16/02/2026
Dialogo con il peso del dolore
Durante una seduta con una mia giovane paziente abbiamo accolto il peso del suo dolore e lo abbiamo fatto entrare con noi nella stanza.
Era da un po’ che bussava ma non era ancora il momento di dialogare con lui.
Il peso di un dolore conosciuto e la paura di non sapere chi si è senza.
Succede quando l’unica modalità conosciuta per esistere è abitando il dolore.
Si sopravvive ma non si vive. È una lotta silenziosa e implacabile tra “ce la posso fare” e “non ce la faccio più”.
Si abita quel dolore come un vestito cucito addosso su misura, si impara a conoscerlo e si sente che lui in fondo un po’ conosce te.
Accade questo quando nella vita ti senti sola, quando cresci sola, quando senti e sai di non aver avuto qualcuno accanto che ti ha saputo indicare la direzione.
Accade quando non hai mai ricevuto un abbraccio, quando piangevi e ti autoconsolavi, quando non ti sei mai sentita vista e l’unico modo che avevi per sapere di esistere era guardare il tuo riflesso nello specchio.
“Chi sono io? Potrò mai Essere senza il mio dolore? Io sento di sopravvivere.
Ci sono giorni che ho la forza, faccio progetti e mi pongo obiettivi. Altri giorni che mi sento schiacciata, stanca, esausta. Esisto, da qualche parte, tra la guarigione e il dolore”.
Ed è proprio in quello spazio che, accogliendolo e abitandolo, c’è la pulsione della vita che attende di essere respirata.