AME - Associazione Medici Endocrinologi

AME - Associazione Medici Endocrinologi Nasce dall'esigenza di aggregare chi opera nel settore dell'Endocrinologia Clinica in Italia

L'AME nasce dall'esigenza di aggregare chi opera quotidianamente nel settore dell'Endocrinologia Clinica nel nostro paese e promuove iniziative mirate ad una crescita costante della stessa avendo come principali obiettivi il miglioramento dell'assistenza e la difesa della Endocrinologia quale disciplina. E' una associazione di non profitto che ha lo scopo di:
- Tutelare l'immagine professionale e l'identità operativa e culturale dell'Endocrinologo;
- Promuovere la cultura e l'aggiornamento in Endocrinologia attraverso convegni e seminari eventualmente organizzati in collaborazione con altre associazioni mediche specialistiche;
- Promuovere iniziative scientifiche e di coordinamento per il progresso nella ricerca endocrinologica;
- Privilegiare gli aspetti clinici dell'Endocrinologia con il contributo di chi opera in questa specialità medica;
- Curare i rapporti sia con il territorio che con l'Università. Nell'ambito della formazione e dell'aggiornamento l'AME promuove ed organizza periodici incontri, corsi e giornate di studio specificamente rivolti agli aspetti clinico-pratici. Particolare attenzione viene posta a rendere disponibili per i Soci Linee-guida, banche-dati e strumenti conoscitivi per la gestione dell'attività clinica e della ricerca applicata. Possono aderire all'AME tutti i medici che operano nel campo della Endocrinologia Clinica in Italia.

Il desiderio sessuale femminile è il risultato di un equilibrio complesso tra mente, corpo ed emozioni. Studi recenti mo...
28/12/2025

Il desiderio sessuale femminile è il risultato di un equilibrio complesso tra mente, corpo ed emozioni. Studi recenti mostrano che quando questo equilibrio si altera, possono comparire disagio psicologico e sintomi emotivi, spesso legati a una prevalenza di fattori che inibiscono il desiderio.

Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) è la condizione più frequente nelle donne e riguarda una riduzione persistente dell’interesse sessuale, che dura almeno sei mesi e genera sofferenza personale. Non si tratta di mancanza di attrazione o di problemi di coppia “banali”, ma di una vera condizione clinica.
Le ricerche evidenziano come il desiderio sia regolato da due forze: l’inibizione e l’eccitazione. Paure, autocritica, esperienze negative o disagio psicologico possono spegnerlo; al contrario, stimoli positivi, benessere fisico e relazionale possono riaccenderlo.

Attraverso questionari specifici è possibile valutare questi meccanismi e distinguere diversi profili di funzionamento sessuale. È emerso che l’eccitazione ridotta è spesso legata anche a fattori ormonali, metabolici e alla durata della relazione.
Un dato importante riguarda il trattamento: nelle donne con desiderio ridotto e bassa eccitazione, la terapia con testosterone può risultare più efficace. Questo conferma che il calo del desiderio non è solo “nella testa”, ma coinvolge più dimensioni della salute.
La conclusione è chiara: il desiderio sessuale femminile va ascoltato, compreso e trattato con un approccio integrato, che coinvolga medici, psicologi e specialisti della salute sessuale.

BIBLIOGRAFIA
1. Goldstein I, Kim NN, Clayton AH, et al. Mayo Clin Proc 2017, 92: 114-28.
2. Panzeri M, Dadomo H, Ronconi L, Fontanesi L. - Validation of the S*xual Inhibition/S*xual Excitation Scales (SIS/SES) in Italy. Arch S*x Behav 2021, 50: 2755- 72.
3. Maseroli E, Cipriani S, Lanzi V, et al. Hypoactive sexual desire disorder in women. J S*x Med 2024, 21: 861-71.

Uno squilibrio degli ormoni tiroidei in gravidanza può avere effetti importanti sullo sviluppo del bambino, soprattutto ...
26/12/2025

Uno squilibrio degli ormoni tiroidei in gravidanza può avere effetti importanti sullo sviluppo del bambino, soprattutto se non viene riconosciuto e corretto per tempo. Un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism richiama l’attenzione su un possibile legame tra disfunzioni tiroidee materne e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico (ASD) nei figli.

La ricerca, coordinata da Idan Menashe dell’Università Ben-Gurion del Negev, ha analizzato oltre 51.000 nascite. In più di 4.400 casi le madri presentavano valori anomali degli ormoni tiroidei prima o durante la gravidanza. I risultati mostrano che, quando la disfunzione tiroidea viene adeguatamente trattata, oppure compare solo nel corso della gestazione, non si osserva un aumento significativo del rischio di ASD.
Il rischio cresce invece quando il disturbo tiroideo è presente già prima del concepimento e persiste per tutta la gravidanza, in particolare nei casi di ipotiroidismo non compensato. In queste situazioni il rischio di ASD può risultare più che triplicato.
Gli autori sottolineano quindi il ruolo cruciale degli ormoni tiroidei materni nello sviluppo cerebrale fetale e ribadiscono l’importanza di controlli regolari e terapie mirate durante tutta la gravidanza.�

Riferimento: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, doi: 10.1210/clinem/dgaf596.

"Quando i pesci vennero a galla..." No non è una filastrocca ...è l'incipit del racconto di Andrea Grignolio nella nuova...
20/12/2025

"Quando i pesci vennero a galla..." No non è una filastrocca ...è l'incipit del racconto di Andrea Grignolio nella nuova puntata di "Pillole di ricerca" in onda dalle ore 9.35 su SkyTg24 domenica 21 dicembre all'interno di "Health".

Grignolio spiega cosa sono e come "nascono" le paratiroidi, le quattro piccole ghiandole situate dietro la tiroide.

La loro funzione principale è produrre il paratormone (PTH) che regola i livelli di calcio e fosforo nel sangue e nelle ossa,fondamentale per muscoli, nervi e ossa forti.
L’ipoparatiroidismo è una malattia in cui le paratiroidi producono poco o niente PTH.

Questo può causare crampi muscolari, formicolii e debolezza. È ora disponibile finalmente una nuova cura con Palopegteriparatide approvato dall'EMA, ma non ancora in Italia, come terapia sostitutiva dell’ormone paratiroideo. Con una iniezione sottocutanea una volta al giorno mantiene livelli più stabili di ormone e può ridurre o eliminare la necessità di integratori di calcio e vitamina D.

Un recente studio ha analizzato la salute delle ossa negli adulti sopravvissuti a un cancro infantile, evidenziando risc...
16/12/2025

Un recente studio ha analizzato la salute delle ossa negli adulti sopravvissuti a un cancro infantile, evidenziando rischi importanti a lungo termine.
Sono stati seguiti quasi 4.000 adulti, oggi intorno ai 30 anni, valutando nel tempo la densità minerale ossea.
I risultati mostrano che molti presentano una riduzione moderata o grave della massa ossea, non legata solo al rischio di fratture.
Le terapie ricevute da bambini giocano un ruolo chiave: radioterapia cranica, irradiazione gonadica e uso prolungato di cortisone aumentano fortemente il rischio.
Anche problemi ormonali come ipogonadismo e carenza di GH incidono in modo significativo.
Stili di vita poco sani, come fumo e sedentarietà, contribuiscono ulteriormente.
Chi ha una bassa densità ossea tende ad avere più difficoltà funzionali e sociali: minore autonomia, più bisogno di assistenza e maggior rischio di depressione.
La qualità della vita risulta ridotta, soprattutto per dolore e limitazioni fisiche.
La buona notizia è che alcuni fattori di rischio sono modificabili.
Attività fisica, stop al fumo, controllo ormonale e terapie mirate possono fare la differenza.
Gli esperti sottolineano l’importanza di monitorare la salute ossea nel tempo.
Un follow-up endocrinologico adeguato, soprattutto nel passaggio dall’età pediatrica all’età adulta, è fondamentale.
Prendersi cura delle ossa significa migliorare autonomia, benessere e futuro di questi pazienti.

Goodenough CG, Baedke JL, Delaney AM, et al. Attributable risk and consequences of bone mineral density deficits in childhoodcancer survivors. JAMA Netw Open 2025

L’osteoporosi è una malattia silenziosa, spesso scoperta solo dopo una frattura. Le nuove raccomandazioni della USPSTF -...
09/12/2025

L’osteoporosi è una malattia silenziosa, spesso scoperta solo dopo una frattura. Le nuove raccomandazioni della USPSTF - US Preventive Services Task Force aggiornano le evidenze su screening e trattamenti.
La DXA del femore e della colonna resta l’esame più affidabile per misurare la densità ossea.
Nelle donne sopra i 65 anni lo screening è raccomandato, mentre sotto i 65 anni serve prima valutare i fattori di rischio (menopausa precoce, basso peso, familiarità, fumo, alcol).
Diversi algoritmi— come FRAX —aiutano a stimare il rischio di fratture e decidere se procedere con la DXA.
Gli studi mostrano che lo screening può ridurre le fratture dell’anca e osteoporotiche maggiori.
Trattamenti come i bisfosfonati riducono soprattutto le fratture vertebrali, mentre denosumab diminuisce sia fratture vertebrali che non vertebrali.
Gli effetti collaterali gravi sono rari e in linea con quanto già noto.
Al momento non ci sono prove sufficienti per raccomandare lo screening negli uomini, pur riconoscendone l’importanza clinica.
Le raccomandazioni riguardano adulti over 40 anni, senza diagnosi di osteoporosi o condizioni che causano perdita ossea secondaria.
L’obiettivo è chiaro: la diagnosi precoce e trattamento tempestivo per ridurre il rischio di fratture e proteggere la qualità di vita.

Articolo pubblicato su AME News a cura di Paola Senes, Agnese Barnabei, Carla Di Dato & Alessandro Scoppola (1 dicembre 2025).

L’ipogonadismo maschile è una condizione in cui il testosterone è basso e può causare stanchezza, calo del desiderio ses...
05/12/2025

L’ipogonadismo maschile è una condizione in cui il testosterone è basso e può causare stanchezza, calo del desiderio sessuale, perdita di massa muscolare e cambiamenti dell’umore. Oggi sempre più uomini di mezza età o anziani iniziano una terapia sostitutiva con testosterone, anche quando i valori sono solo leggermente inferiori al normale. Ma quali benefici reali porta questa terapia? E quali rischi comporta?

Gli studi mostrano che il miglioramento più evidente riguarda la sfera sessuale: aumentano la libido, l’attività sessuale e, in diversi casi, anche la funzione erettile. Si osservano inoltre piccoli progressi nella resistenza fisica e, in alcuni pazienti, un miglioramento dell’energia e dell’umore. La terapia aiuta anche a correggere l’anemia e può aumentare la densità minerale delle ossa.

Non tutti gli ambiti, però, rispondono allo stesso modo. Metabolismo del glucosio e capacità cognitive, per esempio, non mostrano benefici significativi. Allo stesso tempo, la terapia non è priva di rischi. Per quanto riguarda la prostata non è stato rilevato un aumento di tumori nei pazienti seguiti con criteri rigorosi.

Il quadro complessivo suggerisce che la terapia con testosterone può essere utile, tuttavia richiede una valutazione accurata, un monitoraggio continuo e una scelta condivisa tra medico e paziente, che tenga conto sia dei possibili benefici sia delle potenziali complicanze.

Articolo pubblicato su AME Flash a cura di Felicia Visconti & Commissione AME Andrologia. Coordinatore Agostino Specchio.

03/12/2025

Nel corso della XXIV edizione del Congresso Nazionale dell'Associazione Medici Endocrinologi (AME) è stato organizzato, in collaborazione con la Commissione di Endocrinologia Ginecologica e con la Società Italiana di Ginecologia per la Terza Eta, un minicorso dedicato alla terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa.

L'iniziativa ha posto l'accento su un ambito tradizionalmente più vicino alla ginecologia ma di crescente rilevanza per la pratica endocrinologica, con l'obiettivo di favorire un ampliamento delle competenze e una gestione sempre più multidisciplinare della paziente in menopausa.
La sessione, caratterizzata da un'ampia partecipazione, ha previsto tre momenti principali:
una presentazione delle linee guida aggiornate, con indicazioni su criteri di eleggibilità, durata del trattamento e principali controindicazioni; un approfondimento sulla gestione pratica della terapia ormonale sostitutiva, con una panoramica delle diverse opzioni terapeutiche utilizzabili in ambulatorio; la discussione di casi clinici, utile a mettere in evidenza criticità e decisioni operative, favorendo un confronto interattivo tra i partecipanti.
Il riscontro ottenuto è stato particolarmente positivo: la sessione è risultata un contributo significativo per approfondire un tema di grande attualità, rafforzando il ruolo dell'endocrinologia nella gestione appropriata e personalizzata della menopausa.

L’obesità non è solo peso: è salute, cuore, mente. In questa puntata de “La Voce della Salute” scopriamo insieme al prof...
02/12/2025

L’obesità non è solo peso: è salute, cuore, mente. In questa puntata de “La Voce della Salute” scopriamo insieme al prof. Vettor, al dott. Muratori e al dott. Chianelli come la scienza affronta questa sfida e come il benessere può diventare reale, concreto, empatico.

La Voce della Salute · Episode

01/12/2025

La gestione dell’obesità richiede un approccio strutturato e continuativo. Accanto alla modifica dello stile di vita e alla terapia nutrizionale, la terapia farmacologica rappresenta uno strumento fondamentale non solo per favorire il calo ponderale, ma soprattutto per mantenerlo nel tempo.

Il follow-up a lungo termine è essenziale: dopo la perdita di peso, molti pazienti tendono infatti a recuperarlo se non adeguatamente supportati. I farmaci oggi disponibili aiutano a migliorare l’aderenza alle indicazioni nutrizionali, a controllare la fame e a favorire scelte alimentari più salutari, come dimostrato dalle più recenti evidenze scientifiche.

In questo contesto, la terapia farmacologica non può essere considerata un intervento di breve durata, ma parte integrante di un percorso di presa in carico continuativa, con protocolli di mantenimento che spesso prevedono dosaggi ridotti rispetto alla fase iniziale.

La domanda sulla durata ideale di queste terapie è al centro di numerosi studi, ma un punto è già chiaro: la sospensione immediata dopo il calo ponderale non è indicata. Una gestione prolungata e personalizzata è la chiave per garantire stabilità del peso e benefici clinici duraturi.

30/11/2025

Nel corso della XXIV edizione del Congresso Nazionale dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME) abbiamo dedicato una sessione specifica all’ipotiroidismo congenito, patologia che in Italia viene identificata precocemente grazie allo screening neonatale obbligatorio, attivo ormai da oltre trent’anni.

La sessione – realizzata anche in collaborazione con un’altra società scientifica – affronta i principali aspetti della diagnosi, della terapia sostitutiva e della presa in carico a lungo termine dei bambini con ipotiroidismo congenito.

La terapia ormonale consente nella grande maggioranza dei casi una crescita e uno sviluppo del tutto normali, come testimoniano numerosi esempi di giovani che hanno raggiunto traguardi sportivi e professionali di eccellenza. Le innovazioni diagnostiche degli ultimi anni stanno però aprendo scenari nuovi. Le tecniche di genetica molecolare e le più avanzate indagini ultrasonografiche consentono oggi di distinguere con maggiore precisione i casi di ipotiroidismo permanente da quelli transitori, permettendo una gestione sempre più personalizzata e, in specifiche condizioni, la possibilità di rimodulare o ridurre il trattamento nel tempo.

Insieme ai colleghi Marco Cappa (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù) ed Elena Calcaterra (Università di Milano) analizzeremo le evidenze più recenti, le nuove prospettive diagnostiche e le strategie per accompagnare questi bambini in tutte le fasi della crescita.
L’obiettivo è chiaro e condiviso: garantire ai pazienti diagnosticati alla nascita un percorso di cura che li porti a una vita adulta piena, autonoma e sovrapponibile a quella dei loro coetanei, senza limitazioni e senza impatto sulla qualità della vita.


26/11/2025

La sindrome di -Graves, anche chiamata malattia o morbo di Graves, è una forma di ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni tiroidei). È dovuta alla anomala produzione, da parte del sistema di difesa dell'organismo, di autoanticorpi anticorpi diretti verso il recettore dell'ormone tireotropo TSH presente sulle cellule della tiroide.
Questa , primaria nelle cure endocrinologiche, è stata trattata all’interno di un corso dedicato al XXIV Congresso Nazionale con una relazione sull’uso del “radioiodio” a cura del dr. Annibale Versari, medico nucleare.

“Un tempo, spiega Annibale Versari, il radioiodio veniva impiegato nella terapia del morbo di Graves in circa il 50% dei casi, un numero davvero elevato. Col tempo, il suo uso è andato decrescendo, per fortuna, grazie all’arrivo di altre terapie più innovative.

Tuttavia, il radioiodio rimane ancora una approccio terapeutico importante, soprattutto nei pazienti anziani e in quelli che hanno problemi con altre terapie, come i farmaci antitiroidei o la chirurgia. Al momento, il suo utilizzo si attesta intorno al 7–8% dei casi, ma conserva comunque una sua rilevanza in questo tipo di trattamento".

25/11/2025

🎙️ Radio AME dedica uno spazio di approfondimento alla Giornata contro la violenza sulle donne.

La nostra AMElia intervista la dott.ssa Palma Dicorato per analizzare segnali, strumenti di prevenzione e percorsi di supporto.

Conoscere la violenza è il primo passo per riconoscerla e contrastarla.

Indirizzo

Vicolo Sottomonte, 34
Udine
33100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 12:00

Telefono

+390432204050

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