Dott.ssa Laura Della Ratta Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Laura Della Ratta Psicologa-Psicoterapeuta Sostegno psicologico, consulenze, psicoterapia individuale e terapia di coppia, terapia EMDR

05/02/2026

ADDIO, CARL ROGERS!

“Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”.

Carl Ransom Rogers è scomparso il 4 febbraio del 1987. È stato uno dei padri della psicoterapia moderna; il suo approccio, carismatico e vivace, è chiamato “terapia centrata sul cliente”: si tratta di un approccio non direttivo, basato sugli assunti della psicologia umanistica.

Per Rogers, al centro dell’esperienza umana si trova il bisogno innato di conoscere e di auto-realizzarsi nel mondo. Il libro che lo ha reso noto nel mondo è “Counseling e Psicoterapia”, pubblicato nel 1942, seguito da “La terapia centrata sul cliente” del 1951.

Dal punto di vista di Rogers, è necessario focalizzarsi sulle “risorse” di cui un individuo dispone per stimolare il processo di autodeterminazione e realizzazione di sé. Rogers rifiutò di utilizzare il termine “paziente”, per evitare l’associazione automatica con il concetto di “malattia”; al suo posto, scelse di chiamare “cliente” chi si rivolgeva a lui, in modo tale da stabilire una modalità di rapporto meno asimmetrica.

Afferma Rogers:
“Un approccio centrato sulla persona è basato sulla premessa che l’essere umano sia un organismo fondamentalmente degno di fiducia, capace di valutare la situazione interna ed esterna, di comprendere sé stesso nei propri contenuti, di fare scelte essenziali riguardo ai successivi passi nella vita e di agire in base a queste scelte”

Nel lavoro clinico, Rogers rifiuta l’idea dell’esistenza di una vera e propria malattia mentale intesa come “entità statica”, assoluta e immutabile, preferendo il concetto di “crisi”, di “inibizione” e di “conflitto”. Nella sua prospettiva, la psicoterapia ha lo scopo di mobilitare le risorse necessarie per favorire lo spontaneo e ciclico processo di autoregolazione della psiche. Per Rogers, il cliente arrivava a soffrire di uno stato di “incongruenza”, frutto di un conflitto interiore sul versante del bisogno di autenticità.

La ricerca dell’’autenticità e della piena consapevolezza diventa il cuore vivo della terapia per come Carl Rogers la immagina.

Rogers aveva una grande fiducia nella razionalità umana e rifiutava il concetto di “pulsione” introdotto da Freud: al cosiddetto “pessimismo freudiano” sulla condizione umana, Rogers preferiva alimentare un grande ottimismo verso la possibilità di guarigione e di crescita dell’individuo.

Secondo Rogers, la fiducia può essere definita come “un sentimento di sicurezza che deriva dal confidare in qualcuno in qualcosa”; la fiducia avrebbe quindi sempre un’anima relazionale, perché, continua Rogers, “la relazione di fiducia risulta sempre reciproca”.

Il terapeuta è quindi un “facilitatore”, colui che non impone un protocollo o un sapere bensì offre l’esperienza di un incontro finalmente autentico e per questo trasformativo.

I tre pilastri sui quali Rogers fonda il proprio modello sono la “non-direttività”, l’“empatia” e l’“accettazione”: il terapeuta rogersiano infatti non si colloca in una posizione apertamente asimmetrica, favorendo invece l’istaurarsi di un processo motivazionale di mobilitazione delle risorse del “cliente”; il terapeuta è altresì invitato ad esplorare la costruzione che il cliente elabora di sé e del mondo, così da poterlo pienamente capire; infine, l’accettazione incondizionata di pensieri ed azioni costituisce un elemento imprescindibile e preliminare al possibile cambiamento.

Rogers divenne assai celebre in vita, grazie al suo carisma, al suo lavoro con gli adolescenti in crisi e al suo lavoro di conferenziere.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Carl Rogers – “Counseling e Psicoterapia”;
-Carl Rogers – “La terapia centrata sul cliente”;
-Carl Rogers – “Da persona a persona. Il problema di essere umani”.

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La relazione terapeutica è uno spazio sicuro, dove il trauma può essere visto e raccontato. È un luogo in cui ciò che er...
29/01/2026

La relazione terapeutica è uno spazio sicuro, dove il trauma può essere visto e raccontato. È un luogo in cui ciò che era rimasto fermo nel tempo può ricominciare a muoversi.

Il dolore, da solo, non diventa trauma. Spesso è la solitudine a trasformarlo in qualcosa di più pesante. Quando manca qualcuno che ascolti senza giudicare e che comprenda davvero, le emozioni restano bloccate nel corpo e nella mente.

Il dolore da solo non diventa trauma. A renderlo tale è spesso la solitudine in cui lo viviamo 💔
Quando manca qualcuno che ci guardi con comprensione, che ci ascolti senza giudicare, il peso delle emozioni resta incastrato nel corpo e nella mente.

La relazione terapeutica è proprio questo: uno spazio sicuro, accogliente, dove il trauma può finalmente essere visto, sentito, narrato. Un luogo dove ciò che è stato congelato nel tempo può tornare a muoversi.

Nel percorso EMDR il terapeuta non è solo un tecnico, ma un testimone presente e attento.
È insieme al paziente che si affrontano i ricordi dolorosi, per liberarli dal passato e permettere alla guarigione di iniziare.

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27/01/2026

Per aprirci a un’esistenza piena e appagante è fondamentale nutrire il rapporto con noi stessi. Più ci prendiamo cura della nostra dimensione interiore, più ci rendiamo conto che molti ostacoli non provengono dall’esterno, ma nascono da conflitti interni non risolti. Il legame con noi stessi è l’unico che ci accompagnerà per tutta la vita e diventa il punto di riferimento anche nel modo in cui ci relazioniamo al mondo. La qualità della nostra relazione interiore determina la qualità della nostra vita. Ralph Hackeland, Narciso , 2022.

Non sempre soffriamo per ciò che ricordiamo. A volte soffriamo per ciò che riviviamo, senza volerlo.Si tratta della riat...
26/01/2026

Non sempre soffriamo per ciò che ricordiamo. A volte soffriamo per ciò che riviviamo, senza volerlo.

Si tratta della riattivazione. Un meccanismo che porta il corpo a rispondere come se il trauma fosse ancora in corso: l’allerta sale, le emozioni diventano intense e ciò che è passato sembra tornare a farsi presente.

È una reazione comune nelle persone che hanno vissuto eventi stressanti o traumatici.
Il lavoro EMDR aiuta proprio qui: a separare il “prima” dall’“adesso”, a chiudere ciò che è rimasto aperto, a permettere al sistema

16/12/2025
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04/12/2025

Ferite profonde possono riaprirsi nel presente, quando quello che accade oggi riattiva emozioni, credenze su di sé e sul mondo che sono state già vissute in altri tempi, in altri luoghi, in altre relazioni.

A volte il dolore può spegnere tutto, anche quando il corpo continua a muoversi.
Ma elaborare le ferite profonde permette di ritrovare la vita dentro di sé.

Questa testimonianza ci ricorda quanto l’EMDR possa aiutare a riaccendere speranza ed energia, anche dopo anni di sofferenza.

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20/11/2025

Una sofferenza psicologica può trovare espressione tramite disturbi fisici, cosicché non sarà più possibile ignorarla. Un percorso di psicoterapia porterà a riappropriarsi di ciò che sfugge e richiama attenzione attraverso il corpo.

A volte il corpo ricorda, anche quando la mente cerca di dimenticare.
Ansia, irritabilità, difficoltà a dormire, senso di vuoto o iperattivazione emotiva: sono solo alcune delle forme in cui il trauma può emergere nel presente 🩹

Ma c’è una buona notizia: si può lavorare su queste ferite! La psicoterapia, e in particolare l’EMDR, offrono un percorso efficace per rielaborare l’esperienza traumatica e ritrovare il proprio benessere.

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