondo

Chiariamo un concetto “con l’allenamento giusto puoi fare qualsiasi cosa” e questa è una bellissima frase motivazionale ma dal punto di vista scientifico è fondamentalmente sbagliata, nel senso che possiamo ottimizzare quello che abbiamo ma non possiamo riscrivere il nostro codice genetico di partenza e questo è un concetto che molti fanno fatica ad accettare ma che è supportato da decenni di ricerca sulla fisiologia muscolare.

📍Partiamo dalle basi, il muscolo scheletrico è composto da fibre muscolari che non sono tutte uguali, abbiamo principalmente tre tipologie che sono le fibre di tipo uno che sono quelle lente rosse ossidative ricche di mitocondri e mioglobina che lavorano in aerobico e sono resistentissime alla fatica, poi abbiamo le fibre di tipo due A che sono intermedie con caratteristiche miste e una certa capacità di adattamento, e infine le fibre di tipo due X che sono quelle veloci bianche glicolitiche che si contraggono rapidamente generano molta potenza ma si affaticano velocemente perché lavorano in anaerobico.

📍Ora il punto fondamentale che cambia tutto è questo, la distribuzione percentuale di queste fibre nel vostro corpo è geneticamente determinata per l’80-90% cioè voi nascete con una certa percentuale di fibre lente e una certa percentuale di fibre veloci e questa è la vostra carta d’identità muscolare che vi porterete dietro per tutta la vita, per cui un maratoneta d’élite avrà tipicamente il 70-80% di fibre di tipo uno nei muscoli posturali e questo gli permette di correre per ore senza collassare, mentre uno sprinter o un powerlifter avrà il 60-70% di fibre di tipo due X e questo gli permette di esprimere potenza esplosiva ma per tempi brevissimi.

📍Adesso qualcuno dirà ma l’allenamento non può modificare queste percentuali, sì certo l’allenamento induce delle modifiche fenotipiche delle fibre ed è vero che possiamo avere delle conversioni soprattutto tra i sottotipi quindi le fibre due X possono diventare due A abbastanza facilmente con l’allenamento misto, le fibre due A possono diventare più simili al tipo uno con anni di allenamento aerobico intenso, ma qui arriva il grande però, una conversione completa da un estremo all’altro è fisiologicamente impossibile o comunque così marginale da essere irrilevante dal punto di vista della performance.

📍Pensateci un attimo, se voi avete il 60% di fibre di tipo uno come un fondista anche se vi mettete a fare powerlifting per dieci anni potrete migliorare la vostra forza massimale certo perché ci sono adattamenti neurali c’è ipertrofia c’è miglioramento della tecnica ma non diventerete mai competitivi con chi è nato con il 60% di fibre veloci perché il vostro destino biologico è scritto nel DNA e viceversa un powerlifter con prevalenza di fibre veloci può fare tutti i chilometri che vuole ma non correrà mai una maratona in due ore e dieci perché il suo sistema muscolare metabolico e cardiovascolare non è costruito per quello.

📍E questo spiega perfettamente perché un bodybuilder non può diventare un maratoneta, primo perché ha una massa muscolare che è incompatibile con l’economia di corsa cioè ogni chilo di muscolo in più è un peso morto da trasportare per 40km secondo perché le sue fibre sono prevalentemente di tipo due ottimizzate per contrazioni brevi e intense non per sforzi prolungati, terzo perché tutto il suo sistema energetico è tarato sul metabolismo anaerobico e i suoi adattamenti cardiovascolari sono completamente insufficienti per sostenere una performance di endurance di livello.

📍E dall’altra parte abbiamo il maratoneta che non potrà mai fare una panca da 200 kg perché ha un deficit strutturale nel reclutamento delle unità motorie ad alta soglia, le sue poche fibre veloci sono praticamente dormienti dopo anni di allenamento aerobico, i suoi adattamenti tendinei e neurali sono specifici per movimenti ciclici ripetitivi non per espressioni di forza massimale, e l’architettura stessa del suo muscolo con fascicoli lunghi e pennazione ridotta è inadatta alla produzione di forza esplosiva.

Quindi il messaggio che dobbiamo portare a casa soprattutto quando parliamo con atleti allenatori preparatori è questo, la specificità genetica del vostro fenotipo muscolare rappresenta il limite biologico invalicabile della vostra performance, l’allenamento è fondamentale per ottimizzare ed esprimere al massimo il potenziale che avete ma non può riscrivere il codice di partenza, e questo non è demotivante anzi è liberatorio perché significa che dobbiamo identificare precocemente la predisposizione dell’atleta orientare la carriera sportiva verso discipline compatibili con il genotipo muscolare e smettere di inseguire obiettivi che sono fisiologicamente fuori dalla nostra portata, rispettate la vostra genetica allenate il vostro potenziale massimo ma fatelo nella direzione giusta non contro la vostra biologia.​​​​​​​​​​​​​​​​
Affidarsi ad un PROFESSIONISTA da piccoli per interpretare la propria genetica potrebbe fare la differenza tra un buon atleta ed atleta d’élite !!!

Indirizzo

Via Giovanni Battista Niccolini 20/f
Turin
10146

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Giovedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Venerdì 09:30 - 12:00
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La riabilitazione al Centro Salute: servizi polifunzionali per i trattamenti ortopedici e sportivi

Il Centro Salute da vent’anni porta avanti con professionalità e grande cura attività fisioterapiche per la salute della persona.

Nato nel 1997, ha radunato una équipe di specialisti capaci di lavorare in perfetta sinergia, ciascun applicando al meglio le proprie competenze.

L’obiettivo di questo quotato e ormai storico centro di fisioterapia a Torino è sempre stato uno solo: la soddisfazione totale del cliente, la risposta esaustiva e competente a qualsiasi suo bisogno.