06/02/2026
🧦 Un simbolo semplice, che ci ricorda che ognuno è unico nella propria diversità.
Un messaggio bello e necessario.
Ma cosa succede oltre la giornata simbolica?
Nel mio lavoro incontro famiglie diverse, ma con una sensazione comune: sentirsi spesso sole dentro un sistema che parla di inclusione, ma nei fatti chiede loro di diventare esperte di tutto.
Di burocrazia, di scuola, di terapie, di diritti.
E soprattutto di resistenza.
L’inclusione non è un evento.
Non è una giornata tematica.
È un lavoro quotidiano e concreto: servizi accessibili, continuità, comunicazione chiara, scuola che non si limita ad accogliere, ma si organizza per includere davvero.
Un bambino unico e fragile non ha bisogno di slogan, ma di diritti che funzionino.
E i suoi genitori non hanno bisogno di essere celebrati per un giorno, ma sostenuti ogni giorno.
Viva i calzini spaiati.
Ma ricordiamoci che l’inclusione vera si riconosce ogni giorno, quando una famiglia non si sente sola e non deve essere forte per forza, perché qualcuno c'è.