20/05/2025
Dove c'è il dolore non c'è la causa.
Hai avuto mal di schiena senza motivo?
Non era la colonna.
Era tutto il resto.
Si potrebbe parlare così per tutte le articolazioni, ma qui adesso prendiamo come esempio la schiena, il tratto lombare.
C’è una zona del corpo che spesso viene fraintesa con la colonna vertebrale, è la regione lombo-pelvica.
È un’area che presenta disfunzioni ovunque e quel mal di schiena che porti avanti da mesi potrebbe non essere “colpa della colonna vertebrale”.
Questa regione non è solo una “cerniera biomeccanica” tra arti inferiori e tronco, ma un centro integrato di informazioni neuromuscolari, pressioni addominali, controllo respiratorio e gestione delle forze verticali e trasversali.
L’instabilità che inizia qui, raramente resta qui.
" Dove c'è la causa non c'è il dolore"
Hai mai pensato che il dolore lombare sia causato da forze in equilibrio precario: grande psoas, quadrato dei lombi, iliaco, sacro spinali, legamenti sacroiliaci e ileolombari?
Ognuno ha un ruolo, tutti imbricati come anelli di una catena. Se uno si altera il resto compensa e i dolori migrano e come sempre nei problemi posturali quasi mai dove ti aspetti.
Il ruolo di questa zona come “crocevia” tra postura e movimento rivela come il tono basale di questi muscoli si alteri in risposta a stimoli centrali di stress, ansia, affaticamento, diventando un'indicazione comportamentale.
Senti male alla schiena? Potrebbe essere lo psoas, gli elettori del rachide, il quadrato dei lombi, un legamento sacroiliaco ecc., ecc..
“Blocco lombare”?
La schiena è anche la superficie emotiva del corpo.
Il distress crea disfunzioni,
la postura si dovrebbe curare partendo dal primo neurone.
Il legame tra dolore e regolazione neurovegetativa è noto da anni.
Il sistema limbico, l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), alterano la risposta tonico-posturale; significa che un muscolo non reagisce solo a uno stiramento, ma anche a un pensiero.
Sì, anche un pensiero può infiammarti la schiena e non solo!
“Quasi l’80% delle ernie radiologicamente conclamate sono innocue.”
E lo dice anche la scienza: l’immagine diagnostica non basta. Serve la clinica.
Serve chiedersi: “Chi compensa chi?” “Da quanto tempo?” “Perché proprio adesso?”
Da anni in ambito di ricerca e studi clinici, è noto questo: “Imaging findings often do not match symptoms.” L’effetto nocebo del referto (“Hai un’ernia L5-S1”) è in grado di alterare il tono muscolare e l’auto-percezione del movimento. Tradotto: la suggestione del referto ti fa peggiorare più della disfunzione.
“Ma quali indagini evidenziano questi problemi?”
Non tutto si vede con un esame diagnostico per immagine.
La disfunzione si ascolta, si testa, si osserva in movimento.
“La risonanza mostra l’anatomia, ma non il comportamento del sistema. Serve una valutazione funzionale fatta da chi conosce il linguaggio del corpo.
Per valutare davvero tutto questo servono test specifici, come il prone instability test, il thigh thrust, il test di reclutamento del trasverso e mani esperte per la palpazione profonda dei tessuti alterati.
Il test non è solo la diagnosticata per immagine.
È anche la valutazione posturale: "la Storia della persona".
Come raccontano i pazienti:
“Accudire due genitori malati, restare soli con le responsabiltà, quanto influisce tutto questo?”
Molto più di quanto si pensa.
Il dolore non è mai solo un messaggio periferico.
È un prodotto dell’elaborazione centrale.
Se la vita pesa, il carico meccanico diventa insostenibile. Ecco perché valutare la persona, e non solo la colonna, è un atto clinico etico.
Conclusione generale!
Il dolore posturale non è solo biomeccanica.
È una spia luminosa accesa da un sistema complesso: emotivo, cinetico e comportamentale.
Se ti concentri solo su un disco, rischi di ignorare il vero problema.