17/01/2026
Riporto qui sotto parte dell'intervista a Stefano Vicari Direttore dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, parlando in merito al recente suicidio di una ragazza di Padova. L'intervista offre considerazioni su tutti i giovani che si trovano in una fragilità psicologica spesso non intercettata o sottovalutata. Qui sotto:
La fragilità, però, non è legata solo a un evento acuto, come la fine di una relazione o un problema scolastico.
«Esatto. Quelli sono spesso il fattore scatenante, la scintilla che fa detonare un combustibile accumulato nel tempo. La sofferenza psicologica ha quasi sempre radici più profonde».
Perché, allora, i tentativi di suicidio stanno aumentando soprattutto tra gli adolescenti e i giovani?
«Le ragioni sono molteplici, ma una delle più importanti, a mio avviso, è la solitudine. È un tema ricorrente nei ragazzi che incontro, in particolare nelle ragazze. Molti affrontano grandi sofferenze sentendosi completamente soli. Mancano quegli “ammortizzatori sociali” che un tempo erano rappresentati dalla famiglia, dal gruppo di amici, dal contesto di vita capace di offrire ascolto e sostegno».
La rete di relazioni oggi è più fragile rispetto al passato?
«Sì, decisamente. Esistono forme estreme di questa condizione, come il ritiro sociale: ragazzi e ragazze che smettono volontariamente di uscire di casa. Anche questo fenomeno è in aumento ed è un segnale evidente della solitudine che molti vivono. La rete digitale diventa allora un sostituto delle relazioni, ma è un sostituto impersonale, con limiti evidenti. La relazione in presenza è un’altra cosa rispetto a ciò che si può trovare online. Colpisce anche il fatto che, secondo alcuni report come quello recente di “Save The Children”, molti ragazzi preferiscano parlare con i chatbot dell’Intelligenza artificiale piuttosto che con gli adulti di riferimento. È un dato che deve farci riflettere molto. L’intelligenza artificiale è sempre disponibile, sempre presente, non giudica. Se diventa preferibile agli affetti reali, significa che c’è una grande solitudine e una difficoltà, da parte del mondo degli adulti, a offrire ascolto e presenza. In questo senso, la crisi dei ragazzi è anche la crisi degli adulti, sempre più distratti rispetto ai bisogni emotivi di bambini e adolescenti».
Vuole aggiungere un’ultima considerazione?
«Credo sia fondamentale che il mondo degli adulti si occupi seriamente dei bisogni dei ragazzi. La scuola, la famiglia, i contesti educativi devono offrire non solo istruzione o sicurezza economica, ma soprattutto una presenza affettiva. È questa, oggi, una delle criticità più profonde che bambini e adolescenti stanno vivendo».