CASA NANNI

CASA NANNI Casa Nanni è un luogo di riabilitazione, incontro, collaborazione, divertimento, creato da fisiote pensati e resi possibili anche per persone con disabilità.

Casa Nanni è un luogo di riabilitazione, incontro, collaborazione, divertimento, creato da fisioterapisti, psicomotricisti con pluriennale esperienza in campo sia pubblico che privato e da altre figure specifiche in divenire. Insieme intendiamo offrire, accanto alle prestazioni riabilitative, uno spazio di integrazione e creatività mediante una serie di laboratori (cucito, refashion, biciclette, teatro, cesteria, orto,...)

28/12/2025
28/12/2025

Hai mai provato a spostare il divano da solo?
Quel movimento strano in cui fai una mezza torsione, spingi con un fianco, tiri dall’altro.. e senti la schiena che dice:
“Fratè.. non me lo potevi dire prima?”

Ecco.
Dentro la tua schiena succede la stessa cosa:
due muscoli spingono e tirano come due muratori che non si parlano, lo psoas da un lato, il quadrato dei lombi dall’altro.

E quando litigano.. il mal di schiena non è un sintomo. È la loro rappresaglia.

L’immagine mostra un incastro biomeccanico fondamentale. Il grande psoas origina davanti alla colonna lombare (L1–L5) e si tuffa verso il femore. È un muscolo di flessione dell’anca, stabilizzazione lombare, controllo del bacino, e.. generatore di compressione se ipertonico.

Tira in avanti e verso il basso la colonna.

Il quadrato dei lombi invece parte dalla cresta iliaca e va verso le ultime coste e L1–L4. È il muscolo che ti tiene in piedi, che ti aiuta a inclinarti, che stabilizza quando cammini, e che si infiamma quando compensi troppo.

Tira verso l’alto e indietro.

Hai capito?

Uno tira avanti, l’altro tira dietro. E la tua colonna è nel mezzo come una corda tesa in una partita infinita di tiro alla fune.

Tutti credono che il mal di schiena venga da “colonna storta”, “infiammazione”, “ernia”, “postura sbagliata”.

In realtà, molto spesso è uno psoas rigido che schiaccia, un quadrato dei lombi contratto che tira, una rotazione di bacino che crea asimmetrie, una respirazione bloccata che alimenta il problema, una camminata sbilanciata che manda in tilt il sistema.

La schiena non fa male perché è debole.
Fa male perché è tirata in due direzioni opposte.

Pensa alla tua colonna come a un’antenna TV:
se tiri da una parte si piega, se tiri dall’altra vibra, se tirano entrambi.. si spezza.

E QUINDI?

Se hai mal di schiena unilaterale, dolore che scende nel fianco, difficoltà ad allungarti, schiena che tira quando ti raddrizzi, sensazione di “curvatura strana” al mattino.. probabilmente non è la colonna.

Sono i due “muratori” che litigano.

Serve riequilibrio del bacino, respirazione diaframmatica, lavoro sullo psoas, decompressione del QL, attivazione addominale profonda e release mirato.

Il mal di schiena non nasce nella schiena.
Nasce dalla lotta silenziosa tra psoas e quadrato dei lombi.

Quando ti fa male la schiena.. in quale punto metti la mano d’istinto?

Fianco?
Bassa schiena?
Davanti al bacino?
Dietro la cresta iliaca?

La prossima volta che qualcuno ti dice: “È solo tensione”.. sorridi. La tua schiena non si lamenta a caso: sta cercando di dirti quale dei due bulli del quartiere ha tirato troppo forte.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica.

Fisio-Notizie

28/12/2025

Il segno di Frank: un dettaglio dell’orecchio che parla al cuore.
Il segno di Frank è un particolare clinico semplice ma affascinante: si tratta di un solco obliquo sul lobo dell’orecchio, che va dal trago verso il margine posteriore del padiglione auricolare.

È un segno che si osserva spesso per caso, davanti allo specchio o durante una visita medica, e da anni è oggetto di interesse scientifico per una possibile associazione con le malattie cardiovascolari.

Ma cosa ci dice davvero questo segno?

L’ipotesi più accreditata è che il segno di Frank sia l’espressione periferica di un processo di invecchiamento vascolare. Il lobo dell’orecchio è una struttura povera di collaterali: quando il microcircolo si altera, le fibre elastiche e il tessuto connettivo possono andare incontro a degenerazione, creando il classico solco.

Diversi studi osservazionali hanno mostrato una correlazione statistica tra la presenza del segno di Frank e una maggiore probabilità di aterosclerosi coronarica, ispessimento intimale carotideo e rischio cardiovascolare globale. Attenzione però: correlazione non significa diagnosi.

Il segno di Frank non è un test diagnostico, né può sostituire esami strumentali o valutazioni cliniche approfondite. È piuttosto un campanello d’allarme, un indizio che, soprattutto se presente in soggetti giovani o con altri fattori di rischio, merita attenzione.

Ed è qui che entra in gioco la prevenzione.

Quando osserviamo segnali precoci di possibile stress vascolare, il primo approccio dovrebbe sempre essere una valutazione cardiologica metabolica e strumentale.

Il messaggio chiave è semplice: il corpo parla, spesso con segni silenziosi. Sta a noi saperli leggere, interpretarli correttamente e trasformarli in prevenzione attiva. Probabilmente ora sei già davanti allo specchio 😉

25/12/2025

Il Natale celebra la festa della nascita di Gesù, del Dio che si fa uomo, che si inabissa nella vita
infranta che è la nostra vita, la vita di tutti gli esseri umani. Il messaggio cristiano non è, infatti,
quello di abbandonare questa vita per raggiungere un’altra vita, una vita che non conoscerebbe né
nascita né morte, una vita senza tempo, perfettamente compiuta, eterna, sottratta all’inferno di questo mondo. Piuttosto è quello di continuare a nascere in questa vita, di nascere nuovamente, di non smettere mai di nascere.
Si tratta di accogliere sino in fondo la sfida della vita, della sua insicurezza, della sua mancanza, del suo essere vita infranta.

È quello che non comprende Freud quando riduce la vita cristiana ad una vita che vorrebbe fuggire dall’asprezza del mondo, ad una vita che si ripara dalle turbolenze della vita grazie allo scudo offerto Dio. Tutto il contrario: sin dalla sua nascita l’essere umano incontra la sua vulnerabilità e la sua insufficienza. La vita cristiana non è vita assicurata, protetta, garantita, ma vita che fa esperienza dell’abbandono, della perdita, dello smarrimento. L’uomo di fede non si risparmia, non è soggiogato da una pulsione securitaria, non tende a fuggire dalle asperità della vita, ma si trova sempre gettato, come Paolo ha sottolineato con forza, nella “ristrettezza”, nella “persecuzione”, nella “fame”, nella “nudità”, nel “pericolo” (Rm, 8, 35). Nell’evento della nascita di Gesù il divino si abbassa e si svuota di ogni potere sovrannaturale per farsi uomo. È l’umiltà della stalla, della paglia, della mangiatoia, del fiato degli animali che riscalda il bambino venuto dal cielo. È lo sradicamento di una vita che non ha casa,alloggio, residenza, titoli, potere. Come se venisse qui ripresa radicalmente la divisione che attraversa la creatura umana descritta dalla Torah.
Essere immagine e somiglianza di Dio, incarnare lo splendore della creazione e, al tempo stesso, essere polvere destinata a ritornare nella polvere. La vita si afferma nella sua nuda forza e, nello
stesso tempo, nella sua altrettanto nuda inermità.

Massimo Recalcati, in “la Repubblica” del 24 dicembre 2023

24/12/2025

👉🔥 Pectoralis-minor-Syndrom (PMS)

Traditionell ging man davon aus, dass Symptome des Plexus brachialis auf eine Kompression des Plexus zwischen den vorderen und mittleren Skalenusmuskeln oder zwischen dem Schlüsselbein und der ersten Rippe zurückzuführen sind. Dies wird als neurogenes Thoracic-Outlet-Syndrom (nTOS) bezeichnet. Jüngste Erkenntnisse über die dynamische Rolle des M. Pectoralis minor (PM) in der Kinematik des Schulterblatts und bei der Nervenkompression führten jedoch zur Anerkennung des Pectoralis-minor-Syndroms (PMS) als dominierende Ursache für nTOS. (1)

PMS ist definiert als Kompression der Nerven des Plexus brachialis, der Arteria subclavia oder der Vena subclavia unter dem PM. Der PM liegt tief unter dem M. Pectoralis major und inferior zur Klavikula an der vorderen Brustwand. Obwohl PMS erstmals in den 1940er Jahren als neuromuskuläres Hyperabduktionssyndrom beschrieben wurde, hat es erst in den letzten Jahren Anerkennung als bedeutender Faktor für Schmerzen im vorderen Schulter-, Arm- und Brustbereich gefunden. (2)

Grund ist, dass es schwierig ist, PMS von anderen Formen der neurovaskulären Kompression zu unterscheiden. Es kann zu einer Reihe von Symptomen und funktionellen Einschränkungen führen, darunter Schmerzen, Schwäche und Taubheitsgefühle oder Parästhesien im betroffenen Arm. PMS betrifft klassischerweise Personen, die längere oder repetitive Tätigkeiten mit der Oberen Extremität ausüben, wie zum Beispiel Gewichtheber und andere Sportler, die wiederholt Überkopfbewegungen ausführen. Wie das Thoracic-Outlet-Syndrom kann PMS nach seiner Ätiologie in venöse, arterielle und neurogene Subtypen unterteilt werden.

👉Jetzt den Artikel (mit Quellen) auf physiomeets.science lesen! 🥳💪

24/12/2025

È lunedì.. ed eccoci con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi non parliamo di un osso singolo, né di un legamento, né di una fessura segreta…
ma di un’intera regione del piede: il retropiede! Un “quartiere” anatomico che sostiene, ammortizza, ruota, guida.. e spesso protesta quando corriamo male!

Il retropiede è la parte posteriore del piede, quella che lavora in silenzio ogni volta che atterri, appoggi, ti spingi, cambi direzione. È composto da due ossa simbolo della biomeccanica del corpo umano: calcagno (il tallone vero e proprio) e astragalo (l’osso che fa da “cerniera” tra gamba e piede).

Questi due insieme fanno.. miracoli di stabilità dinamica.

Cos’è e dov’è?

Il retropiede è la sezione del piede che include due articolazioni fondamentali: articolazione tibiotarsica (la vera caviglia) e l'articolazione sottoastragalica (tra astragalo e calcagno).

È qui che si decide quanto il piede ruota, quanto ammortizza, quanto prona o supina, come distribuisce il carico.Insomma.. qui nasce il destino del passo!

A cosa serve?

Il retropiede è un ammortizzatore naturale, una cerniera tra gamba e mesopiede, un convertitore di forze (dall’alto fino al terreno, e dal terreno fino alla gamba) oltre ad essere un regolatore di stabilità in ogni fase della camminata

È lui che decide se il passo sarà fluido o traballante.

Funzionamento buffo

Immagina il retropiede come un giroscopio di un drone: se si inclina, girano tutte le altre parti. Se si blocca, anche il resto del corpo perde l’orientamento!

Ed è anche il “regista segreto” della pronazione e supinazione: sempre lì, nascosto, a decidere come ti appoggi.

Curiosità scientifica

L’articolazione sottoastragalica ha un asse obliquo che combina rotazione più inclinazione più traslazione, rendendola una delle articolazioni più biomeccaniche del corpo. Il comportamento del retropiede influenza direttamente ginocchio, anca e lombare, per via delle catene cinematiche. Durante la camminata, il calcagno assorbe fino a 3 volte il peso corporeo al contatto iniziale.

Il retropiede è fondamentale nella correzione ortesica (plantari), soprattutto in casi di piede piatto valgo o piede cavo supinato.

Nella vita di tutti i giorni

Il retropiede lavora quando atterri in corsa, salti giù da un gradino, cambi direzione, ti alzi sulla punta del piede, rimani in piedi fermo per lungo tempo cammini su sabbia, sanpietrini o terreno irregolare.

È uno dei principali regolatori della stabilità globale del corpo.

Parole complicate, spiegate semplici

Astragalo: osso che collega gamba e piede.

Calcagno: tallone

Sottoastragalica: articolazione tra astragalo e calcagno (pronazione/supinazione)

Tibiotarsica: articolazione della caviglia (flessione/estensione)

Pronazione: “cede verso l’interno”

Supinazione: “si solleva verso l’esterno”

Come può soffrire?

Talloniti e dolore calcaneare, instabilità della caviglia, distorsioni in inversione o eversione, artrosi sottoastragalica, fratture del calcagno o dell’astragalo, piede piatto valgo (retropiede che collassa) e piede cavo supinato (retropiede rigido e sollevato)

Spesso il dolore “sale” a ginocchio e anca.

Momento educativo leggero

Allena la mobilità del retropiede, rinforzando i muscoli intrinseci del piede, cura la propriocezione e non sottovalutare mai pronazione o supinazione eccessiva. Un plantare giusto può cambiare tutto.. ma va sempre valutato da un professionista sanitario.

Conclusione

La prossima volta che fai un passo, pensa al tuo retropiede: un direttore d’orchestra silenzioso che coordina ogni movimento, ogni appoggio, ogni rotazione. Un piccolo miracolo biomeccanico che lavora senza mai un giorno di ferie!

Ci vediamo lunedì prossimo con un’altra meraviglia del corpo umano.. sempre con il sorriso! 😁

23/12/2025

È iniziata la rivoluzione sanitaria

23/12/2025
23/12/2025

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi ci addentriamo nel mondo della vista, per conoscere un nervo che non si limita a “trasmettere immagini”: le crea, le interpreta, le porta alla coscienza. È il nervo ottico, il ponte tra il mondo esterno e il nostro cervello. Ogni colore, ogni forma, ogni volto riconosciuto.. è passato da lui.

È uno dei nervi più affascinanti in assoluto, e non è nemmeno un vero nervo periferico.
È cervello puro, che viaggia fuori dal cranio.

Dove sta?

Il nervo ottico (II nervo cranico) nasce dalle cellule gangliari della retina, che sono neuroni a tutti gli effetti. Da lì converge verso la papilla ottica (il famoso “disco ottico”), forma il nervo ottico, esce dall’orbita attraverso il canale ottico, raggiunge il chiasma ottico, dove le fibre nasali si incrociano. Continua poi come tratto ottico, arriva ai corpi genicolati laterali, e poi, attraverso le radiazioni ottiche, raggiunge la corteccia visiva occipitale (V1).

È un viaggio complesso, elegantissimo, perfettamente progettato.

Che cosa fa?

Il nervo ottico ha una sola funzione, ma è enorme: trasmette le informazioni visive dalla retina al cervello.

Non “vede” da solo.
Ma senza di lui.. il cervello rimane al buio.

Elabora immagini, luminosità, colori, movimenti, contrasto, campi visivi.

Ogni millisecondo, milioni di impulsi viaggiano lungo l’ottico per creare la nostra visione del mondo.

Come si lamenta?

Quando il nervo ottico soffre, non si nasconde: si verifica riduzione dell’acuità visiva, perdita del campo visivo (scotomi, difetti a “tenda”, emianopsie), dolore oculare, soprattutto con i movimenti (tipico della neurite ottica), alterazioni del colore (discromatopsia), offuscamento improvviso e aumento della macchia cieca.

Nelle neuriti ottiche, spesso il paziente dice: “Vedo come se ci fosse nebbia davanti.”

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo ottico lavora senza sosta:quando leggi, quando riconosci un volto, quando guidi, quando giudichi una distanza, quando muovi gli occhi seguendo un oggetto, quando ti orienti nello spazio.

È il nervo che trasforma luce in percezione. Un traduttore biologico incredibile.

Patologie e disfunzioni

Neurite ottica (spesso correlata a patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla), atrofia ottica, neuropatia ottica ischemica, compressioni (tumori, aneurismi), lesioni traumatiche, papilledema da aumento della pressione intracranica, glaucoma (sofferenza progressiva della fibra ottica).

Perché è “cervello”: quando si danneggia, non si rigenera.

Curiosità neurologica

Il nervo ottico è l’unico nervo cranico che fa parte del SNC, non del SNP, è mielinizzato dagli oligodendrociti, non dalle cellule di Schwann, ha una meninge propria (dura madre, aracnoide, pia madre), forma un chiasma, un incrocio affascinante tra emisferi e rivela molte patologie sistemiche solo osservando il suo disco con l’oftalmoscopio

Una finestra diretta sul cervello.. attraverso l’occhio.

Approccio fisioterapico (indiretto)

Il nervo ottico non è un territorio fisioterapico diretto.Però possiamo lavorare su educazione al movimento oculare in quadri non neurologici, gestione del paziente con compromissione visiva (propriocezione, equilibrio, schema corporeo), collaborazione con oculista, neuro-oftalmologo, neurologo, ortottista.

In neurologia, la visione è parte essenziale della riabilitazione del movimento, dell’equilibrio e dell’orientamento.

Conclusione

Il nervo ottico è il nostro “faro interno”: silenzioso, velocissimo, sofisticato. Ogni immagine della tua vita, ogni colore, ogni ricordo visivo.. passa da lui. Prendersene cura significa proteggere un pezzo di cervello che vive negli occhi.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

Indirizzo

Via Manlio Feruglio 13
Udine
33100

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