17/11/2025
Ricordo la Ele a 14 anni, che faceva addominali nella sua cameretta e metteva come sfondo del cellulare foto di ragazze dal fisico super atletico (per "motivarmi", cosi dicevo), ma assolutamente non compatibile con il mio.
Ricordo la me dei 17 anni, che aveva iniziato ad alimentarsi in maniera totalmente sregolata, e vedere il suo corpo cambiare.
Ricordo poi la me dei 18 anni, che provava a dirsi ogni settimana "ok da lunedì inizio la dieta e torno in forma" senza mai riuscirci, perché mi davo degli schemi troppo rigidi e non realistici.
Ricordo poi i 19 anni, quando ho iniziato a perdere qualche kg per cause esterne; poi sono arrivati i 20-21-22 dove cercavo sempre di arrivare a vedermi "di più", a vedermi "sempre meglio", senza essere mai soddisfatta.
Poi finalmente sono arrivati i 23, i 24, i 25 e tra poco i 26.
Questi sono stati gli anni in cui piano piano ho iniziato a capire che il mio corpo stava davvero molto meglio quando non lo sottoponevo a schemi rigidi.
Stavo molto meglio rispetto a quei giorni in cui, quando sapevo che dovevo andare a mangiare fuori, durante il giorno mangiavo pochissimo per "potermi permettere" quel pasto più elaborato.
Sono stati gli anni in cui ho iniziato a vedere che si sta davvero molto meglio in equilibrio piuttosto che in restrizione.
Che non succede niente se in un pasto non metto le verdure, o se non sempre riesco a raggiungere il corretto fabbisogno proteico, o se a volte ci scappa un aperitivo in più.
Perché ciò che conta è lo stile alimentare nel suo complesso, non la singola giornata alimentare.
Perché quando parliamo di salute, non dobbiamo dimenticare quella mentale: significa essere grata al mio corpo per essere vivo e per le attività che mi permette di fare senza pretendere che sia perfetto; significa godere dei momenti con le mie amiche senza pensare a quel calice di vino che mi gonfierà; significa provare ristoranti nuovi con il mio ragazzo senza pensare a quanto poi domani dovrò restringere.
Non lo nego mai: è un percorso che richiede tempo, fatica, perseveranza e che è pieno di alti e bassi.
E forse è un percorso che non finisce mai davvero, ma è proprio questo a renderlo autentico per ognuno di noi.