Psicologa-Dott.ssa Cinzia Ponzio

Psicologa-Dott.ssa Cinzia Ponzio Mi occupo di supporto psicologico,gestione delle emozioni, elaborazione del lutto. Tutor DSA e orient

12/05/2024

Chi non si è chiesto “sarò una brava madre?” “sarò all'altezza?” “ciò che faccio va davvero bene?”
Il mestiere della mamma è profondamente misterioso, mai uguale, da creare ogni giorno.
Come sosteneva Winnicott le madri “sufficientemente buone” non sono perfette, ma semplicemente sono in grado di prendersi cura del loro bambino e di accudirlo. E’ un elemento del tutto naturale, che non può essere spiegata a parole e che permette alla madre di scoprire se stessa.
La madre “sufficientemente buona” è per Winnicott una donna spontanea, autentica e che, con ansie e preoccupazioni, stanchezza, scoraggiamenti e sensi di colpa emerge come figura in grado di trasmettere sicurezza e amore, una madre imperfetta, sana e affettivamente presente.
Questa madre sa istintivamente quando intervenire dando amore al bambino e quando invece mettersi da parte nel momento in cui il bambino non ha bisogno di lei.

Non è possibile essere una madre perfetta. Ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre.

27/04/2024

Il mio lavoro è.......
offrire uno spazio di ascolto e sostegno affinchè ognuno diventi il migliore amico/a di sè stesso/a;
offrire le condizioni affinchè ognuno possa imparare a riconoscere e soddisfare i propri bisogni ed emozioni.
offrire sostegno psicologico rivolto a bambini, adolescenti e adulti,
Supporto genitoriale,
Elaborazione del lutto,
Counselling pre e post partum,
Training e potenziamento cognitivo e delle funzioni esecutive,
Tutoraggio specialistico per DSA e ADHD,
basta solo dedicarti del tempo prenotando un appuntamento in presenza e on line.

02/06/2023

I benefici del karate
Oggi voglio parlarvi dell’arte del Karate, una disciplina nata a Okinawa, in Giappone, poiché la filosofia alla base di questa disciplina rispecchia molti principi della Psicologia e la sua pratica può essere un grande aiuto per bambini e adulti.
Karate significa mano vuota, poiché non si usano strumenti se non il proprio corpo, ma significa anche mente vuota, ovvero concentrarsi sulla situazione presente sospendendo i nostri pensieri. Questo concetto sembra accostarsi bene a ciò che oggi chiamiamo Mindfulness.
L’equilibrio tra corpo e mente
Un principio fondamentale riguarda l’idea che un pensiero e una strategia flessibile vincono su un pensiero rigido. L’obiettivo del Karate è quello di raggiungere un armonico equilibrio tra corpo e mente. Lo scopo principale, diversamente da quello che si può pensare, è quello di imparare a conoscere sé stessi, per poter allenare l’autocontrollo e poter reagire adattandosi alla situazione.
Come dicevano gli antichi maestri, Il karate è la via per migliorare il carattere e rafforzare lo spirito. Principi fondanti del Karate sono anche il rispetto e la gentilezza. Tutto ciò risulta molto formativo per i bambini che si avvicinano a questa disciplina.
Gli esercizi insegnano al bambino come sfruttare al meglio le potenzialità del proprio corpo e gli permettono di acquisire fiducia in se stesso grazie al continuo apprendimento. Il karate sfrutta le così dette Open skills, che riguardano la capacità di reagire velocemente e in modo flessibile alla situazione e ai cambiamenti.
Un bambino ha necessità di imparare a conoscersi, di percepire le varie parti del suo corpo. Attraverso il movimento nelle varie direzioni può cominciare a percepire gli elementi dello spazio che lo circonda e imparare ad orientarsi.
L’esecuzione dei kata, esercizi codificati di forma del Karate Tradizionale, che si sviluppano specularmente nelle varie direzioni impegnando in modo simmetrico tutto il corpo, costituiscono per il karateka bambino un divertente mezzo di conoscenza oltre che un corretto ed equilibrato esercizio fisico. La consapevolezza delle proprie risorse, l’accettazione dei propri limiti, la capacita di mettersi in gioco nell’affrontare le difficoltà, rappresentano obiettivi importanti.
La palestra diventa il luogo dove si apprende che affrontare il prossimo significa prima di tutto rispettarlo, comprenderlo, accettarlo. Non si tratta di attaccare l’altro o di dare sfogo all’aggressività, tutt’altro: un bambino impara a controllarsi e ad esprimersi in modo adeguato, ad affrontare piccole difficoltà, a conoscere sé stesso per poter poi conoscere gli altri, a vincere la timidezza o a frenare la propria esuberanza.
Il karate e la psicologia
Esistono quindi similitudini tra la terapia psicologica e alcuni principi della pratica marziale (per esempio il concetto di “mushin”, cioè uno stato in cui la mente non si fissa in particolar modo su qualcosa, ma rimane aperta e disponibile verso tutte le cose e riflette come farebbe uno specchio).
Gleser e Brown fanno notare che il concetto di “ju” (morbido), cioè il cedere per andare incontro e usare la forza dell’avversario contro l’avversario stesso, è un concetto che è stato inconsapevolmente applicato in terapia dinamica.
Secondo Seitz le arti marziali hanno molto da offrire alla terapia psicologica, particolarmente in termini di energia (chi o ki). Un’efficace gestione dell’energia è una dimensione importante. A ciò si aggiungono i concetti di distanza e di tempi.
La pratica favorisce l’integrazione corpo-mente, il rilassamento, l’attenzione, la comunicazione. La pratica del karate porta una diminuzione della rabbia e della sensazione di vulnerabilità agli attacchi. La pratica favorisce anche un incremento del senso di sicurezza, autostima autocontrollo. Inoltre i movimenti sono strettamente legati alla nostra conformazione e personalità.
Si consiglia di iniziare la pratica non prima dei 5 anni, quando il bambino impara la funzione delle varie parti del corpo e sviluppa le capacità coordinative, inizia a percepire destra e sinistra e acquisisce equilibrio e direzionalità. In questa fase il karate viene insegnato con un approccio ludico
Quindi in conclusione possiamo dire che il Karate aiuta a conoscersi e migliorarsi, favorisce l’autostima e sviluppa capacità cognitive quali memoria, attenzione, flessibilità di pensiero. Sviluppa anche le capacità motorie come forza, velocità, coordinazione, propriocezione e aiuta a controllare le reazioni aggressive (Karate è difesa, non attacco). Sviluppa il rispetto per sé e gli altri.

SVILUPPO E RISPETTO DI SE’ STESSI e DEGLI ALTRI
02/06/2023

SVILUPPO E RISPETTO DI SE’ STESSI e DEGLI ALTRI

10/02/2023

IL COLLO MI FACEVA MOLTO MALE…
Così ho smesso di indossare abiti stretti, ho cambiato sedia, ho comprato guaine ortopediche, ho fatto yoga, pilates, sono andato/a da chiropratici e medici di tutti i tipi, ma il dolore continuava, un peso, un un carico, un fastidio, un disturbo che non mi lasciava nemmeno dormire e A volte facevo fatica a respirare...

E cosa hai fatto??

Sono andato/a da una Strega, una donna Saggia che mi ha detto che era perché avevo dei carichi e caricavo troppo e da molto tempo.

Come faceva a saperlo??

Solo guardando la mia colonna tesa e compressa, solo sentendomi con il suo tocco di mani vecchie e sagge sulla mia pelle nuda lei lo sapeva...

E cosa ti ha detto???

Ha detto... Tante pressioni hai sopportato nel corso degli anni, tanto dolore e rancore che hai perso il conto, porti il peso del mondo proprio e degli altri ...
E poi ho espirato tutto il respiro che trattengo da più di due decenni...

Ti ha detto come guarire, come curarti?

Lei ha preso le mie mani sulle sue, in quelle mani di vecchia Saggia, mi ha fatto abbassare le mani, mollare le spalle, sollevare il mento e si è fermata dietro di me. Le sue labbra mi hanno sfiorato l'orecchio e mi hanno detto dolcemente:
′′ Non è tutta colpa tua ′′
′′ Non tutto è una tua responsabilità ′′
′′ Non puoi fare tutto ′′
′′ Non puoi risolvere tutto ′′
′′ Non devi accettare tutto ′′

E i miei occhi hanno iniziato a piangere lacrime spessi come cristalli rotti, c'è stato un momento in cui ho pensato che avrei pianto sangue, di tanto dolore che stavo provando.
A poco a poco le mie spalle sono tornate al loro posto, il mio collo si è diventato morbido e si è rialzato, la schiena si è alzata come anni fa non succedeva, e ho ascoltato le mie ossa emettere uno scricchiolio spaventoso...
Il peso del mondo era sceso dalle mie spalle, il peso dei dolori del passato era finalmente sceso a terra e doveva essere usato come scalino...

La strega ti ha detto qualcosa??

I suoi occhi intensi e magnetici mi guardarono in attesa e disse:
′′ Ci sono dolori che si caricano nel cuore e quelli non c'è modo di toglierli facilmente, impara a mollare a lasciare andare il passato o finirai per annegare il tuo futuro... e comprendi anche che la mancanza di perdono non fa più male di chi non può perdonare ".

Crediti al suo Autore ( tradotto e sistemato da Monya)

🌿 Pietre: Bosco e Magia

12/12/2020

"Tu non mi guardi mai là da dove io ti vedo..." (J. Lacan Sem XI)

Nascita dell’Io e costituzione narcisistica.

In Lacan ritroviamo la funzione strutturante e fondante dell’Altro a diversi livelli (o registri).
A livello immaginario, il processo di costituzione dell’identità avviene attraverso la formazione dell’istanza egoica (dell’Io). Ciò è messo in atto da una sottile dinamica tra il bambino, la presenza materna -che funge da supporto pulsionale attraverso lo sguardo e la voce- e lo specchio.
In questo momento della vita dell’infante sussiste con l’Altro materno un legame pulsionale che lega il bambino al corpo della madre in un modo invischiante e invischiato: definisco così quelli che potrebbero essere i vissuti corporei del piccolo d’uomo, laddove non vi è ancora una netta separazione psichica tra il proprio corpo e quello della madre.
E’ dunque grazie a questo substrato pulsionale che si crea la possibilità che si verifichi ciò che Lacan ha chiamato stadio dello specchio. A quest’età, di solito prima dell’anno di vita, il bambino è continuamente maneggiato in tutto e per tutto dall’Altro materno; da un punto di vista della psicoanalisi lacaniana potremmo dire che c’è unicamente un "reale del corpo". Il bambino vive di vissuti corporei, ma in questo momento il proprio corpo è qualcosa di non configurabile per lui , si tratta di un substrato pulsionale, ma grazie ad esso si crea la possibilità di accedere a un registro Immaginario, un campo che rappresenterebbe un primo passo verso quella che potremmo definire un’elevazione dal magma della pulsione, intesa come fuoriuscita esistenziale dal godimento (tale fuoriuscita a rigore logico equivarrebbe inevitabilmente a una perdita, ma è chiaro che questa perdita è necessaria alla strutturazione soggettiva). Siamo qui al primo passo verso quella strada che porterà, se il cammino prosegue senza particolari intoppi, fino all’Edipo e alla costituzione di ciò che in psicoanalisi chiamiamo soggetto.
Grazie al legame pulsionale tra madre e bambino si determina la possibilità che lo sguardo della madre ed anche la voce, tocchino (è il caso di dire) qualcosa che assomiglia a un corpo che compare nello specchio…
"Piacere sono IO”…
Il momento del riconoscimento della propria immagine è una vera e propria conoscenza che è insieme un vero piacere. Accade che, di fronte allo specchio, lo sguardo materno, carico di quell’amore che il figlio conosce già -perché è ciò che la madre gli rivolge sempre- indichi quello che sembra un corpo che ha qualcosa di simile a quello della madre. Questa immagine è inizialmente qualcosa che il bambino non conosce, ma se ne interessa proprio perché la madre lo guarda allo stesso modo di come fa sempre quando si prende cura di lui. Il bambino non conosce ancora questa immagine semplicemente perché ancora non “si” vede, ma vede un corpo e lo vede solo perché guardato dalla madre in quel modo. Anche la voce della madre, che per il figlio rappresenta un vero e proprio richiamo amoroso, va a costituire l’immagine corporea nello specchio. Sia lo sguardo che la voce della madre, veicolando la pulsione che va dalla madre a questa immagine dello specchio, ne costituiscono la valenza narcisistica.
Da un punto di vista psicoanalitico potremmo dire che il bambino vede un’immagine a cui la madre conferisce un carico libidico, lo stesso che rivolge anche a lui. Cogliendo quindi l’intensità di questo sguardo e grazie ad esso, accompagnato da un tono di voce carico di amore e tenerezza, accade finalmente il riconoscimento, un momento straordinario che Lacan chiama appunto di giubilo. Si tratta dunque di un riconoscimento del bambino che è pari a una nascita, perché è infondo di una nascita quella di cui si tratta, la nascita dell’Io: “quello che vedo sono io!”.
La costituzione di una immagine di sé sufficientemente investita da un punto di vista libidico consentirà al bambino di godere di quel narcisismo fondamentale per poter affrontare il processo di costituzione identitaria. Se questo stadio non va a buon fine o incorre in qualche intoppo di sorta, si avranno ripercussioni gravi per la costituzione soggettiva. Questo è un punto cruciale per la clinica lacaniana, perché a seconda del buon esito di questo stadio potremmo avere il delinearsi di strutture cliniche differenti: nella misura in cui lo stadio dello specchio non si svolge regolarmente, come nel modo descritto, si apriranno le porte della psicosi.

17/03/2020

Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta - Milano

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