10/02/2026
Domenica.
Mi sono svegliato con una sensazione di felicità di speranza…Speranza. Ma di quel tipo di speranza con la “S” maiuscola, cioè piena di fiducia, di certezza. La speranza con la esse maiuscola e una sorta di certezza coniugata al futuro molto prossimo, quasi al presente. La speranza contiene in sé un desiderio, più o meno definito e riguarda tecnicamente il futuro ma, in qualche misura il presente.
“La proporzione” la parte che riguarda il presente a che fare proprio con la certezza che quel desiderio intrinseco alla speranza si avverrà. La convinzione che quell’obiettivo (parola bruttissima in questo contesto) verrà raggiunto … si potrebbe dire è stato già raggiunto.
La Speranza con la S maiuscola e dunque una speranza stracolma di certezza che l’oggetto suo verrà certamente (avverbio pleonastico necessario) raggiunto. La Speranza dunque una speranza stracolma di fiducia, derivato non casuale di fede perché la fede, cioè la fede in Dio non è altro che la fede convinta, piena di certezza che aldilà di quello che ci accade normalmente, bene o male, esiste un Senso, un disegno divino, un piano che spiega alcuni accadimenti apparentemente assurdi come la perdita non di uno, ma di due figli
Qui a Torre Orsaia abbiamo scoperto, anzi siamo stati travolti dalla speranza con la S maiuscola; Alfonso, Filomena PIETRINA, Pietro, Adriano, Angelo e tutti i loro amici ma loro soprattutto ci hanno travolto d’amore, di Speranza di un’energia straordinaria che ti smuove, che ti obbliga a mettere in discussione le motivazioni primordiali di quello che fai, del perché lo fai, del tuo operato… della Vita.
Filomena è la presidente dell’associazione ma lei resta in ombra solitamente. Lei lavora con i bimbi alla scuola dell’infanzia. Non voglio nemmeno immaginare il dolore di una madre che per due volte ha dovuto affrontare la perdita di un figlio, prima Carmine poi Francesco. Nessuno lo può comprendere, nessuno potrebbe restare integro. Nessun essere vivente. Ed io, tantomeno io, potrei dire qualcosa a riguardo, perché si tratta di un dolore umanamente incomprensibile. Non riesco a capire come si possa ritrovare un minimo equilibrio dopo due esperienze così. Immagino che solo tramutando l’immenso dolore in un infinito amore per il prossimo, per il resto del mondo per gli altri è possibile ritrovare raggiungere un minimo di equilibrio.
Di Filomena mi rimane l’immagine di ieri quando all’osteria a pranzo è venuta a salutarci. Andando via ha baciato con una incantevole naturalezza Alfonso sulle labbra; lui si era disteso leggermente rovesciando la testa da una parte, tanto da potersi scambiare uno sguardo ed un bacio di un amore infinito. Credo che sia stato uno dei baci più colmi di emozione che io abbia mai avuto l’occasione di vedere nella vita reale o nella ricchissima arte italiana. Ora capisco che la chiave di tutto quello che abbiamo scoperto, visto e vissuto qui è proprio quell’amorevole, semplice ma allo stesso tempo straordinario bacio. Da quel bacio nasce tutto tutto lo strano equilibrio, amore e Speranza che pervade questo posto. Un bacio che è un sostegno reciproco. Un bacio-ponte tra due persone che sono state messe dalla vita, dal Creatore alla prova più dura immaginabile.
Vedo in quel delicato e fuggente bacio la condivisione di una in indicibile forza d’amore che forse hai il senso non solo di resistere di sopportare, ma addirittura di trasformare il dolore in speranza; il dolore della perdita nella speranza certezza che quella perdita così assurda si può trasformare nella salvezza, nella salvaguardia di altre vite probabilmente sconosciute.
Questo è il senso che io riesco a decifrare stando vicino ad Alfonso , PIETRINA, Pietro, Adriano es Angelo qui a Torre Orsaia…