Centro Salute Torino

Centro Salute Torino IL CENTRO SALUTE nasce per la risoluzione delle problematiche muscolo scheletriche e non solo.

25/03/2026

♦️Cosa accade davvero nel corpo dopo un pasto ricco di carboidrati

C’è un momento, subito dopo un pasto ricco di carboidrati, in cui l’insulina prende il controllo della scena, perché non è solo un ormone che “abbassa la glicemia”; a livello metabolico apre alcune vie, ne chiude altre, riorganizza le priorità energetiche dell’intero organismo.
E la prima cosa che fa è spegnere la lipolisi.

📍Il tessuto adiposo, che fino a un attimo prima rilasciava acidi grassi nel sangue con una certa libertà, improvvisamente si zittisce.
Gli acidi grassi restano intrappolati negli adipociti, la lipasi ormone-sensibile viene inibita, la mobilizzazione dei trigliceridi si arresta.
E mentre questo accade, il muscolo riceve un messaggio altrettanto chiaro: e’ arrivato glucosio, usalo subito.
Il glucosio entra, la glicolisi accelera e il corpo, in quel momento, non ha alcun motivo per ossidare grassi.
Ha carburante fresco, immediato, abbondante e la fisiologia non spreca mai ciò che è disponibile.

📍È qui che nasce l’equivoco più grande del fitness moderno: l’idea che si possa mangiare un pasto ricco di carboidrati e poi “andare a fare cardio per dimagrire”.
Ma il cardio, in quel contesto, non ha accesso al grasso corporeo, non può averlo, non gli è permesso.
Sta semplicemente bruciando il glucosio del pasto, non le riserve.
Sta smaltendo l’eccesso, non intaccando il deposito.

Non è un errore della persona, non è un errore dell’allenamento, e’ la fisiologia che sta facendo esattamente ciò che deve fare.
Il corpo non brucia ciò che vogliamo noi, brucia ciò che gli permettiamo di bruciare e quando l’insulina è alta, gli permettiamo di bruciare solo carboidrati.

📍Questo principio, semplice, ineludibile è ciò che tutti dovrebbe saper raccontare con chiarezza: un macronutriente in eccesso sopprime l’ossidazione degli altri.
È la legge del ciclo di Randle, è la logica della sopravvivenza, è la base della flessibilità metabolica.

Troppi carboidrati sopprimono l’ossidazione dei grassi, troppi grassi sopprimono l’ossidazione dei carboidrati, troppa energia sopprime il dimagrimento. Il corpo non è un contenitore da svuotare con la forza, e’ un sistema da interpretare.

📍E allora cosa significa davvero “mangiare per dimagrire”?
Significa creare un ambiente metabolico in cui la lipolisi possa riaccendersi, non costringere il corpo a usare sempre e solo un carburante.
Significa distribuire i macronutrienti in modo che l’insulina non domini la scena per ore e capire che il timing dei pasti non è un dettaglio, ma una leva potentissima.

Quando una persona comprende davvero come funziona il proprio corpo, non ha più bisogno di scorciatoie, ha finalmente la chiave per far funzionare il metabolismo, non per combatterlo.

22/03/2026

♦️La scienza non parla di “energia vitale”, ma parla di effetti biologici reali

Nel mondo scientifico non esistono forze vitali, energie sottili, mantra che curano o essenze luminose che scorrono tra i tessuti. Non esistono come entità misurabili, almeno. Eppure, proprio la scienza, quella più recente, quella che nel 2025 e nel 2026 ha affinato strumenti, metodologie e sensibilità, sta iniziando a riconoscere che alcune pratiche nate in contesti spirituali producono effetti biologici reali, profondi, osservabili. Non perché attivino poteri invisibili, ma perché modificano il modo in cui il cervello regola il corpo, e quando il cervello cambia, cambia tutto: infiammazione, immunità, recupero, performance, longevità, qualità della vita.

📍È sorprendente vedere come discipline come meditazione, yoga, arti marziali, per secoli associate a concetti come “centratura”, “presenza”, “equilibrio interiore”, oggi vengano studiate con risonanze magnetiche funzionali, analisi delle citochine, modelli di neuroimmunologia e biomarcatori dello stress. E i risultati non sono affatto marginali.

📍Nel 2025 una revisione pubblicata su Frontiers in Psychology ha confermato che la meditazione riduce in modo significativo citochine pro‑infiammatorie come IL‑6 e TNF‑α, mentre nel 2026 un gruppo di ricerca giapponese ha mostrato che bastano 10–12 minuti al giorno di mindfulness per migliorare la regolazione del sistema nervoso autonomo, aumentare la variabilità cardiaca e attenuare la risposta allo stress cronico. Non è filosofia: è fisiologia e biologia applicata. È il cervello che impara a non incendiare il corpo.

📍E questi cambiamenti non sono solo funzionali, ma strutturali. La risonanza magnetica mostra che la meditazione aumenta la densità dell’ippocampo, riduce la reattività dell’amigdala e potenzia la corteccia prefrontale. In altre parole: allena il cervello a rispondere meglio alla vita. E un cervello che risponde meglio alla vita risponde meglio anche all’allenamento, alla nutrizione, al recupero, alle sfide quotidiane.

📍Ed è qui che il discorso si apre davvero, perché che tu sia un principiante che entra in palestra da over per rimettersi in forma, un intermedio che vuole fare un salto di qualità, un avanzato che cerca di ottimizzare ogni dettaglio, o un uomo o una donna over 50 che vuole mantenere funzionalità, autonomia e vitalità, la verità è che la salute non è mai solo allenamento, alimentazione e riposo. Questi sono i pilastri, certo, ma non sono la casa. La casa è il sistema nervoso che li governa. È la capacità del tuo corpo di recuperare, adattarsi, rispondere, crescere. È la qualità dei tuoi processi interni, non solo la quantità dei tuoi sforzi esterni.

📍La scienza del 2025–2026 è inequivocabile: lo stress cronico è il più grande sabotatore della performance e della salute. Aumenta l’infiammazione, peggiora la sensibilità insulinica, altera il sonno, riduce la capacità di recupero, rallenta gli adattamenti muscolari, compromette la motivazione, la lucidità, la costanza. Ecco perché due persone che seguono lo stesso programma ottengono risultati completamente diversi. Non è solo questione di dieta o di serie e ripetizioni: è questione di come il loro cervello sta regolando il loro corpo.

E allora sì, allenati, mangi e dormi bene, ma non illuderti che basti. Perché il tuo corpo non è una macchina: è un ecosistema che vive di equilibri, non di estremi. La meditazione, la respirazione, lo yoga, le arti marziali non sono “alternative” all’allenamento: sono strumenti che lo potenziano. Sono pratiche che abbassano l’infiammazione, migliorano la variabilità cardiaca, aumentano la resilienza allo stress, rendono più efficiente il recupero, stabilizzano l’umore, migliorano la lucidità decisionale. Sono, in altre parole, allenamento del sistema nervoso.

📍E quando il sistema nervoso è regolato, tutto il resto funziona meglio. L’allenamento diventa più efficace, la dieta più sostenibile, il sonno più profondo, la mente più chiara. La salute non è un capitolo: è un romanzo, e’ un intreccio di processi, adattamenti, risposte, equilibri, e’ un dialogo continuo tra cervello e corpo. E come diceva un vecchio proverbio, “un mendicante sano è più felice di un re malato”. La scienza oggi ci sta dicendo la stessa cosa, con un linguaggio diverso: la salute è il vero moltiplicatore di tutto ciò che fai.

📍Che tu sia all’inizio, nel mezzo o già avanti nel tuo percorso, uomo o donna, 20, 40 o 60 anni, la direzione è la stessa: allenare il corpo, nutrire la mente, regolare il sistema nervoso. Perché è lì, in quel punto invisibile tra cervello e corpo, che nasce la tua capacità di cambiare davvero, e’ lì che si costruisce la tua longevità, e’ lì che si decide la qualità della tua vita.

Il viso rilassato è uno dei segnali più chiari di un sistema organico che sta funzionando bene.
Quando il corpo non è in allerta, quando il respiro scorre e il tono muscolare si abbassa, anche i lineamenti si distendono. È fisiologia pura: meno tensione interna, più libertà esterna.

15/03/2026

♦️GRASSI: COME FUNZIONANO DAVVERO E COME SCEGLIERLI PER LA SALUTE E LA PERFORMANCE

Quando parliamo di “grassi” ci riferiamo a strutture molecolari diverse, composte da catene di atomi che, a seconda della loro forma e dei loro legami, possono migliorare o peggiorare la fisiologia del corpo umano. Ogni tipo di grasso interagisce con membrane cellulari, ormoni, metabolismo energetico e infiammazione in modo unico. Capire queste differenze significa saper scegliere cosa mettere nel piatto ogni giorno

📍Omega‑3: i grassi “intelligenti”
Sono acidi polinsaturi presenti soprattutto nei pesci grassi. La ricerca mostra che hanno effetti benefici su cervello, sistema cardiovascolare, sangue, ossa e metabolismo. EPA e DHA, le forme marine, sono particolarmente attive: modulano l’infiammazione, migliorano la fluidità delle membrane neuronali e sostengono la funzione mitocondriale.
Per questo sono considerati “grassi funzionali”: non solo energia, ma informazione biologica.

📍Omega‑9: il cuore dell’olio d’oliva
Ovvero l’acido oleico dell’olio extravergine d’oliva, della famiglia dei grassi monoinsaturi. Le evidenze mostrano che migliorano il profilo lipidico, riducono l’infiammazione e sostengono la salute cardiovascolare. Sono stabili, versatili e rappresentano una base sicura per la dieta quotidiana.
📍
Grassi essenziali vs non essenziali
Il corpo può produrre molti tipi di grassi, ma non può sintetizzare gli omega‑3 e gli omega‑6, che devono arrivare dall’alimentazione. Questo li rende “essenziali”… la qualità e il rapporto tra questi due gruppi è cruciale.

📍Omega‑6: necessari, ma da bilanciare
Partecipano a funzioni immunitarie, ormonali e strutturali. Il problema non è la loro presenza, ma l’eccesso. Le alimentazioni moderne portano spesso a un rapporto omega‑6/omega‑3 molto sbilanciato, associato a maggiore infiammazione sistemica. Non serve eliminarli, ma ridurre le fonti industriali (oli di semi raffinati) e aumentare gli omega‑3.

📍Grassi protettivi: catena corta e catena media
Sono prodotti dalla fermentazione delle fibre e hanno effetti protettivi su intestino, immunità e metabolismo.
Tra questo c’e il butirrato; il corpo li produce fermentando le fibre, ma piccole quantità si trovano anche in alimenti come il b***o e soprattutto il ghee, che ne concentra una quota maggiore. Il butirrato sostiene la barriera intestinale, l’immunità e il metabolismo.

📍I grassi a catena media (MCT) vengono assorbiti rapidamente e usati come energia immediata, senza passare per i normali depositi adiposi. Anche alcuni grassi saturi naturali, come quelli dell’olio extravergine di cocco, seguono questa via metabolica.

📍Saturi: non tutti uguali
La ricerca moderna distingue tra saturi naturali (latticini, carne, cocco) e saturi industriali. Le linee guida suggeriscono comunque moderazione, ma riconoscono che l’effetto dipende dal contesto alimentare complessivo.

📍Trans: gli unici grassi da evitare sempre
I grassi trans industriali, margarine, idrogenati, prodotti da forno industriali, sono associati a un aumento netto del rischio cardiovascolare e infiammatorio. Le principali organizzazioni sanitarie mondiali raccomandano di evitarli completamente.

📍In sintesi: come scegliere ogni giorno
• Dai priorità a omega‑3 (pesce grasso, alghe).
• Usa olio extravergine d’oliva come fonte principale di grassi.
• Mantieni gli omega‑6 sotto controllo limitando oli di semi raffinati.
• Integra MCT e grassi naturali se utili per energia rapida.
• Evita trans e idrogenati senza eccezioni.

Questa è la bussola metabolica!!!

Grazie ad uno degli atleti che ci concede l’onore di farsi da noi seguire .. anche oggi , nuovo anno , nuova categoria ,...
01/03/2026

Grazie ad uno degli atleti che ci concede l’onore di farsi da noi seguire .. anche oggi , nuovo anno , nuova categoria , prima vittoria ….

28/02/2026

♦️Il cibo non è carburante e’ informazione… e se l’informazione è distorta, il tuo corpo smette di risponderti come vorresti.

Parliamoci chiari: ogni volta che mangi stai inviando un messaggio al tuo organismo… un messaggio che viene letto a livello cellulare, ormonale, enzimatico, persino genomico. Non è metafora, è nutrigenomica, la scienza che studia come gli alimenti modulano l’espressione dei geni e i processi biologici alla base della salute, della malattia, del recupero, della performance. Il cibo regola infiammazione, sintesi proteica, funzione mitocondriale, asse intestino-cervello. Se le informazioni che arrivano sono errate, le risposte organiche saranno alterate. Punto.

📍Questo vale ancora di più se ti alleni. Perché in palestra non costruisci niente, crei solo lo stimolo. La costruzione vera avviene fuori, durante il riposo, durante il sonno, durante il recupero. E quella costruzione dipende quasi interamente da ciò che mangi, da come lo mangi e da quando lo mangi.

📍Il timing non è un dettaglio e’ struttura.
Molte persone si concentrano sul “cosa” e trascurano completamente il “quando”. Ma la finestra post-allenamento, la distribuzione proteica nell’arco della giornata, il pasto pre-allenamento, tutto questo ha un peso fisiologico preciso. Mangiare in fretta, in piedi, sotto stress, di fronte a uno schermo: stai compromettendo l’assimilazione di ciò che hai scelto con cura. Il sistema nervoso autonomo deve essere in modalità parasimpatica perché la digestione lavori bene. La tranquillità a tavola non è un lusso, dè parte del protocollo.

Il corpo parla. La domanda è: lo stai ascoltando?
Qui viene la parte che nessun piano alimentare ti darà mai scritta: la capacità di leggere i propri segnali. Fame vera, fame emotiva, desiderio di un cibo specifico, calo energetico pomeridiano, gonfiore, insonnia, tutto questo è linguaggio. Il tuo organismo ti sta dicendo qualcosa. Se ogni sera apri il frigo o la dispensa in cerca di un biscotto o di cioccolato, non è debolezza caratteriale. È informazione. Stress accumulato, cortisolo alto, serata intensa, poco cibo durante la giornata, carenza energetica non compensata: il corpo non sbaglia, cerca di compensare con ciò che gli hai insegnato a cercare.
Questo si chiama fame emotiva, ed è uno dei meccanismi più studiati in psicofisiologia dell’alimentazione. Quando le emozioni guidano il comportamento alimentare, e non l’appetito fisiologico, si innesca un circuito di regolazione emotiva mediato dal cibo che a lungo termine crea disfunzione metabolica e psicologica. Non è un problema di volontà. È un problema di sistema.

Diffida dell’informazione distorta.
Un esempio classico: i cibi light. Nati per rassicurarci, per darci la sensazione di poter mangiare di più senza conseguenze. Risultato? L’introduzione massiva di questa categoria ha coinciso con un aumento dell’obesità e con un consumo maggiore di quelle stesse categorie rispetto alle versioni originali. Ricchi di dolcificanti, poveri di nutrienti reali, costruiti per illudere il sistema della sazietà senza soddisfarlo. Le calorie in eccesso danneggiano la salute metabolica, ma le informazioni errate danneggiano anche il cervello, letteralmente: l’infiammazione cronica da dieta di bassa qualità accelera il declino cognitivo e compromette le funzioni esecutive.
Il mercato è pieno di prodotti che promettono scorciatoie. La scorciatoia non esiste. Esiste la qualità dei macronutrienti, la densità micronutrizionale, il rispetto del timing, la coerenza nel tempo.

📍Allenamento, riposo, alimentazione: una triade, non una gerarchia.
Non puoi ottimizzare uno dei tre ignorando gli altri. E non puoi ridurre tutto a schemi rigidi o a pile di libri che non si parlano tra loro. La vera competenza, che tu sia all’inizio del percorso o anni avanti, è costruire un’autoconsapevolezza alimentare reale: capire cosa hai mangiato, come ti sei sentito, come hai risposto, come hai recuperato. Tenere traccia non per ossessione, ma per comprensione.
Il pasto libero, il cosiddetto “sgarro”, ha un senso fisiologico e psicologico preciso: un recupero della carica enzimatica pancreatica, un segnale di abbondanza che regola gli assi ormonali della sazietà, un rinforzo della compliance a lungo termine. Non è una debolezza, è strategia, se contestualizzato correttamente.

L’informazione che entra nel tuo corpo deve essere pulita, coerente, consapevole. Non perfetta, consapevole… perché la perfezione è un concetto rigido, e il corpo è un sistema adattivo. Ma la direzione deve essere chiara, e deve partire da una cosa sola: imparare ad ascoltarsi davvero.

Lo specchio non mente: custodisce i dettagli del nostro viaggio. Nascondersi non serve. Serve il coraggio di guardarsi davvero, con critica onesta e realismo.

24/02/2026

♦️Cardio lipolitico: la scienza di bruciare grasso non è quella che ti hanno insegnato in palestra

Parlare di cardio lipolitico significa entrare in uno dei territori più fraintesi, più semplificati e più commercializzati dell’intero mondo del fitness. Eppure la biochimica che regola questo processo è straordinariamente precisa, e comprenderne i meccanismi non è solo un esercizio culturale, ma è la condizione necessaria per prescrivere, programmare e spiegare correttamente l’attività fisica finalizzata alla riduzione della massa grassa. Questo testo nasce da quella necessità…

📍La lipolisi è il processo biochimico attraverso il quale i trigliceridi immagazzinati nel tessuto adiposo vengono idrolizzati in glicerolo e acidi grassi liberi, i cosiddetti FFA (Free Fatty Acids), che vengono poi riversati nel torrente sanguigno e trasportati ai mitocondri muscolari dove subiscono la beta-ossidazione per produrre ATP, ovvero energia. L’enzima chiave di questo processo è la lipasi ormono-sensibile (HSL), la cui attivazione è strettamente dipendente da un equilibrio ormonale ben preciso: viene attivata dall’adrenalina e dalla noradrenalina e viene invece inibita dall’insulina.

📍Questo dato biochimico di base ha implicazioni pratiche enormi che vengono quasi sempre ignorate: qualunque attività fisica svolta in condizioni di insulinemia elevata, cioè dopo un pasto ricco di carboidrati, sopprime la lipolisi del tessuto adiposo, reindirizza il metabolismo verso l’ossidazione del glucosio e dei glicogeni, e riduce drasticamente la disponibilità di FFA plasmatici. L’insulina non è soltanto un ormone dell’accumulo: è il principale freno fisiologico al bruciare grassi durante il movimento. Capire questo significa capire perché lo stesso esercizio, eseguito in contesti ormonali diversi, produce effetti metabolici radicalmente differenti.

Uno studio fondamentale condotto da Romijn e collaboratori nel 1993 su ciclisti professionisti ha definito con precisione la curva di utilizzo dei substrati energetici in funzione dell’intensità dello sforzo. A bassa intensità, attorno al 25% del VO2max, circa l’80% del combustibile utilizzato proviene dagli acidi grassi liberi plasmatici derivanti dal tessuto adiposo. Al 65% del VO2max il mix si equilibra: il glicogeno muscolare comincia a dominare, ma circa il 50% dell’energia proviene ancora da acidi grassi plasmatici e trigliceridi intramuscolari. All’85% del VO2max il quadro si inverte completamente: oltre il 60% dell’energia proviene dal glicogeno muscolare, e la quota lipidica scende al 28% o meno.

Il messaggio è limpido e cari istruttori, PT e tecnici vari stampatelo in testa: aumentare l’intensità non significa bruciare più grassi, significa bruciare più zuccheri. Eppure la palestra media è ancora piena di persone che corrono a 10 km/h su un tappeto con il 15% di pendenza convinte di stare “bruciando grassi”, quando in realtà stanno attingendo quasi interamente dal glicogeno muscolare ed epatico…

📍La cosiddetta “fat-burning zone” o zona lipolitica e’ un concetto scientifico reale, identificato da diversi autori con range leggermente diversi, ma sostanzialmente convergenti. Holloszy e collaboratori nel 1998 l’hanno collocata tra il 55 e il 75% del VO2max. Turcotte nel 1999 ha ristretto il picco tra il 60 e il 65%. Achten e Jeukendrup nel 2003 l’hanno confermata intorno al 64% del VO2max in soggetti allenati. Capostagno e Bosch nel 2011 hanno rilevato la massima combustione lipidica al 75% del VO2max. In termini di frequenza cardiaca massima (FCmax), il range operativo comunemente accettato si colloca tra il 65 e il 75%, con alcune varianti che includono valori a partire dal 55%.

Ma attenzione: questo range non è fisso né uguale per tutti, in altre parole, chi è allenato ossida più grassi anche a intensità relativamente più alte perché ha sviluppato una maggiore densità mitocondriale, una concentrazione enzimatica superiore di carnitina palmitoil transferasi (CPT-1), l’enzima che trasporta gli acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale, e riserve più ampie di trigliceridi intramuscolari che fungono da substrato lipidico immediatamente disponibile. Un principiante e un atleta, pur eseguendo lo stesso cardio alla stessa percentuale di FCmax, ottengono risposte metaboliche diverse.

📍Il LISS, acronimo di Low Intensity Steady State, ripetuto migliaia di volte nei miei post, è la forma di esercizio aerobico che per definizione si sovrappone alla zona lipolitica. Si tratta di un’attività svolta a ritmo costante, per una durata compresa tra i 30 e i 60 minuti, mantenendo la frequenza cardiaca all’interno del range lipolitico individuale. Non è generica attività aerobica: è attività aerobica eseguita con consapevolezza metabolica, monitorando la frequenza cardiaca e scegliendo un’intensità coerente con l’obiettivo di massimizzare il tasso di ossidazione lipidica.

📍Va compresa un’altra variabile temporale importante: la massima attivazione del metabolismo degli acidi grassi viene raggiunta mediamente dopo circa 15 - 20 minuti dall’inizio dell’esercizio fisico. La mobilizzazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo, il loro trasporto nel circolo sanguigno legato all’albumina, l’ingresso nelle cellule muscolari e il trasferimento ai mitocondri è un processo lento e sequenziale. Per questo, sedute inferiori ai 20 minuti hanno un impatto lipolitico nettamente inferiore rispetto a sessioni di 40-60 minuti: i primi 15-20 minuti servono, per molti aspetti, ad avviare il meccanismo.
Quindi, di per sé, e’ giusto allenarsi con i pesi e poi fai cardio.

📍La corsa in montagna, la seduta di spinning ad alta intensità, la maratona, il tappeto con inclinazione del 15%, la lezione di aerobica e il Pilates classico non sono attività lipolitiche nel senso metabolicamente preciso del termine. Non perché siano inutili, ma perché operano in regimi energetici diversi: ad alta intensità, la domanda energetica supera la capacità di mobilizzazione e ossidazione degli acidi grassi e il sistema si sposta progressivamente verso la glicolisi e l’ossidazione del glicogeno. Questo non le rende meno valide per altri obiettivi, miglioramento cardiovascolare, capacità anaerobica, composizione corporea complessiva nel lungo termine, ma le esclude dal paradigma del cardio specificamente lipolitico.

📍La camminata spedita, con una frequenza cardiaca mantenuta tra il 55 e il 75% della FCmax, per una durata di 30-60 minuti, è invece l’esempio più pulito e accessibile di cardio lipolitico applicato. È praticabile da quasi tutti, ha un basso impatto articolare, non genera stress da cortisolo rilevante come le attività ad alta intensità, e si presta perfettamente all’esecuzione in condizioni anche di digiuno mattutino.

📍Eseguire il cardio lipolitico al mattino, prima della colazione, in condizioni di digiuno notturno di 8-12 ore, è una strategia che trova una solida giustificazione nell’endocrinologia dello sforzo. Durante il digiuno notturno si verifica una riduzione progressiva della glicemia e una deplezione parziale del glicogeno epatico. In risposta, l’organismo aumenta la secrezione di ormoni controregolatori: le catecolammine, adrenalina e noradrenalina, e il glucagone attivano la lipolisi attraverso i recettori beta-adrenergici, stimolando la lipasi ormono-sensibile e aumentando la disponibilità di FFA circolanti. Parallelamente, l’ormone della crescita raggiunge picchi secretori nelle prime ore del mattino, e poiché il GH esercita un’azione lipolitica diretta sul tessuto adiposo viscerale attraverso l’attivazione della lipasi ormono-sensibile, il profilo ormonale mattutino pre-prandiale è, di fatto, il contesto endocrino più favorevole all’ossidazione dei grassi.

📍L’elemento discriminante è l’insulina: a digiuno i suoi livelli sono basali, l’inibitore principale della lipolisi è ai minimi fisiologici, e gli FFA plasmatici sono abbondantemente disponibili per l’ossidazione. Appena si assume un pasto ricco di carboidrati, l’insulina sale, sopprime la lipasi ormono-sensibile, riduce la disponibilità di FFA e reindirizza il metabolismo verso il glucosio. Questo è il meccanismo per cui la stessa seduta di camminata, eseguita a digiuno versus dopo colazione, avviene in contesti ormonali con differente propensione alla mobilizzazione dei grassi di deposito. Il cardio a digiuno non è una moda, è fisiologia endocrina applicata all’esercizio.

📍Ora facciamo un’onesta precisazione

Un post scientifico deve dire anche questo: massimizzare la lipolisi durante l’esercizio non equivale automaticamente a massimizzare la perdita di grasso corporeo nel lungo termine. Il bilancio energetico totale, l’EPOC (Excess Post-exercise Oxygen Consumption), gli adattamenti metabolici cronici indotti dall’allenamento ad alta intensità e la qualità dell’alimentazione rimangono determinanti fondamentali nella ricomposizione corporea. Il LISS e il cardio lipolitico sono strumenti potenti e scientificamente fondati, particolarmente indicati in soggetti con fragilità articolari, in chi inizia un percorso di dimagrimento, in chi lavora in deficit calorico e vuole preservare la massa muscolare, in chi ha esigenze di recupero attivo. Non sono in competizione con l’HIIT: sono complementari, e la programmazione intelligente li integra entrambi in funzione del profilo individuale del soggetto.

Conoscere la zona lipolitica significa saper prescrivere in modo preciso…e prescrivere in modo preciso significa ottenere risultati dove l’improvvisazione fallisce, perché se continuate con le pendenze himalayane, significa che avete capito ben poco.

16/02/2026

♦️Il metabolismo dei trigliceridi e l’ottimizzazione del cardio: strategie per l’atleta, il principiante o l’over

La vera battaglia contro il grasso corporeo si gioca a livello cellulare, precisamente nei mitocondri, le centrali energetiche delle nostre cellule. Troppo spesso l’approccio al dimagrimento viene semplificato in modo eccessivo, ignorando i complessi meccanismi biochimici che regolano la mobilizzazione e l’ossidazione dei trigliceridi. Questo intervento si propone di chiarire, con solide basi scientifiche, come funziona realmente il metabolismo lipidico e come ottimizzare l’allenamento cardiovascolare per massimizzare l’utilizzo dei grassi come substrato energetico.

📍I trigliceridi rappresentano la forma principale di immagazzinamento dell’energia nel tessuto adiposo. Quando il corpo necessita di energia, questi trigliceridi vengono idrolizzati attraverso il processo di lipolisi, rilasciando acidi grassi liberi nel torrente ematico. La ricerca moderna ha dimostrato che questo processo non è semplicemente una questione di “bruciare calorie”, ma richiede una precisa orchestrazione ormonale e metabolica.

📍La zona di allenamento ottimale 55-70% della frequenza cardiaca massimale

Numerosi studi hanno identificato che l’ossidazione lipidica massimale si verifica a intensità moderate, generalmente comprese tra il 55% e il 70% della frequenza cardiaca massimale. A queste intensità, definite come “zona lipolitica”, il corpo privilegia l’utilizzo degli acidi grassi rispetto ai carboidrati come fonte energetica primaria. Ricerche condotte da Achten ed altri ricercatori hanno confermato che intensità superiori al 75% spostano il metabolismo verso l’utilizzo preferenziale di glucosio, riducendo paradossalmente l’ossidazione dei grassi nonostante il maggior dispendio calorico totale.

📍Trasporto mitocondriale: ruolo cruciale della carnitina
Il passaggio critico nel metabolismo lipidico è il trasporto degli acidi grassi all’interno dei mitocondri, dove avviene la beta-ossidazione. Gli acidi grassi a catena lunga non possono attraversare liberamente la membrana mitocondriale interna e richiedono il sistema della carnitina palmitoiltransferasi (CPT). La carnitina agisce come molecola navetta, trasportando gli acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale. L’allenamento aerobico regolare aumenta l’efficienza di questo sistema di trasporto, incrementando sia il numero di mitocondri (biogenesi mitocondriale) sia l’attività degli enzimi coinvolti nella beta-ossidazione.

📍Un concetto fondamentale, spesso trascurato, è che la mobilizzazione delle riserve lipidiche richiede un deficit energetico precedente. In altre parole, finché le riserve di fosfati ad alta energia (ATP e fosfocreatina) e il glicogeno muscolare ed epatico sono pienamente disponibili, il corpo tenderà a utilizzare preferenzialmente questi substrati più facilmente accessibili. La deplezione del glicogeno, in particolare, rappresenta un potente segnale metabolico che promuove l’attivazione della lipolisi e l’ossidazione degli acidi grassi.

📍Contrariamente alla credenza popolare che promuove ore interminabili di attività cardiovascolare, la ricerca scientifica supporta un approccio più strategico e mirato. Il timing del cardio diventa cruciale per massimizzare l’utilizzo dei grassi. Due momenti si rivelano particolarmente efficaci: il cardio a digiuno al mattino, quando le riserve di glicogeno epatico sono naturalmente ridotte dopo il digiuno notturno, e il cardio post-allenamento con i pesi, quando le riserve di glicogeno muscolare sono state significativamente depauperate dall’attività anaerobica precedente.
Studi recenti hanno dimostrato che sessioni di cardio moderate di 30-45 minuti in questi momenti strategici possono essere più efficaci per la perdita di grasso rispetto a sessioni prolungate di un’ora o più eseguite in condizioni di piena disponibilità energetica. La qualità e il timing prevalgono sulla quantità assoluta.

📍Trattamenti metaboliciI atleta over 40- 50

Per gli atleti over 40 e over 50, comprendere questi meccanismi diventa ancora più critico. Con l’avanzare dell’età, si verifica una naturale riduzione della massa muscolare (sarcopenia) e una diminuzione della densità mitocondriale. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che l’allenamento di resistenza combinato con cardio strategico può non solo rallentare questi processi, ma in molti casi invertirli parzialmente. L’attivazione della biogenesi mitocondriale attraverso l’esercizio rimane possibile a qualsiasi età, sebbene possa richiedere uno stimolo più consistente e programmato rispetto a individui più giovani.

📍Strategie pratiche per principianti ed avanzati
Per le principianti ed i principianti l’obiettivo e’ stabilire una base aerobica solida, costruendo gradualmente la capacità del sistema cardiovascolare e la densità mitocondriale. Sessioni di 20-30 minuti al 60-65% della frequenza cardiaca massimale, tre volte a settimana, rappresentano un punto di partenza eccellente.
Gli atleti avanzati possono implementare protocolli più sofisticati, includendo periodizzazioni che alternano fasi di maggior volume a intensità moderate con fasi di lavoro ad alta intensità (HIIT) per massimizzare sia l’ossidazione lipidica che la capacità cardiovascolare complessiva. L’importante è che anche negli atleti avanzati, le sessioni dedicate specificamente all’ossidazione lipidica rimangano nelle zone di intensità moderate (55-70%) e siano strategicamente posizionate nei momenti di ridotta disponibilità glicolitica.

📍Conclusioni
La comprensione dei meccanismi biochimici alla base del metabolismo lipidico ci permette di superare l’approccio semplicistico del “più cardio uguale più grasso bruciato”.
Il cardio ragionato, eseguito con la giusta intensità e nel momento opportuno, rappresenta uno strumento potente per massimizzare l’utilizzo dei trigliceridi come fonte energetica.

Indirizzo

Via Giovanni Battista Niccolini 20/f
Turin
10146

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
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La riabilitazione al Centro Salute: servizi polifunzionali per i trattamenti ortopedici e sportivi

Il Centro Salute da vent’anni porta avanti con professionalità e grande cura attività fisioterapiche per la salute della persona.

Nato nel 1997, ha radunato una équipe di specialisti capaci di lavorare in perfetta sinergia, ciascun applicando al meglio le proprie competenze.

L’obiettivo di questo quotato e ormai storico centro di fisioterapia a Torino è sempre stato uno solo: la soddisfazione totale del cliente, la risposta esaustiva e competente a qualsiasi suo bisogno.