21/12/2025
In Paesi più seri del nostro non ci si ferma a leggere gli orari dichiarati di apertura dell’ambulatorio ma ci si avventura a studiare tutto il resto.
Serietà, appunto 🤷♂️
Il lavoro invisibile del medico di medicina generale: quando il problema non è il tempo ma il sistema
Ecco la sintesi del report del Royal College of General Practitioners pubblicato questo mese e dedicato al carico di lavoro nascosto e alle attività definite come “inutili” nella medicina generale. Per il report completo è possibile fare riferimento al link a fondo pagina.
Negli ultimi anni il dibattito sulla crisi della medicina generale si è concentrato soprattutto sul numero di medici, sulla durata delle visite e sull’aumento della domanda. Molto meno spazio è stato dedicato a ciò che accade fuori dallo studio medico, prima e dopo le visite, in quella zona grigia fatta di compiti amministrativi, richieste improprie e responsabilità trasferite silenziosamente su chi lavora in prima linea.
Il report, molto atteso, del Royal College of General Practitioners del dicembre 2025 prova a rendere visibile questo lavoro sommerso, analizzandone la natura, l’origine, l’impatto economico e gli effetti sul benessere professionale dei medici di medicina generale.
Cosa si intende per “lavoro inutile”
Il termine “unnecessary workload” viene utilizzato nel report con cautela. Non indica semplicemente attività fastidiose o poco gradite, ma compiti che non richiedono competenze da medico, che aggiungono scarso valore clinico diretto o che derivano da inefficienze sistemiche e da una cattiva allocazione delle responsabilità.
Dallo studio emerge subito che la distinzione tra lavoro necessario e inutile non è netta. Molte attività vengono percepite come inappropriate dal punto di vista contrattuale o organizzativo, ma risultano comunque essenziali dal punto di vista etico, relazionale o di tutela del paziente.
Le principali fonti del carico di lavoro nascosto
La revisione della letteratura e le interviste qualitative identificano tre grandi categorie di attività che alimentano il carico di lavoro sommerso.
La prima è l’onere amministrativo. Lettere e certificazioni generiche o assicurative, moduli per svariati benefici sociali, richieste per il rilascio o il mantenimento della patente, documenti inerenti il lavoro e la malattia. Compiti che spesso consistono nel ricopiare informazioni già presenti in cartella clinica, ma che richiedono tempo, attenzione e assunzione di responsabilità medico legale.
La seconda è rappresentata dalle inefficienze clinico organizzative. Percorsi di invio specialistico frammentati, richieste di impegnative per visite successive alla prima da parte delle cure secondarie, monitoraggi farmacologici trasferiti alla medicina generale senza adeguato supporto. Qui il problema non è l’atto clinico in sé, ma il fatto che il medico di famiglia diventi il punto di raccolta finale di processi mal disegnati.
La terza area riguarda gli obblighi regolatori e di rendicontazione. Sistemi di pagamento per obiettivi, audit, documentazione di sicurezza. Attività percepite come scollegate dall’esito clinico immediato e spesso vissute come esercizi di conformità piuttosto che come strumenti di reale miglioramento della cura.
Il concetto di “effetto cascata”
Uno degli elementi più interessanti emersi dalle interviste è il cosiddetto cascade effect. Un singolo evento, come una richiesta di visita di follow up da parte di un ospedale che non rilascia l’impegnativa o un esame richiesto da uno specialista privato, genera una catena di attività successive: chiarimenti, ulteriori esami, comunicazioni, appuntamenti di follow up, documentazione aggiuntiva.
Questo meccanismo amplifica enormemente il carico di lavoro e rende difficile identificare un singolo responsabile. Il medico di medicina generale finisce per fare da ammortizzatore del sistema, assorbendo complessità e inefficienze per evitare che ricadano sul paziente.
Safety netting e responsabilità morale
Molti compiti classificati come inutili vengono in realtà svolti per safety netting. Il medico interviene non perché formalmente obbligato, ma perché nessun altro lo farà. È il caso del monitoraggio di terapie avviate in ospedale o della gestione di esami lasciati senza follow up, chiesti dallo specialista ma senza che venga poi offerto al paziente uno spazio per discuterne i risultati, che finiscono così inevitabilmente sul tavolo del medico di medicina generale.
In queste situazioni il lavoro non è percepito come clinicamente inutile, ma come strutturalmente mal collocato. Il carico emotivo associato è elevato, perché al tempo sottratto si aggiunge la responsabilità di prevenire eventi avversi in un contesto di risorse limitate.
Il peso quantitativo del lavoro invisibile
La parte di time and motion study del report fornisce una stima concreta del fenomeno. In una giornata lavorativa tipica, i medici coinvolti hanno dedicato in media circa 90 minuti ad attività considerate inutili o inappropriate.
Le voci più frequenti sono la navigazione dei processi di invio, la gestione di triage inappropriati e il follow up di esami e monitoraggi specialistici. Tradotto in termini economici, utilizzando i costi standard della sanità inglese, questo tempo equivale a circa 480 euro al giorno per medico.
Gli autori sottolineano che si tratta di una stima prudente, basata su un campione ridotto e su una singola giornata, e che una parte consistente di questo lavoro viene svolta fuori dall’orario contrattuale, rendendolo invisibile anche dal punto di vista dei costi.
Impatto su benessere e identità professionale
Oltre ai numeri, il report dà grande spazio all’impatto qualitativo. I medici descrivono stanchezza emotiva, senso di frustrazione e progressiva erosione del tempo clinico. Molti riferiscono di iniziare prima la giornata, finire tardi, lavorare nei giorni teoricamente liberi per smaltire il carico amministrativo.
Un tema ricorrente è la moral injury. Sapere che un’attività non è appropriata, ma farla comunque perché opporsi richiederebbe ancora più tempo ed energia, crea una dissonanza profonda tra valori professionali e pratica quotidiana. Nel tempo, questo contribuisce al burnout e alla perdita di senso del ruolo.
Differenze tra tipologie contrattuali
La percezione del lavoro inutile varia in base al ruolo. I medici di medicina generale convenzionati tendono ad accettare una quota maggiore di lavoro organizzativo come parte della responsabilità gestionale. I medici di medicina generale dipendenti sono più critici verso compiti non clinici. I medici in formazione riferiscono maggiori difficoltà a dire di no e una maggiore esposizione al carico improprio.
Questo suggerisce che il problema non è solo organizzativo, ma anche culturale e formativo, e che le aspettative su cosa “spetta” al medico di medicina generale si costruiscono molto presto nella carriera.
Ripensare il concetto di inutilità
Uno dei messaggi più forti del report è che etichettare un compito come inutile rischia di essere riduttivo. Molte attività oggi svolte dai medici di medicina generale sono il risultato di falle sistemiche e svolgono una funzione di tenuta del sistema stesso.
La vera domanda non è semplicemente cosa eliminare, ma chi dovrebbe fare cosa, con quali strumenti e con quali obiettivi. Rendere visibile il lavoro nascosto è il primo passo per ridisegnare processi più coerenti, tutelare il tempo clinico e preservare la dimensione relazionale della medicina generale senza scaricarne il costo solo su chi la pratica ogni giorno.
https://www.rcgp.org.uk/getmedia/26330bb5-eecc-4e25-84b3-bbc0f5614dd7/Uncovering-the-GP-workload-burden-A-study-of-the-drivers-and-costs-of-unnecessary-and-hidden-workload-–-December-2025.pdf