27/02/2026
Oggi mi è successa una cosa: un bambino ha detto “non lo so” e a me è partito il “ma dai…” in automatico. Poi mi sono fermata.
Perché a volte basta un attimo così per far scattare la maschera: quella del “bravo”, del “non ho bisogno”, del “ce la faccio da solo”. E dopo ci chiediamo perché non ci dicono quando sono in difficoltà, perché si chiudono, perché preferiscono nascondere invece che chiedere.
Carnevale finisce e le maschere si ripongono… almeno quelle che si vedono.
Quelle pesanti sono le altre: quando un bambino capisce che per essere “ok” deve andare bene, deve far contenti, deve fare presto.
Io sto provando a cambiare una cosa concreta: quando arriva un “non lo so”, invece di incalzare, rallento e faccio una domanda.
“Ok, vediamo insieme.” “Da dove partiamo?” “Cosa ti confonde?”
Perché l’errore fa parte dell’imparare, non è una colpa.
E a volte non serve la frase perfetta: serve un adulto che non trasformi quel “non lo so” in vergogna.
E tu, da piccolo, il tuo “non lo so” poteva uscire… o doveva nascondersi?